“I MURI abbattuti, diventano PONTI” A.Devis

Occupazione militare e spese per il territorio

Posted: novembre 25th, 2014 | Author: | Filed under: Militarizatzione | No Comments »

Pubblichiamo una riflessione che analizza, dati alla mano, quanto costa al nostro territorio la presenza dei militari e quanto di vero ci sia dietro il mito della ricchezza creata dall’industria della guerra. Ci auguriamo, quindi, che questa riflessione sia un primo passo per un dibattito e un’analisi sull’occupazione militare in Sardegna a cui invitiamo tutti a partecipare inviando eventuali scritti, documenti e proposte.

Occupazione militare e spese per il territorio
Ovvero il mito della ricchezza creata dalla basi militari

Dopo la manifestazione del 13 Ottobre a Capo Frasca i giornali isolani hanno ospitato (per la prima volta realmente preoccupati che l’ingranaggio mortale delle esercitazioni in Sardegna subisse un rallentamento congruo) un prolungato quanto inconsistente dibattito sul presunto benessere economico creato dalla presenza dell’occupazione militare italiana in Sardegna. Le posizioni in difesa della presenza delle forze armate italiane (e non) sul territorio sardo era come sempre supportata dal fattore “lavoro”, cioè il solito mantra:

“ in una terra di disoccupati le basi militari creano reddito e occupazione”.

Si potrebbe liquidare questa affermazione rapidamente bollandola come “luogo comune”, o rispondere che non ci si può sempre piegare al ricatto del lavoro. Sì potremmo liquidarla così, oppure verificare quanto ci sia di vero in questo tipo di affermazione.

Posta al vaglio della realtà dei dati (che esistono, magari sepolti sotto tonnellate di altre statistiche ma non sono un segreto) la realtà della famosa “ricchezza” portata dalle basi militari più che una realtà risulta poco più di un mito. Parliamo con i numeri alla mano: il tasso di disoccupazione medio in Sardegna nell’ ultimo trimestre (sto prendendo il dato più alto) è del 17,4%, quello di Teulada arrotondando in eccesso è del 24.4%, Villaputzu (PISQ) 23.1%, Perdasdefogu (PISQ) 25%, Arbus (Capo Frasca) 29%.

Sono numeri che hanno bisogno di pochi commenti in realtà, ma non bastano a demolire la leggenda del benessere creato dal vivere dentro il più grande campo minato d’Europa. L’impatto che le basi militari hanno sulle comunità adiacenti è in realtà molto più devastante di quanto possa risultare dalla constatazione della mancata occupazione creata, il tasso di spopolamento del comune di Quirra dal 1971 ad oggi è e del 12% per quello di Teulada è addirittura del 54%. L’assenza di una economia reale, cioè nata dalle potenzialità e dalle capacità del territorio stesso, ha come conseguenza la scomparsa della comunità che abita quel territorio, se il territorio è occupato e inaccessibile, se è reso inutilizzabile dai livelli di metalli pesanti e radiazioni che possibilità ha chi ci vive di valorizzarlo e costruirci un economia prospera? La risposta logica è nessuna possibilità, ovviamente, ecco il perchè di questi numeri. Si potrebbe obbiettare che se questo è vero per i comuni adiacenti alle basi magari per il resto dell’isola gli introiti creati dalla presenza di migliaia di soldati italiani e stranieri sia un buon incentivo per la devastata economia sarda. Immagino che questa affermazione sia stata data per vera ma non considerata valida anche da molti e molte contrari alla presenza militare in Sardegna. Ancora una volta si tratta di un mito creato dalla dipendenza culturale (e anche dal meretricio giornalistico diciamola tutta) di cui siamo vittime e carnefici come tutti i colonizzati.

Il dominio non può essere cattivo e ci porta solo cose buone, così ci viene “insegnato” nelle scuole dello stato italiano, l’Italia ci ha portato la modernità con le miniere (i fucilati dagli sbirri di Bugerru e i morti di silicosi e polmonite non contano) la legge e la costituzione (cacciati come cinghiali nei nostri boschi e lasciati impazzire in carcere) il progresso dell’industria (Ottana , Mortovesme..) insomma alla fine il bilancio risulta sempre positivo, peccato che siano delle menzogne svergognate smentite dal panorama che circonda noi sardi ogni giorno. Un’altra cosa che viene strombazzata come vera ogni 2 giorni è “l’indotto economico creato dai militari”. Niente di più falso ovviamente, partendo dal concetto che nessun apparato di difesa al mondo crea economia (mi spiego: gli eserciti nei bilanci nazionali sono considerati una spesa e basta, per il semplice motivo che non producono proprio un bel niente) e che quindi non si può in nessun modo affermare che crei ricchezza , non resta che capire quanto è il COSTO effettivo dell’occupazione militare internazionale per i sardi. Nel 2011 la spesa totale per la difesa in Sardegna è stata di 649.000.000 di Euro (nel 2007 la spesa era di 568.000.000 quindi è un dato in crescita), in totale rappresenta il 6% della spesa totale pubblica in Sardegna a questo si potrebbe sommare facilmente il costo della “sicurezza”, cioè di carabinieri e polizia, che ammonta alla considerevole cifra di 868.000.000 (altro dato in crescita nel 2007 la spesa era di 788.000.000), che in percentuale ammonta al 8,5%, in totale la presenza armata dello Stato pesa per il 14,5% sulle spese generali dell’isola, se vi sembra una cifra ragionevole sappiate che per l’edilizia pubblica, scuole e case popolari , strade ecc ecc, sono stati spesi 180.000.000, cioè il 2,5% della spesa pubblica , e non deve stupirvi che la cifra spesa è ogni anno inferiore alla precedente , nel 2007 era intorno al 3.8% …….. e se ci prendiamo la briga di leggere i dati in evoluzione negli anni mentre la spesa per farci bombardare dalle aviazioni mezzo mondo è in crescita costante il denaro investito per case e interventi sociali è diminuito drasticamente negli ultimi 6 anni.

Visto che stiamo giocando con i numeri, e che ogni maledetta volta che si mette in discussione l’industria di morte in Sardegna ci viene rimproverato di non essere razionali e concreti, ci piacerebbe aggiungere a questa emorragia di capitali anche quella di risorse umane. Visto che il capitalismo gioca con le parole, giochiamo anche noi con le parole del capitale, rivoltiamogliele contro, se pensiamo al fatto che la Sardegna è al 7° posto a livello italiano per numero di arruolati, quanti son quelli sottratti ad una attività realmente produttiva e proficua per la comunità, mi spiego, quel numero di persone impiegate adesso a produrre morte sul territorio sardo quanta ricchezza potrebbero produrre se diversamente impiegate? Si può facilmente contare come spesa aggiuntiva.

Sia ben chiaro che il discorso fatto fino ad ora non si augura affatto una razionalizzazione del sistema capitalista italiano in chiave umanitaria (per quanto mi consideri poco sveglio non credo di essere così coglione), i numeri elencati fino ad ora servono, per chi li vuole usare, a smontare il mito del benessere distribuito dal sistema di potere in Sardegna, non esiste, non c’è paga per la svendita della propria dignità e della propria terra, il messaggio che le cifre vorrebbero veicolare è questo, il capitalismo non è un commercio fra pari, sulla nostra terra come in ogni angolo del pianeta è mera e brutale rapina.

Tanto per essere più esplicito possibile, se domani smettessimo di “ospitare” le basi militari italiane avremmo risolto il problema abitativo di tutti gli abitanti dell’isola e non solo.

Tutti i numeri che vi ho elencato son facilmente rintracciabili sui siti ISTAT e su quelli dell’esercito italiano, le somme onestamente sono abbastanza facili da tirare, la presenza dello Stato è alla fine dei conti una spesa insostenibile da tutti i punti di vista, e non sto parlando solo dello Stato Italiano, le radici che il potere ha gettato i Sardegna sono cresciute su un terreno ostile, le abbiamo lasciate crescere e ora ne stiamo pagando le conseguenze sotto tutti i punti di vista, sarebbe cosa più che sensata tornare a essere ostili e fertili.

S. M.


IMMOBILIZZIAMOLI – presidio davanti ai cancelli del porto militare di SANT’ANTIOCO mercoledì 19 NOVEMBRE

Posted: novembre 14th, 2014 | Author: | Filed under: Militarizatzione | No Comments »

MERCOLEDI’ 19 NOVEMBRE

SANT’ANTIOCO

IMMOBILIZZIAMOLI!

In occasione dello sbarco di truppe e di mezzi corazzati diretti verso la guerra permanente di Teulada (prevista tra due settimane), si organizza una giornata di mobilitazione presso il porto industriale di Sant’Antioco dove la nave gialla della guerra attraccherà.

Dalle ore 9.00 concentramento nel piazzale antistante i cancelli del porto industriale

Inoltre, Martedì 18 sempre a Sant’Antioco ci sarà una giornata di contro informazione dalla mattina con volantinaggio al mercato fino alla sera in piazza.

Volantino.pdf

locandina.pdf

Come arrivare al presidio (scarica il pdf)