DOMENICA 24 MARZO ESCURSIONE E PASSEGGIATA ALLA SCOPERTA DELLA RWM

Posted: Marzo 14th, 2019 | Author: | Filed under: Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

 

 


DOMENICA 24 MARZO 2019 ESCURSIONE E PASSEGGIATA ALLA SCOPERTA DELLA RWM ITALIA SPA

Andiamo alla scoperta dell’azienda bellica più in voga del momento, 411 milioni di euro per 20 mila bombe!
Percorreremo i sentieri che tra boschi e pinete ci porteranno al Parchetto “Yemen”: lì esploreremo il perimetro dello stabilimento con attività di bomb-watching e sul belvedere mangeremo .      Fidati, il panorama è una bomba!

Due percorsi alternativi:

a) Escursione – partenza ore 9:00 appuntamento alla zona archeologica di Matzanni

b) Passeggiata – appuntamento ore 10:00 a Vallermosa area parcheggio della Weststation (SS-293, Km 22,27)

Trascorriamo insieme la vigilia del 4° anno di fruttuosi bombardamenti ai danni del più povero dei paesi arabi. Interrompiamo il più grande silenzio mediatico che una guerra abbia mai registrato.

Tra boschi e pinete potremo apprezzare paesaggi mozzafiato, siti di archeologia nuragica e industriale, e godere della vista di una fabbrica attiva in fase di espansione: il doppio degli impianti, il triplo delle bombe.

Dal Parchetto Yemen potrai vedere con i tuoi occhi lo stato dei lavori di ampliamento dello stabilimento, ammirarne l’integrazione nel paesaggio e constatare la sua capacità di produzione: più di 10 mila morti, 4 milioni di sfollati, 16 milioni di persone alla fame.

STOP RWM

CONTINUAMO A MOBILITARCI PER FERMARE LA FABBRICA DI BOMBE RWM 

 In questi ultimi anni è di nuovo alta l’attenzione nei confronti della fabbrica RWM Italia,
 azienda controllata al 100% dalla tedesca Rheinmetall AG e sita nei pressi di Domusnovas,
 nota per la produzione di armamenti utilizzati nella guerra nello Yemen (le ultime stime 
 parlavano di oltre diecimila vittime, ma il numero è cresciuto ed è destinato a incrementarsi).

 Grazie ad una commessa milionaria, la più grande nella storia d'Italia dal dopoguerra ad oggi,
 la La RWM Italia spa è al terzo posto per giro d’affari nel settore della difesa in Italia.
 Per questa ragione è stato previsto un investimento di 40 milioni di euro per il biennio 
 2017-2018,da destinare all’ampliamento dello stabilimento di Domusnovas.

 Le iniziative contro la cosiddetta “fabbrica di morte” sono state tante e diversificate.
 Tra le diverse azioni si può ricordare una due giorni a Cagliari di confronto sull’argomento,
 numerose manifestazioni di fronte allo stabilimento, un corteo funebre per le vie di
 Domusnovas e ripetuti tentativi di interrompere la produzione e bloccare i mezzi che
 trasportano gli armamenti.
 C’è chi, inoltre, attraverso sit-in e distribuzione di materiale informativo, non manca di
 “ricordare” alle istituzioni, da quelle sarde a quelle romane, la loro complicità nel massacro 
 in atto in Yemen.
 E chi, preoccupato per il pericolo che comporta vivere nei pressi di un deposito potenzialmente
 pericoloso come quello di Sa Stoia a Iglesias, ha costituito un’assemblea cittadina.
 Gli interventi finalizzati al raddoppio delle linee produttive e alla triplicazione della
 produzione, autorizzati o meno, stanno tutti procedendo. Numerose associazioni e sindacati 
 hanno appoggiato ricorso al TAR, in cui si deunciano le innumerevoli stranezze e irregolarità 
 nella presentazione dei progetti di espansione della fabbrica. 

 Purtroppo i lavori continuano fuori e dentro il perimetro. Sono iniziati i lavori di 
 realizzazione del Nuovo Campo prove R140 all'esterno dello stabilimento, mentre all'interno:
 sbancano, riempiono, costruiscono....insomma sono in piena attività.

 Premesso che i programmi della Rheinmetall-Rwm si stanno attuando e tenuto conto che quest'
 azienda ha da chiudere.

 NON CI RESTA CHE ANDARE A VEDERE COSA STANNO COMBINANDO!




 


TRAME.SFILARE IL TESSUTO DEL MILITARISMO.Presentazione dossier

Posted: Marzo 14th, 2019 | Author: | Filed under: Dossier, General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »
Sardegna e Vicenza, realtà lontane per storia e geografia ma accomunate da militarizzazione e un ruolo importante nei nuovi scenari di guerra.
Consapevoli che la lotta contro l’occupazione militare nella nostra isola passa per una più ampia lotta contro il militarismo e la militarizzazione di ogni territorio, cogliamo l’occasione per discutere con i redattori del Dossier Trame per conoscere una realtà importante come quella vicentina e per costruire nuove trame di solidarietà.
Vi aspettiamo come sempre agguerriti e incuriositi presso lo Spazio Sociale S’IdeaLibera, Via Casaggia 12.
Dopo il dibattito seguirà magnozia e beozia
Cullettivu S’IdeaLibera
Un breve estratto dall’introduzione del Dossier:
Nello scrivere il seguente opuscolo, abbiamo preso in esame Vicenza e la sua provincia.Volendo così sezionare nel dettaglio una delle città più “ricche e produttive” nel cuore pulsante del territorio veneto.
Vicenza è situata geograficamente in una zona di “periferia”, manonostante la distanza dalle luci metropolitane, questa città costituisce un punto di riferimento essenziale per i signori della guerra.
Stiamo parlando di un luogo che vive sotto occupazione militare U.S.A. dalla fine del secondo conflitto mondiale. Nel corso dei decenni, gli occupanti yankee hanno messo radici in pianta stabile grazie ad accordi stipulati tra il governo italiano e quello americano.
Vicenza è diventata così un grosso raccordo di basi militari, al punto tale da essere considerata uno degli avamposti strategicamente più importanti nel vecchio continente per il controllo americano e l’intervento diretto in Europa orientale, Africa e Medio Oriente.
Ciò che vogliamo proporre con questo materiale è una mappatura del militarismo – inteso come presenza militare nel tessuto sociale, economico e culturale del territorio – dell’organizzazione di cui si è dotato e dei lunghi tentacoli.
Il suo spettro si manifesta sotto differenti sembianze in ogni anfratto della città.
La complessità del territorio vicentino sta proprio nel fatto che potremmo definirlo esso stesso un “fronte di guerra”. Con la specifica, però, che da qui la guerra viene diretta, coordinata, monitorata, insegnata e foraggiata attraverso l’imponente supporto logistico. Qui non mancano siti militari, istituti volti all’istruzione di personale di polizia, esercitazioni, addestramenti internazionali e industrie belliche. Nemmeno le scuole pubbliche sono immuni dall’assillante presenza militare. A dimostrazione di ciò, durante ogni anno scolastico, non mancano le occasioni per propagandare l’importanza delle forze armate e rilanciare la retorica securitaria tra gli studenti degli istituti vicentini.


OGNUNO COME MEGLIO CREDE

Posted: Agosto 12th, 2017 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

riceviamo e diffondiamo:

 

Da diverso tempo la consapevolezza antimilitarista e non solo, ha preso consistenza nei fatti, in tutto il territorio sardo. Momenti di rottura e attacco si sono prodotti e incuneati nell’ingranaggio guerrafondaio, con risultati alterni ma comunque incoraggianti. Pratiche diverse, di massa o individuali, si sono intrecciate per un percorso unico col fine comune di porre freno, e in prospettiva fine, al dominio in divisa, alla sua logica e alla sua arroganza. Scritte sui muri, danneggiamenti vari, reti un tempo invalicabili divelte con rabbia, sbirri e servi vari affrontati con determinazione. NON BASTA.

La macchina da guerra continua il suo percorso, lo fa quotidianamente, architettando ed esportando l’imperialismo ed il colonialismo ovunque, in nome del profitto, sfruttando uccidendo e distruggendo popoli e territori, dalla Sardegna al capo opposto del mondo. Militari, Rwm, Vitrociset ingrossano i loro profitti ogni giorno.

Che fare? Tutto il possibile con ogni mezzo necessario. Attaccare le strutture in divisa e quelle a loro affini e complici non è impensabile, non è impossibile, non è impraticabile. Gli ultimi tre anni di lotte lo dimostrano  e dimostrano che si può e si deve andare avanti, si deve andare oltre, nei propri territori, paesi, città e nei propri quartieri. Sfruttiamo la vastità dei territori dei nostri nemici, troppo difficili da controllare. Imprevedibili, silenziosi, capillari e precisi, ognuno con i suoi mezzi, ognuno con le sue idee.

–          13 Gennaio: Sant’Antioco. Bloccato convoglio di mezzi militari.

–          27 Gennaio: S.S.130 si ribalta un mezzo dell’esercito.

–          Marzo: Disturbata lezione del responsabile del Dass (Cagliari)

–          Marzo: Cagliari, imbrattata la sede della Tirrenia, complice dei trasporti di bombe e militari.

–          Aprile: Cala Mosca, tagliati diversi metri di rete militare.

–          Giugno: Senorbì, bruciata un’officina che ripara i mezzi di esercito e polizia(numerosi i mezzi distrutti)

–          Giugno: Cagliari, danneggiato mezzo Vitrociset.

–          Giugno: Decimomannu, incendio all’interno dell’aereoporto militare.

–          Luglio: Cagliari, interrotto seminario marina militare all’università.

–          Agosto: Danneggiato mezzo Vitrociset.

–          Ottobre: Sassari, interrotto seminario dei militari all’università.

–          23 Novembre: Capofrasca, scontri con la polizia e taglio di reti nel poligono.

–          Dicembre: Capofrasca, tagliati decine di metri di reti militari.

–          Dicembre: azioni antimilitariste a Teulada e Domusnovas.

–          Aprile: Teulada, tagliati decine di metri di reti militari.

–          Maggio: Danneggiato mezzo Vitrociset.

–          Maggio : scritte e azioni durante il passaggio del giro d’italia.

 

“ Cando si tenet su bentu, est prezisu bentulare”


Joint Star 2017

Posted: Giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

JOINT STARS 2017

 “Il maggior evento addestrativo dell’anno per la Difesa”: così viene definita la maxi esercitazione militare Joint Star 2017.

Come si legge dal sito della difesa, la JS17, che è organizzata dal Comando Operativo di vertice Interforze (COI), sarà costituita da una rete di esercitazioni che saranno condotte tra giugno e ottobre in varie parti del territorio dello Stato italiano e saranno basate su un’operazione interforze e multinazionale di risposta ad una situazione di crisi condotta sotto guida italiana.

La JS17 si articolerà in due parti principali: la prima sarà costituita dalla Virtual Flag 2017 (vf17), che si svolgerà dal 10 al 15 giugno e sarà un’esercitazione che, grazie all’utilizzo di sistemi di simulazione di alta tecnologia, consente di addestrare il personale alla pianificazione e alla conduzione di operazioni aeree senza l’impiego di velivoli; la seconda parte, in programma tra settembre e ottobre 2017, sarà costituita dalla combinazione di varie esercitazioni prevalentemente di tipo “LIVEX”, cioè con impiego di assetti reali.

La VF17 è organizzata dall’Aeronautica Militare e vede anche la partecipazione di personale e assetti del COI, dell’Esercito Italiano e della Marina Militare. Essa si svolgerà principalmente all’interno di una struttura campale esistente presso il Comando Operazioni Aeree di Poggio Renatico (Ferrara), alla quale saranno connessi diversi Reparti operativi delle Forze Armate partecipanti.

L’esercitazione rappresenta un’importante tappa del processo di consolidamento della capacità della Difesa italiana di gestire un Comando di componente aerea (Italian Joint Force Air Component – ITA JFAC) in grado di pianificare, coordinare e controllare tutti gli aspetti di una campagna aerea. In questa edizione, l’ITA JFAC si addestrerà a ricoprire il ruolo di Joint Task Force, cioè il Comando interforze che coordina tutte le forze militari nel caso di un’operazione a prevalente connotazione aerea.

Due le principali novità della VF17. In primo luogo, l’esercitazione includerà anche un addestramento sul Comando e Controllo nel campo della difesa missilistica (Theatre Ballistic Missile Defense – TBMD), con il rischieramento a livello tattico di comandi e unità operative delle tre Forze Armate: un sistema missilistico SAMP/T dell’Esercito Italiano, un’unità navale classe Orizzonte/FREMM della Marina Militare (o, in alternativa, il Centro Campione di MARICENPROG) e un sensore radar AN/TPS-77 dell’Aeronautica Militare. In secondo luogo, saranno anche previste minacce cyber, cioè attacchi rivolti alla rete informatica utilizzata per condurre le operazioni militari.

E IN SARDEGNA?

La Joint Star 2017 è stata spiegata da Pietro Lo Giudice, colonnello del Comando operativo interforze, alla commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, lo scorso marzo: “Le unità terrestri condurranno attività presso le aree addestrative della Sardegna, quindi mi riferisco a Capo Teulada. Invece, per quanto riguarda le forze aeronautiche, si schiereranno presso le Main Operating Base, che sono quelle di Trapani e di Decimomannu. Per quanto riguarda le unità navali, saranno impegnati il canale di Sicilia e il canale di Sardegna. Queste sono le aree che si stanno identificando per lo svolgimento di questa esercitazione”. Ancora tanti gli aspetti da organizzare, spiega l’ufficiale.

Dal calendario del Comipa, la Joint Star, si terrà da 14 al 29 ottobre. Nel frattempo, sempre a Teulada, andrà in scena anche Mare Aperto, prevista tra il 16 e il 27 dello stesso mese. A Teulada la brigata di manovra si eserciterà anche d’estate, ma solo con munizionamento a salve. Il resto dell’autunno-inverno 2017, fino a dicembre si eserciteranno anche l’Aeronautica e la Marina.

CAPO FRASCA E QUIRRA. Nel poligono del Sinis il calendario è tutto rosso per tre mesi: significa che si terranno esercitazioni a fuoco.

Perdas– poligono a terra – verrà coinvolto nella guerra elettronica Ramstein Guard 6 dal 16 al 30 ottobre.

A novembre e dicembre i piloti si eserciteranno sugli innovatiti aerei di Leonardo, gli M346 FA.

A mare a dicembre verrà testato il sistema missilistico Teseo Msk2 e ancora la società Leonardo testerà il sistema di lancio Mirach 100/5.

JENTI ATTRINZEDDIVVI!!

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA!!

Risultati immagini per antimilitarismo

 


L’RWM affonda i tentacoli

Posted: Giugno 1st, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Militarizatzione | No Comments »

Quello della RWM, terza azienda italiana nel settore degli armamenti, dopo Ge Avio srl e Leonardo è oramai un nome sempre più tristemente noto, come sempre più deleteria e inaccettabile, sta diventando la sua azione espansiva verso una crescita economica che non può rappresentare altro che un la fine per le comunità che sotto la sua ombra, muoiono e scompaiono.

Questa multinazionale delle armi tedesca è leader nel settore degli armamenti a livello mondiale. La sua nascita affonda le radici nella Germania del 1889, e passando attraverso le forniture al Raich, arriva oggi ad esportare carri armati, cannoni, munizioni e sistemi integrati in Iraq, Iran, Zaire, Sudafrica, Paraguay, Danimarca, Somalia, Indonesia, Algeria e altri paesi. Una compagnia con un fatturato che nel 2015 contava 2,6 miliardi di euro, fatturato che nel tempo è andato crescendo assieme al numero di morti, non solo nel conflitto in atto in Yemen.

E proprio nel 2016, il governo francese aveva commissionato alla Reinhmetall, un’importante partita di bombe MK, che non ha consentito solo di aumentare considerevolmente un fatturato annuo , ma ha conseguentemente anche aperto le porte dell’ampliamento allo stabilimento in questione, sancendo le sorti del paese e relegandolo al ruolo di produttore di morte che gli stessi lavoratori scelgono di supportare e coprire, nel silenzio e nel collaborazionismo.

Ed è proprio nell’Aprile del 2016 che emerge la notizia dell’ampliamento dello stabilimento della RWM di Domusnovas. Si firmano in questi giorni le ultime carte per consentire l’ampliamento in questione, che prevede la costruzione di un Campo prove, denominato 140, che verrà edificato nella località di San Marco ( Iglesias) comprendendo anche gli interventi stradali per mettere in connessione lo stabilimento di Domusnovas alla S.S. 130 e S.S. 131 per meglio trasportare e far viaggiare questi carichi di morte dai porti di Cagliari, Porto Canale e Olbia, come dall’aereoporto di Elmas.

Oltre al campo prove 140, la RWM ha recentemente depositato presso il comune di Iglesis la dichiarazione autocertificativa (e inviato allo stesso tempo una relazione secretata a carattere riservato all’ufficio prevenzione incendi del Comando Vigili del fuoco di Cagliari) di un capannone affittato un anno fa e fin’ora rimasto vuoto, in zona Sa Stoia (Area industriale di Iglesias) da una società di Gonnesa, con l’intento di cambiare l’uso dello stabile in “deposito di liquidi infiammabili”. Nello stesso stabile, si vorrebbe allestire inoltre un deposito per lo stoccaggio di “materiali di imballaggio vari, quali legno, carta e cartone, contenitori di plastica e componentistica metallica”, con l’intenzione di adibirlo ad archivio dello stabilimento. La fine dell’iter previsto per le autorizzazioni (avviato pochi giorni fa) è prevista per Giugno. I mercanti di morte, continuano inesorabili ad affondare le loro radici lorde di sangue, in un territorio che ne asseconda ogni intenzione, assecondandone gli sviluppi e gli ampliamenti.

E’ col nome di SEI Società Esplosivi Industriali, producendo materiale esplosivo per industrie minerarie, che Reinhmetall approda in Sardegna, aprendo sede così prima a Ghedi e nel 2001 a Domusnovas, ma espandendo presto le proprie competenze produttive verso settori del mercato delle armi in crescita e dandosi perciò alla produzione di mine anti uomo e mine marine e bombe per i caccia Tornado.

Dal 2014, la società è andata a crescere, tra le concessioni e i permessi, incoraggiando e incentivando investimenti che vanno a impoverire sempre più un territorio devastato dal ricatto occupazionale e dallo spopolamento. Amministrazioni spesso succubi della stessa politica imprenditoriale che ha portato nel corso di decenni a svendere al mercato della più spregiudicata imprenditoria, intere porzioni di territorio, sottraendole alla ricchezza reale della comunità.

Trattandosi di una zona storicamente asservita al disagio industriale, gli avvoltoi della guerra e dei capitali non potevano che trovare facile gioco nel riuscire ad accaparrarsi l’area di interesse

Una storia di inoccupazione e scarse prospettive economiche, quella di Domusnovas, vittima di un modello economico parassitario [*che affonda le sue radici sul modello fallimentare dell’industria sarda, fatto di promesse e disastri, di finanziamenti, politicanti e magnati che hanno aperto le porte della speculazione alle leggi di un mercato assassino e ad un modello economico parassitario].

Lo stesso modello che ha così prodotto oggi, circa 250 dipendenti (di cui solo un centinaio sono i residenti presso D.), per i quali una politica aziendale fatta di silenzio servilismo e premialismo volti a celare l’orrore assemblato in fabbrica e sganciato altrove, non può rappresentare l’unica risposta, sebbene sia quella che gli operai e le amministrazioni di Domusnovas hanno scelto e difendono a spada tratta, senza riguardo alcuno verso le conseguenze della loro ripresa economica.

La millantata riconversione e la mancata ricerca di alternative economiche su cui impiantare nuove prospettive per la comunità, ha lasciato la popolazione di seimila abitanti abbandonata all’assistenzialismo e all’inoccupazione, avviandola verso gli interessi bramosi di questi signori della guerra, che scelgono e investono sull’ampliamento al prezzo di tante vite, molte di più di quelle della comunità che hanno asservito.

Numerose sono state fin’ora le azioni intraprese contro questa società e i suoi stabilimenti, da parte di svariate realtà, le quali han sensibilizzato, bloccato e sabotato questa fabbrica di sterminio, attraverso molteplici azioni negli ultimi anni. La possibilità di creare loro malfunzionamenti nel sistema di produzione, o bloccare dei turni di lavoro nel tentativo di arrecare il maggior danno possibile ai loro profitti e ai loro consensi, è già di per se un obbiettivo che rende valido ogni tentativo, nel tentativo di arginare il percorso di sangue che la crescita dei loro bilanci e dei loro stabilimenti porta con sé.


Campo prove 140 // Sull’ampliamento della fabbrica di bombe di Domusnovas

Posted: Maggio 16th, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Militarizatzione | No Comments »

Qualche giorno fa i quotidiani locali hanno riportato la notizia che l’iter amministrativo per l’ampliamento della fabbrica di bombe di Domusnovas è giunto a un passo significativo, il 18 maggio a Iglesias si terrà la conferenza di servizi riguardante questa novità.
Una prima voce sulla necessità di ampliamento da parte della RWM era uscita un anno fa, precisamente ad aprile 2016, in concomitanza con la mega- commessa che il governo francese aveva affidato alla Rheinmetall per la produzione di bombe MK.
Da allora non si erano più avute notizie, come al solito la proprietà tedesca è stata molto abile a lavorare nell’ombra, ma ecco che a dieci giorni dalla conferenza di servizi esce la notizia, e sembra che, almeno da un punto di vista legale, ci sia ben poco da fare.
L’ampliamento richiesto prevede l’edificazione di un nuovo Campo prove, denominato 140, da costruire in Località San Marco (in territorio comunale di Iglesias) per scopi non ancora ben chiari. A questo si somma l’investimento che farà anche la regione Sardegna per adattare e mettere a norma la strada che collega lo stabilimento di Domusnovas alla S.S. 130.
Pare quindi che il SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) di Iglesias il 18 darà il formale
via ai lavori; quando inizieranno, la durata e la tipologia sono ancora tutte notizie non a nostra
disposizione, il campo prove di una fabbrica di bombe importante come la RWM probabilmente non sarà un’opera da due soldi e tre giorni di lavoro, ma siamo nel campo delle ipotesi.
La notizia di questo allargamento, proprio ora che da più di un anno si sono finalmente levate delle voci di contrasto per la chiusura della fabbrica, non è passata inosservata, i sindaci coinvolti hanno voluto dire la loro.
Gariazzo, sindaco di Iglesias, ha scelto la strada più facile, dicendosi contrario alla produzione di bombe ma conscio che una riconversione non sia cosa facile e dichiarando che per quanto riguarda l’ampliamento lui non può far altro che applicare la legge. Ventura, sindaco di Domusnovas, invece è stato più coerente con la sua storica posizione di difensore della fabbrica, dicendo che “questa amministrazione difenderà fino alla fine questa realtà economica”.
E’ chiaro che se chi è contrario alla presenza della fabbrica si affiderà ai politicanti di turno si ritroverà nel giro di qualche tempo con il campo prove 140 bell’e pronto a perfezionare una produzione di morte che già ora non scherza. Ma quindi cosa fare?
Non è facile dare una risposta a questa domanda, però ci si può provare.
Innanzitutto questa scelta di ampliamento spegne ulteriormente quegli illusori e assai poco credibili sogni di riconversione (a non si bene cosa tra l’altro) della fabbrica.
La Rheinmetall non ha alcuna intenzione di rivedere o ridimensionare la produzione, il mondo è in guerra, l’industria bellica è in questo momento uno dei pochi ambiti economici su cui gli Stati possono fare affidamento sicuro. Tra chi bombarda, chi si prepara a farlo e chi per essere incluso nei “giochi” di geopolitica invia truppe qua e là, tutte le nazioni si trovano in perenne stato di guerra.
Inoltre la crisi economica a livello mondiale si configura come il ricatto perfetto per far passare questo tipo di investimenti senza troppe opposizioni, gli stati europei sono tutti in cerca di un loro Vietnam, una guerra per risollevare l’economia interna e distrarre la popolazione da ciò che realmente accade, dalle politiche di austerità e controllo sempre più diffuse ed arroganti.
Ciò che accade a Domusnovas si può ritrovare in qualunque parte del pianeta: una produzione che non piace a nessuno o quasi, che viene però sostenuta in modo più o meno palese da tutte le istituzioni, da alcune perchè fornisce quel lavoro che loro stesse non possono più garantire, da altre perchè sanno bene che gli equilibri fra Stati sono basati su accapparamento di risorse e guerra e che su questi argomenti non si può discutere.
Gli interessi legati all’ambito bellico che risiedono nel territorio sardo sono enormi, ne abbiamo avuto una prova il 28 aprile a Quirra, quando militari e sbirri non avevano alcuna intenzione di permettere a un’opposizione organizzata anche solo di mostrarsi. La RWM di Domusnovas è in questo momento in piena espansione, all’avanguardia nella produzione e “tutelata” dalle contraddizioni che il sistema capitalista crea, fra cui la disoccupazione.
Non resta quindi che rimboccarsi le maniche e fare l’unica cosa che possa mettere seriamente in crisi questi colossi: rompere il silenzio complice nel quale lavorano.
Azioni di disturbo, sabotaggi, attacchi, blocchi, tutto ciò che non fa parte di una democratica e composta opposizione, recuperabile o comunque troppo facilmente gestibile da sbirri e istituzioni.
Chiedere al sindaco di Domusnovas la riconversione di una fabbrica privata, per giunta di proprietà tedesca, è come cercare di insegnare a un elefante a volare.
Le popolazioni dei dintorni sono sicuramente dei referenti delle lotte che si portano avanti, ma se non vogliamo ritrovarci con una fabbrica sempre più grande e sempre più radicata nel territorio il momento di agire è ora. Impedire questo ingrandimento significherebbe porre seri problemi alla realizzazione delle nuove commesse, significherebbe togliere quell’affidabilità nella produzione puntuale e precisa che la fabbrica si è guadagnata, significherebbe instillare dei dubbi negli investitori, significherebbe dimostrare che anche questi colossi hanno i piedi d’argilla e che quindi presto o tardi possono crollare.
Cenni storici e sulle recenti lotte contro la RWM: La RWM è un’importante fabbrica di bombe si tuata nel sud ovest della Sardegna, nei pressi del comune di Domusnovas (6000 abitanti circa), è di proprietà tedesca (Rheinmetall) da una decina d’anni circa. In tempi recenti ha subito una riconversione da civile a militare, dopo che per quasi un secolo la “polveriera” produceva esplosivi da cava e da miniera, molto utilizzati da tutta l’industria mineraria sarda. Con il crollo di quest’ultima è andata a picco anche la S.E.I. (Sarda Esplosivi Industriali) che è stata così rilevata da una multinazionale degli armamenti che ne ha trasformato la produzione.
Oggi la RWM possiede nel sud-ovest sardo più di 500.000 mq, di cui una parte è occupata dall’enorme stabilimento circondato da un muro in cemento armato alto circa tre metri e protetto da filo spinato. Vi lavorano con contratto a tempo indeterminato circa 150 operai, quasi tutti sardi. Nei periodi di grandi commesse il numero può arrivare a 200-250, e anche in questo caso gli ingaggi vengono fatti tutti sul territorio. L’ultima ondata di assunzioni temporanee di cui siamo a
conoscenza risale ai primi dello scorso dicembre.
Nella provincia più disperata d’Italia, un indotto come quello offerto dalla RWM ha un peso specifico enorme, sono pochi e silenziosi gli abitanti contrari alla presenza dello stabilimento. Ma c’è di peggio, i dipendenti e le loro famiglie sono i principali difensori della fabbrica.
La proprietà se li compra con buoni stipendi, condizioni di lavoro favorevoli (ad esempio ceste di frutta fresca nelle corsie) e trattamenti contrattuali vantaggiosi, assai rari di questi tempi. In questo modo la direzione può anche permettersi il lusso di chiedere/imporre ai propri dipendenti una certa riservatezza in merito a ciò che si svolge all’interno dello stabilimento. E’ così che un’enorme fabbrica che produce migliaia di bombe l’anno, e che fattura milioni di euro, è riuscita per anni a tenere completamente nascosta la sua attività, e anche ora con molti occhi a controllarla riesce a creare una coltre di fumo dalla quale non sfugge nulla o quasi.
I motivi di tanta segretezza non sono da cercare chissà dove, semplicemente per i proprietari meno si sa meglio è, i traffici d’armi spesso si avvalgono di libere interpretazioni di leggi e norme di sicurezza su trasporto (vedi l’articolo pubblicato dalla rivista SardiniaPost nell’estate 2016), inquinamento e vendita, e la RWM non fa eccezione. Per i dipendenti invece, non far sapere in giro che le loro mani sono sporche di sangue delle migliaia di vittime che le bombe mietono è probabilmente un modo per provare a dormire meglio la notte. Infine la complessità e la pericolosità del prodotto fanno sì che anche un disturbo minimo possa arrecare danni di grande portata alla produzione. Per questo i trasporti di materiali verso la fabbrica e di bombe verso porti e aeroporti sono da sempre top-secret.
In questi ultimi mesi la produzione dovrebbe essersi concentrata sulle bombe MK: ordigni a caduta libera, lunghi più di tre metri, del peso di circa 900 kg, con all’interno più di 400 kg di esplosivo. Le bombe vengono vendute, fra gli altri, anche all’Arabia Saudita, che le scarica sulle città dello Yemen.
I tentativi di opposizione portati avanti negli ultimi mesi hanno mostrato tutte le difficoltà che una lotta del genere comporta, non è quindi casuale l’attenzione che questo articolo rivolge ai movimenti in entrata e uscita dalla fabbrica, alle strade che i convogli percorrono, e ai porti dai quali partono, perchè forse proprio questi sono i punti dove si potrebbero ottenere quei risultati per adesso ancora lontani.
Con fortuna e insistenza, la segretezza nella quale è stata avvolta la fabbrica nell’ultimo anno ha
subito qualche crepa, ecco un elenco di avvenimenti legati ad essa.

Movimenti recenti intorno alla fabbrica di bombe di Domusnovas

16 Gennaio 2016, si registra il primo carico di bombe dell’anno: all’ aeroporto di Elmas atterra un Boeing 787 della compagnia azera Silk Ways. Le operazioni si svolgono di notte per evitare gli occhi curiosi dei passeggeri, ma l’ennesimo carico di bombe MK viene comunque scoperto.

10 Maggio, il Comitato NoBombe organizza un presidio nel piazzale della fabbrica di Domusnovas. Un centinaio di persone blocca l’accesso per tutto il pomeriggio impedendo l’ingresso di un turno di operai, i quali – probabilmente preavvisati – non si fanno nemmeno vedere.

12 Maggio, la nave ro-ro Jolly Cobalto, la più grande del Mediterraneo, parte dal porto di Genova in direzione Dubai con un carico di bombe prodotte a Domusnovas. Le informazioni parlano di sei container contenenti componenti delle bombe MK82 e MK84 prodotte da RWM Italia. Secondo il comunicato stampa quellitrasportati sono elementi per bombe, non ordigni veri e propri.

29 Luglio, il comitato NoBombe organizza il secondo presidio nel piazzale della fabbrica di Domusnovas. Questa volta l’appuntamento è prima dell’alba, per bloccare il primo turno. Una sessantina di manifestanti si ritrova di fronte un centinaio di sbirri con tanto di elicottero. Anche in questo caso gli operai non si vedono, i giornali nei giorni successivi riporteranno la notizia, di dubbia attendibilità, che la fabbrica avesse anticipato di un giorno la chiusura per ferie dello stabilimento, prevista per il 30 Luglio.

29 Settembre, la Jolly Cobalto getta l’ancora in rada al largo del porto di Sant’Antioco, probabilmente per un pescaggio insufficiente. Non viene accertato il trasporto di bombe, ma può essere che sia stata caricata con un lavoro di spola di qualche barca più piccola. Di sicuro la sua presenza nel golfo di Palmas è decisamente
insolita.

8 Ottobre, fallisce un tentativo di blocco della strada che porta alla fabbrica.

18 Novembre, alle 21 all’aeroporto di Cagliari-Elmas atterra un aereo proveniente dall’Azerbaigian, pronto a caricare le bombe della Rwm destinate all’Arabia Saudita. Il carico, anche se non ci sono conferme ufficiali, sarà utilizzato in Yemen, paese stravolto dalla guerra civile. Le armi arrivano alle 22.30: un trasporto massiccio nascosto da alcuni mezzi della società di gestione dello scalo (SOGAER?). La partenza è prevista nel cuore della notte.

21 Novembre, alle 14 parte un carico di bombe direttamente dalla fabbrica. Questa volta i Tir della DSV – Saima Avandero, tra i più grandi al mondo, attraversano da sud a nord l’intera isola, lungo la 131 e poi la diramazione nuorese (131 dcn) verso Olbia, forse nel tentativo di sfuggire ai riflettori dell’aeroporto di Cagliari.
Quattro Tir recanti i simboli dell’esplosivo, scortati da sicurezza privata, raggiungono alle 19 il porto Isola Bianca di Olbia. All’interno dei quattro mastodontici camion ci sono 1000 bombe, ennesima fornitura destinata all’Arabia Saudita. Alle 22 si imbarcano sul Cargo della Moby alla volta di Piombino, per svolgere le operazioni di scarico al coperto verso la destinazione finale.

10 Dicembre, la nave Bahri Tabuk lascia di notte il porto canale di Cagliari diretta a Port Said (Egitto) con un carico di 3000 ordigni prodotti dalla RWM. La Bahri Tabuk è una nave ro-ro cargo ship costruita nel 2013, lunga 220 metri e larga 32, che attualmente batte bandiera saudita. I 18 container vengono issati a bordo con la
supervisione di tecnici, vigilanza privata e vigili del fuoco. Sei giorni dopo la nave attracca al porto di Jeddah in Arabia Saudita.
21 Marzo 2017, la Bahri Tabuk attracca al porto canale di Cagliari e all’alba vengono caricati una ventina (pare) di contaneir provenienti dalla fabbrica di Domusnovas.

3 Aprile, il Comitato NoBombe organizza una giornata di mobilitazione contro la RWM: un presidio mattutino di fronte alla fabbrica con l’obiettivo di bloccarne la produzione, che verrà confinato dalle forze dell’ordine a qualche centinaio di metri dallo stabilimento, e un corteo pomeridiano in paese, per rompere il silenzio complice degli abitanti di Domusnovas. Da fonti locali pare che purtroppo la direzione dell’azienda, a conoscenza degli orari delle contestazioni, sia riuscita a riorganizzare i turni di modo che non vi fosse alcun contatto tra operai e manifestanti e che, di conseguenza, i ritmi di produzione non subissero intoppi. Da registrare inoltre l’ingente presenza di forze di polizia (una decina di camionette di celere insieme a volanti, digos e un elicottero).
Da questi dati si possono estrarre altre piccole informazioni sparse qua e là. La RWM, esattamente come il Ministero della Difesa*, si avvale di una serie di ditte private esperte dilogistica e movimentazione di materiali pericolosi. Per il trasporto su gomma si rivolge alla Saima Avandero, del gruppo danese DSV (come da foto), per il trasporto via mare, quando non può usufruire di navi private come la Jolly Cobalto, ricorre alle navi cargo di Moby e Tirrenia (ormai sotto un unico proprietario, Onorato). I convogli, durante gli spostamenti sulle statali
130 e 131, sono scortati da sorveglianza privata e carabinieri. I trasporti avvengono prevalentemente di notte.

Siamo venuti a conoscenza dell’utilizzo di tre porti: Cagliari, Cagliari Porto canale e Olbia; da segnalare inoltre l’attracco della Jolly Cobalto in rada a Sant’Antioco. Non è chiaro quale sia il criterio nella scelta di uno piuttosto che un altro, probabilmente il non dare certezze a chi prova ad opporsi a questi traffici è una delle ragioni, ma sembra eccessivo considerarla l’unica.

* Per un approfondimento sulle ditte civili impiegate nella logistica militare sul blog nobasi.noblogs.org è presente un pieghevole sulla logistica dell’Esercito Italiano.

Alcun* compagn* della Rete No basi


DOMENICA 23 APRILE GIORNATA ANTIMILITARISTA CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE “MENGIUS PANE CHE BOMBAS” Muros, Piazza della repubblica

Posted: Aprile 20th, 2017 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

 


LUNEDI’ 24 APRILE INCONTRO INFORMATIVO SULL’OCCUPAZIONE MILITARE IN SARDEGNA Sassari, Centro Giovani, Piazza santa Caterina 21

Posted: Aprile 20th, 2017 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »


L’IDS, CHI È COSA FA…

Posted: Marzo 16th, 2017 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

Questa compagnia multinazionale, al pari di tante altre più e meno note , si occupa dell’innovazione dei sistemi tecnologici di prototipi e prodotti elaborati appositamente per il controllo e la devastazione di popolazioni e dei loro ambienti. Le stesse compagnie che promuovono, incoraggiano e contribuiscono nel nome dello sviluppo e del progresso, al sistema guerra globale e alta finanza. Le stesse compagnie che sfruttano il territorio in Sardegna, relegandola ad un gigantesco laboratorio-deposito-stadio da guerra-prigione galera.


SUL 23 NOVEMBRE A CAPO FRASCA

Posted: Novembre 29th, 2016 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

Di seguito pubblichiamo i due comunicati sul ritorno del 23 Novembre a Capo Frasca  della rete “No Basi nè qui nè altrove” e di “A Foras movimento sardo contro l’occupazione militare della Sardegna”.

#Comunicato della rete “No Basi nè qui nè altrove”

Al bivio tra il ponte di Marceddì e la provinciale 65 verso le 10 si sono ritrovate circa 500 persone (stima ottenuta facendo la media tra le cifre dei partecipanti entusiasti e i soliti presi male della questura). Tanti i gruppi e i partiti presenti, tante anche le persone autorganizzate. Alle 11.30 con l’arrivo dell’ultimo dei sei pullman, provenienti da tutta l’isola, il corteo è partito. Poco prima c’era stato un momento di tensione quando una trentina di persone aveva provato ad avvicinarsi ai cancelli, mettendo in allarme al celere.

A differenza di un anno fa a Teulada nessuno o quasi è stato fermato e perquisito per strada, e nessuno dei portatori di foglio di via, ammesso che si siano recati al corteo, è stato sequestrato come avvenne un anno fa con i ragazzi di Giba.

Un violento scirocco sferzava le teste dei manifestanti che, in pochi minuti, sono arrivati ai cancelli del poligono, gli stessi del 13 settembre 2014. La polizia era già schierata sulla strada che porta a Sant’Antonio di Santadi, su una stradina parallela alle reti e all’interno del poligono. In poco tempo buona parte delle persone si sono distribuite nei campi e lungo le reti, iniziando le prime battiture sui pali che, col passare dei minuti, sono state affiancate dai primi tagli. Il corteo verso mezzogiorno ha definitivamente rotto gli indugi, superando gli ultimi timori. Sono stati invasi altri campi e i tagli si sono moltiplicati. L’affannosa rincorsa dei celerini e dei digossini sempre pronti a filmare non è bastata a fermare tutti i tentativi che continuavano a susseguirsi. Verso l’una il lato a sinistra del cancello presentava almeno quattro grandi squarci chiusi dagli scudi della celere, più una serie di buchi più piccoli.

La Nuova Sardegna scriverà “varchi aperti nella recinzione da un commando di ragazzi col volto coperto e armati di tronchesine hi tech”.

Giunge la notizia che delle ragazze sono entrate dal lato destro, fermate dai militari e mandate fuori. Poco dopo il tentativo avviene anche a sinistra, dove un’affezionata alle violazioni dei poligoni tenta l’ingresso, beccandosi subito le manganellate del vicequestore Rossi e dovendo ritornare all’esterno della base. La reazione violenta della polizia suscita rabbia, volano le prime pietre. La celere prova ad uscire dai varchi nella rete, ma deve rinunciare a suon di sassi sugli scudi. A questo punto entra in gioco il capo della DIGOS Moretta, che sistema con cura tre reparti sulla sinistra dei manifestanti, e poi li fa avanzare. La reazione è violenta, una sassaiola rallenta l’avanzata della celere. Un calcio raggiunge il delicato fondo schiena del vicequestore, che mentre scappa dietro i suoi schiavetti si becca anche una pietra in testa. KO tecnico: deve lasciare il campo, tutti i quotidiani riportano la notizia delle visite all’ospedale e di 10 giorni di prognosi. La DIGOS prende in mano la situazione: comanda alla celere di occupare tutto il campo, durante questa manovra un celerino inciampa cadendo faccia e pancia in terra, provocando le risate anche nei suoi infami colleghi. La sassaiola continua, quella che la Nuova Sardegna definisce “guerriglia a Capo Frasca”. Arriva il momento dei carabinieri che, fermi ed annoiati da ore, caricano improvvisamente lo striscione rinforzato. Ne esce una bagarre, botte da orbi, sassi, massi, teste aperte. Un ragazzo viene preso, i digossini esultano pensando all’arresto, ma gli va male, dopo dieci minuti siamo di nuovo tutti insieme. Il corteo si ricompone. La polizia spara lacrimogeni, completamente inutili vista la forza dello scirocco.

La carica ha fatto male, ma tutti sono abbastanza in forma per proseguire. Non così gli sbirri. L’Unione Sarda “sassi e manganelli: 10 agenti feriti”.

Il corteo torna sulla provinciale e riprende la strada per Pistis. Non accadrà più nulla. E’ finita “la battaglia di Capo Frasca” (cit. L’unione Sarda).

Per oggi si può essere soddisfatti, la passeggiata finale ci ha fatto vedere da vicino quanti campi ci sono da invadere tutti insieme e quanti chilometri di rete da abbattere. Torneremo.

Nota di cronaca. In contemporanea al corteo ci sono state altre due iniziative antimilitariste, una a Pisa, solidale e complice con la giornata di lotta in Sardegna: un sit-in davanti all’IDS (ingegneria dei sistemi) dove si producono droni che vengono testati in Sardegna. L’altra a Dro, in Trentino, dove si è svolta una protesta contro “l’azienda meccanica del Sarca” facente parte del gruppo Beretta: slogan, fumogeni, blocco della statale e imbrattamento della facciata. Sono stati anche appesi due striscioni, uno recitava “Dal Trentino alla Sardegna blocchiamo la guerra”.

LA GUERRA E’ OVUNQUE, OVUNQUE POSSIAMO BLOCCARLA.

NON LASCIAMO IN PACE CHI VIVE DI GUERRA.

#Comunicato di “A FORAS” movimento sardo contro l’occupazione militare

Oggi, come per la stragrande maggioranza dell’anno, la violenza si abbatte sulla nostra terra oltre che in Palestina, Kurdistan, Siria, Donbass e decine di altri territori. Una violenza che ha un nome, NATO, ed un marchio di fabbrica a noi ormai fin troppo chiaro. Il “made in Sardigna” ha una filiera cortissima, qui la disoccupazione porta i sardi ad arruolarsi, lo spopolamento a regalare sempre più terra all’occupazione militare con i suoi poligoni e le sue caserme, le fabbriche producono bombe che possono essere testate a pochi chilometri di distanza dal luogo di produzione.

La giornata del 23 Novembre a Capo Frasca, invece, è stata una giornata di resistenza a quella violenza che subiamo ogni giorno della nostra esistenza. Numerosi autobus provenienti dai quattro angoli della Sardegna, macchinate partite da ogni paesino, emigrati che tornano non per le vacanze ma per lottare, 800 persone che si sono date appuntamento in un giorno feriale, sottraendo denaro al già magro stipendio per poter essere artefici del proprio destino.

Un protagonismo di massa che ha avuto un nuovo impulso dopo il 13 Settembre del 2014 quando, dopo l’incendio dell’esercito tedesco ai danni della macchia mediterranea di Capo Frasca, migliaia di persone si sono riversate in quel lembo di terra aprendo varchi ed entrando nel poligono. Una continuità ideale con quella giornata che si è andata però scontrando con la violenza della polizia messa a guardia di un sistema militare di oppressione che non possiamo più tollerare.

Dopo essere state tagliate decine di metri di reti e filo spinato, alcuni manifestanti, divisi dall’età ma uniti da un’ideale, hanno provato ad entrare all’interno del poligono venendo violentemente caricati dalla polizia con a capo il vice-questore Rossi evidentemente scottato dallo smacco subito solo un anno prima a Teulada quando bloccammo la più grande esercitazione militare della NATO dal dopo guerra ad oggi.

La reazione è stata compatta e determinata permettendo così di salvare alcuni manifestanti che erano stati pestati dalle forze di polizia, perché lo abbiamo appreso dal movimento NOTAV in anni di lotta: si parte e si torna assieme.

Si sbracceranno i difensori della cultura della guerra al grido “abbiamo bisogno dei militari per difenderci” (da cosa ci chiediamo noi? Dai popoli che opprimiamo?), ancora di più si sbraccerà il centro sinistra che ha da tempo abdicato qualsivoglia possibilità di riscatto della Sardegna asservendola alle logiche e agli interessi del ministero della difesa. Un centro sinistra che vediamo distante anni luce nel momento in cui dalle chiacchiere elettorali si è passati alla pratica: l’ampliamento del molo di Santo Stefano che ha permesso il ritorno dei militari.

L’assedio è reciproco, le migliaia di kilometri di filo spinato che recintano le vostre basi non sono muri impenetrabili e nella storia si sa, ogni muro prima o poi è stato scavalcato o abbattuto. Arriverà quindi anche il giorno in cui ci libereremo anche noi dell’occupazione militare e costruiremo una società più giusta.

Torneremo ai gruppi di studio, torneremo nelle scuole e nelle università, andremo in giro di paese in paese nonostante le intimidazioni della DIGOS a chi ci concede le aule per le assemblee pubbliche, torneremo a sfilare in città ma soprattutto torneremo a violare quel cartello che recita: zona militare limite invalicabile.

A foras – movimento sardo contro l’occupazione


Manifestazione contro l’occupazione militare 23 – 11- 2016 // Autobus da Sassari a Capo Frasca per il 23 – 11

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

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Contro l’occupazione militare in Sardegna
Corteo a Capo Frasca 23 Novembre 2016

L’occupazione militare è un problema che risale agli anni ’50, quando la Sardegna fu messa a disposizione dallo Stato Italiano per diventare uno dei centri nevralgici del sistema “difensivo” della NATO nel Mediterraneo nel contesto della guerra fredda. Questa operazione è conseguente alla posizione presa dall’Italia all’interno del blocco occidentale, che prevedeva una sottomissione alla politica estera Statunitense e un’adesione al sistema economico liberista.

La Sardegna ha svolto la funzione di moneta di scambio per due ragioni fondamentali: da un lato la sua posizione geografica al centro del Mediterraneo, dall’altro la sua situazione economica arretrata (se messa a confronto con lo sviluppo tecnologico-industriale dei paesi occidentali) e priva di grandi riserve di materie prime sfruttabili a livello industriale. Lo Stato Italiano ha poi cominciato a colonizzare anche militarmente la Sardegna, per riuscire nell’impresa di mettere a profitto il suo territorio.

Ad oggi, queste sono le conseguenze catastrofiche: il 62% della superficie militare italiana si trova in Sardegna, ovvero 37.000 ettari di terra, di cui 24.000 di demanio militare e 13.000 di terre sottratte all’uso delle comunità perché gravate da una servitù militare, e di mare, con un’area persino più ampia della superficie totale della Sardegna stessa.

Numerose sono le caserme che costellano il territorio sardo, e numerosi sono anche i poligoni (4 permanenti e 6 occasionali) dove oltre che all’addestramento dei militari di molti paesi della NATO (ma anche quelli di Israele e della Turchia) con aerei, navi, cannoni, carri armati, mezzi anfibi, vengono testati ordigni esplosivi e sistemi d’arma (anche da industrie private come Alenia e Piaggio) che inquinano in maniera devastante e persistente anche a distanza di centinaia di anni tutte le terre circostanti. Dal 1972 al 2010 l’isola della Maddalena è servita da porto per i sottomarini nucleari USA.

Documentati da ormai parecchio tempo sono gli altissimi tassi di incidenza tumorale all’interno delle comunità che risiedono in prossimità delle basi. I dati vengono sistematicamente insabbiati e screditati dalle autorità militari e dai medici delle commissioni d’inchiesta dello Stato a fronte di altri dati, raccolti da università e ricercatori indipendenti, che attestano la presenza di particelle radioattive (torio 232 e uranio, ad esempio) decine di volte più alti dei livelli massimi consentiti dalla legge.
Negli ultimi sessant’anni lo Stato ha imposto un’economia di dipendenza diretta alle comunità sarde vicine alle basi e indiretta a quelle più lontane. Il territorio è stato depredato delle sue risorse storiche, giacché vaste aree sono state rese inutilizzabili per l’agricoltura, la pastorizia e la pesca ma anche per la loro fruizione ricreativa e naturalistica.

Le briciole derivanti dalle compensazioni e dall’indotto lavorativo delle basi sono state presentate come ricchezza, il sottosviluppo forzato come progresso, l’esercito come un valido sbocco occupazionale. Il controllo non è solo territoriale ma soprattutto sociale, basato sulla profonda penetrazione di un’economia militare che si è progressivamente imposta quale unico e possibile modello di “sviluppo”, rendendo persino impossibile pensare, in alcune aree, a un’economia slegata dalla presenza delle basi.

La figura delle forze armate viene presentata, oltre che come fattore di sviluppo economico, anche come motivo di orgoglio per la popolazione sarda in quanto ospitante e collaboratrice di un’istituzione come quella militare volta a preservare la pace e i diritti umani nelle aree del mondo colpite dalla guerra. Questa funzione non può che apparire come un’enorme menzogna: quale orgoglio ci può suscitare la macchina bellica italiana e degli eserciti della NATO nel momento in cui guardiamo oltre la propaganda e ci accorgiamo di come le operazioni militari in Africa e Medio-Oriente non sono altro che guerre volte a preservare gli interessi strategici per l’egemonia economica sulle risorse energetiche in queste aree del mondo? Quale orgoglio, se le conseguenze sono pagate in vite umane, devastazione di interi paesi e migrazione forzata dei popoli colpiti?

Negli ultimi due anni si è riacceso un movimento di lotta in tutta l’isola contro la presenza militare, a partire dalla questione delle servitù e dell’occupazione dei territori, volta a impedire lo svolgimento delle esercitazioni come efficace strumento sia di protesta ma anche come mezzo pratico per inceppare, anche solo per una giornata, la macchina bellica. Unisciti alla lotta! Libera la tua terra!

*Di seguito la versione scaricabile del calendario delle esercitazioni in Sardegna, chi, cosa e dove si spara:

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Adesione della Rete No Basi nè Qui nè Altrove al 23/11/2016 // Manifestazone presso poligono di Capo Frasca

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

La Rete No Basi né Qui né Altrove aderisce e partecipa alla manifestazione del 23 novembre 2016 al poligono di capo Frasca

antimilitarismoNel mese di ottobre come da prassi sono ricominciate le attività di esercitazione militare in Sardegna. La Rete No Basi né qui né altrove ha inaugurato questo secondo semestre con il campeggio antimilitarista tenutosi a San Sperate dal 6 ottobre e conclusosi con il corteo del 10 ottobre all’aeroporto di Decimomannu. Si è voluto con ciò sottolineare l’importanza di concentrarsi sull’asse Base Aerea di Decimomannu – Poligono di Capo Frasca, nella speranza di renderlo l’anello debole della presenza militare in Sardegna, e si vuole ora nuovamente volgere l’attenzione su Capo Frasca, per ritornare davanti a quei cancelli dove il 13 settembre 2014 si riaccese la fiamma dell’antimilitarismo sardo.

Il mese di novembre vedrà impegnati tutti i poligoni e la base aerea di Decimomannu in attività addestrative di tipo aereo piuttosto intense, in particolare il poligono di Capo Frasca accoglierà le attività degli Stormi 4°, 36°, 37° e 6° dell’Aeronautica Militare Italiana.

Tutti e quattro i reparti dell’AMI saranno impegnati in attività di sparo aria/suolo con l’utilizzo di armamenti come il cannone BK-27, un sistema antiaereoantimissile di produzione tedesca realizzato dalla Mauser, industria del gruppo Rheinmetall.

In occasione di questa specifica esercitazione tutti i munizionamenti utilizzati saranno allo stato inerte: armarli sarebbe stata un’inutile spesa a carico del contribuente, tenendo conto che la loro efficacia distruttiva è ormai ben nota.

Il 4°, il 36° e il 37° Stormo sono reparti dedicati principalmente alla sorveglianza e la difesa dello spazio aereo nazionale, attività integrata con quella degli altri paesi NATO. Tutti e tre i reparti sono dotati di velivoli Eurofighter, per esattezza EF 2000 Typhoon, caccia multiruolo prodotto da un consorzio di tre società tra cui l’Alenia Aermacchi, oggi Leonardo Finmeccanica, la stessa ditta che produce l’A-200A Tornado, il velivolo da combattimento in dotazione al 6° Stormo. La stessa ditta da decenni sperimenta e collauda quegli stessi apparecchi nel PISQ, Poligono Interforze Sperimentale del Salto di Quirra, e anche in questo 2016 non ha mancato e non mancherà di farlo.

La missione del 6° Stormo è: in tempo di pace mantenere la Combat Readiness (Prontezza di Combattimento) degli equipaggi di volo, predisporre i rischieramenti in ambito IRF (Immediate Reaction Force); in tempo di guerra condurre operazioni di attacco e ricognizione per difendere l’area di interesse assegnata. L’addestramento del 6° Stormo a Capo Frasca nell’attività di tiro e sparo aria/suolo utilizzerà, tra gli altri munizionamenti, le bombe MK82, MK83 e MK84, quelle stesse usate per devastare lo Yemen e annientare un’intera generazione di yemeniti. Quelle stesse bombe, made in Sardinia, prodotte nello stabilimento di Domusnovas dalla RWM Italia spa, anch’essa del gruppo Rheinmetall, a settanta chilometri da Capo Frasca. La sede centrale della RWM Italia spa invece è a Ghedi a soli 15 minuti di auto dall’aeroporto sede permanente del 6° Stormo dal 1951.

Sarebbe fazioso parlare di politica economica a chilometro zero, dal momento che gran parte del prodotto finale va a finire nei cieli, nei mari e sui suoli di paesi terzi, ma certamente il modello si avvicina molto a ciò che si intende per filiera corta. Si potrà definitivamente parlare di chilometro zero quando quello stesso orrore che produciamo sarà consumato nei nostri territori.

La struttura socio economica della Sardegna è sempre più legata mani e piedi all’industria bellica, al militarismo e alle sue diramazioni. Quest’isola prende sempre più la forma di un mega comparto industriale dove ogni aspetto della vita e ogni luogo è subordinato alla produzione: il fine non è né vivere né abitare, il fine è il prodotto, e il prodotto è la guerra.

Ne è un’ulteriore conferma il recente accordo tra Ministero della Difesa e marinerie dell’oristanese, a cui sono stati concessi indennizzi per le diseconomie causate dalle attività nel Poligono di Capo Frasca, come già a suo tempo erano stati concessi per i poligoni di Teulada e Capo San Lorenzo (PISQ).

Le marinerie dell’oristanese, il fiore all’occhiello delle marinerie sarde, diventeranno dipendenti stipendiati del Ministero della Difesa e, in quanto tali, potrebbero percepire l’idea di un’eventuale liberazione di Capo Frasca come il precipitare in un baratro. Non più pescatori di Marceddì o Cabras, non più marineria di Oristano o Terralba, ormai pescatori di Capo Frasca.

Non si ha mai la forza di affondare la boa a cui ci si aggrappa. Il militarismo è parte integrante del capitale e come tale recupera e si fa forte delle sue stesse contraddizioni. In Sardegna non è più un mero retaggio storico di cui non riusciamo a liberarci, e su cui dovremmo riflettere tra l’altro, ma è un vero e proprio treno in corsa da cui dovremmo avere il coraggio di scendere.

Per questi motivi la Rete No Basi né qui né altrove aderisce e partecipa alla manifestazione del 23 novembre a Capo Frasca con l’obiettivo di bloccare le esercitazioni e minare le “condizioni per operare con la necessaria serenità” tanto auspicate dai vertici militari.

Nessuna pace per chi vive di guerra!

Rete no Basi né Qui né Altrove

nobasinoblogs.org


23 Novembre 2016 // Corteo al poligono di Capo Frasca

Posted: Ottobre 19th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

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Contro l’occupazione militare RISPOSTA POPOLARE!
23 NOVEMBRE 2016 TUTTI A CAPO FRASCA!
BLOCCHIAMO LE ESERCITAZIONI!

All’assemblea di Bauladu del 16 Ottobre si è presa la decisione di tornare a Capo Frasca a riconquistare la terra sottratta dai militari al popolo sardo. Sarà una grande giornata, inclusiva, unitaria, popolare e determinata. A breve partirà la campagna in vista della giornata… rimanete sintonizzati.

#Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna


FUORI LA GUERRA DALL’UNIVERSITA’

Posted: Ottobre 19th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

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“I contestatori, a seminario appena iniziato, hanno esposto uno striscione recante la scritta “Fuori la guerra dall’università” interrompendo i militari e impadronendosi del microfono così da spiegare ai partecipanti i motivi dell’azione, denunciando la subdola funzione del corso di laurea pensato con l’obiettivo di formare figure professionali che si posizionino a metà strada tra l’ambito civile e quello militare. Durante l’intervento altri militanti hanno distribuito il volantino sottoriportato per poi scandire cori contro la militarizzazione dell’università.”

Estratto dall’articolo di “Contropiano”

Il volantino distribuito:

AL SERVIZIO DELLA GUERRA
Il seminario che stai per seguire è organizzato dal Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale. Di cosa si tratta? Dietro le belle parole dell’Ateneo che assicura che si tratta di “un progetto
culturale altamente innovativo che si discosta dai corsi incentrato unicamente sulle Scienze della Difesa e della Sicurezza a indirizzo militare” si nasconde in realtà un progetto ben più ampio.
A partire dagli ultimi anni, infatti, sono nati anche nel panorama universitario italiano diversi corsi di laurea finalizzati a creare nuove figure professionali che operino nell’ambito dei conflitti, delle calamità naturali e dei problemi di sicurezza.
Come mai? Dieci anni fa i paesi della NATO scrissero un documento: “Nato 2020 Urban operation” con l’obiettivo di individuare le linee guida di una politica internazionale per prevenire e gestire situazioni di conflittualità, tanto nei lontani scenari di guerra quanto nei vicini confini dei paesi europei. Tra le linee guida spiccava quella denominata “Impegno”, ossia “gestire una situazione di conflittualità, non solo con l’attacco diretto alle forze nemiche, ma anche con la gestione degli effetti del conflitto sulla popolazione non combattente”.
E poiché, secondo Nato 2020, il campo d’azione va “dal conflitto su larga scala all’assistenza umanitaria”, diventa necessario lavorare su un aspetto: stringere il piano militare a quello civile.
A tale scopo non basta solamente rafforzare l’immaginario del militare come “operatore di pace”, ma è necessaria la creazione di nuove figure professionali a carattere civile, capaci di affiancare il lavoro del militare sul campo. Una figura fondamentale non solo per la gestione del conflitto in sé, ma anche per rendere più “umanitario” il volto di una guerra, in grado di gestire la fase di transizione del paese in un nuovo regime.
Ecco che da lì a qualche anno, prima nei paesi anglosassoni poi in quelli vicini, iniziano a fioccare nuovi corsi di laurea in “gestione del conflitto”, “sicurezza e cooperazione” e via dicendo… e così, anche se in ritardo, arriva a Sassari il corso in “sicurezza e cooperazione internazionale”.
Questo corso (finanziato per il 50% dal ministero della difesa e del tesoro) si rivolge a due categorie di studenti: quelli standard, ovvero civili, e quelli militari (per la cronaca questi ultimi secondo il regolamento di ateneo pagheranno solamente 500 euro di tasse all’anno). Le figure professionali che ne usciranno saranno dei tecnici al servizio tanto del ministero della difesa, quanto di aziende che operano e investono in zone di guerra, del ministero dell’interno nella gestione dei flussi migratori e dei campi della protezione civile dopo le
calamità naturali. Tutti questi contesti sono accomunati dal concetto di “emergenza” che si traduce praticamente nella militarizzazione delle dinamiche civili, resa possibile dall’infiltrazione dei militari nella società.
Sta a te ora decidere se essere complice della macchina da guerra oppure farne a meno.
Se essere un granello che inceppa la macchina bellica o un suo ingranaggio.

FUORI L’ESERCITO DALL’UNIVERSITÀ!
NO ALL’UNIVERSITÀ DELLA GUERRA!

 


10 OTTOBRE 2016 – ORE 10.00 // CORTEO AEREOPORTO MILITARE DECIMOMANNU

Posted: Ottobre 1st, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

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Smilit’arti // 2 OTTOBRE // Giardino Megalitico di San Sperate

Posted: Settembre 28th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

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Giornata antimilitarista
– dalle 10:00

. creazione di alcuni murales con gli artisti : Pastorello, Pattusi e Kikki Skipi, Sergio Fronteddu. In collaborazione con ‘NOARTE’

. per tutta la mattina esposizione / degustazione di prodotti locali e di stagione con Genuino Clandestino Sardegna – esposizioni artigianali e artistiche;

– alle 13:30
. pranzo sociale

musica “autogestita” (porta uno strumento e suonalo se vuoi)

– alle 17:30
. IL TEATRINO DI CARTA DI MONIA con lo spettaccolo dal titolo: “Sa cancioffa no cumbenidi mancu a da segai”

– alle 18:00
. ASSEMBLEA APERTA / incontro ANTIMILITARISTA e presentazione CAMPEGGIO 6/10 OTTOBRE, moderato da Pietro Rigosi.

Sempre alle 18:00
. ESIBIZIONE E LABORATORIO DI CLOWN E GIOCOLERIA PER BIMBI CON SILVIA

– alle 20:00
. cena di autofinanziamento con menù a base dei prodotti della rete Genuino Clandestino Sardegna.

A seguire musica dal vivo con :

i MAGIC CARPET e gli ELECTRIC VODOO LAB

Con meno plastica vivremo in un mondo migliore, porta bicchiere, piatto e posate da casa, la natura ti ringrazia


BOMBARD’ARTI \\ Sabato 24 settembre

Posted: Settembre 19th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione, Spazio Sociale | No Comments »

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BOMBARD’ARTI
La giornata si svolgerà nel campetto abbandonato di Carbonazzi,occupato temporaneamente per lo svolgimento della manifestazione.
La scelta di non chiedere permessi o autorizzazioni nasce dall’intento di voler comunicare in maniera decisa il rifiuto di dialogo burocratico con le istituzioni,la riappropriazione collettiva degli spazi e delle piazze,la voglia di riportare per le strade le tematiche a noi care e la passione per la lotta che da troppi anni è assente.
Tutto questo lo comunicheremo con i mezzi della cultura,dell’arte nelle sue varie forme,del consumo critico,della controinformazione e della cionfra.
Chiediamo ai Turritani e non di partecipare numerosi;la giornata non ha ne padri ne padrini e non è legata a nessun partito politico o a membri delle istituzioni,ma creata dalla collaborazione e dallo sforzo comune in maniera orizzontale ed assembleare con pratiche di autogestione.
Sabato 24 settembre,campetto di Carbonazzi (fianco skatepark)
Durante la giornata :
Bombe coloriche con Sardomuto,Pastorello,Elena Muresu,Blasco,Bk Crew,Dp&Tiak ed altri..
H18:00 Assemblea :
-Resoconto su AForasCamp2016
-Presentazione campeggio No Basi (06-10 ottobre)
https://nobasi.noblogs.org/
H20:30 Barraca & Dj set
Cena preparata dal Collettivo Antispecista Gaia
2 allegati

CAMPEGGIO ANTIMILITARISTA – SUD SARDEGNA 6 – 10 OTTOBRE 2016

Posted: Settembre 7th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

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La Rete No Basi né Qui né Altrove propone anche quest’anno cinque giorni di mobilitazione e campeggio, in concomitanza con l’inizio del secondo semestre di esercitazioni militari, per rafforzare i percorsi di lotta contro il militarismo e la militarizzazione dei territori della Sardegna e non solo. In questo momento l’asse Base Aerea di Decimomannu – Poligono di Capo Frasca può diventare, se già non è così, l’anello più debole della presenza militare in Sardegna. La crisi innescata dall’annunciata dipartita dell’aeronautica tedesca al termine del 2016 potrebbe mettere in forte dubbio l’esistenza stessa dell’aeroporto militare e, conseguentemente, del poligono di Capo Frasca. Per questi motivi vogliamo creare un clima sempre più ostile contro i militari, affinché possibili nuovi affittuari (in sostituzione dei tedeschi) rivedano i loro propositi e gli italiani stessi vadano sempre più in crisi. Seguendo quello che per la Rete è stato un tratto distintivo inamovibile, il campeggio non vuole essere una mera iniziativa d’opinione: in quei giorni vorremmo che si alternassero momenti di lotta, socialità, analisi, dibattito, approfondimento, presenza sul territorio e tanto altro. Ci preme avere dei momenti di confronto, in cui si possa ragionare di prospettive ed esperienze e fare un bilancio di come le lotte si sono sviluppate, modificate e allargate. Vorremmo discutere delle ramificazioni dell’apparato bellico e di come colpirle. La nostra attività degli ultimi tempi si è soffermata in particolare: sulle complicità tra civile e militare nel campo della logistica e della ricerca universitaria, sull’opposizione alla RWM Italia spa, fabbrica di bombe a Domusnovas, e in generale sul trovare delle soluzioni efficaci nel creare un territorio inospitale alla macchina bellica. Quest’anno, a differenza del campeggio tenutosi a Cagliari lo scorso anno, abbiamo deciso di spostare l’attenzione nei pressi dei territori dove si svolgono maggiormente le esercitazioni militari, per approfondire la conoscenza di quei luoghi e rafforzare i rapporti e le relazioni tra le persone. Il campeggio sarà autofinanziato e autogestito. Come al solito non saranno presenti istituzioni e partiti, chi facesse parte di queste componenti potrà partecipare al campeggio e alle iniziative a titolo individuale, come tra l’altro faranno tutti coloro che vi vorranno contribuire.


Secondo campeggio antimilitarista della Rete No Basi né Qui né Altrove – 6/10 ottobre 2016 – Sud Sardegna [Aggiornato]

Posted: Agosto 31st, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

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Per motivi logistici abbiamo deciso di far slittare di un giorno le date del campeggio, che sarà quindi dal 6 al 10 ottobre.

La Rete No Basi né Qui né Altrove propone anche quest’anno cinque giorni di mobilitazione e campeggio, in concomitanza con l’inizio del secondo semestre di esercitazioni militari, per rafforzare i percorsi di lotta contro il militarismo e la militarizzazione dei territori della Sardegna e non solo.

In questo momento l’asse Base Aerea di Decimomannu – Poligono di Capo Frasca può diventare, se già non è così, l’anello più debole della presenza militare in Sardegna. La crisi innescata dall’annunciata dipartita dell’aeronautica tedesca al termine del 2016 potrebbe mettere in forte dubbio l’esistenza stessa dell’aeroporto militare e, conseguentemente, del poligono di Capo Frasca.

Per questi motivi vogliamo creare un clima sempre più ostile contro i militari, affinché possibili nuovi affittuari (in sostituzione dei tedeschi) rivedano i loro propositi e gli italiani stessi vadano sempre più in crisi. L’anno scorso e quest’anno si sono tenute diverse manifestazioni e iniziative nei territori intorno all’aeroporto di Decimomannu, con l’obiettivo di bloccarne le attività, come quella dell’11 giugno contro la STAREX. Queste pressioni hanno dato dei risultati, minando le “condizioni per operare con la serenità necessaria”, come hanno dichiarato i vertici militari a pochi giorni dal corteo.

Annunciamo l’iniziativa del campeggio con largo anticipo, al fine di poter creare un percorso legato al territorio che ci permetta di arrivare ai primi giorni di Ottobre con idee, progetti e partecipazione più ampia e consapevole possibile.

Seguendo quello che per la Rete è stato un tratto distintivo inamovibile, il campeggio non vuole essere una mera iniziativa d’opinione: in quei giorni vorremmo che si alternassero momenti di lotta, socialità, analisi, dibattito, approfondimento, presenza sul territorio e tanto altro. Ci preme avere dei momenti di confronto, in cui si possa ragionare di prospettive ed esperienze e fare un bilancio di come le lotte si sono sviluppate, modificate e allargate.

Il campeggio sarà autofinanziato e autogestito. Come al solito non saranno presenti istituzioni e partiti, chi facesse parte di queste componenti potrà partecipare al campeggio e alle iniziative a titolo individuale, come tra l’altro faranno tutti coloro che vi vorranno contribuire.

Il programma in questo momento è in definizione.

Vorremmo discutere delle ramificazioni dell’apparato bellico e di come colpirle. La nostra attività degli ultimi tempi si è soffermata in particolare: sulle complicità tra civile e militare nel campo della logistica e della ricerca universitaria, sull’opposizione alla RWM Italia spa, fabbrica di bombe di Domusnovas, e in generale sul trovare delle soluzioni efficaci nel creare un territorio inospitale alla macchina bellica.

Quest’anno, a differenza del campeggio tenutosi a Cagliari lo scorso anno, abbiamo deciso di spostare l’attenzione nei pressi dei territori dove si svolgono maggiormente le esercitazioni militari, per approfondire la conoscenza di quei luoghi e rafforzare i rapporti e le relazioni tra le persone.

In questo momento pensiamo che sia importante ritornare a Capo Frasca, davanti a quei cancelli dove il 13 settembre 2014 si riaccese la fiamma dell’antimilitarismo sardo.

Le assemblee della Rete no basi né qui né altrove sono pubbliche, a cadenza settimanale e distribuite in varie zone della Sardegna.

Sul blog della Rete No Basi né Qui né Altrove, nobasi.noblogs.org, verranno pubblicati il programma, gli approfondimenti del campeggio, i prossimi appuntamenti e trovate i nostri contatti.

La Rete No Basi né Qui né Altrove

INFO:

https://nobordersard.wordpress.com/


A foras camp 2016 – Sardegna 7-11 settembre

Posted: Agosto 31st, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

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Dal 7-11 settembre a Lanusei, presso il bosco Selene a 1000 mt di altitudine, si terrà il campeggio di lotta contro l’occupazione militare della Sardegna. Tavoli di discussione, approfondimento, concerti, assemblee, momenti comunicativi nel cuore dell’Ogliastra, una delle regioni maggiormente funestata dalla presenza militare in Sardegna, costretta alla convivenza forzata con il poligono più grande d’Europa, quello di Quirra.

Si tratta di un momento importante di incontro, sviluppo e approfondimento di relazioni. Dopo un tour che ha visto coinvolti decine e decine di paesi di tutta l’isola, con tre assemblee generali, il campeggio rappresenta una tappa di costruzione di sintesi verso l’autunno, quando verrà riaperto il calendario delle esercitazioni nei poligoni sardi. L’importanza di arrivare a questa scadenza con una proposta di lotta all’altezza è confermata dalla ristrutturazione che si profila all’orizzonte, spinta anche dalla crescita del movimento contro le basi degli ultimi due anni: da un lato il lavoro di inchiesta della commissione parlamentare prosegue portando alla luce veleni e orrori sotterrati a Teulada, il presidente Pigliaru prova ad accodarsi al Premier Renzi che meno di un mese fa a Sassari ha annunciato una parziale dismissione e riconversione del Poligono Interforze di Quirra verso un futuro di maggiore e piena compenetrazione tra militare e civile. Quali dunque i progetti? Quele il modello che ancora una volta sarà imposto al territorio sardo devastato e mai risarcito dall’industria bellica?

Si tratta, insomma, di una situazione in evoluzione rispetto alle quale giovani forze militanti e sociali di tutta l’isola rivolgono la propria attenzione a partire dal protagonismo di un movimento che ha saputo bloccare la NATO invadendo le basi sarde e ponendo il problema inaggirabile della decisione sulla sorte dei territori al livello di un anello fondamentale della filiera bellica occidentale.

http://www.infoaut.org/index.php/blog/seminari/item/17476-a-foras-camp-2016-sardegna-7-11-settembre

A questo link il programma completo del campeggio, i documenti e i materiali utili:

https://aforascamp2016.noblogs.org/


BENEFIT CAMPEGGI CONTRO LE BASI \\ 20 AGOSTO 2015

Posted: Agosto 31st, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione, Spazio Sociale | No Comments »

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VIVERE LIBERI DALLA NECESSITA’ DI FABBRICARE ARMI STOP RWM

Posted: Luglio 24th, 2016 | Author: | Filed under: General, Manifesti, Militarizatzione | No Comments »

Lo stabilimento di Domusnovas, di proprietà della RWM s.p.a, settore della Rheinmetal Defense, ha un ruolo centrale nella produzione e vendita di armamenti e ordigni a paesi coinvolti in conflitti bellici in tutto il mondo.

–         40 milioni di euro il giro d’affari dell’export di armi e munizioni, bombe comprese, dalla Sardegna verso il resto del mondo nel 2015 (10 milioni in più rispetto al 2014)

–         4,6 milioni di euro in spedizioni di armi e munizioni partite dal sud Sardegna e dirette all’Arabia Saudita nel solo mese di marzo 2016 (dati Istat)

–         Oltre 6mila morti, di cui circa la metà tra la popolazione civile, oltre 20mila feriti e 685mila rifugiati dall’inizio del conflitto in Yemen (dati UNHC

CHI ASSISTE PASSIVAMENTE ALL’OFFESA DELLA NATURA UMANA NE È RESPONSABILE QUANTO IL DIRETTO ESECUTORE.
VENERDÌ 29 LUGLIO 2016 – ORE 5,30
SIT IN NEL PIAZZALE DI FRONTE ALLA FABBRICA RWM A DOMUSNOVAS

SALUTIAMO L’ALBA – FERMIAMO LE BOMBE
Campagna Stop Bombe RWM

 

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VENERDI’ 24 Giugno H 18.00 // INCONTRO-DIBATTITO MIGRAZIONI E PROBLEMI LUNGO I CONFINI DELLA ROTTA BALCANICA

Posted: Giugno 19th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione, Prigioni e dintorni, Spazio Sociale | No Comments »

Attraverso la testimonianza di una compagna, rientrata dal campo profughi di Idomeni ormai sgomberato dalle autorità greche, parleremo della sua esperienza per cercare di aprire un dibattito sulla questione migranti in relazione all’antimilitarismo e all’occupazione militare in Sardegna.
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La discussione sarà accompagnata dalla proiezione di foto e video.

Il campo profughi di Idomeni ospitava varie migliaia (tra le dieci e le dodicimila persone) di varia nazionalità, curdi, siriani, afghani e iraqueni in fuga dai vari fronti di guerra, nel tentativo di imboccare il corridoio balcanico che li avrebbe potuti condurre in Europa, lontano dalla miseria delle devastaziani che gli interessi dei poteri forti han provocato presso quelle stesse regioni. Le autorità greche del governo tzipras sono intervenute il 24 maggio sgomberando il campo con ruspe e forze dell’ordine e, anzichè provvedere a dotare il campo delle misure necessarie a garantire la dignità dei rifugiati, han proibito l’accesso a medici, avvocati e volontari. I migranti sono stati imbarcati su una quarantina di bus, e circa la metà di loro (quelli cioè che non sono riusciti a sottrarsi alle misure repressive), sono stati deportati presso otto campi adibiti dalle autorità greche all’interno di strutture industriali e concerie, sovraffollate, assolutamente precarie e totalmente inadatte, dopo essere stati divisi per lingua e nazionalità: attualmente queste persone versano in condizioni di profondo disagio, privati d’ogni sorta di servizio (dall’acqua corrente alla luce), senza l’ausilio di equipe sanitarie, con scarsissime razioni sia di acqua e cibo, posti sotto il controllo delle autorità greche nell’attesa del compiersi del loro futuro. Molti sono già stati rimpatriati, molti altri vengono detenuti sotto la soglia della sopravvivenza


SECONDO CAMPEGGIO ANTIMILITARISTA della Rete NO BASI né Qui né Altrove – 5/9 ottobre 2016 – Sud Sardegna

Posted: Giugno 2nd, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

 

LxIlCyboMulNpBO-800x450-noPadLa Rete No Basi né Qui né Altrove propone anche quest’anno cinque giorni di mobilitazione e campeggio, in concomitanza con l’inizio del secondo semestre di esercitazioni militari, per rafforzare i percorsi di lotta contro il militarismo e la militarizzazione dei territori della Sardegna e non solo.

In questo momento l’asse Base Aerea di Decimomannu – Poligono di Capo Frasca può diventare, se già non è così, l’anello più debole della presenza militare in Sardegna. La crisi innescata dall’annunciata dipartita dell’aeronautica tedesca al termine del 2016 potrebbe mettere in forte dubbio l’esistenza stessa dell’aeroporto militare e, conseguentemente, del poligono di Capo Frasca.

Per questi motivi vogliamo creare un clima sempre più ostile contro i militari, affinché possibili nuovi affittuari (in sostituzione dei tedeschi) rivedano i loro propositi e gli italiani stessi vadano sempre più in crisi. L’anno scorso e quest’anno si sono tenute diverse manifestazioni e iniziative nei territori intorno all’aeroporto di Decimomannu, con l’obiettivo di bloccarne le attività, come quella dell’11 giugno contro la STAREX. Queste pressioni hanno dato dei risultati, minando le “condizioni per operare con la serenità necessaria”, come hanno dichiarato i vertici militari a pochi giorni dal corteo.

Annunciamo l’iniziativa del campeggio con largo anticipo, al fine di poter creare un percorso legato al territorio che ci permetta di arrivare ai primi giorni di Ottobre con idee, progetti e partecipazione più ampia e consapevole possibile.

Seguendo quello che per la Rete è stato un tratto distintivo inamovibile, il campeggio non vuole essere una mera iniziativa d’opinione: in quei giorni vorremmo che si alternassero momenti di lotta, socialità, analisi, dibattito, approfondimento, presenza sul territorio e tanto altro. Ci preme avere dei momenti di confronto, in cui si possa ragionare di prospettive ed esperienze e fare un bilancio di come le lotte si sono sviluppate, modificate e allargate.

Il campeggio sarà autofinanziato e autogestito. Come al solito non saranno presenti istituzioni e partiti, chi facesse parte di queste componenti potrà partecipare al campeggio e alle iniziative a titolo individuale, come tra l’altro faranno tutti coloro che vi vorranno contribuire.

Il programma in questo momento è in definizione.

Vorremmo discutere delle ramificazioni dell’apparato bellico e di come colpirle. La nostra attività degli ultimi tempi si è soffermata in particolare: sulle complicità tra civile e militare nel campo della logistica e della ricerca universitaria, sull’opposizione alla RWM Italia spa, fabbrica di bombe di Domusnovas, e in generale sul trovare delle soluzioni efficaci nel creare un territorio inospitale alla macchina bellica.

Quest’anno, a differenza del campeggio tenutosi a Cagliari lo scorso anno, abbiamo deciso di spostare l’attenzione nei pressi dei territori dove si svolgono maggiormente le esercitazioni militari, per approfondire la conoscenza di quei luoghi e rafforzare i rapporti e le relazioni tra le persone.

In questo momento pensiamo che sia importante ritornare a Capo Frasca, davanti a quei cancelli dove il 13 settembre 2014 si riaccese la fiamma dell’antimilitarismo sardo.

Le assemblee della Rete no basi né qui né altrove sono pubbliche, a cadenza settimanale e distribuite in varie zone della Sardegna.

Sul blog della Rete No Basi né Qui né Altrove, nobasi.noblogs.org, verranno pubblicati il programma, gli approfondimenti del campeggio, i prossimi appuntamenti e trovate i nostri contatti.

La Rete No Basi né Qui né Altrove


Quando il TAR strizza l’occhio alla Questura – Fogli di via obbligatori per gli antimilitaristi

Posted: Giugno 2nd, 2016 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

C’era una volta il Tar, la Questura di Cagliari, la Digos, il Ministero dell’interno, i militari, i mangiatori di teste, i venditori di morte, i guerrafondai tutti d’accordo sul fatto che non basta sottrarre 37.374 ettari di territorio sardo per occupazione militare al calpestio civile, e non basta neanche interdire la navigazione, la pesca e la sosta per oltre 20 mila chilometri quadrati di mare per circa 300 giorni all’anno durante le esercitazioni.

Tutto questo all’allegra combriccola non basta ed usano le armi burocratiche come i fogli di via; così il Tar ha rigettato il ricorso di alcuni/e antimilitaristi/e contro la richiesta da parte della Questura di interdire il passaggio dei suoi abitanti in altre zone della Sardegna: resteranno in vigore per 3 anni i fogli di via da Teulada, Sant’Anna Arresi, Decimomannu e Arbus.

Con questi provvedimenti ribadiscono il loro ritenersi “invalicabili”, cercando di spegnere le voci del dissenso alla presenza militare e di incutere paura con provvedimenti preventivi in cui evidenziano dei passaggi a loro molto cari :

La divisione tra buoni e cattivi, ovvero la concessione o la negazione del gratuito patrocinio da parte del Tar a chi ha diritto di usufruirne economicamente a seconda della fedina penale cucita su misura dalla Digos. Quindi vale la regola: se hai una fedina penale linda, o quasi, il gratuito patrocinio è concesso. Non ce l’hai? Allora se vuoi fare ricorso te lo paghi, cercando così di isolare chi ritenuto “pericoloso” e di frammentare la lotta.

L’altro aspetto è il diniego ai ricorsi avvenuto esclusivamente tenendo fede a mere supposizioni della questura. La giurisprudenza amministrativa sostiene a giustificazione dei dinieghi che “la misura del Foglio di via obbligatorio è diretta a prevenire reati, piuttosto che a reprimerli, e presuppone unicamente un giudizio di pericolosità per la sicurezza pubblica, fondato su concreti comportamenti attuali del soggetto destinatario, ossia su episodi di vita che, secondo il prudente apprezzamento dell’Autorità di Polizia, rivelino un’ oggettiva ed apprezzabile probabilità di commissione di reati”.

L’ultimo passaggio è quello che caratterizza le forze repressive, la prevenzione per loro significa incutere paura, ricattare con le armi che gli fornisce il capitale, reprimere con scudi e manganelli chi si oppone.

Ricordiamo che i primi fogli di via sono arrivati a seguito del corteo alla base di Decimomannu, l’11 giugno, e poi con il campeggio antimilitarista organizzato a Cagliari. Chi arrivava in città per il campeggio è stato atteso all’aereoporto dai digossini e gli è stato notificato il foglio di via dalla provincia di Cagliari.

A seguire, in concomitanza all’organizzazione della manifestazione del 3 novembre a Teulada contro la più grande esercitazione Nato da 15 anni, la Trident Juncture. I compagni e le compagne che a ridosso di quella data sono stati fermati dalla Digos nei pressi della base di Teulada hanno ricevuto il foglio di via da quel comune; ma, visto che c’era, la Questura ha inserito per alcuni anche gli altri comuni limitrofi alle basi militari e non paga di aver identificato poche persone nei pressi di Teulada, ha inviato altri fogli di via a qualcuno che in quel periodo non si è nemmeno avvicinato alla base, neanche per la manifestazione del 3 novembre.

Negli ultimi anni la Questura cagliaritana è stata prolifica di provvedimenti amministrativi e intimidazioni, che vanno da avvisi orali a richieste di sorveglianza speciale e perquisizioni per vilipendio alle forze armate.

Contro tutti questi provvedimenti la risposta vera e forte che si può dare è continuare a lottare.

La lotta ha sempre nella Questura e nelle istituzioni un ostacolo da valicare.

Minare la loro autorità e non accettare la presenza militare ovunque si presenti è un primo passo per cancellare l’immagine dei militari come portatori di pace e sicurezza o peggio eroi, ma valutarli per quello che sono: potenziali assassini.

I FOGLI DI VIA NON FERMERANNO LA LOTTA!

Ringraziamo chi fin’ora ha sostenuto la cassa per le spese legali contro le attività militari e invitiamo tutti e tutte a mantenere alta l’attenzione perché il cammino che ci aspetta è lungo.

La cassa per le spese legali contro le attività militari

 

Sostieni-la-Cassa-Antimilitarista1

 

 

 

 

 

cassa-spese-legali // INFO


10 maggio! MANIFESTAZIONE CONTRO LA FABBRICA DI BOMBE DI DOMUSNOVAS

Posted: Maggio 3rd, 2016 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

Il 10 maggio si riuniscono a Berlino gli azionisti per l’assemblea generale della più grande industria bellica tedesca, la Rheinmetall AG, madre della RWM S.p.A.; una delle tante filiali del colosso tedesco che ha sedi in tutto il mondo.

Il fatturato della Rheinmetall per il 2015 corrisponde a 2,6 miliardi di Euro. Il settore difesa della Rheinmetal è responsabile di circa la metà delle vendite del gruppo, ciò significa che questi soldi sono entrati grazie alla vendita di cannoni, munizioni, sistemi elettronici, carri armati e armamenti. Alcuni esempi: la commessa di carri armati in Algeria, costruiti direttamente in loco; i carri armati Leopard 2 venduti in Indonesia; le 250 000 bombe MK consegnate lo scorso giugno tramite la RWM agli Emirati Arabi Uniti, quelle responsabili della strage nello Yemen.

MANIFESTO_MANIFESTAZIONE 10 MAGGIOIl marketing populista della Rheinmetall è in perfetta sintonia con la comunicazione mediatica degli Stati che progettano a tavolino guerre per presunti scopi umanitari, tant’è che definisce l’obiettivo della divisione difesa “a tutela delle persone e delle attrezzature” orientando “le sue attività di ricerca e sviluppo per le principali aree di capacità nazionali stipulate dalle forze armate tedesche e alle esigenze dei profili di missione degli eserciti internazionali.” Secondo la S.p.A. tedesca “Le forze armate del 21 ° secolo devono affrontare le sfide crescenti e minacce complesse (…) combattendo a grandissimo rischio per preservare la sicurezza e la libertà. (…) il suo ruolo di fornitore di attrezzature per le forze armate tedesche, la NATO e altre nazioni responsabili, aiuta a proteggere le forze armate impegnate in operazioni militari.”

Ma è noto che le guerre convengono esclusivamente a chi le fa e dai territori inguerra si può solo scappare per sopravvivere. L’unico scopo della Rheinmetall è chiaramente la crescita del suo fatturato. Non dimentichiamo infatti che questa società è la stessa industria che ha dovuto cambiare più volte nel corso della storia, nome, sede e tipo di produzione: dopo la prima guerra mondiale e dopo aver servito la Wehrmacht nazista ma è sempre resuscitata con una nuova patina, assetata di soldi e senza scrupoli.

Sappiamo perfettamente che le multinazionali fanno i migliori investimenti nei paesi con più difficoltà economiche, non per ultimo in Sardegna, dove il lavoro non è mai stato un’opportunità bensì un ricatto. In questo periodo di eterni conflitti, che per alcuni significa esclusivamente business, si prospetta in Sardegna un ampliamento della RWM, grazie ad altre commesse e in vista di nuove guerre come quella in Libia.

Noi pensiamo fermamente che prosperare sulla vita e la morte delle persone non possa essere un lavoro, che si avviti un bullone o si concluda un’importante commessa. La possibilità di perdere alcuni posti di lavoro in un territorio devastato economicamente e socialmente crea ansia, lo possiamo capire, ma non per questo accettare. Non vogliamo esser ciechi né schiavi, dobbiamo trovare il modo di liberarci dall’idea che per pagare un mutuo trentennale sia necessario far parte di un meccanismo che ingrassa gli interessi di una politica economica fondata sulla guerra.

Per questi motivi ci ritroviamo il 10 maggio di fronte al piazzale della fabbrica di Domusnovas in concomitanza alle proteste degli antimilitaristi tedeschi che in Germania manifestano a Berlino di fronte alla sede dell’assemblea generale degli azionisti.

Fermiamo chi con estrema disinvoltura produce, trasporta e spedisce prodotti di morte attraverso le nostre strade, i nostri porti e aeroporti!

NTERROMPIAMO LA SCIA DI MORTE DELLA RWM
Si prepara una nuova guerra in Libia, o semplicemente si rinnova quella del 2011,voluta essenzialmente dal governo francese impegnato, tra le altre cose, a garantirealla compagnia Total il 35% delle concessioni petrolifere.
Lo scorso 11 gennaio il ministero della Difesa francese ha assegnato alla RWM Italiaspa una commessa del valore di 225 milioni di euro per la fornitura di bombe. Gliarmamenti a cui fa riferimento il contratto per lo sviluppo e la fornitura di 4 tipi di bombe Mk82.
Ma è noto che le guerre convengono esclusivamente a chi le fa e dai territori in guerra si può solo scappare per sopravvivere.
L’unico scopo della Rheinmetall è chiaramente la crescita del suo fatturato. Non dimentichiamo infatti che questa società è la stessa industria che ha dovuto cambiare più volte nel corso della storia, nome, sede e tipo di produzione: dopo la prima guerra mondiale e dopo aver servito la Wehrmacht nazista ma è sempre resuscitata
con una nuova patina, assetata di soldi e senza scrupoli. La RWM Italia spa ha la sua sede centrale a Ghedi, provincia di Brescia, e uno stabi-
limento a Domusnovas, nel Sulcis Iglesiente. Lo stabilimento sardo produce e vende bombe, ordigni con un’alta capacità distruttiva come la BLU-109 ad alta penetrazione e sospetto utilizzo di uranio impoverito o le MK 82 e modelli a seguire. Quest’ultime in particolare hanno attirato le attenzioni dell’opinione pubblica per le “strane”spedizioni di bombe verso l’Arabia Saudita che le utilizza per bombardare lo Yemen,
in uno dei tanti conflitti, magari poco conosciuti ma non per questo meno cruenti.
Sappiamo perfettamente che le multinazionali fanno i migliori investimenti nei paesi con più difficoltà economiche, non per ultimo in Sardegna, dove il lavoro non è mai stato un’opportunità bensì un ricatto. In questo periodo di eterni conflitti, che per alcuni significa esclusivamente business, si prospetta in Sardegna un ampliamento della RWM, grazie ad altre commesse e in vista di nuove guerre come quella
in Libia. Si è molto dibattuto negli ultimi mesi sulla legalità di quell’operazione. Ora una nuova importante commessa per un’altra guerra; alla luce del giorno e perfettamente legale. Ci preme sottolineare che non è questo il punto, non ci interessa trovare cavilli legali all’orrore.
La produzione di bombe deve cessare qui ed altrove, produrre e vendere morte non può essere un’attività da svolgere serenamente né ora né mai!


21 APRILE 2016 ORE 09.00 // PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ PER LE ANTIMILITARISTE; TRIBUNALE DEI MINORI CAGLIARI

Posted: Aprile 18th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

Il tre novembre scorso nel poligono di Teulada è stata bloccata la più grande esercitazione Nato degli ultimi 15 anni, la Trident Juncture!
Il 21 aprile si terrà il primo processo nei confronti delle antimilitariste minorenni denunciate per ingresso arbitrario in luoghi, ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato.

NON LASCIAMOLE SOLE!

locandina-per-presidio1-724x1024La Trident Juncture coinvolgeva 30 Stati, 36.000 militari, 60 tra navi e sottomarini e 140 tra aerei ed elicotteri ed era ospitata nei poligoni, nelle basi navali e negli aeroporti militari di Portogallo, Spagna e Italia. Un’esercitazione che si inseriva nella strategia generale del riarmo e dell’aumento generalizzato della spesa militare con una programmazione che prevedeva di testare nuovi strumenti aggressivi entro il 2016.
Nei paesi coinvolti non sono mancate le mobilitazioni contro questa devastante esercitazione e in Sardegna un migliaio di persone hanno partecipato alla manifestazione per bloccare la macchina bellica. Dentro il poligono è entrato un gruppo di persone riuscendo a interrompere l’esercitazione per un paio di ore.
Il 21 aprile si terrà il primo processo nei confronti delle antimilitariste minorenni, denunciate secondo l’articolo 682 c.p, per “Ingresso arbitrario in luoghi, ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato”.
E’ evidente che dove inizia l’interesse militare dello Stato finisce la libertà delle persone che vogliono opporsi alla violenza, alla devastazione del proprio territorio, all’occupazione militare e al blocco militare delle frontiere.
Invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio di solidarietà per rivendicare ancora una volta la libertà di contrastare chi lavora, finanzia e si mette al servizio di uno Stato che progetta nuovi crimini di guerra.

A FORAS SA NATO DE SA SARDIGNA E DE SU MUNDU!!

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA

Rete No Basi Né Qui Né Altrove


Corso di laurea in sicurezza e cooperzione nazionale

Posted: Marzo 31st, 2016 | Author: | Filed under: Dossier, General, Militarizatzione | No Comments »

Dall’anno prossimo, tra i diversi corsi proposti dall’Università di Sassari, ne troverai uno altisonante: CORSO DI LAUREA IN SICUREZZA E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE.

Dietro le belle parole, le rassicurazioni dell’Ateneo che si tratta di “un progetto culturale altamente innovativo che si discosta dai corsi incentrato unicamente sulle Scienze della Difesa e della Sicurezza a indirizzo militare” si nasconde in realtà un progetto ben più ampio. A partire dagli ultimi anni, infatti, sono nati anche nel panorama universitario italiano nuovi corsi di laurea finalizzati a creare nuove figure professionali che operino nell’ambito dei conflitti o dei problemi di sicurezza.
Come mai? Dieci anni fa i paesi della NATO scrissero un documento Nato 2020 Urban operation con l’obiettivo di individuare le linee guida di una politica internazionale per prevenire e gestire situazioni di conflittualità, tanto nei lontani scenari di guerra quanto nei vicini confini dei paesi europei. Tra le linee guida spiccava quella denominata “Impegno”, ossia “gestire una situazione di conflittualità, non solo con l’attacco diretto alle forze nemiche in maniera selettiva e mirata, ma anche con la gestione degli effetti del conflitto sulla popolazione non combattente”. E poiché, secondo Nato 2020, il campo d’azione va “dal conflitto su larga scala all’assistenza umanitaria”, diventa necessario lavorare su un aspetto: stringere il piano militare a quello civile. A tale scopo non basta rafforzare l’immaginario del militare come “operatore di pace”, ma creare nuove figure professionali a carattere civile capaci di affiancare il lavoro del militare sul campo. Una figura fondamentale non solo per la gestione del conflitto, non solo per rendere più umanitario il volto di una guerra, ma anche per gestire la fase di transizione del paese in un nuovo regime.
Ecco che da lì a qualche anno, prima nei paesi anglosassoni poi in quelli vicini, iniziano a fioccare nuovi meravigliosi corsi di laurea in “gestione del conflitto”, “sicurezza” e così via..e così, anche se tardi, arriva anche da noi il corso in “sicurezza e cooperazione internazionale”.
Sta a te ora decidere se essere complice della macchina da guerra o meno.
Se essere un granello che inceppa la macchina bellica o un suo ingranaggio.


CONTRO LA GUERRA IN LIBIA inceppiamo la macchina militare

Posted: Marzo 26th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

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CONTRO LA GUERRA IN LIBIA INCEPPIAMO LA MACCHINA MILITARE

PER SABATO 2 APRILE INVITIAMO A MANIFESTARE DI FRONTE A UNIVERSITÀ, CENTRI DI RICERCA, INDUSTRIE BELLICHE, IN QUANTE PIÙ CITTÀ POSSIBILI.

PERCHÉ ALLA GUERRA TRA GLI STATI E I POPOLI OPPONIAMO LA GUERRA SOCIALE, PER L’ABBATTIMENTO DI OGNI FRONTIERA E CONTRO OGNI SFRUTTAMENTO DELL’ESSERE UMANO SULL’ESSERE UMANO E SULLA NATURA.

La guerra non è più dichiarata: essa semplicemente è.
Dal 1991 Lo Stato italiano è in guerra, con le sue truppe schierate in più di 20 paesi e la partecipazione a tutte le principali “missioni internazionali”.
Adesso il governo Renzi si sta preparando ad aggredire la Libia, con l’obiettivo di schierare la fanteria a difesa dei giacimenti petroliferi e dei metanodotti dell’ENI.
Come se non bastasse, lo Stato italiano tornerà presto in Iraq con un contingente di circa 500 soldati, che presidieranno i lavori di ristrutturazione della diga di Mosul, affidata all’impresa di costruzione Trevi di Cesena. La guerra è da sempre utilizzata da Stati e classi dominanti per affermare i propri interessi. Dall’accaparramento delle risorse all’arrivo di manodopera a basso costo in fuga dai conflitti, la guerra è l’ossigeno dell’impresa.
Ma non solo: la guerra è essa stessa un’impresa, assicurando ingenti profitti ai padroni delle armi – in testa il colosso di Stato Finmeccanica – e agli speculatori che si spartiscono gli appalti di “ricostruzione”, passando per gli imprenditori della logistica necessaria alle manovre.
Mentre i padroni banchettano sul mondo, la guerra la vediamo anche qui vicino a noi, sotto forma di un’umanità braccata: milioni di profughi si accalcano alle frontiere esterne degli stessi Stati che li hanno bombardati, ma si trovano di fronte solo chilometri di muri, filo spinato, acciaio, campi di internamento e militari che li sorvegliano. I confini, apparentemente scomparsi, ritornano a farsi materiali. Da questa parte della frontiera, la popolazione viene fatta vivere nel terrore che la guerra possa tornare indietro sotto forma di attacchi indiscriminati. Si restringono gli spazi di dissenso, peggiorano le condizioni di vita e le città vengono militarizzate. Tutto ciò viene fatto con il tacito assenso di chi a queste scelte non oppone resistenza.Ma qui vicino a noi, possiamo trovare anche i responsabili di questi orrori. Non sono infatti solo i militari che fanno la guerra. Essi hanno bisogno anche di altri che li sostengano nel loro compito: le industrie che producono gli armamenti, le università che sviluppano i ritrovati tecnici e le dottrine strategiche d’intervento, i vettori commerciali per il trasporto logistico di armi e soldati.
Un carro armato che non viene imbarcato su una nave non può andare a sparare oltremare; una bomba che non viene portata fuori dalla fabbrica non può essere sganciata su un villaggio libico o siriano. Per questo Moby Lines, Tirrenia, FS Logistica, Saima Avandero, Ter Roma e tante altre sono complici della guerra. FS Logistica guadagna oltre 10 milioni di euro l’anno per il trasporto su rotaia dei mezzi militari. Moby Lines trasporta le bombe della RWM dalla Sardegna al Continente, per permetterne l’arrivo sugli scenari di guerra. Contro la logistica bellica, l’imminente attacco militare alla Libia e tutti i complici del militarismo, occorre quindi agire. Per questo dal 28 marzo al 2 aprile invitiamo alla mobilitazione tutti i nemici della macchina militare, realizzando azioni di disturbo e contrasto contro coloro che permettono l’arrivo di mezzi e rifornimenti al fronte, secondo i desideri e le capacità di ognuno.

Anarchici e antimilitaristi


Solidarietà ai compagni del “Comitato studentesco contro l’occupazione militare in Sardegna” colpiti dalla repressione

Posted: Marzo 5th, 2016 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

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Come collettivo s’idea libera vogliamo esprimere massima solidarietà ai compagni di Cagliari del Comitato studentesco contro l’occupazione militare in Sardegna, recentemente colpiti dalle mire della repressione con l’accusa di “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio” e “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate”.

Le prassi sbirresche non fermeranno le lotte contro le basi e contro lo sfruttamento della Sardegna a favore degli interessi imperialisti e guerrafondai, né tantomeno riusciranno nei loro intenti intimidatori, volti solo a rivelare il vero volto delle istituzioni.

SEMPRE DALLA PARTE DI CHI LOTTA!

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA!


Lutfwaffe Raus Sabato 27 Febbraio ore 14.00

Posted: Marzo 2nd, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Manifesti, Militarizatzione | No Comments »

A tre mesi di distanza dalla giornata del 3 novembre in cui venne interrotta la NATO Trident Juncture, torniamo in strada, o meglio in campagna, per una passeggiata in favore della chiusura definitiva dell’aereoporto di Decimomannu. I tedeschi infatti, gestori per metà delle strutture, hanno rilasciato di non voler rinnovare il contratto. Mai da 60 anni l’aereoporto è stato tanto vicino alla chiusura, cerchiamno perciò di accelerare i tempi. A giugno Lutfwaffe e AMI annullarono l’esercitazione STAREX prevedendo una forta contrapposizione popolare, che non mancò di farsi sentire. E’ ora di ripercorrere quelle strade, quei sentieri, e poco alla volta riprenderci la nostra terra.

NOBASI: nè quì nè altrove

INFO&concentramento:https://nobasi.noblogs.org/

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“FAREDDIZI LI BASI” Sabato 6 febbraio

Posted: Febbraio 1st, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

Intendiamo il militarismo rappresentazione armata degli interessi del capitalismo, volta al rafforzamento del modello economico imposto dalle esigenze del mercato globale ( di cui il militarismo costituisce un importante settore economico ), basato su sfruttamento del territorio e speculazione economica non compatibili con le necessità dei territori e delle comunità che li vivono, ma anzi assolutamente deleterio per le stesse.
Questo modello si impone sulle comunità come sistema parassitario, che prosciuga le risorse scardinando i già fragili equilibri economici dei territori, tramite dinamiche di impoverimento e di manipolazione culturale che rendono sterile ogni mercato locale, nell’ottica di un crescente spopolamento, funzionale alla disgregazione del sottile tessuto socioeconomico sopravvissuto, costringendo masse di studenti e disoccupati all’emigrazione con la – troppo spesso falsa – promessa di un inserimento nel mercato del lavoro. Un mercato che crea disoccupazione per alimentare gli interessi di chi lo crea e gestisce, un mercato che distrugge ogni prospettiva di sopravvivenza e di rilancio economico della comunità ospitante, rendendola succube di una globalità fatta di discount e contratti a progetto che ne assorbono ogni ricchezza, portando in cambio immobilismo e sudditanza economica anziché rilanciare le possibilità in termini di sussistenza e auto-sostentamento di ogni territorio ospitante.

L’unico potere che rimane al consumatore è quello di spendere il proprio mese e, se questo è un potere, sta al consumatore decidere se spendere in maniera critica per alimentare l’infinita macchina della produzione, o alimentare invece un mercato alternativo che proponga un modello sostenibile, basato su un sistema comunitario e fiduciario e sul concetto dell’autoproduzione e della filiera più che corta.
Il tipo di mercato di cui parliamo, e le relative reti di produttor* e co-produttor* che li autoorganizzano, fungono da strumento sociale per adattare l’economia al modello umano e non l’uomo al modello economico, preferendo un’alternativa informale e conviviale, che ricongiunga l’urbanità con i territori da cui ogni paese trae il suo sostentamento, tramite pratiche spontanee e necessarie, non istituzionalizzate, in una maniera non invasiva, ma compatibile e funzionale per entrambe.
Città e campagna sono realtà divise per tempi, tipologie lavorative e possibilità militanti, ma accomunate dalla necessità di creare un comune piano di alternativa, radicale e mutualistico che favoriscano la rinascita di un mercato locale sostenibile, compatibile con le esigenze delle comunità interessate, contrario alle dinamiche di potere e di sfruttamento imposte dal mercato globale.

Rivendichiamo il diritto del territorio a liberarsi da un mercato che non produce ricchezza ma solo dipendenza, non crea mestieri e lavoro, ma solo disoccupazione e contratti miseria utili solo a chi questo mercato lo gestisce, non crea cittadini responsabili ma solo ignari consumatori. Rivendichiamo il diritto al governo diretto e non burocratizzato del proprio ambiente di vita, come elemento fondante di una comunità trasversale tra città e campagna, che traduca in azione diretta la disillusione collettiva verso la politica, le istituzioni, la burocrazia, etc., causata da un’eccessiva putrefazione del sistema e percepita come irreversibile.

Proponiamo dunque, tramite la rivalutazione di pratiche consuetudinarie adattate al contesto contemporaneo, di avviare un percorso comune basato sull’autodeterminazione degli individui, delle collettività e delle comunità, per creare economie responsabili e autosufficienti, fuori dal mercato e dal suo contesto globalizzante fatto di speculazione e imposizione, cercando di svincolarci quanto più possibile dal sistema produttivo consumistico e creando situazioni di produzione e di consumo locali e autonome, tramite pratiche di autogestione, auto-organizzazione ed auto-reddito.

Occupazione temporanea autogestita, come pratica reale di riappropriazione degli spazi, che possa essere riprodotta da chiunque senta la necessità di usufruire di uno spazio pubblico negli interessi della collettività, senza dover passare per le trafile paralizzanti e i compromessi burocratico /amministrativi, attraverso gli autoritarismi di istituzioni troppo interessate a tacere e far tacere, perché coinvolte più o meno direttamente nel profitto speculativo che si contesta.
Pratiche che rendano quindi possibile l’azione diretta di singoli individui e gruppi che si auto-organizzano e si autogestiscono, superando le logiche della macchina del consenso tipiche delle amministrazioni e delle relative gerarchie.

“FAREDDIZI LI BASI”
Sabato 06 febbraio,piazza Mercato Civico,Sassari.
Giornata informativa sull’occupazione militare in Sardegna.

Dalle H14:00 e durante tutta la giornata :

-Mercato delle autoproduzioni agricole ed artigiane di Genuino Clandestino Sardegna a cura del Collettivo Piantagrano,aperto a chiunque volesse parteciparvi nel rispetto dei valori della rete (per contattare la rete gcsardegna@inventati.org)

-Writing e pittura dal vivo con artisti locali.

-Animazione bambini.

-Mostra informativa e fotografica a cura dei collettivi Filtro 44 e The Depleted Island
-Distro,banchetti informativi di vario genere,libri etc.

H16:30

-Letture poetiche e monologhi teatrali a tema con artisti locali,aperto a chiunque volesse portare il proprio materiale.
17:00
-Assemblea pubblica e dibattito sulle lotte contro l’occupazione militare e nuove proposte di lotta.
-Proiezione di video informativi a tema.
Dalle 20:00
Festa di Carnevale contro l’occupazione militare:
-Cena sociale a cura del Collettivo Il Sottoscala condita da cionfra
-Concerto hip hop con Feitz.,Futta e Dj Pdrino, Bakis Beks, Sensei Crew(Valde e Giocca) e Giorgigheddu.
Venitene in greffa e tappatevi che ci sarà jatza pantera!!

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NATO 2020, un mondo a misura di banchiere

Posted: Gennaio 1st, 2016 | Author: | Filed under: Dossier, General, Militarizatzione, Prigioni e dintorni | No Comments »

L’opuscolo di NATO 2020, è un’analisi critica che ruota attorno ad un Dossier pubblicato nel 98, al quale aderiscono 7 tra le nazioni più potenti del mondo (Italia, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e U.S.A.) L’obbiettivo sarebbe quello di delineare una politica di controllo e gestione della conflittualità che la crisi mondiale porterà con sè: le città saranno gli scenari di battaglia, dentro i confini dei moderni stati occidentali.

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Cassa spese legali per il movimento contro la militarizzazione

Posted: Dicembre 3rd, 2015 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione, Spazio Sociale | No Comments »

 

Alla luce della repressione che sta colpendo le persone impegnate nella lotta antimilitarista abbiamo deciso si aprire una cassa che consenta di coprire le spese legali di quanti di noi rimangono colpiti.

Per non lasciare indietro nessuno.

Per bonifici:

IBAN IT29I0760105138251929251931

Intestatario: Alessia Tranquilli

Per ricariche PostePay (da effettuarsi in posta e non nelle ricevitorie):

Numero carta: 5333 1710 1182 3339


Dopo il 3 novembre: prospettive di lotta contro le servitù militari

Posted: Novembre 9th, 2015 | Author: | Filed under: General, Inforadio, Iniziative, Manifesti, Militarizatzione, Spazio Sociale | No Comments »

Giovedì 12 novembre, dalle ore 18.00 assemblea aperta sulla manifestazione del 3 svoltasi a Teulada per discutere assieme e confrontare nuove prospettive di lotta e di rilancio contro le basi e l’occupazione militare.

Alla sede del collettivo s’idea libera (via casaggia 12).

A seguire aperitivo di autofinanziamento x sostenere le spese legali dei compagni e delle compagne denunciate.

Collegamento con una compagna che da un aggiornamento sul corteo contro la NATO indetto per la mattinata di oggi (3 novembre) dal comitato No Basi Ne qui Ne Altrove, per tutta la mattina fino alle 11.30 ora dell’ultimo collegamento

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Mercoledì 28 ottobre: presentazione manifestazione teulada 3 novembre contro la NATO TJ2015

Posted: Ottobre 22nd, 2015 | Author: | Filed under: Dossier, General, Iniziative, Manifesti, Militarizatzione, Spazio Sociale | No Comments »

MERCOLEDI’ 28 OTTOBRE
ORE 18.00

presso il Centro sociale del collettivo S’idealibera (Via Casaggia 12, Sassari)

PRESENTAZIONE DELLA
MANIFESTAZIONE ANTIMILITARISTA CONTRO LA TRIDENT JUNCTURE
(3 NOVEMBRE POLIGONO CAPO TEULADA)

La Trident Juncture 2015, la più imponente esercitazione NATO degli ultimi 15 anni, arriva al culmine e conclude una intensissima stagione di esercitazioni e addestramenti, programmata dall’alleanza per tutto il 2015. L’esercitazione coinvolge 33 Stati, ed è ospitata nei poligoni, nelle basi navali e negli aeroporti militari di Portogallo, Spagna e Italia.
La fase preparatoria dell’esercitazione è cominciata da tempo, mentre dal 3 Ottobre ci troviamo in una fase di “simulazione” e organizzazione dei comandi. La fase operativa a fuoco avrà inizio il 21 ottobre e proseguirà sino al 6 novembre, i centri principali in Italia saranno il comando JFC di Lago Patria (Napoli), il poligono di Capo Teulada in Sardegna e l’aeroporto di Trapani Birgi in Sicilia (che sarà affiancato da altri cinque aeroporti militari: Sigonella, Decimomannu, Amendola, Pratica di Mare e Pisa-Grossetto).
È uno scenario che richiede uno sforzo di consapevolezza e la volontà di agire.
Riteniamo sia necessario continuare ad opporre alle attività militari, per tutta la durata dell’esercitazione, comprese le fasi preparatorie, iniziative e mobilitazioni contro la guerra, le sue strutture, la sua economia, la sua celebrazione (come quella del 4 di novembre) e contro la presenza della NATO, da attuarsi ovunque possibile. In Europa molte sono state e, a breve, saranno le iniziative e le mobilitazioni contro la TJ015, da Cagliari a Napoli, da Marsala a Saragozza.
Nell’ambito di questa ampia mobilitazione la rete No Basi Né Qui Né Altrove si propone di agire il 3 Novembre su uno dei principali teatri di guerra in Italia, il poligono di Capo Teulada, dove è previsto il bombardamento delle flotte NATO contro la costa sarda, lo sbarco di reparti anfibi italiani, USA e del Regno Unito, lo schieramento di reparti di terra che si dispongono a sparare, bombardare e distruggere con ogni tipo di armamento disponibile.
Ci presenteremo, come sempre, con l’obiettivo di inceppare la macchina bellica ed ostacolare lo svolgimento dell’esercitazione, solidali con tutte le altre realtà di lotta antimilitarista ed antimperialista che si preparano a fare altrettanto.
Ripetiamo il nostro appello ad agire sui luoghi della guerra, possibilmente negli stessi giorni, sia per accrescere l’efficacia dell’azione sia per rendere più chiara la volontà generale e diffusa di opporsi e sabotare questo abominio.
MANIFESTAZIONE AL POLIGONO DI CAPO TEULADA
3 NOVEMBRE ORE 10.30
CONCENTRAMENTO PORTO PINO (Sant’Anna Arresi) Via della I spiaggia
PARTECIPIAMO NUMEROSI ALLA MANIFESTAZIONE A TEULADA
IL 3 NOVEMBRE!
NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA
A FORAS SA NATO DAE SA SARDIGNA E DAE SU MUNDU!!
Contatti:
collettivo S’idealibera: https://sidealibera.noblogs.org/ evaliber@autistici.org
rete nobasi: no basi né qui né altrove nobasinoborder@gmail.com

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I giochi di guerra uccidono davvero

Posted: Ottobre 21st, 2015 | Author: | Filed under: Dossier, General, Iniziative, Manifesti, Militarizatzione | No Comments »

Dal 9 all’11 ottobre, a Cagliari si sono tenuti tre giorni di mobilitazione contro la presenza delle basi e dei poligoni di tiro presenti sul territorio sardo (impegnati dal 26 ottobre al 6 novembre) nell’esrcitazione NATO denominata Trident Juncture 2015, che vede il coinvolgimento (al livello internazionale) di 36.000 unità appartenenti a 30 eserciti di paesi differenti. Si tratta della più grande esercitazione militare messa in scena dai poteri alleati d’occidente dall’anno 2002.

Le esercitazioni in questione si terranno presso i poligoni portoghesi, spagnoli ed italiani, e sempre in Italia ha sede il centro operativo delle operazioni, precisamente a Napoli.

Tenendo in considerazione che tali esercitazioni andranno a gravare ulteriormente sulla situazione economica, sociale ed ambientale della Sardegna, vessata da oltre sessant’anni di pesantissime servitù militari e risarcimenti di guerra (ottenendo come conseguenza diretta il progressivo scardinamento delle attività di produzione tradizionali, dell’economica comunitaria come forma di produzione primaria all’interno dei paesi e fonte delle loro sussistenza, a favore di un’economia speculativa che inserisce tali comunità nelle logiche di un mercato globale a cui non appartengono e che lucra nell’inglobare le scarse energie e le disponibilità delle comunità in questione) che vanno a coprire il 63% della superficie totale militare dello Stato Italiano.

Riteniamo intollerabile la distruttiva presenza delle esercitazioni NATO volte ad organizzare la preparazione strategica e logistica delle guerre e delle operazioni militari che nei prossimi anni espanderanno il conflitto lungo le frontiere orientali, sempre più ridotte ad un bacino di approvvigionamento di materie prime, di mercati e forza lavoro.

E’ impensabile che tali esercitazioni, che prevedono l’impiego di mezzi corazzati e blindati aria terra mare, detonazioni ed esplosioni di munizioni fino ad 120 mm, possano non avere un impatto rilevante sulle condizioni ambientali come ripetuto da giornalisti e comandanti sui quotidiani di questi ultimi giorni..

La presenza di queste esercitazioni non solo uccide animali e umani con tumori e distrugge gli ecosistemi, ma inserisce la Sardegna in un meccanismo di guerra, con un ruolo cruciale all’interno delle operazioni di conquista del potere territoriale ed economico, ovvero uno spietato assalto imperialista contro ogni realtà culturale e sociale che si ritrovi sul suo cammino.

La tre giorni cagliaritana è stata organizzata da un lato per informare la popolazione cittadina di quello che sta avvenendo, dall’altro per lanciare una giornata di mobilitazione diretta contro l’esercitazione Trident Juncture. In questi tre giorni ci sono stati diversi momento di confronto affiancati da azioni in città come la contestazione di un sottomarino turco da poco approdato nel molo militare di Cagliari, e un attacchinaggio alla facoltà di ingegneria per denunciare il professor Cao, presidente del D.A.S.S. azienda impegnata nelle prove di lancio di razzi Vega.

Il corteo conclusivo indetto per la domencia pomeriggio, dopo aver sfilato per quasi tutto il percorso, è stato caricato dalle forze dell’ordine a più riprese. Una settimana prima dell’inizio del campeggio, la repressione poliziesca ha cominciato a farsi più stringente: un’assemblea pubblica in piazza è stata accerchiata da 8 pattuglie che la hanno interrotta, all’arrivo in aereoporto qualche giorno prima dell’inizio del campeggio sono stati consegnati 3 fogli di via, seguiti da altri 11 durante i tre giorni di mobilitazione. Durante l’estate sono stati colpiti da provvedimento di sorveglianza speciale 3 compagni cagliaritani, a seguito della manifestazione alla base di Decimo Mannu.

Il movimento NO BASI nasce con la manifestazione tenutasi a Capo Frasca il 13 settembre 2014 in cui 20.000 persone si sono concentrate in prossimità del poligono e dopo aver marciato fino alle reti le hanno tagliate entrando nel militare, con il risultato di interrompere l’esercitazione dei militari israeliani in quel momento in corso. Questa giornata segna la ripresa del movimento antimilitarista sardo che a più riprese e con differenti modalità si è opposto alla presenza dei militari in Sardegna nel corso anni 60-70-80 e 90 a più riprese e in più episodi, caratterizzati dall’intensificarsi della presenza militare nel territorio.

Successivamente alla giornata di Capo Frasca, nasce l’assemblea permanente di Santa Giusta, all’interno della quale confluiscono tutte le realtà che intendono continuare a portare avanti la lotta che si oppone alle servitù militari.

Nei mesi successivi, alcuni gruppi di persone solidali riescono ad entrare nel poligono di Teulada, il 5 novembre e il 20 dicembre. Il 28 marzo il movimento tenta di impedire lo sbarco dei mezzi militari della nave maior presso Sant’Antioco, ma invano perché i militari fanno attraccare la nave nel porto militare di Cagliari e procedono al trasferimento dei mezzi.

L’11 giugno viene indetto un giorno di protesta presso la base di Decimomannu contro l’esercitazione aerea della Starex indetta dall’8 al 12 giugno. In questa occasione i 500 manifestanti, dopo aver cercato di avvicinarsi alle reti vengono caricati e respinti dalle forze dell’ordine.

In seguito a questo fatto il Ministero della Difesa annuncia lo spostamento dell’esercitazione “perchè non sussistono le necessarie condizioni sociali allo svolgimento delle operazioni”.

Il livello di repressione di alza e diversi compagni vengono colpiti da misure preventive.

Successivamente alla Starex, come previsto dal calendario delle esercitazioni, è prevista l’esercitazione NATO Trident Juncture 2015

Dall’assemblea del movimento, è stato rilanciato l’appuntamento del 3 novembre presso Teulada, con l’intenzione di provare ad avvicinarsi alle reti fino ad una raggio di 50 metri, soglia oltre la quale verrebbero teoricamente interrotte le esercitazioni in corso. Riunirsi ancora con l’obbiettivo di ribadire la nostra assoluta contrarietà verso chi orchestra questi teatri di morte, e chi campa a scapito dell’economia che ruota attorno alla presenza delle servitù militari in Sardegna.

 

CARTINE


Intervista su Radiocane. No Basi: storia e prospettive sulle servitù militari in Sardegna

Posted: Ottobre 14th, 2015 | Author: | Filed under: General, Inforadio, Militarizatzione | No Comments »

Viviamo in tempi di guerra”, sottolineava ormai anni fa una pubblicazione aperiodica contro la macchina delle espulsioni. Una considerazione che il presente conferma giorno dopo giorno. E in tempi simili le “terre di guerra”, ovvero i territori “interni” dove la guerra si prepara costantemente, meritano una particolare attenzione. Così la Sardegna, storica landa di servitù militari, dove nell’ultimo anno han ripreso vita svariate attività antimilitariste.

 


Da un compagno impegnato in queste lotte, un’analisi della geografia delle installazioni militari nell’Isola, alcune esperienze di lotta del passato, nonché alcune considerazioni di metodo e prospettiva sul filo delle più recenti iniziative di disturbo al funzionamento delle basi.

 

 


Presentazione della manifestazione antimilitarsita a Teulada novembre

Posted: Ottobre 10th, 2015 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione, Spazio Sociale | No Comments »

MERCOLEDI’ 28 OTTOBRE
ORE 18.00

presso il Centro sociale del collettivo S’idealibera (Via Casaggia 12, Sassari)

PRESENTAZIONE DELLA
MANIFESTAZIONE ANTIMILITARISTA CONTRO LA TRIDENT JUNCTURE  (3 NOVEMBRE POLIGONO CAPO TEULADA)

La Trident Juncture 2015, la più imponente esercitazione NATO degli ultimi 15 anni, arriva al culmine e conclude una intensissima stagione di esercitazioni e addestramenti, programmata dall’alleanza per tutto il 2015. L’esercitazione coinvolge 33 Stati, ed è ospitata nei poligoni, nelle basi navali e negli aeroporti militari di Portogallo, Spagna e Italia.
La fase preparatoria dell’esercitazione è cominciata da tempo, mentre dal 3 Ottobre ci troviamo in una fase di “simulazione” e organizzazione dei comandi. La fase operativa a fuoco avrà inizio il 21 ottobre e proseguirà sino al 6 novembre, i centri principali in Italia saranno il comando JFC di Lago Patria (Napoli), il poligono di Capo Teulada in Sardegna e l’aeroporto di Trapani Birgi in Sicilia (che sarà affiancato da altri cinque aeroporti militari: Sigonella, Decimomannu, Amendola, Pratica di Mare e Pisa-Grossetto).
È uno scenario che richiede uno sforzo di consapevolezza e la volontà di agire.
Riteniamo sia necessario continuare ad opporre alle attività militari, per tutta la durata dell’esercitazione, comprese le fasi preparatorie, iniziative e mobilitazioni contro la guerra, le sue strutture, la sua economia, la sua celebrazione (come quella del 4 di novembre) e contro la presenza della NATO, da attuarsi ovunque possibile. In Europa molte sono state e, a breve, saranno le iniziative e le mobilitazioni contro la TJ015, da Cagliari a Napoli, da Marsala a Saragozza.
Nell’ambito di questa ampia mobilitazione la rete No Basi Né Qui Né Altrove si propone di agire il 3 Novembre su uno dei principali teatri di guerra in Italia, il poligono di Capo Teulada, dove è previsto il bombardamento delle flotte NATO contro la costa sarda, lo sbarco di reparti anfibi italiani, USA e del Regno Unito, lo schieramento di reparti di terra che si dispongono a sparare, bombardare e distruggere con ogni tipo di armamento disponibile.
Ci presenteremo, come sempre, con l’obiettivo di inceppare la macchina bellica ed ostacolare lo svolgimento dell’esercitazione, solidali con tutte le altre realtà di lotta antimilitarista ed antimperialista che si preparano a fare altrettanto.
Ripetiamo il nostro appello ad agire sui luoghi della guerra, possibilmente negli stessi giorni, sia per accrescere l’efficacia dell’azione sia per rendere più chiara la volontà generale e diffusa di opporsi e sabotare questo abominio.
MANIFESTAZIONE AL POLIGONO DI CAPO TEULADA
3 NOVEMBRE ORE 10.30
CONCENTRAMENTO PORTO PINO (Sant’Anna Arresi) Via della I spiaggia
PARTECIPIAMO NUMEROSI ALLA MANIFESTAZIONE A TEULADA
IL 3 NOVEMBRE!
NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA
A FORAS SA NATO DAE SA SARDIGNA E DAE SU MUNDU!!
Contatti:
collettivo S’idealibera: https://sidealibera.noblogs.org/ evaliber@autistici.org
rete nobasi: no basi né qui né altrove nobasinoborder@gmail.com

 


Presentazione campeggio antimilitarista

Posted: Ottobre 1st, 2015 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione, Spazio Sociale | No Comments »

VENERDÌ 2 OTTOBRE ORE 18.00

Presentazione del campeggio antimilitarista indetto dal coordinamento No Basi nè qui nè altrove per i giorni 9,10 e 11 ottobre in zona Cagliari.

Tre giorni di mobilitazioni in occasione dell’esercitazione Trident Juncture, per ribadire totale dissenso verso chi trae profitti dalle guerre e chi specula sulla vita e la morte, chi prende parte, investe e contribuisce in favore di  un mercato della distruzione, verso chi manipola la realtà per distorcela o celarla in proprio favore, annegando le verità nel silenzio.

Aperitivo benefit & distro contro informazione

Spazio sociale S’Idea Libera; Via Casaggia 12 (SS)

Tutt* invitat*

INFO

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Campeggio Antimilitarista

Posted: Ottobre 1st, 2015 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Manifesti, Militarizatzione | No Comments »

LOCANDINA CAMPEGGIO NO BASI


Pranzo di autofinanziamento GC Nurra + DIBATTITO APERTO SULLE BASI MILITARI IN SARDIGNA

Posted: Settembre 22nd, 2015 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

SABATO 26 SETTEMBRE
Pranzo di autofinanziamento GC Nurra + DIBATTITO APERTO SULLE BASI MILITARI IN SARDIGNA

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PROGRAMMA DELLA GIORNATA, a partire dalle 13:
– Mercato delle autoproduzioni contadine ed artigiane (invitiamo tutti i produttor*, trasformator* ed artigian* interessati ad aderire alla rete Genuino Clandestino Nurra a partecipare – contattateci a piantagrano@autoproduzioni.net o 3282706510)
– Area informativa e tavolo del libero scambio dei semi.
– Pranzo di autofinanziamento per la rete Genuino Clandestino Nurra. (A breve le info su menu e costi!)

Nel pomeriggio si aprirà un dibattito sulla SITUAZIONE ATTUALE DELLE BASI MILITARI IN SARDIGNA.
Il collettivo Sidealibera di Sassari presenterà le attività della rete NO BASI, NÉ QUI NÉ ALTROVE e il campeggio antimilitarista previsto per il 9-10-11 ottobre nella zona di Cagliari http://nobasi.noblogs.org/

Estendiamo inoltre l’invito a chiunque voglia prendere parte al dibattito, sia come semplice uditore sia con interventi sul tema.
Per maggiori informazioni scrivete a piantagrano@autoproduzioni.net

Ci vediamo sabato 26 all’orto!


Intervento per il campeggio di Radioazione

Posted: Luglio 26th, 2015 | Author: | Filed under: Dossier, General, Inforadio, Militarizatzione | No Comments »

Parlare di anti-imperialismo, oggi più che mai, significa parlare delle diverse possibilità di azione contro le mille propaggini del capitalismo delocalizzate sul territorio. Parlare di solidarietà e sostegno concreto, non meramente ideale, alle lotte antimperialiste, allo stesso modo, significa mettere granelli di sabbia negli ingranaggi dell’industria di guerra che testa e sperimenta le armi per le guerre d’oltremare.

Se partiamo da questa prospettiva, in Sardegna si aprono numerose possibilità di contribuire in modo attivo alla lotta contro il Capitalismo e le politiche imperialiste. Gli aerei che partono per la Libia, volano dall’aeroporto militare di Decimomannu, le forze armate sioniste si addestrano nei poligoni di Capo Frasca e Teulada, le bombe lanciate in Yemen vengono prodotte nel Sulcis. Una lunga lista di eserciti e aziende della guerra si addestrano e testano le nuove armi proprio nella nostra isola. Read the rest of this entry »


Occupazione militare e spese per il territorio

Posted: Novembre 25th, 2014 | Author: | Filed under: Militarizatzione | No Comments »

Pubblichiamo una riflessione che analizza, dati alla mano, quanto costa al nostro territorio la presenza dei militari e quanto di vero ci sia dietro il mito della ricchezza creata dall’industria della guerra. Ci auguriamo, quindi, che questa riflessione sia un primo passo per un dibattito e un’analisi sull’occupazione militare in Sardegna a cui invitiamo tutti a partecipare inviando eventuali scritti, documenti e proposte.

Occupazione militare e spese per il territorio
Ovvero il mito della ricchezza creata dalla basi militari

Dopo la manifestazione del 13 Ottobre a Capo Frasca i giornali isolani hanno ospitato (per la prima volta realmente preoccupati che l’ingranaggio mortale delle esercitazioni in Sardegna subisse un rallentamento congruo) un prolungato quanto inconsistente dibattito sul presunto benessere economico creato dalla presenza dell’occupazione militare italiana in Sardegna. Le posizioni in difesa della presenza delle forze armate italiane (e non) sul territorio sardo era come sempre supportata dal fattore “lavoro”, cioè il solito mantra:

“ in una terra di disoccupati le basi militari creano reddito e occupazione”.

Si potrebbe liquidare questa affermazione rapidamente bollandola come “luogo comune”, o rispondere che non ci si può sempre piegare al ricatto del lavoro. Sì potremmo liquidarla così, oppure verificare quanto ci sia di vero in questo tipo di affermazione.

Posta al vaglio della realtà dei dati (che esistono, magari sepolti sotto tonnellate di altre statistiche ma non sono un segreto) la realtà della famosa “ricchezza” portata dalle basi militari più che una realtà risulta poco più di un mito. Parliamo con i numeri alla mano: il tasso di disoccupazione medio in Sardegna nell’ ultimo trimestre (sto prendendo il dato più alto) è del 17,4%, quello di Teulada arrotondando in eccesso è del 24.4%, Villaputzu (PISQ) 23.1%, Perdasdefogu (PISQ) 25%, Arbus (Capo Frasca) 29%.

Sono numeri che hanno bisogno di pochi commenti in realtà, ma non bastano a demolire la leggenda del benessere creato dal vivere dentro il più grande campo minato d’Europa. L’impatto che le basi militari hanno sulle comunità adiacenti è in realtà molto più devastante di quanto possa risultare dalla constatazione della mancata occupazione creata, il tasso di spopolamento del comune di Quirra dal 1971 ad oggi è e del 12% per quello di Teulada è addirittura del 54%. L’assenza di una economia reale, cioè nata dalle potenzialità e dalle capacità del territorio stesso, ha come conseguenza la scomparsa della comunità che abita quel territorio, se il territorio è occupato e inaccessibile, se è reso inutilizzabile dai livelli di metalli pesanti e radiazioni che possibilità ha chi ci vive di valorizzarlo e costruirci un economia prospera? La risposta logica è nessuna possibilità, ovviamente, ecco il perchè di questi numeri. Si potrebbe obbiettare che se questo è vero per i comuni adiacenti alle basi magari per il resto dell’isola gli introiti creati dalla presenza di migliaia di soldati italiani e stranieri sia un buon incentivo per la devastata economia sarda. Immagino che questa affermazione sia stata data per vera ma non considerata valida anche da molti e molte contrari alla presenza militare in Sardegna. Ancora una volta si tratta di un mito creato dalla dipendenza culturale (e anche dal meretricio giornalistico diciamola tutta) di cui siamo vittime e carnefici come tutti i colonizzati.

Il dominio non può essere cattivo e ci porta solo cose buone, così ci viene “insegnato” nelle scuole dello stato italiano, l’Italia ci ha portato la modernità con le miniere (i fucilati dagli sbirri di Bugerru e i morti di silicosi e polmonite non contano) la legge e la costituzione (cacciati come cinghiali nei nostri boschi e lasciati impazzire in carcere) il progresso dell’industria (Ottana , Mortovesme..) insomma alla fine il bilancio risulta sempre positivo, peccato che siano delle menzogne svergognate smentite dal panorama che circonda noi sardi ogni giorno. Un’altra cosa che viene strombazzata come vera ogni 2 giorni è “l’indotto economico creato dai militari”. Niente di più falso ovviamente, partendo dal concetto che nessun apparato di difesa al mondo crea economia (mi spiego: gli eserciti nei bilanci nazionali sono considerati una spesa e basta, per il semplice motivo che non producono proprio un bel niente) e che quindi non si può in nessun modo affermare che crei ricchezza , non resta che capire quanto è il COSTO effettivo dell’occupazione militare internazionale per i sardi. Nel 2011 la spesa totale per la difesa in Sardegna è stata di 649.000.000 di Euro (nel 2007 la spesa era di 568.000.000 quindi è un dato in crescita), in totale rappresenta il 6% della spesa totale pubblica in Sardegna a questo si potrebbe sommare facilmente il costo della “sicurezza”, cioè di carabinieri e polizia, che ammonta alla considerevole cifra di 868.000.000 (altro dato in crescita nel 2007 la spesa era di 788.000.000), che in percentuale ammonta al 8,5%, in totale la presenza armata dello Stato pesa per il 14,5% sulle spese generali dell’isola, se vi sembra una cifra ragionevole sappiate che per l’edilizia pubblica, scuole e case popolari , strade ecc ecc, sono stati spesi 180.000.000, cioè il 2,5% della spesa pubblica , e non deve stupirvi che la cifra spesa è ogni anno inferiore alla precedente , nel 2007 era intorno al 3.8% …….. e se ci prendiamo la briga di leggere i dati in evoluzione negli anni mentre la spesa per farci bombardare dalle aviazioni mezzo mondo è in crescita costante il denaro investito per case e interventi sociali è diminuito drasticamente negli ultimi 6 anni.

Visto che stiamo giocando con i numeri, e che ogni maledetta volta che si mette in discussione l’industria di morte in Sardegna ci viene rimproverato di non essere razionali e concreti, ci piacerebbe aggiungere a questa emorragia di capitali anche quella di risorse umane. Visto che il capitalismo gioca con le parole, giochiamo anche noi con le parole del capitale, rivoltiamogliele contro, se pensiamo al fatto che la Sardegna è al 7° posto a livello italiano per numero di arruolati, quanti son quelli sottratti ad una attività realmente produttiva e proficua per la comunità, mi spiego, quel numero di persone impiegate adesso a produrre morte sul territorio sardo quanta ricchezza potrebbero produrre se diversamente impiegate? Si può facilmente contare come spesa aggiuntiva.

Sia ben chiaro che il discorso fatto fino ad ora non si augura affatto una razionalizzazione del sistema capitalista italiano in chiave umanitaria (per quanto mi consideri poco sveglio non credo di essere così coglione), i numeri elencati fino ad ora servono, per chi li vuole usare, a smontare il mito del benessere distribuito dal sistema di potere in Sardegna, non esiste, non c’è paga per la svendita della propria dignità e della propria terra, il messaggio che le cifre vorrebbero veicolare è questo, il capitalismo non è un commercio fra pari, sulla nostra terra come in ogni angolo del pianeta è mera e brutale rapina.

Tanto per essere più esplicito possibile, se domani smettessimo di “ospitare” le basi militari italiane avremmo risolto il problema abitativo di tutti gli abitanti dell’isola e non solo.

Tutti i numeri che vi ho elencato son facilmente rintracciabili sui siti ISTAT e su quelli dell’esercito italiano, le somme onestamente sono abbastanza facili da tirare, la presenza dello Stato è alla fine dei conti una spesa insostenibile da tutti i punti di vista, e non sto parlando solo dello Stato Italiano, le radici che il potere ha gettato i Sardegna sono cresciute su un terreno ostile, le abbiamo lasciate crescere e ora ne stiamo pagando le conseguenze sotto tutti i punti di vista, sarebbe cosa più che sensata tornare a essere ostili e fertili.

S. M.


IMMOBILIZZIAMOLI – presidio davanti ai cancelli del porto militare di SANT’ANTIOCO mercoledì 19 NOVEMBRE

Posted: Novembre 14th, 2014 | Author: | Filed under: Militarizatzione | No Comments »

MERCOLEDI’ 19 NOVEMBRE

SANT’ANTIOCO

IMMOBILIZZIAMOLI!

In occasione dello sbarco di truppe e di mezzi corazzati diretti verso la guerra permanente di Teulada (prevista tra due settimane), si organizza una giornata di mobilitazione presso il porto industriale di Sant’Antioco dove la nave gialla della guerra attraccherà.

Dalle ore 9.00 concentramento nel piazzale antistante i cancelli del porto industriale

Inoltre, Martedì 18 sempre a Sant’Antioco ci sarà una giornata di contro informazione dalla mattina con volantinaggio al mercato fino alla sera in piazza.

Volantino.pdf

locandina.pdf

Come arrivare al presidio (scarica il pdf)


Cameriere, il conto…

Posted: Gennaio 15th, 2014 | Author: | Filed under: Militarizatzione | No Comments »

Leggendo l’articolo del 24/12/2013 della Nuova Sardegna con l’immagine del cappellano militare Asunis che racconta le gesta eroiche dei nostri militari ad Olbia, penso a una grande abbuffata in cui al tavolo si siedono esponenti della chiesa, politici, giornalisti e le più alte sfere delle forze armate: indovinate chi pagherà il conto!

Lo sdegno più grande è quando leggo il programma di comunicazione della difesa 2013 in cui programmano degli interventi ben precisi per abituare le persone alla loro presenza e a non vederli più come delle figure che si materializzano solo in ambito di guerra. Questo è un pezzo tratto dal PDC 2013:

“Gli italiani hanno un quadro molto positivo verso l’Istituzione della Difesa, sintomo di un livello di fiducia e di attaccamento della popolazione. Ciò trova riscontro nei recenti sondaggi ISPO e dal rapporto EURISPES 2012, dai quali si evince la credibilità sempre più marcata che le Forze Armate hanno assunto negli anni, nel contesto nazionale e internazionale, con la presenza in numerose missioni umanitarie e di peacekeeping e nelle varie forme, in Italia, di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali, contribuendo a collocare l’immagine dei militari in una posizione privilegiata presso l’opinione pubblica”.

Ma partiamo dall’inizio: il 19 novembre in Sardegna si abbatte il ciclone “Cleopatra”, un disastro; in quel momento il ministro della difesa Mauro si sfrega le mani “è il nostro momento, scendiamo in campo”. I militari arrivano ad Olbia e lavorano nelle strade maggiormente colpite dall’alluvione, liberando le strade e le case dal fango, portando fuori dalle abitazioni materassi inutilizzabili, mobili ed elettroutensili rovinati.

Il giornalista della Nuova Sardegna ha preso nota di tutto il lavoro messo in piedi dalla brigata: “a poco più di un mese dall’alluvione, la Brigata Sassari traccia il bilancio: sono stati più di 14 mila i chilometri percorsi dai mezzi dei militari della Sassari nei giorni dell’alluvione, per un totale di 1050 ore a bordo delle macchine movimento terra. Seimila quintali tra cibo, coperte, beni di prima necessità sono stati trasportati tra i vari centri di raccolta o distribuiti porta a porta. Sono 500 i pasti caldi consegnati alla popolazione. Ma i militari hanno anche rimosso rifiuti e detriti sparsi per la città di Olbia: ne sono stati conferiti in discarica 4800 metri cubi. Sono stati poi svuotati dall’acqua (circa seimila metri cubi) diversi magazzini, cantine, depositi e scuole”

Ma perché tutto ciò, perché l’esercito fa tutta questa pantomima, facendosi passare anziché da killer da veri e propri angeli; quanto ci è costato tutto ciò? Non sarebbe stato più corretto dare i soldi spesi per far intervenire l’esercito a un’azienda di Olbia e dintorni che possiede ruspe e macchinari di vario genere, visto la crisi che c’è in quelle zone? La mia riflessione mi porta a Nato 2020 “Urban Operation”: il documento spiega come lo Stato affronterà l’apice della crisi, facendo intervenire l’esercito nelle aree maggiormente a rischio rivolte, e sedarle nel caso in cui si generano. Quindi, per far sì che questo piano si realizzi, hanno bisogno di sfruttare alcuni momenti o tragedie per far sì che la popolazione si abitui; se domani li trovassimo all’esterno di Equitalia con tanto di camionetta, o in altre zone, che cosa penseremo? E allora ecco perché questa strana sinergia tra Stato, pubblica opinione e esercito; il loro obiettivo sarà di presidiare le strade e farci credere che tutto ciò sia normalità, in cui noi affrontiamo la crisi come un evento atmosferico, e la loro presenza e il loro intervento come se fosse un altro ciclone che ci cade dal cielo.

Occorre fare in modo che quando l’esercito farà un’ iniziativa o un’altra scena da copione, si faccia controinformazione, per spiegare alle persone che loro non sono delle crocerossine, ma uno strumento per il consenso della pubblica opinione a favore degli interessi militari e istituzionali.