“I MURI abbattuti, diventano PONTI” A.Devis

OGNUNO COME MEGLIO CREDE

Posted: agosto 12th, 2017 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

riceviamo e diffondiamo:

 

Da diverso tempo la consapevolezza antimilitarista e non solo, ha preso consistenza nei fatti, in tutto il territorio sardo. Momenti di rottura e attacco si sono prodotti e incuneati nell’ingranaggio guerrafondaio, con risultati alterni ma comunque incoraggianti. Pratiche diverse, di massa o individuali, si sono intrecciate per un percorso unico col fine comune di porre freno, e in prospettiva fine, al dominio in divisa, alla sua logica e alla sua arroganza. Scritte sui muri, danneggiamenti vari, reti un tempo invalicabili divelte con rabbia, sbirri e servi vari affrontati con determinazione. NON BASTA.

La macchina da guerra continua il suo percorso, lo fa quotidianamente, architettando ed esportando l’imperialismo ed il colonialismo ovunque, in nome del profitto, sfruttando uccidendo e distruggendo popoli e territori, dalla Sardegna al capo opposto del mondo. Militari, Rwm, Vitrociset ingrossano i loro profitti ogni giorno.

Che fare? Tutto il possibile con ogni mezzo necessario. Attaccare le strutture in divisa e quelle a loro affini e complici non è impensabile, non è impossibile, non è impraticabile. Gli ultimi tre anni di lotte lo dimostrano  e dimostrano che si può e si deve andare avanti, si deve andare oltre, nei propri territori, paesi, città e nei propri quartieri. Sfruttiamo la vastità dei territori dei nostri nemici, troppo difficili da controllare. Imprevedibili, silenziosi, capillari e precisi, ognuno con i suoi mezzi, ognuno con le sue idee.

–          13 Gennaio: Sant’Antioco. Bloccato convoglio di mezzi militari.

–          27 Gennaio: S.S.130 si ribalta un mezzo dell’esercito.

–          Marzo: Disturbata lezione del responsabile del Dass (Cagliari)

–          Marzo: Cagliari, imbrattata la sede della Tirrenia, complice dei trasporti di bombe e militari.

–          Aprile: Cala Mosca, tagliati diversi metri di rete militare.

–          Giugno: Senorbì, bruciata un’officina che ripara i mezzi di esercito e polizia(numerosi i mezzi distrutti)

–          Giugno: Cagliari, danneggiato mezzo Vitrociset.

–          Giugno: Decimomannu, incendio all’interno dell’aereoporto militare.

–          Luglio: Cagliari, interrotto seminario marina militare all’università.

–          Agosto: Danneggiato mezzo Vitrociset.

–          Ottobre: Sassari, interrotto seminario dei militari all’università.

–          23 Novembre: Capofrasca, scontri con la polizia e taglio di reti nel poligono.

–          Dicembre: Capofrasca, tagliati decine di metri di reti militari.

–          Dicembre: azioni antimilitariste a Teulada e Domusnovas.

–          Aprile: Teulada, tagliati decine di metri di reti militari.

–          Maggio: Danneggiato mezzo Vitrociset.

–          Maggio : scritte e azioni durante il passaggio del giro d’italia.

 

“ Cando si tenet su bentu, est prezisu bentulare”


Joint Star 2017

Posted: giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

JOINT STARS 2017

 “Il maggior evento addestrativo dell’anno per la Difesa”: così viene definita la maxi esercitazione militare Joint Star 2017.

Come si legge dal sito della difesa, la JS17, che è organizzata dal Comando Operativo di vertice Interforze (COI), sarà costituita da una rete di esercitazioni che saranno condotte tra giugno e ottobre in varie parti del territorio dello Stato italiano e saranno basate su un’operazione interforze e multinazionale di risposta ad una situazione di crisi condotta sotto guida italiana.

La JS17 si articolerà in due parti principali: la prima sarà costituita dalla Virtual Flag 2017 (vf17), che si svolgerà dal 10 al 15 giugno e sarà un’esercitazione che, grazie all’utilizzo di sistemi di simulazione di alta tecnologia, consente di addestrare il personale alla pianificazione e alla conduzione di operazioni aeree senza l’impiego di velivoli; la seconda parte, in programma tra settembre e ottobre 2017, sarà costituita dalla combinazione di varie esercitazioni prevalentemente di tipo “LIVEX”, cioè con impiego di assetti reali.

La VF17 è organizzata dall’Aeronautica Militare e vede anche la partecipazione di personale e assetti del COI, dell’Esercito Italiano e della Marina Militare. Essa si svolgerà principalmente all’interno di una struttura campale esistente presso il Comando Operazioni Aeree di Poggio Renatico (Ferrara), alla quale saranno connessi diversi Reparti operativi delle Forze Armate partecipanti.

L’esercitazione rappresenta un’importante tappa del processo di consolidamento della capacità della Difesa italiana di gestire un Comando di componente aerea (Italian Joint Force Air Component – ITA JFAC) in grado di pianificare, coordinare e controllare tutti gli aspetti di una campagna aerea. In questa edizione, l’ITA JFAC si addestrerà a ricoprire il ruolo di Joint Task Force, cioè il Comando interforze che coordina tutte le forze militari nel caso di un’operazione a prevalente connotazione aerea.

Due le principali novità della VF17. In primo luogo, l’esercitazione includerà anche un addestramento sul Comando e Controllo nel campo della difesa missilistica (Theatre Ballistic Missile Defense – TBMD), con il rischieramento a livello tattico di comandi e unità operative delle tre Forze Armate: un sistema missilistico SAMP/T dell’Esercito Italiano, un’unità navale classe Orizzonte/FREMM della Marina Militare (o, in alternativa, il Centro Campione di MARICENPROG) e un sensore radar AN/TPS-77 dell’Aeronautica Militare. In secondo luogo, saranno anche previste minacce cyber, cioè attacchi rivolti alla rete informatica utilizzata per condurre le operazioni militari.

E IN SARDEGNA?

La Joint Star 2017 è stata spiegata da Pietro Lo Giudice, colonnello del Comando operativo interforze, alla commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, lo scorso marzo: “Le unità terrestri condurranno attività presso le aree addestrative della Sardegna, quindi mi riferisco a Capo Teulada. Invece, per quanto riguarda le forze aeronautiche, si schiereranno presso le Main Operating Base, che sono quelle di Trapani e di Decimomannu. Per quanto riguarda le unità navali, saranno impegnati il canale di Sicilia e il canale di Sardegna. Queste sono le aree che si stanno identificando per lo svolgimento di questa esercitazione”. Ancora tanti gli aspetti da organizzare, spiega l’ufficiale.

Dal calendario del Comipa, la Joint Star, si terrà da 14 al 29 ottobre. Nel frattempo, sempre a Teulada, andrà in scena anche Mare Aperto, prevista tra il 16 e il 27 dello stesso mese. A Teulada la brigata di manovra si eserciterà anche d’estate, ma solo con munizionamento a salve. Il resto dell’autunno-inverno 2017, fino a dicembre si eserciteranno anche l’Aeronautica e la Marina.

CAPO FRASCA E QUIRRA. Nel poligono del Sinis il calendario è tutto rosso per tre mesi: significa che si terranno esercitazioni a fuoco.

Perdas– poligono a terra – verrà coinvolto nella guerra elettronica Ramstein Guard 6 dal 16 al 30 ottobre.

A novembre e dicembre i piloti si eserciteranno sugli innovatiti aerei di Leonardo, gli M346 FA.

A mare a dicembre verrà testato il sistema missilistico Teseo Msk2 e ancora la società Leonardo testerà il sistema di lancio Mirach 100/5.

JENTI ATTRINZEDDIVVI!!

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA!!

Risultati immagini per antimilitarismo

 


L’RWM affonda i tentacoli

Posted: giugno 1st, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Militarizatzione | No Comments »

Quello della RWM, terza azienda italiana nel settore degli armamenti, dopo Ge Avio srl e Leonardo è oramai un nome sempre più tristemente noto, come sempre più deleteria e inaccettabile, sta diventando la sua azione espansiva verso una crescita economica che non può rappresentare altro che un la fine per le comunità che sotto la sua ombra, muoiono e scompaiono.

Questa multinazionale delle armi tedesca è leader nel settore degli armamenti a livello mondiale. La sua nascita affonda le radici nella Germania del 1889, e passando attraverso le forniture al Raich, arriva oggi ad esportare carri armati, cannoni, munizioni e sistemi integrati in Iraq, Iran, Zaire, Sudafrica, Paraguay, Danimarca, Somalia, Indonesia, Algeria e altri paesi. Una compagnia con un fatturato che nel 2015 contava 2,6 miliardi di euro, fatturato che nel tempo è andato crescendo assieme al numero di morti, non solo nel conflitto in atto in Yemen.

E proprio nel 2016, il governo francese aveva commissionato alla Reinhmetall, un’importante partita di bombe MK, che non ha consentito solo di aumentare considerevolmente un fatturato annuo , ma ha conseguentemente anche aperto le porte dell’ampliamento allo stabilimento in questione, sancendo le sorti del paese e relegandolo al ruolo di produttore di morte che gli stessi lavoratori scelgono di supportare e coprire, nel silenzio e nel collaborazionismo.

Ed è proprio nell’Aprile del 2016 che emerge la notizia dell’ampliamento dello stabilimento della RWM di Domusnovas. Si firmano in questi giorni le ultime carte per consentire l’ampliamento in questione, che prevede la costruzione di un Campo prove, denominato 140, che verrà edificato nella località di San Marco ( Iglesias) comprendendo anche gli interventi stradali per mettere in connessione lo stabilimento di Domusnovas alla S.S. 130 e S.S. 131 per meglio trasportare e far viaggiare questi carichi di morte dai porti di Cagliari, Porto Canale e Olbia, come dall’aereoporto di Elmas.

Oltre al campo prove 140, la RWM ha recentemente depositato presso il comune di Iglesis la dichiarazione autocertificativa (e inviato allo stesso tempo una relazione secretata a carattere riservato all’ufficio prevenzione incendi del Comando Vigili del fuoco di Cagliari) di un capannone affittato un anno fa e fin’ora rimasto vuoto, in zona Sa Stoia (Area industriale di Iglesias) da una società di Gonnesa, con l’intento di cambiare l’uso dello stabile in “deposito di liquidi infiammabili”. Nello stesso stabile, si vorrebbe allestire inoltre un deposito per lo stoccaggio di “materiali di imballaggio vari, quali legno, carta e cartone, contenitori di plastica e componentistica metallica”, con l’intenzione di adibirlo ad archivio dello stabilimento. La fine dell’iter previsto per le autorizzazioni (avviato pochi giorni fa) è prevista per Giugno. I mercanti di morte, continuano inesorabili ad affondare le loro radici lorde di sangue, in un territorio che ne asseconda ogni intenzione, assecondandone gli sviluppi e gli ampliamenti.

E’ col nome di SEI Società Esplosivi Industriali, producendo materiale esplosivo per industrie minerarie, che Reinhmetall approda in Sardegna, aprendo sede così prima a Ghedi e nel 2001 a Domusnovas, ma espandendo presto le proprie competenze produttive verso settori del mercato delle armi in crescita e dandosi perciò alla produzione di mine anti uomo e mine marine e bombe per i caccia Tornado.

Dal 2014, la società è andata a crescere, tra le concessioni e i permessi, incoraggiando e incentivando investimenti che vanno a impoverire sempre più un territorio devastato dal ricatto occupazionale e dallo spopolamento. Amministrazioni spesso succubi della stessa politica imprenditoriale che ha portato nel corso di decenni a svendere al mercato della più spregiudicata imprenditoria, intere porzioni di territorio, sottraendole alla ricchezza reale della comunità.

Trattandosi di una zona storicamente asservita al disagio industriale, gli avvoltoi della guerra e dei capitali non potevano che trovare facile gioco nel riuscire ad accaparrarsi l’area di interesse

Una storia di inoccupazione e scarse prospettive economiche, quella di Domusnovas, vittima di un modello economico parassitario [*che affonda le sue radici sul modello fallimentare dell’industria sarda, fatto di promesse e disastri, di finanziamenti, politicanti e magnati che hanno aperto le porte della speculazione alle leggi di un mercato assassino e ad un modello economico parassitario].

Lo stesso modello che ha così prodotto oggi, circa 250 dipendenti (di cui solo un centinaio sono i residenti presso D.), per i quali una politica aziendale fatta di silenzio servilismo e premialismo volti a celare l’orrore assemblato in fabbrica e sganciato altrove, non può rappresentare l’unica risposta, sebbene sia quella che gli operai e le amministrazioni di Domusnovas hanno scelto e difendono a spada tratta, senza riguardo alcuno verso le conseguenze della loro ripresa economica.

La millantata riconversione e la mancata ricerca di alternative economiche su cui impiantare nuove prospettive per la comunità, ha lasciato la popolazione di seimila abitanti abbandonata all’assistenzialismo e all’inoccupazione, avviandola verso gli interessi bramosi di questi signori della guerra, che scelgono e investono sull’ampliamento al prezzo di tante vite, molte di più di quelle della comunità che hanno asservito.

Numerose sono state fin’ora le azioni intraprese contro questa società e i suoi stabilimenti, da parte di svariate realtà, le quali han sensibilizzato, bloccato e sabotato questa fabbrica di sterminio, attraverso molteplici azioni negli ultimi anni. La possibilità di creare loro malfunzionamenti nel sistema di produzione, o bloccare dei turni di lavoro nel tentativo di arrecare il maggior danno possibile ai loro profitti e ai loro consensi, è già di per se un obbiettivo che rende valido ogni tentativo, nel tentativo di arginare il percorso di sangue che la crescita dei loro bilanci e dei loro stabilimenti porta con sé.


Campo prove 140 // Sull’ampliamento della fabbrica di bombe di Domusnovas

Posted: maggio 16th, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Militarizatzione | No Comments »

Qualche giorno fa i quotidiani locali hanno riportato la notizia che l’iter amministrativo per l’ampliamento della fabbrica di bombe di Domusnovas è giunto a un passo significativo, il 18 maggio a Iglesias si terrà la conferenza di servizi riguardante questa novità.
Una prima voce sulla necessità di ampliamento da parte della RWM era uscita un anno fa, precisamente ad aprile 2016, in concomitanza con la mega- commessa che il governo francese aveva affidato alla Rheinmetall per la produzione di bombe MK.
Da allora non si erano più avute notizie, come al solito la proprietà tedesca è stata molto abile a lavorare nell’ombra, ma ecco che a dieci giorni dalla conferenza di servizi esce la notizia, e sembra che, almeno da un punto di vista legale, ci sia ben poco da fare.
L’ampliamento richiesto prevede l’edificazione di un nuovo Campo prove, denominato 140, da costruire in Località San Marco (in territorio comunale di Iglesias) per scopi non ancora ben chiari. A questo si somma l’investimento che farà anche la regione Sardegna per adattare e mettere a norma la strada che collega lo stabilimento di Domusnovas alla S.S. 130.
Pare quindi che il SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) di Iglesias il 18 darà il formale
via ai lavori; quando inizieranno, la durata e la tipologia sono ancora tutte notizie non a nostra
disposizione, il campo prove di una fabbrica di bombe importante come la RWM probabilmente non sarà un’opera da due soldi e tre giorni di lavoro, ma siamo nel campo delle ipotesi.
La notizia di questo allargamento, proprio ora che da più di un anno si sono finalmente levate delle voci di contrasto per la chiusura della fabbrica, non è passata inosservata, i sindaci coinvolti hanno voluto dire la loro.
Gariazzo, sindaco di Iglesias, ha scelto la strada più facile, dicendosi contrario alla produzione di bombe ma conscio che una riconversione non sia cosa facile e dichiarando che per quanto riguarda l’ampliamento lui non può far altro che applicare la legge. Ventura, sindaco di Domusnovas, invece è stato più coerente con la sua storica posizione di difensore della fabbrica, dicendo che “questa amministrazione difenderà fino alla fine questa realtà economica”.
E’ chiaro che se chi è contrario alla presenza della fabbrica si affiderà ai politicanti di turno si ritroverà nel giro di qualche tempo con il campo prove 140 bell’e pronto a perfezionare una produzione di morte che già ora non scherza. Ma quindi cosa fare?
Non è facile dare una risposta a questa domanda, però ci si può provare.
Innanzitutto questa scelta di ampliamento spegne ulteriormente quegli illusori e assai poco credibili sogni di riconversione (a non si bene cosa tra l’altro) della fabbrica.
La Rheinmetall non ha alcuna intenzione di rivedere o ridimensionare la produzione, il mondo è in guerra, l’industria bellica è in questo momento uno dei pochi ambiti economici su cui gli Stati possono fare affidamento sicuro. Tra chi bombarda, chi si prepara a farlo e chi per essere incluso nei “giochi” di geopolitica invia truppe qua e là, tutte le nazioni si trovano in perenne stato di guerra.
Inoltre la crisi economica a livello mondiale si configura come il ricatto perfetto per far passare questo tipo di investimenti senza troppe opposizioni, gli stati europei sono tutti in cerca di un loro Vietnam, una guerra per risollevare l’economia interna e distrarre la popolazione da ciò che realmente accade, dalle politiche di austerità e controllo sempre più diffuse ed arroganti.
Ciò che accade a Domusnovas si può ritrovare in qualunque parte del pianeta: una produzione che non piace a nessuno o quasi, che viene però sostenuta in modo più o meno palese da tutte le istituzioni, da alcune perchè fornisce quel lavoro che loro stesse non possono più garantire, da altre perchè sanno bene che gli equilibri fra Stati sono basati su accapparamento di risorse e guerra e che su questi argomenti non si può discutere.
Gli interessi legati all’ambito bellico che risiedono nel territorio sardo sono enormi, ne abbiamo avuto una prova il 28 aprile a Quirra, quando militari e sbirri non avevano alcuna intenzione di permettere a un’opposizione organizzata anche solo di mostrarsi. La RWM di Domusnovas è in questo momento in piena espansione, all’avanguardia nella produzione e “tutelata” dalle contraddizioni che il sistema capitalista crea, fra cui la disoccupazione.
Non resta quindi che rimboccarsi le maniche e fare l’unica cosa che possa mettere seriamente in crisi questi colossi: rompere il silenzio complice nel quale lavorano.
Azioni di disturbo, sabotaggi, attacchi, blocchi, tutto ciò che non fa parte di una democratica e composta opposizione, recuperabile o comunque troppo facilmente gestibile da sbirri e istituzioni.
Chiedere al sindaco di Domusnovas la riconversione di una fabbrica privata, per giunta di proprietà tedesca, è come cercare di insegnare a un elefante a volare.
Le popolazioni dei dintorni sono sicuramente dei referenti delle lotte che si portano avanti, ma se non vogliamo ritrovarci con una fabbrica sempre più grande e sempre più radicata nel territorio il momento di agire è ora. Impedire questo ingrandimento significherebbe porre seri problemi alla realizzazione delle nuove commesse, significherebbe togliere quell’affidabilità nella produzione puntuale e precisa che la fabbrica si è guadagnata, significherebbe instillare dei dubbi negli investitori, significherebbe dimostrare che anche questi colossi hanno i piedi d’argilla e che quindi presto o tardi possono crollare.
Cenni storici e sulle recenti lotte contro la RWM: La RWM è un’importante fabbrica di bombe si tuata nel sud ovest della Sardegna, nei pressi del comune di Domusnovas (6000 abitanti circa), è di proprietà tedesca (Rheinmetall) da una decina d’anni circa. In tempi recenti ha subito una riconversione da civile a militare, dopo che per quasi un secolo la “polveriera” produceva esplosivi da cava e da miniera, molto utilizzati da tutta l’industria mineraria sarda. Con il crollo di quest’ultima è andata a picco anche la S.E.I. (Sarda Esplosivi Industriali) che è stata così rilevata da una multinazionale degli armamenti che ne ha trasformato la produzione.
Oggi la RWM possiede nel sud-ovest sardo più di 500.000 mq, di cui una parte è occupata dall’enorme stabilimento circondato da un muro in cemento armato alto circa tre metri e protetto da filo spinato. Vi lavorano con contratto a tempo indeterminato circa 150 operai, quasi tutti sardi. Nei periodi di grandi commesse il numero può arrivare a 200-250, e anche in questo caso gli ingaggi vengono fatti tutti sul territorio. L’ultima ondata di assunzioni temporanee di cui siamo a
conoscenza risale ai primi dello scorso dicembre.
Nella provincia più disperata d’Italia, un indotto come quello offerto dalla RWM ha un peso specifico enorme, sono pochi e silenziosi gli abitanti contrari alla presenza dello stabilimento. Ma c’è di peggio, i dipendenti e le loro famiglie sono i principali difensori della fabbrica.
La proprietà se li compra con buoni stipendi, condizioni di lavoro favorevoli (ad esempio ceste di frutta fresca nelle corsie) e trattamenti contrattuali vantaggiosi, assai rari di questi tempi. In questo modo la direzione può anche permettersi il lusso di chiedere/imporre ai propri dipendenti una certa riservatezza in merito a ciò che si svolge all’interno dello stabilimento. E’ così che un’enorme fabbrica che produce migliaia di bombe l’anno, e che fattura milioni di euro, è riuscita per anni a tenere completamente nascosta la sua attività, e anche ora con molti occhi a controllarla riesce a creare una coltre di fumo dalla quale non sfugge nulla o quasi.
I motivi di tanta segretezza non sono da cercare chissà dove, semplicemente per i proprietari meno si sa meglio è, i traffici d’armi spesso si avvalgono di libere interpretazioni di leggi e norme di sicurezza su trasporto (vedi l’articolo pubblicato dalla rivista SardiniaPost nell’estate 2016), inquinamento e vendita, e la RWM non fa eccezione. Per i dipendenti invece, non far sapere in giro che le loro mani sono sporche di sangue delle migliaia di vittime che le bombe mietono è probabilmente un modo per provare a dormire meglio la notte. Infine la complessità e la pericolosità del prodotto fanno sì che anche un disturbo minimo possa arrecare danni di grande portata alla produzione. Per questo i trasporti di materiali verso la fabbrica e di bombe verso porti e aeroporti sono da sempre top-secret.
In questi ultimi mesi la produzione dovrebbe essersi concentrata sulle bombe MK: ordigni a caduta libera, lunghi più di tre metri, del peso di circa 900 kg, con all’interno più di 400 kg di esplosivo. Le bombe vengono vendute, fra gli altri, anche all’Arabia Saudita, che le scarica sulle città dello Yemen.
I tentativi di opposizione portati avanti negli ultimi mesi hanno mostrato tutte le difficoltà che una lotta del genere comporta, non è quindi casuale l’attenzione che questo articolo rivolge ai movimenti in entrata e uscita dalla fabbrica, alle strade che i convogli percorrono, e ai porti dai quali partono, perchè forse proprio questi sono i punti dove si potrebbero ottenere quei risultati per adesso ancora lontani.
Con fortuna e insistenza, la segretezza nella quale è stata avvolta la fabbrica nell’ultimo anno ha
subito qualche crepa, ecco un elenco di avvenimenti legati ad essa.

Movimenti recenti intorno alla fabbrica di bombe di Domusnovas

16 Gennaio 2016, si registra il primo carico di bombe dell’anno: all’ aeroporto di Elmas atterra un Boeing 787 della compagnia azera Silk Ways. Le operazioni si svolgono di notte per evitare gli occhi curiosi dei passeggeri, ma l’ennesimo carico di bombe MK viene comunque scoperto.

10 Maggio, il Comitato NoBombe organizza un presidio nel piazzale della fabbrica di Domusnovas. Un centinaio di persone blocca l’accesso per tutto il pomeriggio impedendo l’ingresso di un turno di operai, i quali – probabilmente preavvisati – non si fanno nemmeno vedere.

12 Maggio, la nave ro-ro Jolly Cobalto, la più grande del Mediterraneo, parte dal porto di Genova in direzione Dubai con un carico di bombe prodotte a Domusnovas. Le informazioni parlano di sei container contenenti componenti delle bombe MK82 e MK84 prodotte da RWM Italia. Secondo il comunicato stampa quellitrasportati sono elementi per bombe, non ordigni veri e propri.

29 Luglio, il comitato NoBombe organizza il secondo presidio nel piazzale della fabbrica di Domusnovas. Questa volta l’appuntamento è prima dell’alba, per bloccare il primo turno. Una sessantina di manifestanti si ritrova di fronte un centinaio di sbirri con tanto di elicottero. Anche in questo caso gli operai non si vedono, i giornali nei giorni successivi riporteranno la notizia, di dubbia attendibilità, che la fabbrica avesse anticipato di un giorno la chiusura per ferie dello stabilimento, prevista per il 30 Luglio.

29 Settembre, la Jolly Cobalto getta l’ancora in rada al largo del porto di Sant’Antioco, probabilmente per un pescaggio insufficiente. Non viene accertato il trasporto di bombe, ma può essere che sia stata caricata con un lavoro di spola di qualche barca più piccola. Di sicuro la sua presenza nel golfo di Palmas è decisamente
insolita.

8 Ottobre, fallisce un tentativo di blocco della strada che porta alla fabbrica.

18 Novembre, alle 21 all’aeroporto di Cagliari-Elmas atterra un aereo proveniente dall’Azerbaigian, pronto a caricare le bombe della Rwm destinate all’Arabia Saudita. Il carico, anche se non ci sono conferme ufficiali, sarà utilizzato in Yemen, paese stravolto dalla guerra civile. Le armi arrivano alle 22.30: un trasporto massiccio nascosto da alcuni mezzi della società di gestione dello scalo (SOGAER?). La partenza è prevista nel cuore della notte.

21 Novembre, alle 14 parte un carico di bombe direttamente dalla fabbrica. Questa volta i Tir della DSV – Saima Avandero, tra i più grandi al mondo, attraversano da sud a nord l’intera isola, lungo la 131 e poi la diramazione nuorese (131 dcn) verso Olbia, forse nel tentativo di sfuggire ai riflettori dell’aeroporto di Cagliari.
Quattro Tir recanti i simboli dell’esplosivo, scortati da sicurezza privata, raggiungono alle 19 il porto Isola Bianca di Olbia. All’interno dei quattro mastodontici camion ci sono 1000 bombe, ennesima fornitura destinata all’Arabia Saudita. Alle 22 si imbarcano sul Cargo della Moby alla volta di Piombino, per svolgere le operazioni di scarico al coperto verso la destinazione finale.

10 Dicembre, la nave Bahri Tabuk lascia di notte il porto canale di Cagliari diretta a Port Said (Egitto) con un carico di 3000 ordigni prodotti dalla RWM. La Bahri Tabuk è una nave ro-ro cargo ship costruita nel 2013, lunga 220 metri e larga 32, che attualmente batte bandiera saudita. I 18 container vengono issati a bordo con la
supervisione di tecnici, vigilanza privata e vigili del fuoco. Sei giorni dopo la nave attracca al porto di Jeddah in Arabia Saudita.
21 Marzo 2017, la Bahri Tabuk attracca al porto canale di Cagliari e all’alba vengono caricati una ventina (pare) di contaneir provenienti dalla fabbrica di Domusnovas.

3 Aprile, il Comitato NoBombe organizza una giornata di mobilitazione contro la RWM: un presidio mattutino di fronte alla fabbrica con l’obiettivo di bloccarne la produzione, che verrà confinato dalle forze dell’ordine a qualche centinaio di metri dallo stabilimento, e un corteo pomeridiano in paese, per rompere il silenzio complice degli abitanti di Domusnovas. Da fonti locali pare che purtroppo la direzione dell’azienda, a conoscenza degli orari delle contestazioni, sia riuscita a riorganizzare i turni di modo che non vi fosse alcun contatto tra operai e manifestanti e che, di conseguenza, i ritmi di produzione non subissero intoppi. Da registrare inoltre l’ingente presenza di forze di polizia (una decina di camionette di celere insieme a volanti, digos e un elicottero).
Da questi dati si possono estrarre altre piccole informazioni sparse qua e là. La RWM, esattamente come il Ministero della Difesa*, si avvale di una serie di ditte private esperte dilogistica e movimentazione di materiali pericolosi. Per il trasporto su gomma si rivolge alla Saima Avandero, del gruppo danese DSV (come da foto), per il trasporto via mare, quando non può usufruire di navi private come la Jolly Cobalto, ricorre alle navi cargo di Moby e Tirrenia (ormai sotto un unico proprietario, Onorato). I convogli, durante gli spostamenti sulle statali
130 e 131, sono scortati da sorveglianza privata e carabinieri. I trasporti avvengono prevalentemente di notte.

Siamo venuti a conoscenza dell’utilizzo di tre porti: Cagliari, Cagliari Porto canale e Olbia; da segnalare inoltre l’attracco della Jolly Cobalto in rada a Sant’Antioco. Non è chiaro quale sia il criterio nella scelta di uno piuttosto che un altro, probabilmente il non dare certezze a chi prova ad opporsi a questi traffici è una delle ragioni, ma sembra eccessivo considerarla l’unica.

* Per un approfondimento sulle ditte civili impiegate nella logistica militare sul blog nobasi.noblogs.org è presente un pieghevole sulla logistica dell’Esercito Italiano.

Alcun* compagn* della Rete No basi


DOMENICA 23 APRILE GIORNATA ANTIMILITARISTA CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE “MENGIUS PANE CHE BOMBAS” Muros, Piazza della repubblica

Posted: aprile 20th, 2017 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »