DAL CARCERE DI ZURIGO

Posted: Marzo 14th, 2019 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | No Comments »

Dal carcere di Zurigo

Cari compagni, cari amici,
È ormai passato un mese da quando, il 29 gennaio, sono stato bloccato da alcuni poliziotti in borghese in auto e da altri due in bici che mi sono piombati addosso, mentre pedalavo in bicicletta dalla Langstrasse in direzione della Josefstrasse.
Tra gli agenti in borghese che erano in bici, ricordo una donna che deve avermi seguito fin da quando ho lasciato il mio appartamento. Successivamente, in compagnia di una quindicina di intrusi, hanno fatto un’ultima visita al mio appartamento, alla mia auto e alla biblioteca anarchica Fermento, dove hanno prelevato ogni disco rigido, materiale cartaceo e quant’altro.
Così ora sono atterrato in questa altra dimensione, costituita da spazi angusti, da mobili fatti in serie, da lunghi corridoi, da sbarre e ancora sbarre e porte d’acciaio, a cui il via vai di chiavi nelle serrature detta il ritmo quotidiano. A poche centinaia di metri da luoghi e persone che mi sono familiari ma lontano dalla violenza di un’intera società, che preferisce il regime dei muri e delle leggi al regno della libertà e della coscienza. All’esterno, è possibile sognare, sperimentare, ribellarci per la dignità negata davanti alle atrocità che sostengono questo mondo e a poco a poco le nostre esperienze e idee formano un tutt’uno e ci chiariscono, col pensiero e l’azione, le condizioni del dominio per liberarcene, rifiutando il catalogo di modelli prestabiliti, compresi quelli definiti anarchici. Un progetto rivoluzionario in cui la teoria e l’azione si intrecciano e si scontrano costantemente si sviluppa in noi e, come per magia, cresciamo arrivando quasi a credere di poter abbracciare il mondo e poi, crack!, in un attimo tutto si riduce a pochi metri quadrati! Ogni anarchico lo sa e lo ha sempre più o meno presente in un angolino della propria testa. E il fatto stesso che esista questa possibilità, che è emblematica e sta alla base di questo ordine sociale, costituisce più di una semplice ragione per non rendere la nostra vita una prigione già fuori dalle mura: quella delle convenzioni e dei pregiudizi, dei crescenti compromessi e delle soddisfazioni superficiali che il giorno dopo ci portano ad agire per costrizione e per la paura di sentirci minuscoli.
Questo progetto rivoluzionario che ogni anarchico sviluppa in sé, continua a progredire anche quando si finisce in prigione. Per favorire la solidarietà rivoluzionaria, e non soltanto antirepressiva o, com’è comprensibile, umana — che è quella che sento anche nei confronti di chiunque langue nelle galere dello Stato —, non dobbiamo sacrificare la nostra iniziativa ai diktat della repressione.
Potremmo essere tentati a concentrarci solo sul manganello e sul carcere. Ma in fondo, repressione è anche sottomettersi a contenuti e rituali simbolici che ci rinchiudono in un ghetto culturale, è rimanere al di fuori della realtà della guerra sociale, offrire soluzioni partecipative per piccoli compromessi, rimproverare e assillare in generale con riprovazioni e informazioni che hanno un’importanza sempre meno reale, perdere il linguaggio con cui formuliamo le nostre idee per renderle più comprensibili a noi stessi e agli altri. Tutto ciò d’altronde contribuisce forse molto più a reprimere una rivolta contro l’ordine vigente e le relazioni instaurate. Penso che dovremmo quanto meno intravedere un legame fra questi problemi.
Per quanto mi riguarda, considerate le circostanze, posso dire di stare bene. Mi rattrista essere stato strappato all’improvviso dai miei cari e dai miei amati sogni. Ma riesco perfettamente a trovare una dimensione dentro di me e attorno a me. Uso il mio tempo anche libero per leggere e scrivere, imparare e studiare. Ci sono alcune persone, qui, con le quali riesco a intendermi. Avrei davvero piacere di ricevere notizie e analisi sugli accadimenti in tutto il mondo, pubblicazioni anarchiche (in buste appropriate) e naturalmente lettere di amici e compagni.
Capisco il tedesco, il francese, l’italiano, l’inglese e un po’ lo spagnolo e il turco. Ovviamente, i miei accusatori partecipano anch’essi alla lettura di ciò che mi viene inviato. Infine, vorrei ringraziare calorosamente tutti coloro che mi sostengono con i mezzi che hanno a disposizione.
Auguro forza e coraggio a voi che siete fuori — ce n’è più bisogno che dentro.
La salute è in voi, come si diceva una volta. Vi abbraccio con tutto il cuore!
1 marzo 2019, prigione di Zurigo
[13/3/19]
Per scrivergli utilizzare come tramite la Biblioteca anarchica Fermento di Zurigo:
Anarchistische Bibliothek Fermento
Zweierstrasse 42
8005 Zürich
bibliothek-fermento [ät] riseup.net

 


L’INFERNO DEI REGIMI DIFFERENZIATI – Presentazione libro

Posted: Marzo 14th, 2019 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

 

 

 


 

 

 

41 bis, aree riservate, 14 bis, sezioni AS…dietro sigle e numeri si nasconde quello che Alessio Attanasio definisce “L’inferno dei regimi differenziati”, un mondo fatto di divieti, isolamento e limitazioni, progettato e costruito per isolare e costringere “alla resa” il prigioniero.
Alessio Attanasio è un giovane prigioniero che vive ininterrottamente dal 2002
in regime differenziato; per la sua azione instancabile fatta di reclami, scioperi e corrispondenza è stato trasferito numerose volte in diverse carceri, completando il giro delle sezioni 41 bis dello Stato Italiano, compresa l’infame sezione del carcere di Bancali di cui lo stesso Attanasio parla.
Il libro è un modo non solo per guardare come sempre oltre la superficie, ma per capire, in tempi di repressione feroce, come lo Stato costruisce i suoi strumenti di annichilimento (non sempre però riuscendo ad avere la meglio).
Ne parleremo con il Collettivo O.L.G.A di Milano che da anni si occupa di lotte contro le galere, di solidarietà ai prigionieri e redige un interessantissimo opuscolo che raccoglie aggiornamenti sulle lotte internazionali e la corrispondenza con i prigionieri e che viene spedito in tutte le carceri.
Dopo la presentazione, continueremo la nostra chiacchierata con magnozia e beozia per sostenere le casse sempre vuote del Collettivo S’IdeaLibera.
E per chi porta un amico o un’amica, sconto sul libro!
Vi aspettiamo
Collettivo S’IdeaLibera
https://sidealibera.noblogs.org/
evaliber2@inventati.org
FB. spazio sociale sidealibera
Alessio Attanasio è nato a Siracusa il 16 luglio 1970. Il 4 novembre 2002 viene trasferito dal carcere di Catania alla sezione 41-bis di L’Aquila. Da qui viene trasferito a Parma, Viterbo, Milano-Opera, Terni, Novara, Ascoli Piceno, Sassari, Rebibbia. Oggi si trova a Spoleto, ultima tappa per completare il giro delle sezioni 41-bis del Paese. Nell’anno accademico 2009-2010 si è laureato con il prof. A. Genovese in Scienze della comunicazione presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università della Tuscia e si sta laureando in Giurisprudenza.
 

Sa paradura

Posted: Febbraio 1st, 2019 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Prigioni e dintorni | No Comments »

potete contattarci al numero 3478374950


Posted: Luglio 29th, 2017 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Prigioni e dintorni | No Comments »

Scritte apparse sui muri di Sassari in solidarietà con il prigioniero Davide Delogu


Solidarietà dal Kurdistan a Davide Delogu

Posted: Luglio 27th, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Solidarietà dal Kurdistan al prigioniero Davide Delogu


Posted: Luglio 27th, 2017 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Prigioni e dintorni | No Comments »

28 LUGLIO ORE 15.30
PIAZZA UNIONE SARDA – CAGLIARI
PRESIDIO CONTRO LA TORTURA CARCERARIA
DAVIDE DELOGU DETENUTO AL CARCERE DI AUGUSTA
HA INIZIATO LO SCIOPERO DELLA FAME!

Tortura, tentato omicidio, istigazione al suicidio: storia di ordinaria detenzione.

A seguito di un reclamo presso il Tribunale di Sorveglianza di Cagliari veniamo a sapere delle condizioni e vessazioni a cui è sottoposto un nostro amico e compagno, Davide Delogu, detenuto nel carcere di Augusta (SR). Sono parecchi anni che Davide lamenta che gli venga riservato un trattamento carcerario ascrivibile alla tortura piuttosto che alla detenzione.

Lo ha fatto in tanti modi: ha lottato all’interno del carcere, ha scritto, ne ha parlato con i propri cari e avvocati, si è ribellato con tutti i mezzi e l’energia che poteva disporre rinchiuso; ed ora, attraverso il reclamo, ha persino cercato di ricordare alle istituzioni statali di rispettare almeno le leggi che esse stesse hanno elaborato, ne cita tantissime, le conosce bene ormai, lui che non le ha mai riconosciute.

L’aver indotto Davide a doversi rivolgere a un Tribunale per denunciare la sua condizione è già di per se una tortura, e ci induce a pensare, a temere, che l’intento non sia più stroncare la sua personalità e le sue convinzioni ma interrompere la sua stessa esistenza.

A Davide, già sottoposto da anni al regime 14 bis, sono stati imposti sei mesi di durissimo isolamento punitivo: è privato della socialità interna; in isolamento totale e continuativo; rinchiuso in una cella cosiddetta liscia, cioè priva di radio, televisione, armadio e fornelli di dotazione (l’arredo consiste in letto, tavolo e sgabello); le due ore d’aria si svolgono in un’ulteriore cella semplicemente più grande della prima, in pratica non vede mai il sole; non riceve le quotidiane visite mediche, obbligatorie in questo genere di regime che tra l’altro non può essere superiore ai 15 gg.

A tutto ciò si aggiunge: l’impossibilità di visita da parte dei parenti e dell’unica amica autorizzata a vederlo, perché è stato deportato in Sicilia nel 2013, in meno di quattro anni è stato trasferito in quattro differenti strutture carcerarie siciliane; non riceve posta e non può inviarla, non può avere libri ne giornali. Ora può vedere solo il suo avvocato.
Perchè lui? Perchè tanto accanimento?

Davide viene condannato a dodici anni per un reato comune, svoltosi in Sardegna e qui giudicato. Detenuto nel carcere di Buoncammino a Cagliari, e nell’estate del 2013, partecipò alle proteste messe in atto da numerosi detenuti nel carcere cagliaritano che denunciavano le condizioni detentive al limite dell’umano a cui venivano sottoposti.
È noto come il carcere di Buoncammino (ormai trasferito nella nuova sede-fortezza di Uta) si sia distinto per le condizioni oppressive dei carcerati che, in un comunicato dell’epoca delle proteste, riferivano del “sovraffollamento intollerabile con detenuti ammassati in celle lager in condizioni igieniche e strutturali al limite dell’indecenza, speculazione sui prezzi della merce, trattamenti inumani, abusi di qualsiasi genere e troppo, troppo altro ancora”.

A partire da maggio del 2013 decine di detenuti iniziarono lo sciopero del carrello in segno di protesta contro le barbarie che erano costretti a subire. Come previsto il loro grido non fu ascoltato dall’orecchio sordo dell’apparato carcerario e la protesta si infiammò.

Conseguenza di queste rivolte, oltre le perquisizioni, le minacce e le intimidazioni (e risulta anche un pestaggio), fu il trasferimento di una parte dei “ribelli”, tra cui Davide che venne spostato al Pagliarelli di Palermo e accusato di tentata evasione. La presunta intenzione di evadere, il fatto che fosse parte attiva nelle proteste e la sua “contiguità agli ambienti anarchici” gli sono costati il “Regime di sorveglianza particolare”, ennesimo strumento di tortura legalizzato dettato dal ben noto art. 14-bis.

Da quel momento Davide è sottoposto a un’odissea fatta di isolamento, trasferimenti punitivi, censura e sequestro della corrispondenza, limitazioni di ogni forma di socialità e comunicazione con gli altri detenuti e con l’esterno, compresi i parenti e il suo avvocato. Un’altra misura (per il momento sventata dall’opposizione del suo difensore), atta a zittire l’imputato e l’ampia solidarietà creatasi attorno ad esso, è stato il tentativo da parte del DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) di imporre il processo in videoconferenza. Questo provvedimento, oltre a rappresentare l’ennesimo esempio di totale arbitrarietà di applicazione delle norme nei penitenziari, è stata l’ennesima azione punitiva nei confronti di Davide, della sua caparbietà, della sua voglia di tirare la testa fuori dal sacco e non cedere alle ripicche del sistema carcerario.
Da dentro le mura del carcere Davide non ha mai perso occasione di appoggiare le proteste dei suoi compagni detenuti, di esprimere piena solidarietà alle realtà in lotta come i NO TAV, di denunciare ad alta voce le morti nelle carceri. Nonostante l’isolamento impostogli dalla barbaria della galera ha sempre tenuto la testa alta e non si è mai piegato al volere del carcere che lo vorrebbe prono e dentro degli schemi pre-confezionati e pre-determinati.

Davide non si è mai arreso, appunto, e il 1° maggio scorso tenta l’evasione dal carcere di Augusta, gli riesce quasi e se la rivendica, è stato il vento a tradirlo. Maledette isole!
L’amministrazione carceraria di Augusta non la ha presa bene, la butta sul personale. L’ordinamento penitenziario nella sua monumentale crudeltà non è sufficiente a soddisfare la sete di vendetta del suddetto “centro di correzione”, d’altronde non sono mica gli unici!

La storia di Davide è la storia di decine di persone costrette a regimi disumani di carcerazione, illegali come la discrezionalità delle amministrazioni carcerarie e legali come il 14 bis e il 41 bis. Strumenti di annientamento fisico e psicologico che cercano di annullare chi, come lui, si oppone con tutti i propri mezzi a questo sistema fatto di sfruttamento, oppressione, coercizione e violenza. Lo stesso sistema che ti uccide a lavoro, negli ospedali psichiatrici, nelle caserme e nelle galere. Un sistema che se non ti pieghi diventi automaticamente un indesiderato, un emarginato, un essere da isolare e cancellare. E se proprio non ti pieghi finisci peggio.

Oggi 26 luglio 2017 apprendiamo che il reclamo di Davide è stato accolto solo in parte, annullando la disposizione che prevedeva la fruizione delle due ore d’aria in assenza di altri detenuti e che per il resto le sue condizioni resteranno invariate.
Davide ha iniziato lo sciopero della fame per tutti questi motivi e anche perché grazie alla censura non gli fanno avere una foto di un caro amico che è morto poco tempo fa.

Per queste ragioni vi invitiamo al presidio che si terrà venerdì 28 luglio 2017 alle 15:30 nel Piazzale dell’Unione Sarda.

Amiche e Amici – Compagne e Compagni 

Sullo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi

Posted: Giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

I detenuti palestinesi nelle carceri israeliane hanno sospeso il lungo sciopero della fame dopo un accordo con le autorità. Ma il loro problema principale non è stato affrontato.

di Meghna Sridhar e Tripp Zanetis
01.06.2017, Jacobin (USA)

Traduzione di Internazionale

I prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane che hanno osservato uno sciopero della fame per quaranta giorni chiedevano miglioramenti delle loro condizioni di vita, come un accesso più facile alle visite e alle telefonate dei familiari. Ma alla base di tutto c’è un problema più insidioso: il sistema dei tribunali militari, che dal 1967 ha portato all’incarcerazione di un uomo palestinese su tre. I palestinesi detenuti in Israele sono condannati da un sistema giudiziario gestito dall’esercito, che non prevede le stesse tutele garantite nei tribunali civili. Queste corti si occupano solo di reati contro cittadini o proprietà israeliani, e non perseguono i reati commessi dai coloni in Cisgiordania né quelli in cui le vittime sono palestinesi. Come ha osservato il leader dell’ultima protesta dei detenuti, Marwan Barghouti, i tribunali militari sono “complici dei crimini dell’occupazione”.
Il portavoce del ministro degli esteri israeliano Emmanuel Nahshon ha dichiarato che i detenuti palestinesi non sono prigionieri politici, ma “terroristi e assassini condannati”. Tuttavia la realtà e le statistiche dicono altro. Ogni anno i tribunali militari processano tra i cinquecento e i settecento minorenni. Dal 2010 al 2015 il 79 per cento di loro è stato perseguito per aver lanciato pietre, che le regole dell’esercito israeliano considerano un reato “contro l’ordine pubblico”. A commetterlo sono spesso ragazzini che lanciano sassi verso obiettivi troppo distanti per essere colpiti. I tribunali militari perseguono anche altri reati di natura non violenta, come l’istigazione, un termine che può comprendere il fatto di aver pubblicato su Facebook un post contro l’occupazione. Altri palestinesi sono chiamati a rispondere dell’accusa d’iniltrazione, reato contestato a chi entra illegalmente in Israele per lavorare.
Sempre condannati
C’è una buona ragione se la pratica di processare civili, e soprattutto minori, in un tribunale militare per un periodo di tempo così lungo non ha precedenti in una democrazia. Il diritto internazionale consente procedimenti contro i civili da parte dei tribunali militari solo nel caso eccezionale di un’occupazione durante una guerra. E le leggi internazionali sull’occupazione non ne hanno mai contemplata una che dura cinquant’anni.
Il 99,74 per cento dei casi esaminati da un tribunale militare finisce con una condanna: una volta incriminato, un palestinese ha poche possibilità di difendersi con successo. Le prove, soprattutto nel caso di minori, sono spesso frutto di confessioni estorte con la forza, ma le istanze per chiedere l’esclusione di queste prove illegali non sono quasi mai accolte. Gli atti dei processi sono in ebraico, una lingua sconosciuta a quasi tutti gli accusati e alla maggior parte dei loro avvocati. Le traduzioni sono spesso inaccurate. Molti casi si risolvono con un’ammissione di colpevolezza perché, secondo alcuni avvocati, sia gli accusati sia i legali di solito sono puniti se cercano di arrivare al processo.
I prigionieri palestinesi subiscono condizioni di detenzione durissime, in strutture a cui i loro familiari hanno un accesso molto limitato. L’incarcerazione di massa è un pilastro del controllo che Israele esercita sulla Cisgiordania. Solo la fine del controllo militare sulla popolazione civile renderà giustizia ai prigionieri palestinesi e a milioni di persone che ogni giorno subiscono umiliazioni fuori dal carcere.
Meghna Sridhar e Tripp Zanetis hanno visitato i tribunali militari della Cisgiordania con una delegazione della Law school dell’università di Stanford.


Protesta delle detenute palestinesi nelle carceri israeliane

Posted: Giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »
Le donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane lanciano una protesta contro i maltrattamenti da parte del servizio carcerario israeliano 
Almeno 30 donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane hanno lanciato un’azione di protesta lunedì, 5 giugno, cominciando a rimandare indietro i pasti e rifiutando di alzarsi alla chiamata. Ciò in risposta all’annuncio che un certo numero di donne darà spostato dal carcere di HaSharon al carcere di Ramla, dove sono rinchiusi criminali comuni israeliani, e dove sarebbero esposte ad ulteriori rischi sia sul piano fisico che sul piano psicologico.[1]
Le donne hanno inoltre denunciato l’aumento dei prezzi nel magazzino alimentare gestito da una compagnia israeliana come pure del materiale di artigianato tessile, che in passato era fornito dalle famiglie. Ora, lo devono invece comprare e pagare. 
La protesta riguarda anche le umilianti ispezioni corporali cui sono sottoposte prima di trasferimenti e visite, e gli insulti da parte di guardie e carcerieri. E’ stato inoltre riferito che alle detenute è stato vietato di partecipare insieme all’Iftar, il pasto che rompe il digiuno quotidiano.
La protesta delle donne avviene in contemporanea con l’inizio degli incontri tra l’amministrazione delle prigioni israeliane e i prigionieri palestinesi, che avevano intrapreso lo sciopero della fame di 40 giorni per l’attuazione dell’accordo che aveva posto fine allo sciopero nelle carceri Hadarim e Ashkelon. Tra le richieste anche alcune misure riguardanti le detenute – tra cui l’accesso a materiali di artigianato e la fine dei trasferimenti abusivi e dei maltrattamenti. Tuttavia, le madri di diverse detenute, tra cui Shatila Abu Ayyad e Nurhan Awad, hanno riferito che le loro figlie hanno visto solo peggioramenti della loro condizione, probabilmente come rappresaglia per lo sciopero.
Anche il responsabile della “Commissione per i prigionieri”, Issa Qaraque, ha confermato gli abusi nei confronti delle prigioniere, e la continuazione delle perquisizioni da parte di militari maschi anziché da donne come richiesto.
Circa gli incontri per l’implementazione degli accordi, Issa Qaraque ha detto che fin’ora si è tenuto un incontro, il cui esito al momento non è noto, aggiungendo che qualora non vi fossero risposte da parte della amministrazione israeliana, i prigionieri sono pronti a riprendere lo sciopero.
(Commissione per i prigionieri palestinesi e http://www.maannews.com/Content.aspx?id=777519)

OMICIDIO DI STATO NEL CARCERE DI BANCALI

Posted: Maggio 26th, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Ieri un prigioniero del carcere di Bancali si è tolto la vita. I sindacati della polizia penitenziaria definiscono “inaccettabile che fatti del genere possano accadere in strutture così nuove”.

Per noi è inaccettabile che chi di lavoro fa l’aguzzino si esprima su un fatto del genere; inaccettabile è scandalizzarsi che un uomo decida di togliersi la vita solo perché si tratta di una “struttura nuova”; inaccettabile è non denunciare che è il carcere a togliere la vita, dopo la libertà; inaccettabile sono i miliardi investiti nel costruire galere; inaccettabile sono i 45 suicidi avvenuti nel solo 2016; inaccettabile sono le angherie e i soprusi a cui ogni prigioniero è sottoposto; inaccettabile è la retorica della “sicurezza” che negli ultimi anni, come dimostra anche l’ultimo rapporto dell’AssociazioneAntigone, ha creato un effetto paradosso per cui diminuiscono i reati ma crescono le persone rinchiuse. Inaccettabile è continuare a pensare che è giusto che chi sbaglia paga..e chi finisce in carcere, si sa, qualcosa di sbagliato l’ha fatto, senza riconsiderare che “giusto” in questa società è chi sfrutta i lavoratori e li condanna a morire perché la sicurezza costa, “giusto” è chi usa i soldi dei risparmiatori per speculare in borsa, “giusto” è chi avvelena la terra e si prende pure gli incentivi per le rinnovabili. Questa giustizia non è la nostra. Questa morte, l’ennesima, non è “inaccettabile”. Si chiama omicidio. Omicidio di Stato.

Alleghiamo di seguito il XIII Rapporto sulle condizioni di detenzione  http://www.associazioneantigone.it/tredicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione.


AL LUPO AL LUPO… E L’AGNELLO CI CASCA

Posted: Maggio 24th, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Mentre sempre più soldi vengono stanziati per esercito, armamenti e missioni, mentre tutte le spese nel sociale si abbassano e crescono solo quelle del business securitario, lo Stato continua la sua azione contro il grande problema che regna nella quotidianità di ognuno di noi, quello a cui pensi quando ti arriva la busta paga o la bolletta, o quando vai a fare una visita medica: il migrante! Eh, sì è lui, è ormai sicuro: la causa di ogni male. E così mentre la caccia alle streghe prosegue, tutto ciò che ci circonda viene piano piano, silenziosamente, smantellato. Non ce ne accorgiamo, abbiamo un problema più grande a cui pensare: il migrante.

E per rispondere a questo impellente problema, lo Stato aggiungere un nuovo tassello: sono i centri permanenti per il rimpatrio, da sostituirsi ai CIE. Già a gennaio 2017 il governo aveva confermato la costruzione di nuovi centri che fossero di dimensioni più piccole, preferibilmente fuori dalle città e vicino ad aeroporti.

Ecco dove sorgeranno i nuoci CPR. Tra questi, Iglesias e, guarda caso, sarà usata la vecchia struttura del carcere dismesso per rinchiudere i migranti. Non c’è di che stupirsi, ma soprattutto c’è poco da aggiungere dato che questo nuovo centro sorge proprio in un vecchio carcere, cosa possiamo aggiungere a ciò che già ci stanno esplicitamente dicendo?

L’apertura di questo nuovo lager per migranti si inserisce, quindi, dentro un piano ben più vasto che proprio nella nostra isola ha visto la sua realizzazione con la costruzione negli ultimi anni di 4 nuove galere con sezioni di massima sicurezza (costruite ben lontane dai centri abitati, con enorme speculazione0 del bussines penitenziario), l’apertura della fabbrica di bombe di Domusnovas e la sua annunciata espansione, e infine la diffusione della presenza militare.

Strutture di uno stesso cerchio: eserciti che si allenano e fabbriche che esportano bombe, tutte a ingrossare il business militare che provoca, lontana da noi, quelle stesse guerre e quelle stesse carestie da cui fuggono i migranti … e quando dopo gli interminabili viaggi arrivano qui, tutto è pronto per rinchiuderli nei CPR o se si riesce direttamente in galera. Quattro tasselli (basi, fabbriche d’armi, CPR e galere) di uno stesso piano in cui il Capitale, con l’avvallo delle leggi e della forza dello Stato, unisce il profitto allo sfruttamento.


Contro carcere, isolamento, differenziazione 17 maggio: presidio al tribunale di cagliari

Posted: Maggio 14th, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Ripercorriamo qui di seguito i fatti accaduti a partire dalle rivolte nel carcere del Buoncammino nella primavera del 2013. Oggi quel carcere è stato chiuso, i detenuti trasferiti altrove, alcuni sono stati perseguitati per non aver taciuto gli abusi e i trattamenti disumani ricevuti, propri di ogni carcere. Vogliamo che questa udienza diventi occasione per cogliere e ribadire l’importanza di quelle lotte e portare solidarietà a chi è processato per il coraggio e la determinazione nel lottare contro il carcere.

Il 17 maggio è il giorno di una nuova udienza, a Cagliari, del processo contro Davide Delogu per le mobilitazioni avvenute fra la primavera e l’estate del 2013 nel carcere cagliaritano del Buoncammino, ora chiuso. Quel periodo è stato caratterizzato da diverse proteste in tante carceri italiane anche per via del sovraffollamento (quasi 70 mila persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 40 mila posti) che aveva portato ad una condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), il cui pronunciamento finale era atteso per il 17 giugno 2013 (e poi prorogato al 24 maggio del 2014).
In quel contesto si inserisce la mobilitazione dei prigionieri del Buoncammino, cominciata il 25 maggio, con uno sciopero del carrello durato per quattro giorni, e accompagnata da un comunicato firmato da 301 detenuti. Le richieste riguardavano un’amnistia generalizzata, l’abrogazione dell’art. 41 bis o.p., dell’ergastolo ostativo, della recidiva, dell’art. 4 bis o.p. e, in generale, la fine dei ricatti e della differenziazione che sono propri del trattamento individualizzato e premiale, finalizzato a produrre “collaboratori di giustizia”. Non ultime, vengono denunciate le condizioni di sovraffollamento, la carenza di ore d’aria e di socialità, le condizioni fatiscenti dell’istituto di pena, che insieme provocano malattie derivate dalla detenzione, continui atti di autolesionismo e omicidi di stato, chiamati suicidi. Il comunicato precisa che la data del 25 maggio viene scelta come inizio della protesta perché in concomitanza si svolgeva una manifestazione a Parma “Contro carcere, differenziazione, 41 bis e isolamento, per la solidarietà di classe, a sostegno delle lotte di tutti i detenuti”.
Dopo il blocco totale della posta in uscita, messo in atto dalla direzione del carcere cagliaritano, il 17 giugno inizia uno sciopero dell’aria che si protrae per due giorni e che viene immediatamente attaccato dalle guardie con una perquisizione generale, durante la quale le celle vengono devastate senza alcun ritegno, con una chiara finalità intimidatoria e persecutoria. I prigionieri riescono a far uscire un secondo comunicato, che mette in luce la carenza delle ore d’aria giornaliere e le anguste condizioni dei passeggi, chiamati non a caso “quartini” – nonostante fosse presente un grande passeggio, mai utilizzato –, ed esprime la volontà di unirsi alle proteste e agli scioperi che avvengono in quei giorni in altre carceri. Questo secondo scritto è firmato da 134 prigionieri, che sarebbero potuti essere ben di più, se i detenuti dei due bracci del carcere, isolati tra loro, fossero riusciti a mettersi in contatto. All’esterno di queste carceri in lotta non mancano diverse iniziative solidali e un tentativo di coordinamento di una mobilitazione unitaria per l’amnistia generalizzata, contro la tortura, l’isolamento, le morti e l’ergastolo.
Il 9 luglio il Buoncammino è nuovamente in fermento: nell’ala sinistra del carcere alcuni prigionieri si barricano dentro le celle, bruciano delle suppellettili ed espongono tre striscioni, uno dei quali con scritto “NON SIAMO BESTIE”. Subito con un tam-tam vengono informati parenti, amici e alcuni compagni, che formano un presidio all’esterno. L’aria si surriscalda, è già tramontato il sole. All’interno del braccio si verificano diversi black-out, accompagnati dalle battiture rabbiose, dalle bombole del gas che gettate dalle finestre vengono fatte esplodere verso l’esterno del braccio, e dal bagliore del fuoco appiccato all’interno in diversi punti. Fuori, una calorosa risposta dei presidianti contribuiva ad alimentare il caos facendo scoppiare dei petardi. I barricati pretendono l’arrivo tempestivo dei giornalisti ai quali, dalle finestre, descrivono le condizioni detentive inaccettabili e tutto lo schifo del Buoncammino. Il giorno dopo il direttore passa in ogni cella e minaccia di trasferimento immediato chiunque apra bocca; quando fuori arrivano i compagni per portare nuovamente solidarietà non c’è quasi nessuna risposta: l’intimidazione ha sortito l’effetto cercato e i ribelli barricati vengono trasferiti, come spesso succede, al fine di spezzare la solidarietà tra i prigionieri. Uno di loro verrà pestato e trasferito a Lanusei. Il 9 luglio è anche la data d’inaugurazione del nuovo supercarcere di Bancali (SS), alla presenza dell’allora ministro della Giustizia Cancellieri.
Il 25 luglio Davide viene trasferito al Pagliarelli di Palermo e il 3 agosto gli viene applicato l’isolamento del 14 bis per 6 mesi. Il provvedimento del DAP cita tutta una serie di punti, tanto per mettere più legna possibile sul fuoco, che possano giustificare la sua “elevata pericolosità”: mette in primo piano la sua “intenzione di evadere” e lo indica come “promotore ed organizzatore di forme di protesta” (citando quella del 25 maggio) per i diversi presidi realizzati all’esterno; evidenzia i rapporti disciplinari presi negli ultimi 7 mesi, la sua “contiguità agli ambienti anarchici” e altre varie argomentazioni sostenute dal loro linguaggio tendenzioso. Come da dispositivo, Davide può avere in cella solo il tavolo, la branda, lo sgabello; ha diritto a due ore d’aria da solo, un colloquio al mese (disposto dal direttore) e dovrebbe avere almeno la radiolina, che non gli daranno se non dopo diverse proteste.
Da quella data fino a oggi Davide è quasi sempre stato in isolamento (il 14 bis può durare massimo 6 mesi ma può essere prorogato per soddisfare il sadico piacere del DAP) e non è più uscito dalla Sicilia, passando dalle carceri di Caltanissetta, Agrigento e infine Augusta, da cui ha tentato recentemente di evadere, senza purtroppo riuscirci. I pochi e soli momenti di socialità e comunicazione sono stati quelli per i processi che, nonostante le lunghe e faticose traduzioni, costituiscono occasione d’incontro, di solidarietà e di lotta comune contro il carcere, l’isolamento e la repressione. Non è un caso, infatti, che sull’onda inesauribile dell’emergenza mafia-terrorismo si stia progressivamente generalizzando una legislazione speciale che, tra l’altro, mira a estendere il processo in videoconferenza: se fino ad oggi molte delle richieste di processo a distanza sono state disattese – per i compagni No Tav, come pure per Davide in passate udienze –, il ddl Orlando di riforma della giustizia, attualmente in discussione in Parlamento, punta a rendere normale ciò che era nato come eccezionale, esclusivo per chi sottoposto al 41 bis.
La storia di Davide è una storia comune a tanti altri prigionieri che non sono disposti a barattare la propria integrità e dignità in cambio di qualche beneficio e che per questo vengono puniti anzitutto con l’isolamento totale e prolungato nel tempo, in luoghi lontani da familiari e amici, e privati della possibilità di comunicare. L’isolamento, con le vessazioni accessorie che favorisce, costituisce da sempre una leva efficace in mano agli aguzzini del DAP e ai suoi servi esecutori, per tentare di domare la determinazione a ribellarsi dei prigionieri più coscienti. Così è successo ai prigionieri in lotta a Ivrea, nel novembre dell’anno scorso, trasferiti ad altre carceri e messi in isolamento; così succede a Maurizio Alfieri, di recente trasferito dal carcere di Milano-Opera alla sezione di isolamento di Napoli-Poggioreale a causa della sua irriducibile sete di giustizia; così è successo a centinaia, migliaia di detenuti, che negli ultimi decenni hanno attraversato le carceri speciali, le sezioni di isolamento, l’Alta Sicurezza, il 41 bis, ovvero tutto l’armamentario che la controrivoluzione ha sviluppato e mantenuto, per arginare quel poderoso ciclo di lotte che ha attraversato il nostro paese per almeno un ventennio.
Contro il carcere, l’isolamento, la differenziazione e la violenza assassina dei padroni, del loro stato e dei loro cani da guardia: il 17 maggio davanti al tribunale di Cagliari.

Per sostenere le ragioni delle lotte portate avanti nel carcere di Buoncammino e nelle carceri di tutta Italia.

Per continuare la lotta, il 20 maggio saremo davanti al carcere di Livorno, per non dimenticare Stefano Crescenzi e tutti gli altri morti di stato.

15 maggio 2017, OLGa

Per leggere integralmente i comunicati e le lettere giunte dal Buoncammino nel 2013 si vedano gli opuscoli n.80 e 81 in www.autprol.org/olga


17 Maggio ore 9 presidio al tribunale di Cagliari in solidarietà con Davide

Posted: Maggio 9th, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Mercoledì 17 si terrà al tribunale di Cagliari l’ennesima udienza della vicenda processuale-repressiva contro Davide Delogu.

Davide da tanti anni ormai è prigioniero, ma nonostante la lunga detenzione il suo spirito ribelle e la sua voglia di libertà non si sono mai spenti, anzi. Poco più di una settimana fa’, precisamente il primo Maggio, è stato fermato dagli agenti della polizia penitenziaria mentre tentava l’evasione dal carcere di Augusta nel quale è recluso ( https://nobordersard.wordpress.com/2017/05/03/tentativo-di-evasione-di-davide-delogu-dal-carcere-di-augusta/) . Il tentativo di evasione gli è costato lo spostamento in isolamento punitivo, questo potrebbe causare la richiesta al DAP della misura della videoconferenza per l’udienza del 17 (che però a quel punto forse verrebbe rinviata), cioè il prigioniero non viene più trasferito dal carcere al tribunale per assistere all’udienza, ma viene portato in una cella del carcere adibita a centro di comunicazione dove attraverso un monitor, un microfono e una telecamera segue e può interagire con il processo che si svolge a 1 o 1000 km da lui. Questa misura che aumenta notevolmente l’aspetto repressivo del carcere e della detenzione, si rivela anche un’ottima forma di ricatto nei confronti dei prigionieri (specialmente di quelli che scontano la pena lontano dai loro cari) che vedono nelle udienze uno dei pochi momenti di rottura della monotonia del carcere e la possibilità di intravedere volti amici e il mondo esterno alle mura. A oggi i processi in videoconferenza non sono ancora diffusissimi, non tutti i tribunali e tutte le carceri sono già sufficientemente attrezzate per soddisfare tutte le esigenze, ma sembra che l’intenzione sia proprio quella di diffonderli il più possibile, sia per risparmiare denari sui trasferimenti, ma specialmente per dare un ulteriore sterzata repressiva ai prigionieri.

Lottare contro la videoconferenza non è facile, alcuni prigionieri si rifiutano di utilizzarla non seguendo quindi neanche il processo dallo stanzino del carcere, in questo modo i processi vanno avanti senza di loro. In alcuni casi questa pratica ha portato a qualche piccolo risultato, non sappiamo se Davide verrà trasferito a Cagliari per il processo o se useranno la videoconferenza, e in questo caso non sappiamo se l’accetterà o meno.

Il nostro invito quindi è quello di partecipare numerosi al presidio del 17, per portare la massima solidarietà a Davide e alle lotte che nonostante anni di trasferimenti punitivi e regimi speciali continua a portare avanti; e anche per dimostrare a chi lo vuole isolare che Davide non è solo, che i suoi compagni e le sue compagne sono con lui.
MERCOLEDì 17 MAGGIO ORE 9 PRESIDIO AL TRIBUNALE DI PIAZZA REPUBBLICA A CAGLIARI.
DAVIDE LIBERO — NO ALLA VIDEOCONFERENZA — TUTTE LIBERI —

Cassa Antirepressione Sarda


Lettera di un detenuto // L’inferno di Poggioreale

Posted: Maggio 9th, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

10.4.2017

(Visto della censura)

Ciao,
spero che stiate tutte/i bene, non posso dirti lo stesso di me, perché da come vedi mi hanno trasferito “nell’inferno di Poggioreale” e qui gli abusi sono prassi consolidata.
Tutto questo dopo il secondo 14 bis “innocente”, grazie a quei signori di Opera e al tribunale di sorveglianza (di Milano, ndr.). Avrai saputo che mi hanno respinto il reclamo del 14 bis; ho intenzione di impugnarlo e andare alla corte europea dei diritti dell’uomo.

Mi hanno messo in una sezione isolato da tutti, in una cella dove all’esterno c’è un cancello chiuso a chiave e ci sono altre celle con gente malata psichica.
Da me non possono venire neanche i lavoranti, non mi consentono di mandare una sigaretta a nessuno, quando esco chiudono tutte le altre celle, a chi parla con me chiudono il blindato e lo spioncino.
Il passeggio è un letamaio, è tutto sporco e i muri cadono a pezzi, in alto c’è una gabbia arrugginita e ogni volta mi cade la ruggine in testa. Anche in cella c’è l’intonaco che cade: ieri ho dovuto buttare il mangiare perché era caduto un pezzo di muro.
Poi, non ti dico il vitto… neanche gli animali lo mangiano; meno male da oggi mi arriva il vitto in bianco, almeno mi posso mangiare la pasta. Pensa che la sera, il mangiare che avanza dal carrello rimane a sette-otto metri dalla mia cella: ti lascio immaginare la puzza, l’altra sera è rimasto il pesce e anche gli agenti si lamentavano.
Non mi fanno portare la radiolina al passeggio e ogni volta mi perquisiscono. Sono stato male tre notti e qui non ci sono gli infermieri, per via che la Asl ha tagliato i fondi, per cui la notte si può morire nel più assoluto silenzio e menefreghismo.
(…)
Sto aspettando di sapere se sono assegnato qui, di sicuro non ci voglio stare e farò di tutto per partire e in sezione troverò tanti che la pensano come me.
(…)

P.S.: pensa che nelle altre celle sono tutti in pigiama come i vecchi O.P.G…. pazzesco!

Bacioni, TVB
Maurizio
Per scrivere a Maurizio:

MAURIZIO ALFIERI
VIA NUOVA POGGIOREALE, 177
POGGIOREALE
80147 NAPOLI


SOLIDARIETA’ A DAVIDE, SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI IN LOTTA.

Posted: Febbraio 23rd, 2017 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | No Comments »
Venerdì 9 Marzo si svolgerà al tribunale di Cagliari l’ennesimo capitolo della vicenda giudiziaria di Davide, un nostro compagno da anni prigioniero nelle carceri dello stato italiano.
Poco ci interessano le argomentazioni di giudici, sbirri o secondini, non andremo lì per sentire quello che questi aguzzini hanno da dire, saremo presenti quel giorno per non far sentire Davide solo, per dimostrare a chi prova in ogni modo a spegnere il suo spirito ribelle e la sua voglia di lottare, che Davide non è solo, che le lotte che porta avanti dentro il carcere hanno eco anche fuori da esso, che i suoi compagni e le sue compagne non si sono dimenticati di lui, anzi. 
Davide è ora prigioniero nel carcere di Agrigento, una carcerazione punitiva, lontano dalla sua terra e dai suoi cari. Alla distanza geografica si è unita per lungo tempo anche una condizione carceraria particolarmente dura, cioè quella del 14 bis (un decreto dell’ordinamento carcerario che prevede che se il detenuto pone in essere dei comportamenti che a detta della direzione possano in qualunque modo “compromettere la sicurezza della struttura, ovvero turbano l’ordine degli istituti”, egli può essere sottoposto ad un regime di sorveglianza particolare) che da qualche tempo è stato sospeo e sostituto con la più leggera sorveglianza, cioè un controllo particolare sul comportamento, con possibilità di aggravamento..
Davide fu trasferito in sicilia in seguito alla partecipazione attiva a una rivolta dentro il carcere di Buoncammino nel 2013, da allora l’hanno sballottato punitivamente per vari carceri siciliani, facendogli pagare a caro prezzo le sue idee, i suoi rapporti con compagni e compagne dentro e fuori, e la sua grande voglia di libertà.
Per chi volesse scrivergli l’indirizzo è: Davide Delogu Casa Circondariale Contrada Petrusa 92100 Agrigento
Per fargli sentire ancora una volta la nostra solidarietà e il nostro affetto ci vediamo al tribunale di Cagliari, in piazza Repubblica, VENERDì 9 MARZO DALLE 9.00.
DAVIDE LIBERO,
TUTTE LIBERE,
TUTTI LIBERI.
FUOCO ALLE GALERE.
Cassa antirepressione sarda  
Questo il link dell’articolo su nobordersard, dove troverete eventuali aggiornamenti e utile anche per le condivisioni, aiutateci a farlo girare:

GALERE: NON UNA QUESTIONE PER POCHI

Posted: Febbraio 15th, 2017 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | No Comments »

Solidarietà ai prigionieri in occasione del presidio che si terrà sabato 18 Febbraio sotto il carcere di Novara.

Il 18 Febbraio, sotto il carcere di Novara, compagni e compagne si troveranno sotto le mura di un’altra patria galera per esprimere solidarietà ai detenuti ed aggiungere un altro tassello alla lotta contro le carceri, in modo particolare contro la tortura del 41 bis.

Il presidio fa parte di una mobilitazione partita da collettivi e individualità all’inizio dell’agosto del 2015 quando prese avvio la campagna Pagine contro la tortura per denunciare e lottare contro l’ennesima privazione, riservata (per ora) ai detenuti in 41bis: divieto di lettura, sostanzialmente, divieto di leggere ciò che si vuole. Riprendendo, infatti, un provvedimento che oltre 10 anni fa era stato proposto dall’allora ministro della Giustizia Castelli, il DAP (Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria) ha disposto una circolare con la quale si vieta ai detenuti stretti in 41bis di ricevere libri o riviste dall’esterno, sia che questi vengano spediti, sia portati dai familiari o dall’avvocato. Il DAP prevede che il prigioniero possa fare richiesta all’amministrazione carceraria che dovrebbe così far avere il libro richiesto al detenuto. Immaginate con quanta solerzia il carcere ha desiderio di far entrare libri in carcere, per di più se di un certo peso politico. Risultato, come dimostrano già i reclami dei detenuti in 41bis, i libri non arrivano.

Il presidio di Novara è, inoltre, un atto concreto di solidarietà verso le vessazioni e le torture subite quotidianamente dai detenuti: nell’ottobre scorso nel carcere di Ivrea i detenuti che protestavano vennero violentemente pestati e alcuni trasferiti e messi in isolamento.

Eppure, il divieto di lettura, i pestaggi compiuti dietro quattro mura, per di più se lontani dall’abitato, possono sembrare cose che riguardano pochi, chi le subisce o al più qualche manciata di individui solidali. Eppure la nostra terra, quella sotto i nostri piedi, ci racconta una storia diversa. La Sardegna da sempre ha rivestito un ruolo centrale nello scacchiere carcerario dello Stato Italiano e non solo. Sin dalla fine degli anni ’90 le potenze Nato sancivano la necessità per gli Stati occidentali di dotarsi di carceri di massima sicurezza, preferibilmente isolate. A partire dal 2009, insieme alla circolare del DAP che sanciva la necessità per “I detenuti sottoposti al regime carcerario speciale di essere ristretti all’interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari, ovvero all’interno di sezioni speciali e separate dal resto dell’istituto” si dava avvio al Piano Carceri: in Sardegna spuntavano come funghi 4 nuove carceri, più di 285 milioni di euro per 2.700 posti letto (1.500 per i detenuti provenienti da altre carceri), strutture dotate o di sezioni a 41bis o di sezioni AS.

Così come la Nato anni or sono decretò per la Sardegna un futuro di militarizzazione per il suo importante ruolo nel Mediterraneo, così ancora una volta l’isola venne scelta per diventare una terra di carcerazione. Basi e carceri, due tasselli di uno stesso puzzle, quello che delinea una nuova strategia degli Stati per il controllo capillare del sociale, per i piani di conquista di altri territori, per una logica sempre più introiettata in ognuno di noi che lo stato ci protegge. Le basi, come le carceri, rappresentano una sottrazione di territorio alle popolazioni. Le basi, come le carceri, rappresentano l’uso e abuso della Sardegna agli interessi del capitale. Le basi, come le carceri, sono i due volti di una stessa occupazione militare.

Così come le basi assicurano la possibilità di organizzare i conflitti oltre mare, così le carceri rappresentano una funzione repressiva basata sull’isolamento totale dei prigionieri sia dal loro contesto di riferimento sia dentro le carceri stesse; una funzione di controllo poiché sono un oggettivo presidio militare sul territorio; una risposta all’immaginario securitario che ha come obiettivo quello di far del Regime speciale un Regime per tutti poiché le norme di inasprimento che ora vediamo solo per alcuni prigionieri saranno piano piano allargate a tutti gli altri.

Il carcere è parte integrante della ristrutturazione in atto del capitale, è il braccio armato che ci si sta stringendo intorno, le mura che aspettano di “accogliere” tutti quelli che si oppongono a questa guerra in atto.

La galera, dunque, è ancora questione per pochi?

SOLIDARIETA’ AI DETENUTI IN LOTTA

SOLIDARIETA’ AL PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI NOVARA


APPELLO contro la REPRESSIONE del movimento NO MUOS

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

APPELLO ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI, AI GRUPPI, ALLE FEDERAZIONI, A TUTTE LE REALTA’ ANARCHICHE PER UNA SOTTOSCRIZIONE CONTRO LA REPRESSIONE DEL MOVIMENTO NO MUOS

repressione-bastaNegli ultimi 5 anni il Movimento NO MUOS ha rappresentato un’autentica spina nel fianco ai progetti militaristi e imperialisti del governo degli Stati Uniti e dei loro alleati e/o complici.
Uno dei primi risultati è stato l’essere riusciti a bloccare e a ritardare l’attivazione dell’impianto di comunicazione militare satellitare di Niscemi, impedendo l’entrata in funzione di tutto il sistema planetario MUOS. Questo risultato è stato ottenuto grazie ad una incalzante mobilitazione popolare dal forte carattere antimilitarista, che ha avuto il suo culmine nel 2013 e nel 2014, quando in più occasioni la base militare della Marina USA è stata invasa da migliaia di manifestanti e oggetto di varie incursioni e azioni.
C’è voluta una forzatura sfacciata e arrogante del governo, dietro forte pressione americana, a provocare, la scorsa primavera, una sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativo siciliano che dichiarava la non esistenza di rischi per la salute e per l’ambiente a Niscemi, come invece provato da precedenti sentenze del TAR di Palermo; e lo scorso mese di agosto il dissequestro dell’impianto MUOS deliberato dal Tribunale del Riesame di Catania, che cancellava le precedenti sentenze, confermate dalla Cassazione, secondo le quali la costruzione del MUOS aveva violato i vincoli paesaggistici e si trattava, pertanto, di opera abusiva.
In seguito a queste “vittorie” si è scatenata sugli attivisti una pesante campagna repressiva, per adesso limitata a episodi di lotta svoltisi tra la primavera del 2013 e la primavera del 2014. 129 attivisti rinviati a giudizio per invasione della base e per altri reati collegati (danneggiamento, violenza, istigazione, ecc.); altri 50 verranno processati il 26 gennaio per avere partecipato ad un picnic dentro la base USA, violandone le reti; altre decine sono inquisiti per avere dato vita a momenti di resistenza, presidi, barricate, sit-in, blocchi stradali, scalate e occupazioni delle antenne. Contemporaneamente si vanno colpendo singoli compagni per “reati” assurdi: Marino di Niscemi, per avere organizzato un rave al presidio NO MUOS, quando proprio lo stesso, come altri compagni, ne aveva preso le distanze; Massimo di Ragusa, perché trovato in possesso, mentre si trovava nei pressi della base USA, di CD masterizzati in auto (multa da 2888 euro); Pippo di Ragusa per avere mostrato il sedere a un poliziotto della scientifica che riprendeva con telecamera i partecipanti ad un trekking (multa da 5 a 10.000 euro più denuncia per oltraggio aggravato a pubblico ufficiale) e tanti altri casi che ormai quotidianamente si aggiungono al già lunghissimo elenco.
Anni e anni di carcere, decine di migliaia di euro di multe minacciano di colpire la resistenza al MUOS; e fra poco cominceranno i maxi processi; una volta in Sicilia erano i mafiosi a subirli, adesso la lotta alla mafia va meno di moda (specie in quel di Gela), e alla sbarra si portano attivisti e cittadini che difendono la loro terra dalla militarizzazione, dalla guerra e dalle loro nefaste conseguenze.
Per questi motivi facciamo appello a tutto il movimento anarchico perché contribuisca ad una sottoscrizione per far fronte alle spese legali e alla campagna contro la repressione che si sta mettendo in atto. Il denaro raccolto dalla FAS verrà riversato nelle casse del Coordinamento dei Comitati NO MUOS.
I versamenti vanno effettuati tramite cc postale sul conto n. 1025557768 intestato ad Associazione Culturale Sicilia Punto L – Ragusa, oppure facendo un bonifico sul conto: IT 90 O 07601 17000 001025557768 Intestato ad Associazione Culturale Sicilia Punto L – Ragusa.
In entrambi i casi indicare come causale: per spese legali.
Federazione Anarchica Siciliana
27 ottobre 2016


Intervista detenuto in regime 41 bis // Bancali

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Pubblichiamo la lettera di Federico Chessa, che riporta la sua testimonianza sull’esperienza vissuta in regime 41 bis presso il carcere di Bancali nel 2015, da cui emerge chiaramente come tale regime di tortura punti ad annientare fisicamente e psicologicamente i detenuti che vi vengono sottoposti.

000100020003

 

41-bis-bancali


Sullo scipero dei detenuti a Massama (OR) //

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Di seguito pubblichiamo due lettere  riguardanti lo sciopero avvenuto ai primi di marzo di quest’anno, nelle quali vengono illustrate ragioni e rivendicazioni che hanno portato i detenuti del carcere oristanese a protestare contro la tirannica amministrazione penitenziaria e le sue logiche servili. Segue la lettera di un detenuto nel penitenziario in questione che risponde ad un questionario di alcune domande inerenti lo sciopero.

In conclusione, le versioni scaricabili dei documenti.

 

intervista-sciopero-massama-page-001 intervista-sciopero-massama-page-002

 

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sciopero-massama-page-003

 

sciopero-massama pdf versione scaricabile

 

 


VENERDI’ 24 Giugno H 18.00 // INCONTRO-DIBATTITO MIGRAZIONI E PROBLEMI LUNGO I CONFINI DELLA ROTTA BALCANICA

Posted: Giugno 19th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione, Prigioni e dintorni, Spazio Sociale | No Comments »

Attraverso la testimonianza di una compagna, rientrata dal campo profughi di Idomeni ormai sgomberato dalle autorità greche, parleremo della sua esperienza per cercare di aprire un dibattito sulla questione migranti in relazione all’antimilitarismo e all’occupazione militare in Sardegna.
idomeni

La discussione sarà accompagnata dalla proiezione di foto e video.

Il campo profughi di Idomeni ospitava varie migliaia (tra le dieci e le dodicimila persone) di varia nazionalità, curdi, siriani, afghani e iraqueni in fuga dai vari fronti di guerra, nel tentativo di imboccare il corridoio balcanico che li avrebbe potuti condurre in Europa, lontano dalla miseria delle devastaziani che gli interessi dei poteri forti han provocato presso quelle stesse regioni. Le autorità greche del governo tzipras sono intervenute il 24 maggio sgomberando il campo con ruspe e forze dell’ordine e, anzichè provvedere a dotare il campo delle misure necessarie a garantire la dignità dei rifugiati, han proibito l’accesso a medici, avvocati e volontari. I migranti sono stati imbarcati su una quarantina di bus, e circa la metà di loro (quelli cioè che non sono riusciti a sottrarsi alle misure repressive), sono stati deportati presso otto campi adibiti dalle autorità greche all’interno di strutture industriali e concerie, sovraffollate, assolutamente precarie e totalmente inadatte, dopo essere stati divisi per lingua e nazionalità: attualmente queste persone versano in condizioni di profondo disagio, privati d’ogni sorta di servizio (dall’acqua corrente alla luce), senza l’ausilio di equipe sanitarie, con scarsissime razioni sia di acqua e cibo, posti sotto il controllo delle autorità greche nell’attesa del compiersi del loro futuro. Molti sono già stati rimpatriati, molti altri vengono detenuti sotto la soglia della sopravvivenza


LETTERA DAL CARCERE DI TERNI // SOLIDARIETA’ PER DAVIDE

Posted: Maggio 24th, 2016 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Egregio signor Direttore,
mi chiamo Rossetti Busa Mauro, mi rivolgo a lei con questa mia lettera per denunciare l’amministrazione carceraria di Agrigento per i continui abusi che arbitrariamente vengono fatti ad un detenuto, Davide Delogu, che si trova in quel carcere in cella di isolamento da ormai un anno. Scrivo questa lettera di solidarietà dal carcere di Terni.
Davide non ha possibilità di vedere la televisione, armadietti in cui deporre la biancheria, neppure acqua sufficiente per potere lavarla, è solo anche nelle d’aria, la corrispondenza è sottoposta a censura – in pratica gli viene consegnata solo qualche lettera e libro, rivista, e con molto ritardo, rispetto alla corrispondenza in arrivo. Questi trattenimenti e censure avvengono senza nessuna comunicazione giudiziaria che li ‘giustifichi’, che li limiti nel tempo. Nulla a cui potersi appellare. Non gli vengono consegnate nemmeno sapone, disinfettante, carta igienica per la propria igiene, compresa la pulizia della cella.
Le racconto la storia di Davide. Lui prima di Agrigento era detenuto nel carcere di Cagliari. Da lì è stato trasferito, circa 2 anni fa, perché insieme ad altri detenuti fu partecipe ad una protesta. Per questo venne sottoposto all’isolamento punitivo, 14bis, rinnovabile ogni 6 mesi. Da quel momento è considerato ‘soggetto pericoloso’ riguardo alla ‘sicurezza interna’. Nelle ‘misure’ cui è sottoposto gli hanno anche tolto i colloqui con la fidanzata.
Le condizioni riservate a Davide, purtroppo, vengono applicate a tanti altri detenuti, che protestano per i propri diritti.
Mi fermo qui e vorrei sperare che questa mia lettera riesca a trovare in lei la sensibilità per essere pubblicata. Dimenticavo di dirle che più volte nel corso di questi anni di isolamento, come in questi giorni, Davide ha intrapreso scioperi della fame contro l’isolamento.
La ringrazio della sua attenzione, saluti Rossetti Busa Mauro – Terni 12 maggio 2016


Protesta dei detenuti di CATANZARO CONTRO L’ERGASTOLO OSTATIVO

Posted: Maggio 24th, 2016 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

L’ergastolo ostativo è un regime carcerario previsto per alcune tipologie di reati come  terrorismo, associazione mafiosa, sequestro a scopo di estorsione o associazione per traffico di stupefacenti. Tale regime, prevede il divieto di concessione dei benefici previsti nell’ergastolo (non ostativo), per il quale invece, è possibile accedere al di semilibertà e la libertà condizionale, e godere di determinati tipi di permessi. E’ poi stabilito che dopo 26 anni di (espiazione della) pena, il condannato possa essere ammesso alla liberazione condizionale.

Questa possibilità è prevista dall’articolo 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, “Divieto di concessione dei benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti”, che è venuto a modificare l’articolo 4 dello stesso ( Esercizi dei diritti dei detenuti e degli internati), secondo quanto dettato dalla legge 356 del 1992Per intenderci, i benefici in questione sono

Di seguito si riporta la lettera aperta indirizzata al Ministro Orlando, della protesta portata avanti dai detenuti di Catanzaro

Lettera da Catanzaro

 

 


Giovedì 21 aprile alle 11:00 BASTA ISOLAMENTO Tribunale di Cagliari

Posted: Aprile 18th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Prigioni e dintorni | No Comments »

Giovedì 21 aprile alle 11:00 al Tribunale di Cagliari viene processato Davide, nostro compagno e amico.
In carcere dal 2010 per alcuni reati, da due anni e mezzo vive in regime di 14 bis. In seguito alle proteste dei detenuti del carcere di Buoncammino del 2013, Davide ed altri detenuti sono stati spostati in altre prigioni; lui è l’unico ad essere stato trasferito oltremare in seguito a quelle giornate di lotta. La prospettiva del regime carcerario è stata la solita: isolamento e punizione. Allontanare le persone dagli affetti e dalla solidarietà è la becera prassi delle autorità carcerarie.
Viene messo in “sorveglianza particolare” chi è ritenuto pericoloso per la sicurezza penitenziaria; come sempre il grado di pericolosità viene deciso in modo del tutto arbitrario dal direttore del carcere. Ribellarsi perché le celle e le docce sono in condizioni igieniche indecenti, perché i pacchi arrivano aperti e i vestiti stracciati, perché non vengono rispettati i diritti basilari dei detenuti, può comportare un sanzionamento in questo senso.
Da una lettera di un carcerato: “Il 14 bis consiste in almeno 6 mesi di isolamento iniziale, cella liscia, senza tv, senza fornelletto per scaldare le vivande, qualche capo di abbigliamento, la radio consentita e l’occorrente per la corrispondenza, 2 ore d’aria al giorno. Se riesci a scambiare qualche parola sporadicamente con qualcuno è perché è un vicino di cella, ma non si può avere contatti con altri, di solito non ti vengono toccati i colloqui e 4 o 2 telefonate al mese.”
Questo regime può essere prorogato, successivamente ai 6 mesi iniziali, di tre mesi in tre mesi. La ricattabilità è altissima, nessuno si azzarderebbe a lamentarsi di qualcosa sapendo quali potrebbero essere le ripercussioni. “Non importa se non ti fanno fare la doccia perché da 3 mesi non è funzionante, se non ti fanno telefonare per lo stesso motivo, se il barbiere non esiste e sei costretto a rasarti i capelli a zero, se l’aria l’aprono quando vogliono loro […]”.
Davide vive in questo modo da due anni e mezzo, proprio perché il suo cuore grande gli impedisce di stare zitto di fronte ai soprusi di cui è testimone nel carcere di Agrigento in cui è rinchiuso.
I colloqui con i genitori sono impossibili, vista la loro età e la lunghezza del viaggio, gli è permessa solo una telefonata alla settimana della durata di 10 minuti.
Non vede la compagna da molto tempo, i colloqui che lei richiede vengono in un primo momento accettati dall’amministrazione penitenziaria, ma poi rifiutati quando si presenta al carcere. Oltre al sopruso, la beffa.
Per questo vogliamo stare sotto al Tribunale di Cagliari il 21 aprile alle 11:00, per salutare il nostro amico e compagno, per mostrargli solidarietà, per fargli sentire che non è solo, anche se il potere lo vorrebbe isolato, prono e zitto.
La situazione di Davide è gemella di tante altre, storie che parlano di punizione, isolamento e annullamento dell’individuo. Come Davide sono tanti e tante coloro che non abbassano la testa e continuano a lottare, nonostante tutto.

Non dimentichiamo che il carcere è tortura di Stato. Lottiamo perché non ne restino che macerie.

Amici e compagni di Davide


8 Aprile Presentazione campagna “PAGINE CONTRO LA TORTURA” / 16 Aprile PRESIDIO sotto il carcere di Bancali

Posted: Aprile 1st, 2016 | Author: | Filed under: Iniziative, Manifesti, Prigioni e dintorni | No Comments »

Venerdì 8 Aprile H 18.00 Presentazione con i compagni di OLGA della campagna “Pagine contro la tortura”, all’insegna della contestazione contro il regime 41 bis e delle conseguenti misure ristrettive previste

Sabato 16 Aprile Presidio sotto il carcere di Bancali (SS) in occasione dei presidi in contemporanea che si svolgeranno in continente presso le carceri di Tolmezzo, Milano, Cuneo, Parma, Ascoli e Terni

presentazione 8 Aprile

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SOLIDARIETA’ con lo sciopero della fame dei DETENUTI DI MASSAMA

Posted: Marzo 26th, 2016 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

SCIOPERO DELLA FAME DETENUTI DI MASSAMA

(ORISTANO)
Da 20 giorni i detenuti del carcere di Massama, vicino Oristano, sono in sciopero della fame: il vitto viene rifiutato e mandato indietro ed è stato consegnato un elenco delle richieste dei detenuti per migliorare le condizioni di vita nel penitenziario. Al momento in cui scriviamo, i detenuti non hanno ricevuto alcuna risposta alle loro richieste. Da tempo i detenuti di Massama, struttura aperta 3 anni fa all’interno del Piano carceri, denunciano la mancanza di servizi, la chiusura della palestra, la presenza in cella di più detenuti oltre il numero previsto dalle normative e la mancanza di risposte dall’Istituto, in modo particolare da un direttore totalmente assente.

SEMPRE DALLA PARTE DI CHI SUBISCE LE ANGHERIE DELLO STATO!
SOLIDARIETA’ AI DETENUTI IN LOTTA!


Appello per la campagna “Pagine contro la tortura”

Posted: Marzo 14th, 2016 | Author: | Filed under: Dossier, General, Manifesti, Prigioni e dintorni | No Comments »

Postato il 20 settembre 2015 da uniti contro la repressione

Appello per la campagna “Pagine contro la tortura”

Circa il divieto di ricevere dall’esterno libri e stampe d’ogni genere nelle sezioni 41bis

CartolinaAgainst41Bis

“Nel tempo le istituzioni hanno allevato funzionari che ritengono naturale questo sistema di barbarie. Quando si eleva il meccanismo della mostrificazione a ’normale’ strumento di repressione, la tortura di varia natura diventa burocrazia quotidiana”. (Da una lettera di un detenuto rinchiuso nel nuovo carcere di Massama, Oristano, giugno 2015).

Da alcuni mesi chi è sottoposto al regime previsto dall’art. 41bis dell’ordinamento penitenziario (o.p.) non può più ricevere libri, né qualsiasi altra forma di stampa, attraverso la corrispondenza e i colloqui sia con parenti sia con avvocati: i libri e la stampa in genere si possono solo acquistare tramite autorizzazione dell’amministrazione. È un’ulteriore censura, una potenziale forma di ricatto, in aggiunta alle restrizioni sul numero di libri che è consentito tenere in cella: solo tre.

Nel novembre 2011 una circolare del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: il dipartimento del ministero della Giustizia preposto al governo delle carceri italiane) impose questa restrizione, ma fu bloccata da reclami di alcuni prigionieri e prigioniere accolti nelle ordinanze di alcuni giudici di sorveglianza. I ricorsi opposti da almeno tre pubblici ministeri contro queste ordinanze furono confermati in Cassazione. Infine una sentenza della suprema Corte del 16 ottobre 2014 ha dato ragione al DAP, rendendo così definitiva questa nuova odiosa restrizione.

Il regime di 41bis è il punto più rigido della scala del trattamento differenziato che regola il sistema carcerario italiano.

Adottato trent’anni fa come provvedimento temporaneo, di carattere emergenziale, si è via via stabilizzato e inasprito. In questa condizione detentiva ci sono oggi ben oltre 700 prigionieri e prigioniere, fra i quali una compagna e due compagni rivoluzionari, trasferiti in queste sezioni da dieci anni. Il 41bis è attualmente in vigore in una decina di sezioni all’interno di carceri sparse in tutt’Italia: Cuneo, Novara, Parma, Opera-Milano, Tolmezzo-Udine, Ascoli Piceno, Viterbo, Secondigliano-Napoli, Terni, Spoleto, L’Aquila, Rebibbia-Roma, Bancali-Sassari (entrata in funzione all’inizio di luglio 2015).

Il 41bis prevede:

– isolamento per 23 ore al giorno (soltanto nell’ora d’aria è possibile incontrare altri/e prigionieri/e, comunque al massimo tre, e solo con questi è possibile parlare);

– colloquio con i soli familiari diretti (un’ora al mese) che impedisce per mezzo di vetri, telecamere e citofoni ogni contatto diretto;

– esclusione a priori dall’accesso ai “benefici”;

– utilizzo dei Gruppi Operativi Mobili (GOM), il gruppo speciale della polizia penitenziaria, tristemente conosciuto per i pestaggi nelle carceri e per i massacri compiuti a Genova nel 2001;

– “processo in videoconferenza”: l’imputato/a detenuto/a segue il processo da solo/a in una cella attrezzata del carcere, tramite un collegamento video gestito a discrezione da giudici, pm, forze dell’ordine, quindi privato/a della possibilità di essere in aula;

– la censura-restringimento nella consegna di posta, stampe, libri.

Questa tortura quotidiana è finalizzata a strappare una “collaborazione”, cioè a costringere, chi la subisce, alla delazione. Nessun fine, quindi, legato alla sicurezza quanto piuttosto all’annientamento dell’identità e personalità. Ciò è ancora una volta dimostrato attraverso l’applicazione di quest’ultima ennesima restrizione, visto che leggere e scrivere rappresenta da sempre l’unica forma di resistenza alla deprivazione sensoriale a cui sono quotidianamente sottoposti tutti e tutte le detenute.

Le leggi e le norme di natura emergenziale, col passare del tempo, si estendono cosicché ogni restrizione adottata nelle sezioni a 41bis prima o poi, con nomi e forme diverse, penetra nelle sezioni dell’Alta Sicurezza e in quelle “comuni”, contro chi osa alzare la testa.

Lo dimostra la generalizzazione di norme “trattamentali” eccezionali, quali per esempio: l’uso massiccio dell’isolamento punitivo disposto dall’art. 14bis o.p. (*), che può essere prorogato anche per parecchi mesi consecutivi, in “celle lisce” e spesso isolate all’interno dell’istituto; o la “collaborazione” (di fatto) quale condizione essenziale per poter accedere a un minimo di possibilità “trattamentali” (socialità, scuola, lavoro); oppure la censura (di fatto) della corrispondenza e la limitazione del numero di libri o vestiti che è possibile tenere in cella.

Una società che sottostà al ricatto della perenne emergenza, alimentata da banalizzazioni ed allarmismi, si rende consenziente alle vessazioni e torture di cui il blocco dei libri è solo l’ultimo, più recente tassello. Individuiamo nel Dap il diretto responsabile e l’obbiettivo verso cui indirizzare le proteste: D.A.P. – Largo Luigi Daga n. 2 – 00164 Roma; centralino: 06 665911; Ufficio detenuti alta sicurezza mail: dg.detenutietrattamento.dap@giustizia.ittelefono: 06 665911 fax: 0666156475. Tartassiamoli di telefonate, email, cartoline…e chi più ne ha, più ne metta! Chiediamogli conto di quanto hanno messo in pratica!

È altresì importante promuovere una campagna di sensibilizzazione e iniziativa di tutte e tutti coloro che operano nel mondo della cultura: librerie, case editrici, di appassionati/e della lettura, scrittori e scrittrici, viaggiatori tra le pagine, ecc., volta al ritiro del vessatorio divieto di ricevere libri.

In particolare, al fine di fare pressione sulle autorità competenti ed estendere la solidarietà, invitiamo tutte le realtà a spedire cataloghi, libri, riviste, ecc, presso le biblioteche delle carceri in cui sono presenti le sezioni a 41bis (gli indirizzi delle carceri si trovano su questo blog in categoria: Archivio dei documenti) e ai detenuti e alle detenute che di volta in volta ne faranno richiesta.

Informazioni utili allo sviluppo della campagna si trovano in rete a questo indirizzo:

http://paginecontrolatortura.noblogs.org/ . Il blog servirà da strumento di aggiornamento, coordinamento e documentazione. Chiunque aderirà alla campagna, per esempio con la spedizione di libri, ma anche con iniziative autonome, sarà bene che lo comunichi al seguente indirizzo di posta elettronica, cosicché sarà più semplice avere il polso della situazione su ciò che si sta, o meno, muovendo: paginecontrolatortura@inventati.org

Un’esperienza simile fu fatta nel 2005, quando l’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli limitò il numero di libri tenibili in cella, nella sezione a “Elevato Indice di Vigilanza” (equivalente all’attuale “Alta Sicurezza 2”) del carcere di Biella. Grazie alla campagna “Un libro in più di Castelli” si sviluppò un’intensa attività che interessò numerose città italiane, basata sulla raccolta e la spedizione di libri nel carcere piemontese, che sfociò in una partecipata manifestazione sotto le sue mura. La limitazione dei libri fu infine ritirata.

Quest’appello vuole essere diretto e ampio, tanto quanto reclama la libertà, la lotta per viverla, nemica di ogni forma di prevaricazione e sfruttamento.

Il carcere non è la soluzione, ma parte del problema.

Sommergiamo di libri le carceri, evitiamo che si metta in catene la cultura!

AGOSTO 2015 – CAMPAGNA “PAGINE CONTRO LA TORTURA”

tratto da
http://paginecontrolatortura.noblogs.org


Presentazione opuscolo informativo sul T.S.O.a cura del collettivo antipsichiatrico Francesco Mastrogiovanni

Posted: Febbraio 18th, 2016 | Author: | Filed under: Dossier, General, Iniziative, Prigioni e dintorni, Spazio Sociale | No Comments »

Presentazione dell’opuscolo informativo sul Trattamento Sanitario Obbligatorio a cura del Coll. Antipsichiatrico Francesco Mastrogiovanni (Torino).

12669508_1564290933896175_3981256622522154660_nChiaccherata con un compagno del collettivo Mastrogiovanni per capirci di più su come funziona il TSO, come evitarlo, come provare a uscirne;ma anche sul ruolo della psichitria coercitiva nella nostra società, sugli psicofarmaci, sulle REMS,
sulla critica e sulla lotta all’apparato psichiatrico.

A seguire avremo un concerto in acustico con canzoni di protesta,popolari ed antipsichiatriche (ilDeposito.org – Canti di protesta politica e sociale) bagnate da vino come si tocca asciugato dall’aperitivo offerto dal Collettivo Piantagrano.

https://distroteca.noblogs.org/files/2015/05/guida-TSO.pdf

Culletivu S’IdeaLìbera
Pubblicato da Pietro Rigosi · 8 febbraio alle ore 10:00 ·

Prisintadda di lu libbretu d’infòimmu “Trattamento Sanitario Obbligatorio” di lu “Collettivo Antipsichiatrico Francesco Mastrogiovanni” di Torinu.

Ciarra umpari ad unu cumpagnu di lu culletibu Mastrogiovanni pa cumprindì megliu cumenti funtziona lu TSO,cumenti cansallu,cumenti prubà ad iscitzi;ma fintza a lu rollu di la psichiatria ubbrigadda ì la sutziaddai nosthra,innantu a li psicomidizini,innantu a li REMS,innantu a la crìtiga e la cumbata di l’aparaddu psichiatrigu.

A sighì abaremu unu cuntzerthu in acusthigu cun canti di prutestha,pobburari ed antipsichiatrighi ( ilDeposito.org – Canti di protesta politica e sociale ) infusi di vinu bonu asciutaddu da l’abbristhògamu ufferthu da lu “Collettivo Piantagrano”.

https://distroteca.noblogs.org/files/2015/05/guida-TSO.pdf


NATO 2020, un mondo a misura di banchiere

Posted: Gennaio 1st, 2016 | Author: | Filed under: Dossier, General, Militarizatzione, Prigioni e dintorni | No Comments »

L’opuscolo di NATO 2020, è un’analisi critica che ruota attorno ad un Dossier pubblicato nel 98, al quale aderiscono 7 tra le nazioni più potenti del mondo (Italia, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e U.S.A.) L’obbiettivo sarebbe quello di delineare una politica di controllo e gestione della conflittualità che la crisi mondiale porterà con sè: le città saranno gli scenari di battaglia, dentro i confini dei moderni stati occidentali.

Nato-2020-Un-mondo-a-misura-di-banchiere


La mia ora di libertà

Posted: Maggio 22nd, 2015 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | No Comments »

locandina

GIOVEDI’ 28 MAGGIO 2015

La Biblioteca dell’Evasione presenta

LA MIA ORA DI LIBERTA’
spettacolo teatrale sulla vita in gabbia, non solo per conoscerla,
ma soprattutto per odiarla

Un uomo racconta la sua storia, il passo breve dalla libertà alla prigionia, in un monologo che getta luce sulla vita ingabbiata si migliaia di uomini e donne che ogni giorni si svegliano e si addormentano chiusi in un recinto di 1 metro per 2.

con Carlo Valle

ore 20.00
A seguire cena sociale accompagnata da buona musica
Ingresso a sottoscrizione

C.C.S Borderline
Via Rockfeller 16/c Sassari

Info: evaliber@autistici.org

brochure: la mia ora di libertà

 

LA BIBLIOTECA DELL’EVASIONE
La Biblioteca è un progetto che mette libri, riviste e fumetti a disposizione dei detenuti. Su richiesta dei detenuti o dei loro familiari, i libri del nostro catalogo vengono spediti gratuitamente alla persona in carcere con l’unica richiesta, una volta letto, di farlo passare di mano in mano tra gli altri compagni. L’idea è che si possa così creare uno scambio e una “biblioteca libera” che circoli tra i detenuti.
L’obiettivo è quello di creare un rapporto di scambio con i detenuti per conoscere la realtà dentro le galere e rompere l’isolamento che questa società crea nei confronti del carcere e dei carcerati. Abbiamo scelto i libri perché sono uno strumento di conoscenza e di scambio molto forte, ma anche uno dei pochi strumenti di svago concessi a chi è chiuso in gabbia. Conoscere le dinamiche che si sviluppano dentro il carcere, i problemi più gravi che i carcerati hanno, creare dei rapporti di fiducia tra dentro e fuori è la base per iniziare a lottare contro questa aberrazione.
La Biblioteca organizza anche iniziative di contro informazione per far conoscere la realtà carceraria e creare momenti di scambio e confronto con la collettività. Ha attiva una Newsletter mensile con la quale inviamo a chi desidera approfondimenti, documenti e informazioni sul carcere.
Sostenere la Biblioteca è semplice: puoi donare dei libri, partecipare alle nostre iniziative, iscriverti alla Newsletter o proporci tu delle attività.


25 Aprile – La Mia Ora di Libertà

Posted: Aprile 21st, 2015 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | No Comments »

locandina_la_mia_ora_di_libertà

Il 25 APRILE 2015

La Biblioteca dell’Evasione presenta

LA MIA ORA DI LIBERTA’
spettacolo teatrale sulla vita in gabbia, non solo per conoscerla,
ma soprattutto per odiarla.

Un uomo racconta la sua storia, il passo breve dalla libertà alla prigionia, in un monologo che getta luce sulla vita ingabbiata si migliaia di uomini e donne che ogni giorni si svegliano e si addormentano chiusi in un recinto di 1 metro per 2.

con Carlo Valle

ore 18.00 e a seguire cena sociale accompagnata da buona musica

Alghero, Respublica
Piazza Pino Piras, ex caserma

Info
evaliber@autistici.org

LA BIBLIOTECA DELL’EVASIONE
La Biblioteca è un progetto che mette libri, riviste e fumetti a disposizione dei detenuti. Su richiesta dei detenuti o dei loro familiari, i libri del nostro catalogo vengono spediti gratuitamente alla persona in carcere con l’unica richiesta, una volta letto, di farlo passare di mano in mano tra gli altri compagni. L’idea è che si possa così creare uno scambio e una “biblioteca libera” che circoli tra i detenuti.
L’obiettivo è quello di creare un rapporto di scambio con i detenuti per conoscere la realtà dentro le galere e rompere l’isolamento che questa società crea nei confronti del carcere e dei carcerati. Abbiamo scelto i libri perché sono uno strumento di conoscenza e di scambio molto forte, ma anche uno dei pochi strumenti di svago concessi a chi è chiuso in gabbia. Conoscere le dinamiche che si sviluppano dentro il carcere, i problemi più gravi che i carcerati hanno, creare dei rapporti di fiducia tra dentro e fuori è la base per iniziare a lottare contro questa aberrazione.
La Biblioteca organizza anche iniziative di contro informazione per far conoscere la realtà carceraria e creare momenti di scambio e confronto con la collettività. Ha attiva una Newsletter mensile con la quale inviamo a chi desidera approfondimenti, documenti e informazioni sul carcere.
Sostenere la Biblioteca è semplice: puoi donare dei libri, partecipare alle nostre iniziative, iscriverti alla Newsletter o proporci tu delle attività.

Puoi scriverci a evaliber@autistici.org

locandina. pdf


Aprile: sciopero dei detenuti

Posted: Aprile 18th, 2014 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | No Comments »

APRILE

SCIOPERO DEI DETENUTI NELLE CARCERI

Indetto dal Coordinamento dei Detenuti

Il Coordinamento dei Detenuti ha indetto dal 5 al 20 Aprile uno sciopero che coinvolgerà i detenuti di tutti le carceri. La mobilitazione segue quella di Settembre, durante la quale migliaia di detenuti parteciparono alle iniziative di protesta per urlare contro i soprusi del carcere, ma soprattutto per iniziare un percorso di lotta in cui ognuno potesse dare il suo contributo.

Contro le condizioni detentive, i regimi speciali, la detenzione dei malati, il rincaro sui beni venduti in carcere e il sovraffollamento, la mobilitazione vuole essere un momento che riguarda non solo i detenuti, ma tutti coloro i quali fuori pensano che lottare per una società migliore debba necessariamente passare per una lotta contro l’orrore del carcere.

E quando vi chiederete perché mobilitarsi al fianco dei detenuti, di chi si è macchiato (forse) di qualche reato, guardatevi intorno, al lavoro che non c’è, all’impunità di chi ricopre poltrone e posti di comando, alle donne licenziate per maternità, a tutte le volte che sa zustissia si è presa le aziende e le case di chi non poteva più pagare il pizzo delle banche.

Se questa è la giustizia che giudica e condanna, ebbene noi vogliamo essere dalla parte di chi subisce il peso dell’ in-giustizia di questo folle sistema.

Solidarietà ai detenuti in sciopero!

La biblioteca dell’evasione: evaliber@autistici.org

p.s alleghiamo un breve volantino con il comunicato del Coordinamento dei detenuti da diffondere e far girare.

Grazie a tutti/e voi

flyer.pdf


12 aprile: concerto hip hop in sostegno allo sciopero dei detenuti

Posted: Aprile 8th, 2014 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | 1 Comment »

La BIBLIOTECA DELL’EVASIONE presenta:

SABATO 12 APRILE 2014

 HIP HOP SARDU

in sostegno allo sciopero dei prigionieri nelle carceri indetto dal Coordinamenti dei detenuti per Aprile

 cantano:

FUTTA & GIORGIGHEDDU da Tathari e Cabras

ore 18.00 PROIEZIONE VIDEO SULLE CARCERI

MOSTRA CARCERI IN SARDEGNA- LIBRI – MATERIALE INFORMATIVO – APERITIVO 

 ore 21.00 CONCERTO HIP HOP

 Presso Circolo Su Connottu, Corso Vittorio Emanuele 198, ittiri (SS)

Vi aspettiamo!

 

COMUNICATO COORDINAMENTO DETENUTI

La mobilitazione all’interno delle carceri, proclamata dal “Coordinamento dei detenuti’’ nel mese di settembre 2013 ha visto di migliaia di detenuti partecipare ad una lotta come da anni non si vedeva.
Nonostante le difficoltà riscontrate nel coinvolgere tutti i penitenziari, i tanti aspetti positivi della stessa ci dicono che la strada intrapresa è quella giusta ed è unanime la convinzione che la protesta sia la sola ed unica risposta contro un sistema inaccettabile; sistema definito da più parti come inumano e degradante, fatto di abusi e pestaggi, che vede tra le sue ultime vittime quella di Federico Perna morto per mano dello stato nel carcere di Poggio Reale. È ora di dire basta!
Noi non ci accontentiamo di aver creato un primo momento di conflitto, noi vogliamo e possiamo fare di più e puntiamo ad una reale modifica di questo sistema carcerario indicendo per il mese di aprile 2014 una nuova mobilitazione con scioperi della fame battiture, rifiuto del vitto e forme di lotta autodeterminate, tanto incisive quanto il contesto più lo permetta, dal giorno 5 al giorno 20 dello stesso mese.
Con questa nuova protesta è nostra intenzione mettere al centro delle rivendicazione l’urgente necessità di un’amnistia generalizzata in nome della libertà e l’abolizione dell’ergastolo.
Ribadiamo il nostro NO a differenziazioni, trasferimenti punitivi e isolamento, rinnoviamo le precedenti richieste quali migliori condizioni di vita, soluzioni alle emergenza del sovraffollamento, il rispetto dei diritti naturali dell’uomo che qui dentro ci vengono negati, l’abolizione dei regimi di tortura legalizzati quali: 41bis, 14bis ed alta sorveglianza dei reati ostativi e la liberazioni di tutti i malati cronici reclusi, riporre speranze nei confronti di chi questo sistema lo ha creato e sostenuto non serve a nulla così come lamentarsi o lagnarsi, noi e solo noi possiamo spezzare queste catene e per farlo dobbiamo iniziare dall’interno consapevoli che la lotta ci rende liberi.
Chiediamo per tanto a tutti i detenuti di non restare indifferenti e contribuire con il massimo delle proprie forze per far si che la mobilitazione del prossimo aprile 2014 sia la più ampia e partecipata possibile.
Ci appelliamo inoltre a tutti i movimenti, alle organizzazioni, ai famigliari dei detenuti e ogni singolo cittadino affinché siano indetti, nelle settimane precedenti la mobilitazione presidi all’esterno delle carceri per fare arrivare il nostro messaggio a quanti più detenuti.

locandina


Fare breccia nelle mura: incontro-dibattito sul carcere

Posted: Marzo 4th, 2014 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | No Comments »

Venerdì 7 MARZO 2014 – ore 18.00

presso Circolo Su Connotu (Corso Vittorio Emanuele 196) – Ittiri

Incontro-Dibattito “Fare Breccia nelle mura”

Presentazione di due progetti di lotta contro il carcere in Sardegna: la Cassa antirepressione sarda e la Biblioteca dell’evasione.

Si parlerà della nuova edilizia penitenziaria, in modo particolare delle 4 nuove carceri in Sardegna, e dello sciopero indetto dal coordinamento dei detenuti per il mese di Aprile.

Sarà messo a disposizione materiale informativo sulla questione carceraria, libri, dossier e opuscoli di contro informazione.

 A seguire aperitivo per finanziare la Cassa antirepressione sarda e la possibilità di donare libri per la Biblioteca dell’evasione

 

Cos’è la cassa antirepressione sarda?

La cassa è un progetto di alcune persone che vedono nel carcere e nella carcerazione un nemico da combattere. Fra le varie forme di lotta e opposizione al carcere ci sono quelle della solidarietà con i detenuti dell’appoggio e della sensibilizzazione. La Cassa ha come obiettivo quello di rompere l’isolamento dei detenuti e sostenere le rivendicazioni e le lotte portate avanti dietro le sbarre. 

 

Cos’è la biblioteca dell’evasione?

E’ un progetto che nasce dall’esigenza di conoscere sempre meglio la realtà delle galere e rompere l’isolamento che questa società crea nei confronti del carcere e dei carcerati.

Abbiamo scelto i libri perché sono uno strumento di conoscenza e di scambio molto forte e anche uno dei pochi concessi a chi purtroppo è chiuso in gabbia.
 
Conoscere le dinamiche che si sviluppano dentro il carcere, i problemi più gravi che i carcerati hanno, creare dei rapporti di fiducia tra dentro e fuori è la base per iniziare a lottare contro questa aberrazione.
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Fare Breccia Nelle Mura al CSOA Pangea

Posted: Febbraio 12th, 2014 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | No Comments »

FARE BRECCIA loc. A3


Fare breccia nelle mura

Posted: Dicembre 10th, 2013 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | No Comments »

VENERDI’ 13 DICEMBRE  ORE 16.30

presso il Circolo 33 Giri -Via Ramai 1A- (traversa di Corso Vittorio Emanuele, altezza Piazza Colonna Mariana, angolo Farmacia)

Sassari

“FARE BRECCIA NELLE MURA”

incontro – dibattito

 

* Due esperienze di lotta anticarceraria in Sardegna:

La Cassa Antirepressione Sarda

La Biblioteca dell’evasione

 

* Approfondimento sulla nuova edilizia penitenziaria

Interverranno gli esponenti della Cassa Antirepressione Sarda

 

RACCOLTA LIBRI PER I DETENUTI

se vuoi contribuire alla biblioteca dell’evasione, porta un libro (possibilmente senza copertina rigida perchè il carcere vieta l’ingresso di materiali rigidi) e sarà messo a disposizione dei detenuti che ne faranno richiesta.

Sarà inoltre presente materiale informativo, libri e un’esposizione controinformativa sulle nuove 4 carceri sarde

A seguire:  Aperitivo di autofinanziamento per la Cassa Antipressione Sarda

volantino biblioteca evasione

Fare breccia nelle mura (locandina)


29 novembre: Peleande contra a sa zustissia

Posted: Novembre 27th, 2013 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | 1 Comment »

“Se come è stato detto, le carceri sono lo specchio della civiltà di un paese, ben incivile è il nostro. I detenuti dovrebbero essere “rieducati”. Questo termine ricorre continuamente nell’ordinamento penitenziario; anche già solo per ottenere “i giorni”, cioè la liberazione anticipata, lo sconto della pena di 45 giorni ogni semestre, occorre “la partecipazione all’opera di rieducazione”.

Ma a quali valori deve tendere la rieducazione? Sono forse valori quelli espressi da questa società? Sono il peggio che si possa immaginare: egoismo e competitività. Occorre entrare nelle celle di un carcere per trovare umanità e solidarietà. Per questo i detenuti sono considerati pericolosi. Perché, disvelando l’ipocrisia che regna fuori dalle mura, danno cattivo esempio.

Venerdì 29 Novembre alle ore 16.30 presso il Circolo 33 Giri (Via Ramai 1a) a Sassari si terrà l’iniziativa “Peleande contra a sa zustissia”: due storie di lotta contro il carcere e la repressione. Presentazione delle storie documentarie di Giovanni Farina (“Nonostante i cacciatori di uomini”) e Francesco “Sirbone” Catgiu (“Mi bastava uno spicchio di cielo”).

Interviene Costantino Cavalleri delle Editziones de su Arkiviu Bibriteka T. Serra.

 A conclusione della presentazione e del dibattito, ci sarà un aperitivo. Vi aspettiamo!

NONOSTANTE I CACCIATORI DI UOMINI

Giovanni Farina, pastore, figlio di pastori sardi, fin dalla tenera età ha vissuto in Toscana. Fin dai primi anni ’70 la procura di Firenze e le forze dell’ordine tormentano quotidianamente tutte le famiglie di allevatori sardi, e tra queste quella di Giovanni, col pretesto della lotta ai sequestratori, a-priori individuati tra gli emigrati dalla Sardegna. I periodici tormenti al bestiame, le continue invasioni delle aziende e conseguenti distruzioni si accompagnano, nel caso di Giovanni Farina, alle indecenti proposte di “arruolamento” al servizio della polizia in qualità di provocatore, infiltrato, spia e quant’altro nell’ambiente agropastorale degli emigrati sardi in Italia. Il rifiuto categorico di Giovanni alle indecenti proposte e la persistenza delle provocazioni, fino all’arresto e la galera che gli costano anni di carcere preventivo, per poi essere assolto, lo spingono infine alla latitanza e ad effettuare, assieme ad altri toscani conosciuti in galera, i sequestri Del Tongo e Ciaschi, col riscatto dei quali si trasferisce in Sudamerica. Arrestato ed estradato in Italia, subirà la condanna per i due sequestri e quando, ormai in regime di semilibertà perché a fine pena, gli verranno con insistenza rinnovate le vecchie “indegna proposte” il cui rifiuto gli costerebbe la semilibertà, capisce che il tormento non avrà mai fine e si da nuovamente uccel di bosco. Nel periodo della nuova latitanza verrà accusato di essere tra i sequestratori e custode dell’imprenditore Giuseppe Soffiantini.
Condannato a 28 anni per il sequestro Soffiantini e ad altri 8 per i reati connessi, verrà invece assolto per la morte di Donatoni (in un dibattimento a parte) nello “storico” processo in cui emerge inequivocabilmnente che polizia (NOCS), PM (Franco Ionta) e molteplici funzionari di Stato, hanno mentito, manipolato e distrutto prove, falsificato documenti, testimonianze e reperti allo scopo di celare la verità sull’omicidio (o assassinio?) del nocs Donatoni, fatto fuori da “fuoco amico”.
Il testo mette a nudo l’operare di magistratura e forze dell’ordine, libere di agire indisturbate, grazie alle situazioni di “emergenza sociale” appositamente costruite ed istigate dai pilastri istituzionali e mediatici del regime democratico, a scapito di quei settori di popolazione e forze sociali che si scontrano frontalmente coll’ordine imposto dal capitale-Stato

 MI BASTAVA UNO SPICCHIO DI CIELO

Ai frequenti sequestri di persona che avvenivano in Sardegna, nel corso degli anni Settanta e Ottanta, lo Stato rispose con una feroce ondata repressiva, imprigionando molti sardi in carceri lontanissime dalle loro terre d’origine, al termine di processi costruiti a suon di violenze, ricatti e “collaboratori di giustizia”.
Il caso di Francesco “Sirbone” Catgiu illumina una realtà carceraria fatta di torture, di cattiverie e codardie gratuite da parte di quanti vi lavorano, di giustizialismo cieco, di pene esemplari invocate e di stolida indifferenza, l’indifferenza di chi accetta l’annientamento psicofisico delle persone indocili.
La denuncia delle angherie subite dai suoi carcerieri, la ribellione alle loro violenze nei confronti di altri detenuti, il disvelamento di cosa si nascondesse dietro a una serie di decessi spacciati per “naturali”, tutto ciò Francesco lo ha pagato pesantemente, senza mai deflettere dalla sua posizione di rigore appassionato.
Vi sono infatti individui che riescono a mantenere la schiena dritta, rifiutando ogni “percorso” di ravvedimento e ogni concessione alla logica del “ciascuno per sé”. “Sirbone” è tra questi: un uomo libero che sulla sua strada ha incontrato altri individui liberi, solidali nella lotta contro lo Stato-capitale.
Questo libro racconta e documenta la storia della sua reclusione e la solidarietà cresciuta intorno a lui.

Peleande contra a sa zustissia – scarica la locandina

locandina 02


10 – 30 settembre: mobilitazione dei detenuti nelle carceri

Posted: Settembre 23rd, 2013 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

10-30 SETTEMBRE 2013: MOBILITAZIONE DEI DETENUTI NELLE CARCERI

Dal 10 al 30 Settembre 2013 il coordinamento dei detenuti ha indetto una
mobilitazione generale contro il carcere.
Il coordinamento è una struttura trasversale e eterogenea di soli
prigionieri che è nata a Maggio in occasione della manifestazione di
Parma contro il 41BIS.
Questo l’appello integrale: http://nobordersard.wordpress.com [1] (post
del 1 settembre)

L’assemblea sarda contro il carcere e la repressione, nata anch’essa la
primavera scorsa, ha deciso di partecipare alla mobilitazione con le
seguenti iniziative:

VEN. 13 SETTEMBRE, NUORO, dalle 19.00 al Circolo Marx in vicolo G.
Giusti 17 proiezione di: “No al 41 Bis, non c’è lotta al capitalismo
senza lotta al carcere” e “NATO 2020 un mondo a misura di banchiere”
a seguire dibattito.

SAB. 14 SETTEMBRE, CAGLIARI, dalle 18.00 al circolo S’Arxa in via san
Giacomo 38, incontro dibattito sulla situazione delle carceri, sul 41
bis e sulle prospettive della lotta anticarceraria.

MERC. 18 SETTEMBRE, CAGLIARI, dalle 18.00 al circolo S’Arxa in via san
Giacomo 38, presentazione del progetto “la Biblioteca dell’evasione”,
scavalcare le mura delle prigioni attraverso la corrispondenza e lo
scambio di libri.

VEN. 20 SETTEMBRE, CAGLIARI, dalle 19.00 presidio in solidarietà ai
prigionieri in lotta sotto il carcere di Buoncammino, musica e microfono
aperto.

SAB. 21 SETTEMBRE, NUORO, dalle 18.30 presidio in solidarietà ai
prigionieri in lotta sotto il carcere di Badu ‘e Karros, musica e
microfono aperto.

GIOV. 26 SETTEMBRE, CAGLIARI dalle 19.00 al circolo S’Arxa in via San
Giacomo 38 presentazione del libro “mi bastava uno spicchio di
cielo” vita documentaria di Francesco “sirbone” Catgiu, saranno
presenti autore e curatore.

SAB. 28 SETTEMBRE, NUORO, dalle 18 al circolo Marx in vicolo G.Giusti 17
presentazione del libro “mi bastava uno spicchio di cielo” vita
documentaria di Francesco “sirbone” Catgiu saranno presenti autore e
curatore, e del progetto “la biblioteca dell’evasione”.

I presidi del 20 e 21 si inseriscono nelle due giornate scelte, da
un’assemblea delle realtà aderenti alla mobilitazione, per concentrare
le iniziative più “forti”.

locandina sciopero detenuti


Sardegna Cayenna d’itaglia

Posted: Maggio 2nd, 2013 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | Tags: , | No Comments »

sabato 12 gennaio 2013

Un nuovo passo in direzione di una Sardegna cayenna d’italia. Di pochi giorni fà, la notizia che le nuovissime strutture carcerarie di Uta e Bancali (SS), saranno destinate ad ospitare a breve 188 detenuti in regime di 41 bis. Si accelerano i tempi per ultimare le strutture destinate a questa particolare condizione detentiva, e non solo a Sassari e Cagliari, anche la nuova ala del carcere di Badu è Carros e le nuove carceri di Tempio e Oristano classificati dal DAP ( Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) come AS3 cioè di massima sicurezza. Si tratta in maggioranza di detenuti per reati di mafia e camorra e tra di essi non figura nessun sardo, nonostante le numerosissime richieste di avvicinamento dei parenti dei prigionieri isolani costretti a trasferte rare e costosissime. Nei piani del ministero infatti, questo trasferimento in massa ha come scopo principale aumentare l’isolamento carcerario trasformandolo anche in isolamento geografico. Nella testa dei funzionari dello stato italiano infatti, la Sardegna è ancora un isola di confino irraggiungibile da qualsiasi fenomeno esterno, infiltrazione mafiosa sul territorio compresa. Come se fossimo ancora nella fine dell ‘800 e non si sapesse cosa è successo in tutte le parti del territorio sotto il controllo dello stato italiano, quando si sono concentrati centinaia di mafiosi e camorristi nello stesso spazio. Altro punto interessante di questi avvenimenti è che tutti questi trasferimenti dal continente stanno iniziando a colmare le nuove mega galere sarde, continuando di questo passo le riempiranno entro quest’estate, quindi viene a saltare una delle giustificazioni “umanitarie” per gli investimenti in galere in sardegna, cioè lo spostamento e la chiusura di carceri strutturalmente indecenti come San Sebastiano, infatti se tutti i nuovi posti verranno, passateci il termine, occupati da trasferiti dal continente, dove dovrebbero andare a finire i carcerati stipati nei tuguri del ministero degli interni?

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Il futuro in Sardigna…investimenti italiani sul territorio

Posted: Maggio 2nd, 2013 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | Tags: , , | No Comments »

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Quattro megacarceri in Sardegna

Posted: Maggio 2nd, 2013 | Author: | Filed under: Prigioni e dintorni | Tags: , , , | No Comments »
11 aprile 2012
Quattro nuove carceri in Sardegna, notizia non nuova, per quanto tenuta il più possibile sotto silenzio.
Uno di questi, sorge a pochi chilometri dalla città di Sassari (Bancali), 53 milioni e 710 mila euro di investimento affidato alla ditta Anemone, già costruttore del palazzo delle conferenze a La Maddalena in vista del G8, la quale si è conquistata le pagine della cronaca per un giro di favori, appalti e corruzione.
Ecco a voi, allora, un piccolo reportage sulla nuova galera di Bancali in costruzione dove si ospiteranno i detenuti comuni ma anche detenuti a regime di alta sorveglianza.
Si arriva alla galera prendendo la strada che da Sassari porta a Bancali, e da lì la camionabile per Porto Torres. Ve la troverete alla vostra destra,  tra i verdissimi campi dove ancora qualche testardo preferisce coltivare la terra piuttosto che venderla. L’impatto visivo è devastante  …. un mostro del genere non te lo aspetti proprio, un quartiere intero sputato sulla piana di Bancali, mura infinite, filo spinato ma soprattutto un sistema di controllo accurato fatto di telecamere e fotoelettriche ad ogni passo.  Intorno il nulla un panorama piatto dove il gigantismo malato del nuovo mega carcere domina in maniera opprimente.
Allora ecco il consiglio per il prossima weekend: una bella gita  al carcere di Bancali…chissà quante domande sorgerebbero davanti allo sfoggio di tale capacità di spesa e rapidità di realizzazione…
Ospedali? Scuole, case? Servizi o strade? Neanche un euro  disponibile…
Per spedirvi in galera?… capitali illimitati.
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