Riflessioni a freddo

Posted: Luglio 12th, 2019 | Author: | Filed under: General | No Comments »

 

 

Riflessioni a freddo (nonostante il caldo) sulle ultime perquisizioni in Sardegna.

A distanza di qualche giorno dalle perquisizioni che hanno coinvolto alcuni compagni di Nuoro, Sassari e il nostro spazio, vorremmo condividere alcune brevi riflessioni su quanto è accaduto, riflessioni nate dalle discussioni interne al Collettivo, che rappresentano quindi il nostro piccolo punto di vista. Innanzitutto pensiamo che tutto ciò che accade, a noi e intorno a noi, possa essere usato come spunto per la discussione e il confronto politico, un modo per mantenere vivo il dibattito e per affrontare in modo consapevole la realtà che ci attornia. Quindi speriamo che queste righe rappresentino un’occasione per riflettere su repressione e solidarietà.

Per prima cosa vogliamo esprimere la nostra vicinanza alle altre compagne e compagni che con noi hanno ricevuto la perquisizione. In secondo luogo vogliamo ringraziare le tante persone e realtà che hanno prontamente espresso la loro solidarietà e che abbiamo sentite vicine a noi.

Chi ci conosce sa bene che da sempre il nostro Collettivo si è occupato di lotta al carcere e alla repressione, in tante occasioni abbiamo manifestato la nostra solidarietà a chi veniva inquisito e rinchiuso. Di recente abbiamo cercato nel nostro piccolo di portare oltre le mura delle sezioni di alta sicurezza le voci delle compagne e dei compagni in sciopero della fame, perché sentivamo la loro lotta come la nostra, le loro pratiche come le nostre.

La composizione del Collettivo è da sempre eterogenea, riunendo e facendo dialogare visioni e pratiche diverse ma accomunate dal desiderio di rovesciare l’esistente. Quindi la logica dei colpevoli/innocenti e delle pratiche buone/pratiche cattive non è mai stata la nostra, anzi la abbiamo sempre osteggiata, non solo perché espressione della visione statale contro cui lottiamo, non solo perché manipolabile dallo Stato nelle famigerate pratiche di divisione dei movimenti, ma soprattutto perché riconosciamo l’importanza di fare nostre pratiche diverse tra loro. Sentiamo ugualmente importanti le iniziative di controinformazione, i cortei, i volantinaggi, le azioni dirette ecc. Insomma, penna o sasso sono per noi entrambi validi strumenti di lotta contro le varie forme di saccheggio dei territori, di annichilimento delle persone e di oppressione dei popoli. Riconosciamo le nostre diversità politiche, la diversità delle pratiche che proponiamo, ma ci sentiamo parte di un’unica comunità in lotta. Ecco perché pensiamo che nei momenti in cui lo Stato bussa alla nostra porta, a quella dei nostri compagni e compagne nell’isola così come di quelli oltre mare, sia importante manifestare la nostra solidarietà rivendicando pari dignità e pari forza alle diverse pratiche con cui lottiamo.

Questi ultimi anni ci stanno offrendo tante occasioni per capire come per lo Stato non vi sia differenza se appendi uno striscione, se interrompi un’esercitazione, se attacchi un manifesto o se metti dei granelli di sabbia negli ingranaggi di questa assurda macchina che ci controlla e ci sfrutta. Per lo Stato sono tutte espressioni di “insubordinazione” di chi non accetta i confini in cui ci vorrebbero relegare. Ebbene, non fa differenza neanche per noi e queste pratiche le rivendichiamo tutte nostre. La repressione, quindi, ci offre una grande opportunità: urlare a gran voce ciò che rivendichiamo, tracciare un solco profondo tra la logica del dividi et impera e la logica della solidarietà. Non ci sentiamo vittime di questo sistema: siamo semplicemente dall’altra parte della barricata e questo comporta necessariamente diventare bersaglio della repressione. E’ parte del gioco che abbiamo accettato di intraprendere. Riteniamo quindi importante, anche in occasioni come questa, rilanciare la posta in gioco, non solo mettendo in luce i meccanismi con cui lo Stato persegue i “fuori dal margine”, ma anche rivendicando la nostra differenza, il nostro cercare, pur con tante contraddizioni, di non accettare l’inaccettabile, di non smettere di immaginare e lottare per una terra libera.

Tante pratiche, un’unica lotta.

Collettivo S’IdeaLibera.


Perquisizioni a Sassari e Nuoro

Posted: Giugno 28th, 2019 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Ieri, 25 giugno, di prima mattina digos e polizia si sono presentate alla sede del Collettivo S’idealìbera e in due abitazioni a Sassari e in altre due a Nuoro, per eseguire una perquisizione di iniziativa  a sensi dell’art. 41 del Tulps.

Seguiranno aggiornamenti


SOIDARIETà CON SILVIA E ANNA

Posted: Giugno 3rd, 2019 | Author: | Filed under: General | No Comments »

 

Il  19- 05-2019 nel Tribunale di Torino si è svolta la prima udienza per l’occupazione di c.so Giulio 45. Dietro a uno schermo era presente anche SILVIA, in videoconferenza, che ha comunicato l’inizio per lei e ANNA, detenute a l’Aquila, di uno SCIOPERO DELLA FAME. Questa lotta ha l’obiettivo di contrastare le condizioni a cui sono sottoposte equiparabili al 41 bis e la chiusura della sezione in cui sono detenute. Hanno bisogno di TUTTA LA NOSTRA FORZA. Il presidio davanti al Tribunale intanto continua.

Qui di seguito il testo del comunicato letto in aula:

“Ci troviamo da quasi due mesi rinchiuse nella sezione AS2 femminile de L’Aquila, ormai sono note, qui e fuori, le condizioni detentive frutto di un regolamento in odore di 41bis ammorbidito.
Siamo convinte che nessun miglioramento possa e voglia essere richiesto, non solo per questioni oggettive e strutturali della sezione gialla (ex-41bis): l’intero carcere è destinato quasi esclusivamente al regime 41bis, per cui allargare di un poco le maglie del regolamento di sezione ci pare di cattivo gusto e impraticabile, date le ancor più pesanti condizioni subite a pochi passi da qui, non possiamo non pensare a quante e quanti si battono da anni accumulando rapporti e processi penali. A questo si aggiunge il maldestro tentativo del DAP di far quadrare i conti istituendo una sezione mista anarco-islamica, che si è concretizzato in un ulteriore divieto di incontro nella sezione stessa, con un isolamento che perdura.
Esistono condizioni di carcerazione, comune o speciale, ancora peggiori di quelle aquilane. Questo non è un buon motivo per non opporci a ciò che impongono qui.
Noi di questo pane non ne mangeremo più: il 29 maggio iniziamo uno sciopero della fame chiedendo il trasferimento da questo carcere e la chiusura di questa sezione infame.”
Silvia e Anna

Seguiranno aggiornamenti…

 

 

04/06/2019

Aggiornamenti sullo sciopero della fame degli anarchici prigionieri per
la chiusura della sezione AS2 de L’Aquila
Prosegue lo sciopero della fame per la chiusura della sezione AS2 del
carcere de L’Aquila [iniziato dalle anarchiche Anna Beniamino e Silvia
Ruggeri il 29 maggio 2019].
Allo sciopero si sono uniti anche gli anarchici prigionieri Salvatore
Vespertino, Giovanni Ghezzi, Alfredo Cospito, Marco Bisesti, Luca Dolce.
******

CORSO DI SAPONE fatto in casa

Posted: Aprile 2nd, 2019 | Author: | Filed under: General, Iniziative | No Comments »


CONTINUA LO STILLICIDIO DI MISURE-CONTINUA A CRESCERE LA DETERMINAZIONE

Posted: Marzo 16th, 2019 | Author: | Filed under: General, Manifesti | No Comments »

 

CONTINUA LO STILLICIDIO DI MISURE
CONTINUA A CRESCERE LA DETERMINAZIONE

Ancora un foglio di via da Torino consegnato per una delle numerose
azioni di solidarietà con chi lotta e con chi viene colpito dalla
repressione.
Questo provvedimento si riferisce in particolare alla presenza in aula
bunker dell’11 febbraio scorso, in solidarietà con gli imputati del
processo Scripta Manent, ma, si inscrive in tutto questo mese di lotta
dopo gli arresti a Torino e a Trento e dopo lo sgombero dell’Asilo.
Quel giorno le 62 persone in aula, in una pausa della requisitoria del
Pubblico Ministero Sparagna, hanno letto un comunicato che diceva:
“Non siamo imputati, ma questa è la nostra storia, è il nostro percorso
rivoluzionario, e proprio a questo percorso appartengono gli anarchici
oggi sotto processo. Siamo tutti coinvolti e i boia dello Stato non
possono definire, né comprendere le nostre idee e le nostre vite.
Solidarietà ai prigionieri anarchici e rivoliuzionari.”
Lo stesso verbale che notifica il foglio di via dice che poi le stesse
persone intonavano per circa 20 minuti cori a sostegno dei compagni
arrestati nell’ambito dell’indagine Scripta Manent, a sostegno degli
arrestati a Torino di 4 giorni prima e contro lo sgombero dell’Asilo e
cori oltraggiosi nei confronti del Pubblico Ministero. Poi l’aula è
stata sgomberata dalla Celere (alla faccia della celerità, dopo 20
minuti!). Il verbale continua dicendo che c’è stato oltraggio ad un
magistrato in udienza, interruzione di pubblico ufficio, inoservanza dei
provvedimenti dell’Autorità e resistenza a Pubblico Ufficiale; e quindi
tutto ciò ha costituito motivo di turbativa dell’ordine e della
sicurezza pubblica.
Dice inoltre che viene emesso il foglio di via perchè gli atteggiamenti
tenuti sono riconducibili al modus operandi dell’aggregazione di
appartenenza (gli anarchici) e anche la persona a cui l’hanno appiopato
rientra nelle categorie contemplate (sempre gli anarchici! Che fini
segugi!) e che nel Comune di Torino non svolge alcuna stabile attività
lavorativa, non ha residenza o altri interessi rilevanti (ma fatevi i
cazzi vostri!) e quindi, in sostanza, se torna a Torino è solo per
reiterare i reati!
E dice infine che sussistono particolari esigenze di celerità nel far
divieto di tornare a Torino, posto che sono ben note le rivendicazioni
da parte dei predetti militanti anarchici, attuate con imprevedibili
mobilitazioni di protesta!!!
Vi abbiamo detto cosa dice la Questura. Quello che diciamo noi è che
hanno ragione! Torneremo! Continueremo ad essere imprevedibili,
continueremo a turbare l’ordine e la millantata normalità, mai
smetteremo di essere solidali e di fare fattiva e veeemente resistenza
agli attacchi della repressione! Continueremo a farlo a Torino e
ovunque!

 


TRAME.SFILARE IL TESSUTO DEL MILITARISMO.Presentazione dossier

Posted: Marzo 14th, 2019 | Author: | Filed under: Dossier, General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »
Sardegna e Vicenza, realtà lontane per storia e geografia ma accomunate da militarizzazione e un ruolo importante nei nuovi scenari di guerra.
Consapevoli che la lotta contro l’occupazione militare nella nostra isola passa per una più ampia lotta contro il militarismo e la militarizzazione di ogni territorio, cogliamo l’occasione per discutere con i redattori del Dossier Trame per conoscere una realtà importante come quella vicentina e per costruire nuove trame di solidarietà.
Vi aspettiamo come sempre agguerriti e incuriositi presso lo Spazio Sociale S’IdeaLibera, Via Casaggia 12.
Dopo il dibattito seguirà magnozia e beozia
Cullettivu S’IdeaLibera
Un breve estratto dall’introduzione del Dossier:
Nello scrivere il seguente opuscolo, abbiamo preso in esame Vicenza e la sua provincia.Volendo così sezionare nel dettaglio una delle città più “ricche e produttive” nel cuore pulsante del territorio veneto.
Vicenza è situata geograficamente in una zona di “periferia”, manonostante la distanza dalle luci metropolitane, questa città costituisce un punto di riferimento essenziale per i signori della guerra.
Stiamo parlando di un luogo che vive sotto occupazione militare U.S.A. dalla fine del secondo conflitto mondiale. Nel corso dei decenni, gli occupanti yankee hanno messo radici in pianta stabile grazie ad accordi stipulati tra il governo italiano e quello americano.
Vicenza è diventata così un grosso raccordo di basi militari, al punto tale da essere considerata uno degli avamposti strategicamente più importanti nel vecchio continente per il controllo americano e l’intervento diretto in Europa orientale, Africa e Medio Oriente.
Ciò che vogliamo proporre con questo materiale è una mappatura del militarismo – inteso come presenza militare nel tessuto sociale, economico e culturale del territorio – dell’organizzazione di cui si è dotato e dei lunghi tentacoli.
Il suo spettro si manifesta sotto differenti sembianze in ogni anfratto della città.
La complessità del territorio vicentino sta proprio nel fatto che potremmo definirlo esso stesso un “fronte di guerra”. Con la specifica, però, che da qui la guerra viene diretta, coordinata, monitorata, insegnata e foraggiata attraverso l’imponente supporto logistico. Qui non mancano siti militari, istituti volti all’istruzione di personale di polizia, esercitazioni, addestramenti internazionali e industrie belliche. Nemmeno le scuole pubbliche sono immuni dall’assillante presenza militare. A dimostrazione di ciò, durante ogni anno scolastico, non mancano le occasioni per propagandare l’importanza delle forze armate e rilanciare la retorica securitaria tra gli studenti degli istituti vicentini.


L’INFERNO DEI REGIMI DIFFERENZIATI – Presentazione libro

Posted: Marzo 14th, 2019 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

 

 

 


 

 

 

41 bis, aree riservate, 14 bis, sezioni AS…dietro sigle e numeri si nasconde quello che Alessio Attanasio definisce “L’inferno dei regimi differenziati”, un mondo fatto di divieti, isolamento e limitazioni, progettato e costruito per isolare e costringere “alla resa” il prigioniero.
Alessio Attanasio è un giovane prigioniero che vive ininterrottamente dal 2002
in regime differenziato; per la sua azione instancabile fatta di reclami, scioperi e corrispondenza è stato trasferito numerose volte in diverse carceri, completando il giro delle sezioni 41 bis dello Stato Italiano, compresa l’infame sezione del carcere di Bancali di cui lo stesso Attanasio parla.
Il libro è un modo non solo per guardare come sempre oltre la superficie, ma per capire, in tempi di repressione feroce, come lo Stato costruisce i suoi strumenti di annichilimento (non sempre però riuscendo ad avere la meglio).
Ne parleremo con il Collettivo O.L.G.A di Milano che da anni si occupa di lotte contro le galere, di solidarietà ai prigionieri e redige un interessantissimo opuscolo che raccoglie aggiornamenti sulle lotte internazionali e la corrispondenza con i prigionieri e che viene spedito in tutte le carceri.
Dopo la presentazione, continueremo la nostra chiacchierata con magnozia e beozia per sostenere le casse sempre vuote del Collettivo S’IdeaLibera.
E per chi porta un amico o un’amica, sconto sul libro!
Vi aspettiamo
Collettivo S’IdeaLibera
https://sidealibera.noblogs.org/
evaliber2@inventati.org
FB. spazio sociale sidealibera
Alessio Attanasio è nato a Siracusa il 16 luglio 1970. Il 4 novembre 2002 viene trasferito dal carcere di Catania alla sezione 41-bis di L’Aquila. Da qui viene trasferito a Parma, Viterbo, Milano-Opera, Terni, Novara, Ascoli Piceno, Sassari, Rebibbia. Oggi si trova a Spoleto, ultima tappa per completare il giro delle sezioni 41-bis del Paese. Nell’anno accademico 2009-2010 si è laureato con il prof. A. Genovese in Scienze della comunicazione presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università della Tuscia e si sta laureando in Giurisprudenza.
 

SOLIDARIETà AI PASTORI – Comunicato della Cassa Antirepressione Sarda

Posted: Marzo 11th, 2019 | Author: | Filed under: General | No Comments »

SOLIDARIETA’ AI PASTORI

AL FIANCO DEI PASTORI COL BUONO E COL CATTIVO TEMPO

Comunicato di solidarietà ai pastori indagati per le azioni durante la lotta del latte del Febbraio 2019

Migliaia di persone hanno lottato per l’aumento del prezzo del latte in queste settimane, pastori e solidali hanno bloccato le strade, le merci, le scuole; messo in ginocchio gli industriali, fatto accorrere in tutta fretta ministri e premier ed assistito al loro fallimento.

Alcuni pastori stanno cedendo alle trattative al ribasso, altri si dissociano, altri ancora non si arrendono. Moltissimi solidali sono però pronti a scendere di nuovo in strada per riprendere la lotta li dove l’hanno lasciata qualche giorno fa.

Noi siamo fra questi.

Siamo un gruppo di solidali che ha partecipato ai blocchi sulle strade sarde e ai presidi di fronte ai caseifici, qualcuno ci ha anche mandato via, pensando che fossimo dei provocatori.

Capiamo che possa succedere, ma noi abbiamo la testa dura e non molleremo.

Siamo dei compagni e delle compagne che stanno sempre dalla parte di chi viene sfruttato e contro gli sfruttatori.

E lo siamo col buono e col cattivo tempo.

Vogliamo esprimere la nostra totale solidarietà ai pastori indagati e denunciati per alcune azioni delle scorse settimane, non ci interessa sapere se siano colpevoli o innocenti, se siano degli stinchi di santo o dei pochi di buono.

Ci sentiamo al loro fianco perché hanno lottato e lottano per qualcosa che ritengono giusto e importante, e lo Stato ora prova a fargli pagare le conseguenze delle loro scelte.

Agli indagati vogliamo dire che questa esperienza la conosciamo bene, perché è lo stesso trattamento che più volte è stato riservato anche a noi.

E sappiamo che alla repressione bisogna rispondere uniti.

Cassa Antirepressione Sarda

Marzo 2019

 

Pastori-Sardi-Latte-1300


Laboratorio corale – Canti di lotta

Posted: Febbraio 26th, 2019 | Author: | Filed under: General | No Comments »


Lu Carrasciari sassaresu

Posted: Febbraio 26th, 2019 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Lu Carrasciari sassaresu

Anche quest’anno non perdiamo occasione di fare festa in quartiere in occasione del Carnevale.
Ti aspettiamo come sempre in Via Casaggia 12 presso lo Spazio Sociale S’IdeaLibera per questi appuntamenti:

– GIOVEDI 28 FEBBRAIO H. 20.00 (presso Circolo Tirrindò, Via Masia 2): favata vegana per scaldarci  in occasione del Giovedì Grasso o “Giobi di Lardhaioru” organizziamo  la tradizionale favata a prezzi popolari.

Il ricavato della magnozia andrà a finanziare le attività dello Spazio Sociale S’IdeaLìbera come i laboratori, il doposcuola per i bambini e la palestra e biblioteca popolare.

Acudiddi in greffa manna e visthuddi a festha ♥

– DOMENICA 3 MARZO H. 15.30: partecipiamo con uno spezzone di mostri, mondezzoni, carruzzi, coriandoli e bevande a Lu Carasciari sassaresu che partirà alle ore 16.00 da Piazza Tola per proseguire in Corso Vittorio Emanuele, Porta Sant’Antonio e Corso Vico. Frittelle, favata e musica per tutti e tutte!
– MARTEDI 5 MARZO H.16.00: frittellata mascherata con giochi di strada presso lo spazio sociale S’IdeaLibera
Ti aspettiamo!
Cullettivu S’IdeaLibera
https://sidealibera.noblogs.org/
FB spazio sociale Sidealibera
evaliber2@inventati.org

 


IL CUORE OLTRE LE SBARRE

Posted: Febbraio 22nd, 2019 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Chiunque voi siate.
..girato da lista noalgabbione..
Un testo e un appuntam​ento diffusi a Trento in solidarietà con i
compagni arrestati:

IL CUORE OLTRE LE SBARRE

In attesa di un’analisi più approfondita, poche parole.
Un’altra “associazione sovversiva con finalità di terroriamo” (art. 270
bis) più una sfilza di reati contestati (dall’interruzione di pubblico
servizio al danneggiamento, dal sabotaggio di apparecchi telematici
all'”attentato con finalità di terroriamo”, dall’icendio al trasporto di
materiale esplodente). 50 perquisizioni, 150 tra poliziotti e
carabinieri mobilitati, intere strade bloccate, irruzione nelle case di
agenti col passamontagna e il guibbotto antiprioiettile. E, soprattutto,
7 compagni arrestati. Un’operazione in pompa magna – condotta sia dalla
Digos che dal Ros -, con tanto di conferenza stampa
dell'”Antiterrorismo” a Roma. E il consueto linciaggio mediatico.
Nessuna sorpresa. Non solo perché è l’ennesimo inchiesta per 270 bis, ma
anche perché “fermare gli anarchici” era da settimane il ritornello
preferito di questore, prefetto, magistrati, politici e giornalisti.
Qual è il problema per i custodi armati e togati di questo splendido
ordine sociale?
Nel placido Trentino-Alto Adige, c’è una presenza anarchica trentennale.
Compagne e compagni sono sempre stati presenti in ogni lotta, grande e
piccola, contro lo sfruttamento, contro la devastazione del territorio,
contro il razzismo di Stato. A fianco delle lotte e dei conflitti di
piazza, non è mai mancata l’azione diretta notturna (nelle carte della
Procura si elenca, dal 2014 ad oggi, una settantina di attacchi piccoli
o grandi contro banche, caserme, ripetitori, mezzi militari, tribunali,
sedi di partito). Come fare, dunque, perché la pace sociale continui a
regnare sia di giorno che di notte? La ricetta è sempre quella:
attribuire ad alcuni anarchici qualche azione (6 su 70…) e sostenere
che tutto – dalla scritta sul muro all’attacco incendiario – è
pianificato da una fantomatica associazione sovversiva con tanto di
ruoli (il leader ideologico, il responsabile del settore logistico,
l’incaricata di mantenere i contatti con gli avvocati ecc.), per provare
a distribuire così anni di carcere. Più in generale, far fuori i
rompiscatole per passare con lo schiacciasassi su ciò che resta delle
libertà. Il primo passo è isolare. Per questo le case dei compagni
diventano “covi”, l’attitudine testarda di non farsi spiare viene
presentata come “qualcosa che ricorda la mafia”, e via dicendo.
“Facevano tanto i gentili e i solidali, ma intanto preparavano
attentati. Prendete le distanze”.
Come al solito, si tratta di fare tutto il contrario. Continuare le
lotte. Non lasciare soli i compagni. Difendere pubblicamente le azioni
di cui sono accusati. Rilanciare la solidarietà contro un attacco che
vuole anche stritolare rapporti ed affetti.
Non abbiamo risposte semplici. Ma alcune buone domande. Si può cambiare
questo stato di cose senza lottare? Si può lottare senza rischiare? Le
condizioni per cui valga la pena rischiare matureranno mai da sole?
Intanto, che facciamo?
Da più parti si strilla al fascismo per le politiche di Salvini. E poi?
Si inorridisce per un botto alla sede della Lega? Avanti. Che ognuno ci
metta del suo, perché qualcuno non debba metterci tutto.

Terrorista è lo Stato!
Agnese, Sacha, Poza, Stecco, Nico, Giulio e Rupert liberi subito!

VENERDI’ 22 FEBBRAIO, ORE 18,00 FACOLTA’ DI SOCIOLOGIA (via Verdi,
Trento)
ASSEMBLEA PUBBLICA IN SOLIDARIETA’ CON GLI ARRESTATI

anarchiche e anarchici

Indirizzi di alcuni degli arrestati (Sacha è ai domiciliari con tutte le
restrizioni, su Stecco non ci sono ancora notizie certe):

Roberto Bottamedi (Rupert)
Casa Circondariale Brescia Canton Mombello
Via Spalto S. Marco, 20
25100 Brescia (BS)

Nicola Briganti (Nico)
Casa Circondariale Verona Montorio
Via S. Michele, 15
37131 Verona (VR)

Agnese Trentin
Casa di Reclusione Verziano
Via Flero, 157
25125 Brescia (BS)

Andrea Parolari (Poza)
Casa Circondariale
Via Basilio Dalla Scola, 150
36100 Vicenza (VI)

Giulio Berdusco
Casa Circondariale
Via Paluzza n. 77
33028 Tolmezzo (UD)

fate girare!


LE NOSTRE COMPAGNE, I NOSTRI COMPAGNI.

Posted: Febbraio 20th, 2019 | Author: | Filed under: General | No Comments »

 

LE NOSTRE COMPAGNE, I NOSTRI COMPAGNI.

Dopo gli arresti dei compagni e delle compagne di Torino, oggi sa zustissia si è palesata a Trento con 7 misure cautelari (6 in carcere e 1 ai domiciliari) e 21 indagati, due dei quali residenti e Cagliari.

Le accuse sono legate al famigerato 270bis e 280, altri per fatti specifici.

Come in altre occasioni, quando è lo Stato a praticare la sua “giustizia” sappiamo da che parte stare: vicino ai compagni e alle compagne con cui condividiamo il sogno e la pratica di una libertà agita in prima persona. Con alcuni compagni abbiamo condiviso momenti di lotta e di discussione, con altri ancora non abbiamo avuto l’occasione di guardarci negli occhi, eppure li sentiamo carne ed ossa della nostra stessa lotta perché abbiamo scelto di condividere una strada di vita, spesso difficile, ma che rivendichiamo come la più bella delle nostre scelte.

Sempre solidali e complici con i nostri compagni e le nostre compagne di Torino, Trento e Cagliari.

 


PRESENTAZIONE DOSSIER-Trame.Sfilare il tessuto del militarismo

Posted: Febbraio 1st, 2019 | Author: | Filed under: General, Iniziative | No Comments »


pensare non nuoce alla salute

Posted: Febbraio 1st, 2019 | Author: | Filed under: General | No Comments »
In questi ultimi anni sono nati nuovi ed interessanti progetti editoriali sardi che, ognuno con la propria specificità, cercano di offrire nuovi strumenti di analisi per capire la Sardegna di oggi.
Per questo vi invitiamo a una chiaccherata con i redattori di Nurkuntra, Nc’at murigu e Bias
SABATO 16 FEBBRAIO H. 17.30
presso lo Spazio Sociale S’IdeaLibera (Via Casaggia 12).
Nurkuntra, periodico di storie, di lotta, di conflitto e prospettive anticapitaliste in Sardegna e oltre.
Nc’At Murigu, una rivista per provare ad aumentare i momenti di confronto e approfondimento e per non perdere per strada i contributi importanti che spesso vivono solo su internet.
Bias, bollettino interno anarchico sardo, raccoglie analisi e approfondimenti sui diversi livelli di oppressione che vive oggi la nostra terra.
Vi aspettiamo!
Culletivu S’IdeaLibera
p.s vi anticipiamo anche le iniziative di Febbraio e Marzo

 

 


Sa paradura

Posted: Febbraio 1st, 2019 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Prigioni e dintorni | No Comments »

potete contattarci al numero 3478374950


nuovi arrivi della Biblioteca Popolare Centro Storico

Posted: Gennaio 31st, 2019 | Author: | Filed under: Biblioteca Popolare Centro Storico- Nuovi arrivi, General | No Comments »

 

oltre a questi libri ne abbiamo preso per piccoli e ragazzi..


 


CALL FOR ENTRIES – LABORATORIO DI CAMERA OSCURA

Posted: Gennaio 30th, 2019 | Author: | Filed under: General | No Comments »

CALL FOR ENTRIES – WANTED

 

Si cercano partecipanti per un percorso di fotografia analogica. I corsi partiranno se si raggiungerà il tetto minimo di partecipanti (dai 5 ai 10 partecipanti per corso).

Il percorso prevede laboratori intensivi sul “fare l’immagine”. Approccio manuale e pensiero analogico. Dalle origini ai linguaggi contemporanei, tra l’errore e il risultato, alla ricerca dell’unico, non riproducibile, appagante.  Il corso prevede due tipologie di approcci differenti che sono:

 

  • Fumetto analogico (dai 10 ai 15 anni) – 15 ore:

Venti scatti su pellicola, sviluppo e stampa in camera oscura. Redazione collettiva di un breve fumetto fotografico ai sali d’argento, che resterà nella sede che ci ospita.

 

  • Camera oscura sperimentale e Autoproduzioni – 15 ore:

Dal collage alla fanzine, attraverso una camera oscura zeppa di rayogrammi, solarizzazioni, fotomontaggi, stampe a contatto, emulsioni, inversioni e qualunque mezzo necessario a raccontarsi.

 

Le lezioni sono tenute da Luisa Siddi

 

 

Date:

 

Corso adulti:

  • sabato 23 Febbraio – tutto il pomeriggio (5 ore)

  • domenica 24 febbraio – mattina e pomeriggio (10 ore)

 

Corso ragazzi:

  • giovedì 21 – (17-20)

  • venerdì 22 – (16-20)

  • lunedì 25 – (16-20)

  • mercoledì 27 – (16-20)

 

Per quel che concerne la strumentazione abbiamo tutto il necessario sia per fotografare in stenopeico, 35 mm e 6×7, sia per le tecniche di fotografia senza apparecchio da ripresa (rayogrammi e simili), sviluppo e stampa. Per chi volesse usufruire della fotocamera usa e getta dovrà fare preventiva richiesta agli organizzatori del corso..

Sul costo, facendo un discorso commerciale, saprete quanto costano i workshop intensivi di camera oscura anche solo tecnici (e qui facciamo tecnica, linguaggio e azione). Di fatto per poter rendere accessibile a più persone le varie competenze, il Workshop sarà a cappello.

 

Ripetiamo. workshop a offerta libera!

 

Si prega quindi di tener conto dei seguenti fattori: le competenze degli insegnanti, il viaggio (da Cagliari), la strumentazione (acidi fotografici, carta fotografica, rullini etc..) e il vitto e l’alloggio degli insegnanti del laboratorio

 

–        S’idea Libera, via Casaggia 12: https://www.facebook.com/sidealiberass/

 

           – MarEventum: https://www.facebook.com/mareventum/

    –        S’umbra: https://www.facebook.com/sumbracagliari/

 


28 Aprile… La Dì di Sàssari Vècciu

Posted: Aprile 25th, 2018 | Author: | Filed under: General | No Comments »


Una storia degli anni ’70: presentazione del libro “Correvo pensando a Anna”

Posted: Aprile 23rd, 2018 | Author: | Filed under: General | No Comments »


8 marzo con i militari… A fianco di chi e soprattutto per chi?

Posted: Marzo 11th, 2018 | Author: | Filed under: General | No Comments »
Ieri, in una delle piazze centrali di Sassari, in occasione dell’8 Marzo sono scesi anche i militari. A fianco di chi e soprattutto per chi? Sempre più spesso quella che dovrebbe essere una giornata di lotta, denuncia e rivendicazione si trasforma nella fiera del consumismo e delle retoriche istituzionali.
In piazza d’Italia, per “festeggiare le donne” c’era una notissima catena che vende mobili a sottolineare che va bene ricordare le donne, purché queste siano sempre e solo consumatrici e produttrici di profitto (per le tasche degli altri, ovviamente).
In piazza Castello, sempre per “festeggiare le donne” c’erano i militari a sottolineare che va bene ricordare che ci sono anche le donne, purché queste stiano nei confini della sottomissione e che continuino ad affidare ad altri la loro difesa, la loro lotta.
Eppure, dietro tanti palloncini colorati, non dimentichiamo alcune cose semplici ma chiare.
Non dimentichiamo le donne stuprate dai militari italiani.
Non dimentichiamo le donne stuprate e torturate dai soldati italiani durante le cosiddette “operazioni umanitarie”
Non dimentichiamo che la maggior parte delle violenze avviene dentro le mura domestiche da parte di mariti, fidanzati, amici e quant’altro
Non dimentichiamo che fascisti, leghisti, razzisti e affini nei loro discorsi dimenticano quanto violenti sono “gli uomini italiani” e quanto la loro cultura sia basata sulla sottomissione della donna
Non dimentichiamo neanche che, mentre forse qualcuna di noi festeggia, migliaia di donne migranti nel nostro pezzo di terra vengono ricattate e senza di loro nessuna liberazione è possibile
E soprattutto non dimentichiamo una cosa altrettanto semplice: gli unici momenti nella storia e nel presente in cui le donne hanno avuto qualcosa da festeggiare è stato quando hanno preso la loro vita tra le mani, quando hanno smesso di delegare la loro difesa agli altri, quando hanno iniziato a costruire percorsi di autodeterminazione.

14 marzo // Racconto di viaggio nella Palestina Occupata

Posted: Marzo 8th, 2018 | Author: | Filed under: General | No Comments »


7/8 aprile… Due giorni contro la RWM

Posted: Marzo 3rd, 2018 | Author: | Filed under: General | No Comments »


 

per aggiornamenti:  https://nobordersard.wordpress.com


Nùgoro; Saluto ai prigionieri di Badu e Carros

Posted: Gennaio 31st, 2018 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Pubblichiamo dal sito https://sardegnaanarchica.wordpress.com

Nella serata di ieri 30 gennaio un gruppo di quindici compagni, si è presentato fuori dalla galera di badu e carros per portare un saluto ai prigionieri che dal 22 gennaio portano avanti lo sciopero del carrello (rifiutano il vitto del carcere) e tre battiture giornaliere.

Il gruppo di compagni si è posizionato su un lato della recinzione, qualche botto, qualche torcia da stadio e qualche fuoco per essere più visibili, anche se data la distanza risulta sempre difficile la comunicazione con i prigionieri. Nonostante questo qualche grido e qualche fischio si è riusciti a sentirlo.

Dopo circa un ora l’ultimo gruppo di compagni che anadava via è stato fermato, prima da due secondini che sbraitavano (come fanno di solito quelli che non contano un cazzo), in seguito sono sopraggiunte due volanti di polizia e qualche agente della DIGOS. Il fermo è durato diverse ore, in cui ci sono state accuse per delle scritte contro le galere e le guardie comparse lungo le mura della struttura,  identificazioni, perquisizioni a persone e veicoli, verbali, inviti in questura.

Nonostante queste situazioni, riteniamo sia importante farsi sentire fuori dalle galere e non sol, in situazioni come questa che si è creata negli ultimi giorni nella galera nuorese.

Rassegnarsi passivamente a tutto ciò, significherebbe accettare l’inaccettabile. 

Se nelle galere avvengono pestaggi e omicidi all’ordine del giorno, è perchè ci sono le squadrette di di guardie che gli attuano; se il sistema carcere esiste e funziona, è perchè qualcuno lo tiene in piedi.

E questo qualcuno ha nome e indirizzo…


Posted: Gennaio 31st, 2018 | Author: | Filed under: General | No Comments »


SARDEGNA; AFRIN PERCHE’ CI RIGUARDA?

Posted: Gennaio 31st, 2018 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Pubblichiamo dal sito https://sardegnaanarchica.wordpress.com

– il tentativo delle popolazioni del Rojava di darsi una propria forma di autorganizzazione, basata sul rispetto delle etnie, sulla partecipazione popolare, sull’autodifesa e sulla crescita dei valori di uguaglianza rappresenta, pur con le naturali contraddizioni imposte anche dal contesto di guerra in cui si è realizzato, un esempio importante. Ogni popolo che decide di resistere alle oppressioni e ai genocidi perpetuati dagli Stati e cerca di vivere secondo un’esistenza pacifica e solidale è un popolo da sostenere ed appoggiare. In un contesto dominato dalle azioni imperialiste degli Stati che usano i diversi attori in loco per mantenere i propri interessi economici, in un contesto dominato da forze islamiste radicali (da sempre finanziate e usate dai medesimi Stati imperialisti) che impongono regimi di terrore e sfruttamento sulle popolazioni, in un contesto dominato dall’imposizione di regimi che, più o meno con denominazioni democratiche, si basano su una gestione verticistica e autoritaria del potere, il tentativo dei curdi di resistere e creare un modello sociale di convivenza e autogoverno è un’esperienza con cui vogliamo essere solidali.
– le guerre degli ultimi anni nel contesto del Medio Oriente rappresentano l’ennesimo esempio della politica imperialista degli Stati Occidentali; politica di rapina e sfruttamento, tesa a ridisegnare gli equilibri territoriali per avere al potere servi sempre più accondiscendenti, porte sempre più aperte sullo sfruttamento delle risorse, borse sempre più ricolme di soldi delle multinazionali della guerra e delle aziende delle cosiddette “ricostruzioni post guerra”. La resistenza dei curdi ha rappresentato un tentativo in direzione contraria a questo processo. Questo processo non è stato e non è privo di contraddizioni, come tutti i processi che il reale vogliono mutare, ma rimane il sacrificio di un’intera popolazione di lottare per la propria esistenza e libertà.
– le migliaia di migranti che negli ultimi anni sono arrivati sulle nostre coste (ed immessi nella catena del business dello sfruttamento) sono il frutto di queste guerre lontane, ma forse non così tanto. L’esperimento curdo rappresenta un tentativo di opporsi a questi conflitti e soprattutto di creare un modello sociale basato sulla convivenza solidale e pacifica, contro le logiche di sopraffazione e conquista. Sostenere questo esperimento significa quindi opporsi alle guerre di oggi e del domani, significa opporsi alle logiche imperialiste che stanno condannando migliaia di persone a morire nei confini libici, nei mari, nei centri per migranti, nei campi di lavoro.
– la nostra terra è da sempre terra di sperimentazione ed esercitazione dei signori della guerra: quelli in giacca e cravatta delle multinazionali e quelli in divisa degli eserciti. Le armi usate nei conflitti in Medio Oriente vengono prodotte e testate da aziende italiane (prima su tutte Leonardo/Finmeccanica) nei nostri territori, vendute poi a Stati e macellai di varia specie. Opporsi a questo ennesimo genocidio significa opporsi alla politica della militarizzazione e alla logica del profitto sulla pelle delle persone.
– la nostra storia è fatta di dominazione coloniale e annientamento della propria identità. La storia dei curdi è altrettanto storia di colonialismo feroce da parte dello Stato turco che da anni, dopo i massacri sulle popolazioni, porta avanti una politica di deculturazione forzata, di negazione dell’identità curda e di pulizia etnica. Sostenere il popolo curdo significa sostenere la stessa lotta per l’autodeterminazione che vogliamo per la nostra terra.
E’ necessario, ora più che mai, dimostrare la nostra solidarietà rivoluzionaria ai nostri compagni che combattono sul fronte e al popolo curdo che lotta per la propria autodeterminazione. Riteniamo necessario l’uso di qualunque mezzo per attaccare lo Stato imperialista turco, le sue strutture e i suoi uomini presenti sui territori in cui viviamo.

Alcuni Anarchici Sardi


Posted: Ottobre 29th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »


6 Ottobre – 2° Cena Cionfraiola!

Posted: Settembre 27th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

*I temi che quotidianamente affrontiamo al collettivo purtroppo non sono cose su cui scherzare, ma riteniamo altrettanto importante creare socialità, divertirci e a volte non prenderci troppo sul serio, e cogliere queste occasioni per raccogliere fondi.
In questo caso il ricavato sarà destinato a finanziare lo spazio sociale del collettivo e le future attività.


Venerdì 6 ottobre – 2° Cena Cionfraiola!

Posted: Settembre 27th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

*I temi che quotidianamente affrontiamo al collettivo purtroppo non sono cose su cui scherzare, ma riteniamo altrettanto importante creare socialità, divertirci e a volte non prenderci troppo sul serio, e cogliere queste occasioni per raccogliere fondi.
In questo caso il ricavato sarà destinato a finanziare lo spazio sociale del collettivo e le future attività.


“La condizione umana nel pensiero libertario”

Posted: Agosto 23rd, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »


Difendere la terra e costruire territorio, uno sguardo al Chiapas di oggi

Posted: Agosto 23rd, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »


ROVESCIARE L’EDUCAZIONE // 9-10 SETTEMBRE 2017

Posted: Agosto 12th, 2017 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Spazio Sociale | No Comments »
9-10 SETTEMBRE 2017
ROVESCIARE L’EDUCAZIONE
Riflessioni ed esperienze sull’educazione libertaria
 
E’ possibile pensare una scuola in cui bambini e bambine, ragazzi e ragazze abbiano il diritto di decidere come, quando, che cosa e con chi imparare? Una scuola in cui abbiano il diritto di condividere le scelte che riguardano la propria scuola, in modo paritario?
L’educazione libertaria e le scuole che ad essa si ispirano cercano di disegnare un modello educativo diverso, in cui i bambini e le bambine, insieme ai loro accompagnatori/trici, diventano parte attiva del loro percorso educativo.
In questa due giorni cercheremo di capire la prospettiva dell’educazione libertaria e conoscere nel vivo come funziona una scuola libertaria a partire dall’esperienza de I Prataioli di Pavullo.
SABATO 9 SETTEMBRE H. 16.00 
L’educazione libertaria. Come ripensare un modello educativo
Francesco Codello, insegnante, dirigente scolastico, fondatore della REL
DOMENICA 10 SETTEMBRE H. 10.00-18.00
La libertà è un cammino che si costruisce insieme. Racconti di un’esperienza di educazione libertaria autogestita dell’appennino modenese. 
Claudio Orrù, Viola Bertoni, accompagnatori della scuola libertaria “I prataioli”
DOVE: Parco Lu Cantaru, SP 18 Sassari-Argentiera, km 24+300
MANGIARE E DORMIRE: sarà possibile mangiare per la cena del Sabato e il pranzo di Domenica. Inoltre, per chi desiderasse rimanere a dormire la notte del Sabato sono a disposizione alcuni posti tenda e possibilità di parcheggio per camper.
INFO: Per chi desidera partecipare, troverà nel Programma allegato tutti i dettagli.
Vi invitiamo a condividere con amici e amiche il materiale informativo (locandina e programma).
Vi aspettiamo!
 

OGNUNO COME MEGLIO CREDE

Posted: Agosto 12th, 2017 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

riceviamo e diffondiamo:

 

Da diverso tempo la consapevolezza antimilitarista e non solo, ha preso consistenza nei fatti, in tutto il territorio sardo. Momenti di rottura e attacco si sono prodotti e incuneati nell’ingranaggio guerrafondaio, con risultati alterni ma comunque incoraggianti. Pratiche diverse, di massa o individuali, si sono intrecciate per un percorso unico col fine comune di porre freno, e in prospettiva fine, al dominio in divisa, alla sua logica e alla sua arroganza. Scritte sui muri, danneggiamenti vari, reti un tempo invalicabili divelte con rabbia, sbirri e servi vari affrontati con determinazione. NON BASTA.

La macchina da guerra continua il suo percorso, lo fa quotidianamente, architettando ed esportando l’imperialismo ed il colonialismo ovunque, in nome del profitto, sfruttando uccidendo e distruggendo popoli e territori, dalla Sardegna al capo opposto del mondo. Militari, Rwm, Vitrociset ingrossano i loro profitti ogni giorno.

Che fare? Tutto il possibile con ogni mezzo necessario. Attaccare le strutture in divisa e quelle a loro affini e complici non è impensabile, non è impossibile, non è impraticabile. Gli ultimi tre anni di lotte lo dimostrano  e dimostrano che si può e si deve andare avanti, si deve andare oltre, nei propri territori, paesi, città e nei propri quartieri. Sfruttiamo la vastità dei territori dei nostri nemici, troppo difficili da controllare. Imprevedibili, silenziosi, capillari e precisi, ognuno con i suoi mezzi, ognuno con le sue idee.

–          13 Gennaio: Sant’Antioco. Bloccato convoglio di mezzi militari.

–          27 Gennaio: S.S.130 si ribalta un mezzo dell’esercito.

–          Marzo: Disturbata lezione del responsabile del Dass (Cagliari)

–          Marzo: Cagliari, imbrattata la sede della Tirrenia, complice dei trasporti di bombe e militari.

–          Aprile: Cala Mosca, tagliati diversi metri di rete militare.

–          Giugno: Senorbì, bruciata un’officina che ripara i mezzi di esercito e polizia(numerosi i mezzi distrutti)

–          Giugno: Cagliari, danneggiato mezzo Vitrociset.

–          Giugno: Decimomannu, incendio all’interno dell’aereoporto militare.

–          Luglio: Cagliari, interrotto seminario marina militare all’università.

–          Agosto: Danneggiato mezzo Vitrociset.

–          Ottobre: Sassari, interrotto seminario dei militari all’università.

–          23 Novembre: Capofrasca, scontri con la polizia e taglio di reti nel poligono.

–          Dicembre: Capofrasca, tagliati decine di metri di reti militari.

–          Dicembre: azioni antimilitariste a Teulada e Domusnovas.

–          Aprile: Teulada, tagliati decine di metri di reti militari.

–          Maggio: Danneggiato mezzo Vitrociset.

–          Maggio : scritte e azioni durante il passaggio del giro d’italia.

 

“ Cando si tenet su bentu, est prezisu bentulare”


SOLIDARIETA’ CON GLI ARRESTATI DEL 3 AGOSTO

Posted: Agosto 5th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

SICURI SOLO DI UNA COSA: DA CHE PARTE STARE

La mattina del 3 agosto a Firenze sono stati arrestati otto compagni e compagne con l’accusa di aver piazzato, il primo gennaio, l’ordigno alla libreria “Il Bargello” di Casapound a Firenze e per le molotov lanciate contro una stazione dei carabinieri ad Aprile.

Oggi come allora, davanti a un’azione contro Casapound, realtà fascista, razzista e xenofoba, protagonista di decine e decine di pestaggi contro migranti, studenti alle manifestazioni, protagonista di azioni squadriste contro centri sociali e militanti, protagonista di una politica votata al becero populismo, ma che di fatto nasconde gli stessi interessi clientelari e di servizio al potere…

Oggi come allora, davanti a un’azione contro una caserma dei carabinieri, espressione di questo sistema marcio e guerrafondaio, complici di uno stato che impoverisce, sfrutta e crea tensioni sociali, che si rende protagonista delle tante morti per mano della “giustizia”…

Oggi come allora, sappiamo da che parte stare: dalla parte di chi lotta contro questo sistema.

Solidarietà con gli arrestati e le arrestate! Libertà per tutte e tutti!


Posted: Luglio 29th, 2017 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Prigioni e dintorni | No Comments »

Scritte apparse sui muri di Sassari in solidarietà con il prigioniero Davide Delogu


Solidarietà con i prigionieri turchi Nuriyeh e Semih

Posted: Luglio 29th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

video di solidarietà con i prigionieri turchi Nuriyeh e Semih in sciopero della fame dal 141 giorni


Solidarietà dal Kurdistan a Davide Delogu

Posted: Luglio 27th, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Solidarietà dal Kurdistan al prigioniero Davide Delogu


Posted: Luglio 27th, 2017 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Prigioni e dintorni | No Comments »

28 LUGLIO ORE 15.30
PIAZZA UNIONE SARDA – CAGLIARI
PRESIDIO CONTRO LA TORTURA CARCERARIA
DAVIDE DELOGU DETENUTO AL CARCERE DI AUGUSTA
HA INIZIATO LO SCIOPERO DELLA FAME!

Tortura, tentato omicidio, istigazione al suicidio: storia di ordinaria detenzione.

A seguito di un reclamo presso il Tribunale di Sorveglianza di Cagliari veniamo a sapere delle condizioni e vessazioni a cui è sottoposto un nostro amico e compagno, Davide Delogu, detenuto nel carcere di Augusta (SR). Sono parecchi anni che Davide lamenta che gli venga riservato un trattamento carcerario ascrivibile alla tortura piuttosto che alla detenzione.

Lo ha fatto in tanti modi: ha lottato all’interno del carcere, ha scritto, ne ha parlato con i propri cari e avvocati, si è ribellato con tutti i mezzi e l’energia che poteva disporre rinchiuso; ed ora, attraverso il reclamo, ha persino cercato di ricordare alle istituzioni statali di rispettare almeno le leggi che esse stesse hanno elaborato, ne cita tantissime, le conosce bene ormai, lui che non le ha mai riconosciute.

L’aver indotto Davide a doversi rivolgere a un Tribunale per denunciare la sua condizione è già di per se una tortura, e ci induce a pensare, a temere, che l’intento non sia più stroncare la sua personalità e le sue convinzioni ma interrompere la sua stessa esistenza.

A Davide, già sottoposto da anni al regime 14 bis, sono stati imposti sei mesi di durissimo isolamento punitivo: è privato della socialità interna; in isolamento totale e continuativo; rinchiuso in una cella cosiddetta liscia, cioè priva di radio, televisione, armadio e fornelli di dotazione (l’arredo consiste in letto, tavolo e sgabello); le due ore d’aria si svolgono in un’ulteriore cella semplicemente più grande della prima, in pratica non vede mai il sole; non riceve le quotidiane visite mediche, obbligatorie in questo genere di regime che tra l’altro non può essere superiore ai 15 gg.

A tutto ciò si aggiunge: l’impossibilità di visita da parte dei parenti e dell’unica amica autorizzata a vederlo, perché è stato deportato in Sicilia nel 2013, in meno di quattro anni è stato trasferito in quattro differenti strutture carcerarie siciliane; non riceve posta e non può inviarla, non può avere libri ne giornali. Ora può vedere solo il suo avvocato.
Perchè lui? Perchè tanto accanimento?

Davide viene condannato a dodici anni per un reato comune, svoltosi in Sardegna e qui giudicato. Detenuto nel carcere di Buoncammino a Cagliari, e nell’estate del 2013, partecipò alle proteste messe in atto da numerosi detenuti nel carcere cagliaritano che denunciavano le condizioni detentive al limite dell’umano a cui venivano sottoposti.
È noto come il carcere di Buoncammino (ormai trasferito nella nuova sede-fortezza di Uta) si sia distinto per le condizioni oppressive dei carcerati che, in un comunicato dell’epoca delle proteste, riferivano del “sovraffollamento intollerabile con detenuti ammassati in celle lager in condizioni igieniche e strutturali al limite dell’indecenza, speculazione sui prezzi della merce, trattamenti inumani, abusi di qualsiasi genere e troppo, troppo altro ancora”.

A partire da maggio del 2013 decine di detenuti iniziarono lo sciopero del carrello in segno di protesta contro le barbarie che erano costretti a subire. Come previsto il loro grido non fu ascoltato dall’orecchio sordo dell’apparato carcerario e la protesta si infiammò.

Conseguenza di queste rivolte, oltre le perquisizioni, le minacce e le intimidazioni (e risulta anche un pestaggio), fu il trasferimento di una parte dei “ribelli”, tra cui Davide che venne spostato al Pagliarelli di Palermo e accusato di tentata evasione. La presunta intenzione di evadere, il fatto che fosse parte attiva nelle proteste e la sua “contiguità agli ambienti anarchici” gli sono costati il “Regime di sorveglianza particolare”, ennesimo strumento di tortura legalizzato dettato dal ben noto art. 14-bis.

Da quel momento Davide è sottoposto a un’odissea fatta di isolamento, trasferimenti punitivi, censura e sequestro della corrispondenza, limitazioni di ogni forma di socialità e comunicazione con gli altri detenuti e con l’esterno, compresi i parenti e il suo avvocato. Un’altra misura (per il momento sventata dall’opposizione del suo difensore), atta a zittire l’imputato e l’ampia solidarietà creatasi attorno ad esso, è stato il tentativo da parte del DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) di imporre il processo in videoconferenza. Questo provvedimento, oltre a rappresentare l’ennesimo esempio di totale arbitrarietà di applicazione delle norme nei penitenziari, è stata l’ennesima azione punitiva nei confronti di Davide, della sua caparbietà, della sua voglia di tirare la testa fuori dal sacco e non cedere alle ripicche del sistema carcerario.
Da dentro le mura del carcere Davide non ha mai perso occasione di appoggiare le proteste dei suoi compagni detenuti, di esprimere piena solidarietà alle realtà in lotta come i NO TAV, di denunciare ad alta voce le morti nelle carceri. Nonostante l’isolamento impostogli dalla barbaria della galera ha sempre tenuto la testa alta e non si è mai piegato al volere del carcere che lo vorrebbe prono e dentro degli schemi pre-confezionati e pre-determinati.

Davide non si è mai arreso, appunto, e il 1° maggio scorso tenta l’evasione dal carcere di Augusta, gli riesce quasi e se la rivendica, è stato il vento a tradirlo. Maledette isole!
L’amministrazione carceraria di Augusta non la ha presa bene, la butta sul personale. L’ordinamento penitenziario nella sua monumentale crudeltà non è sufficiente a soddisfare la sete di vendetta del suddetto “centro di correzione”, d’altronde non sono mica gli unici!

La storia di Davide è la storia di decine di persone costrette a regimi disumani di carcerazione, illegali come la discrezionalità delle amministrazioni carcerarie e legali come il 14 bis e il 41 bis. Strumenti di annientamento fisico e psicologico che cercano di annullare chi, come lui, si oppone con tutti i propri mezzi a questo sistema fatto di sfruttamento, oppressione, coercizione e violenza. Lo stesso sistema che ti uccide a lavoro, negli ospedali psichiatrici, nelle caserme e nelle galere. Un sistema che se non ti pieghi diventi automaticamente un indesiderato, un emarginato, un essere da isolare e cancellare. E se proprio non ti pieghi finisci peggio.

Oggi 26 luglio 2017 apprendiamo che il reclamo di Davide è stato accolto solo in parte, annullando la disposizione che prevedeva la fruizione delle due ore d’aria in assenza di altri detenuti e che per il resto le sue condizioni resteranno invariate.
Davide ha iniziato lo sciopero della fame per tutti questi motivi e anche perché grazie alla censura non gli fanno avere una foto di un caro amico che è morto poco tempo fa.

Per queste ragioni vi invitiamo al presidio che si terrà venerdì 28 luglio 2017 alle 15:30 nel Piazzale dell’Unione Sarda.

Amiche e Amici – Compagne e Compagni 

22/29 Luglio, settimana di solidarietà diffusa contro l’isolamento punitivo di Davide Delogu

Posted: Luglio 24th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Appello alla solidarietà diffusa contro l’isolamento punitivo di Davide

Il 18 Luglio si è svolta un’udienza per un reclamo presso il Tribunale di Sorveglianza di Cagliari fatto da Davide contro le condizioni cui è sottoposto al carcere di Augusta.

Attraverso la descrizione riportata nel reclamo abbiamo scoperto che Davide, già sottoposto al regime 14 bis, sta subendo una pesantissima tortura: è stato “condannato” a sei mesi di isolamento punitivo.

Un isolamento totale, in una cella sotterranea, liscia, senza tv e radio, senza socialità e senza mai vedere il sole. A questo si aggiunge l’applicazione della censura su tutta la corrispondenza. Le uniche persone che incontra sono il suo avvocato e le guardie.

Purtroppo scopriamo solo ora che in queste condizioni vive già da due mesi.

Questa punizione, così forte, così esemplare, viene riservata a Davide perchè è un ribelle, perchè il 1° Maggio è quasi riuscito ad evadere da quel merdoso carcere in cui è rinchiuso, solo il vento gli ha negato la corsa oltre le sbarre e il sapore della libertà.

Le guardie l’hanno preso all’ultimo, mitra in mano gli hanno intimato la resa, poi, umiliati dall’intelligenza e dalla tenacia di un uomo così legato alle sue idee e alla voglia di libertà, hanno pensato alla punizione perfetta, ed eccola architettata.

Sei mesi di un isolamento così duro che di solito i regolamenti penitenziari lo prevedono per un massimo di 15 giorni, sotto controllo medico.

In questo momento dobbiamo stare ancora più vicini a Davide, e far vedere e sentire a chi lo vorrebbe spezzare che non è solo, che i suoi compagni e le sue compagne sono con lui, nelle sue lotte e nelle sue scelte.

Per questo lanciamo un appello a una settimana di solidarietà diffusa, dal 22 al 29 luglio, contro l’isolamento e la tortura cui è sottoposto.

Per scrivergli: Davide Delogu, Contrada Ippolito 1, 96011 Augusta (SR)

Cassa Antirepressione Sarda


Tavola Planetaria, Tavola di Sfruttamento!

Posted: Luglio 20th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Questa sera in piazza Santa Caterina si svolgerà una cena “condivisa” organizzata dal comune di Sassari per promuovere la conoscenza reciproca… Gli organizzatori allestiranno una tavola a cui potrà sedersi chi si è preventivamente iscritto tramite e-mail. Nobile intento quello di promuovere la socialità proponendo (e in una certa misura istituzionalizzando) pratiche di autogestione e di riappropriazione delle piazze e delle vie… Ma andando a guardare bene chi è il vero soggetto promotore di questa iniziativa troviamo l’azienda biochimica Novamont, che dal suo sito presenta l’iniziativa ” La Tavola Planetaria” informandoci che “durante l’iniziativa saranno utilizzate le stoviglie in MATER-BI, la bioplastica biodegradabile e compostabile frutta della ricerca NOVAMONT, che possono essere smaltite con la frazione organica contribuendo così a ridurre in modo significativo l’impatto ambientale dell’evento”  Una bella trovata pubblicitaria in salsa social e con ambizioni multietniche per questa multinazionale che assieme a ENI, dal 2011, è entrara all’interno del polo industriale di Porto Torres con il progetto Chimica Verde… Ma facciamoci spiegare meglio di cosa si tratta da due commensali seduti a questa tavola planetaria:


Sant’Apollinare scende in piazza per Giugghendi in Carrera!

Posted: Luglio 18th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Nel tardo pomeriggio di sabato 7 luglio, piazza Sant’Apollinare si è riempita di gente di tutte le età…    I gioghi di strada dei pitzinni di un tempo sono stati insegnati alle bambine e ai bambini che affollano quotidianamente le vie si Sàssari Vècciu! Un caloroso ringraziamento a chi si è impegnato tanto per la riuscita di questa giornata tra giochi, murales, panini, musica e tanta socialità…

Speriamo di rivederci presto in piazza per nuove iniziative di quartiere!

Qui di seguito qualche foto e il testo letto durante l’iniziativa:


21 luglio // Cena cionfraiola benefit A Foras Camp

Posted: Luglio 17th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Gli chef stellati di A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna sono lieti di invitarvi alla:

“1°cena cionfraiola* di autofinanziamento per A FORAS Camp 2017”

Menù:

– Panzanella “alla Sigonella”

– Hummus e purputza con erbe di macchia mediterranea di Capo Frasca

– Lasagna bianca alle verdure, fiori e Belfiori

– “Bombas de Quirra” con zucchine impoverite

– Frutta di stagione, tazza di vino e caffè bollente al napalm incluso

Sottoscrizione: 15 € a cabbu

Venerdì 21 luglio dalle ore 19:30
Culletivu S’ideaLìbera, via Casaggia,12 Sàssari vècciu.

Prenota il tuo posto a tavola entro mercoledì 19/07
al 3297892577 e comunicaci le tue allergie.

Possibilità di varianti vegetariane e vegane.

*L’occupazione militare della Sardegna purtroppo non è una cosa su cui scherzare, ma riteniamo altrettanto importante creare socialità, divertirci e a volte non prenderci troppo sul serio, e cogliere queste occasioni per raccogliere fondi.
In questo caso il ricavato sarà destinato a finanziare il campeggio di fine estate di A FORAS.


Posted: Luglio 17th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

ALTERNANZA SCUOLA LAVORO…E MILITARI

 
La militarizzazione di un territorio e di una società passa anche, e soprattutto di questi tempi, tra i banchi di scuola. I casi di corsi di laurea basati su accordi con le Istituzioni militari sono ormai decine, uno dei quali proprio qui a Sassari dove il Corso di laurea in Sicurezza e cooperazione internazionale si basa su una convenzione proprio con i militari e che mira a formare soggetti che, lavorando in contesti emergenziali, operino in contiguità tra il mondo della società civile e il mondo militare. Decine le iniziative ogni anno dentro le scuole, con militari pronti a spiegare cosa sia il bullismo (in questo, sì, esperti grazie alle costanti prassi di nonnismo dentro le caserme..), la legalità e così via. Ora però una nuova novità si aggiunge a questo vasto panorama di contiguità tra militare e civile: l’Ufficio Scolastico regionale dell’Emilia Romagna ha siglato con il locale Comando Militare dell’Esercito un protocollo d’intesa per la realizzazione di attività Alternanza Scuola lavoro. L’iniziativa è rivolta agli istituti tecnici ad indirizzo economico e ai licei. Gli studenti verranno portati a “lavorare” presso l’Ufficio Documentale dell’Esercito, gestendo pratiche di archivio e aggiornando database.
Le attività di alternanza scuola-lavoro avranno una durata di circa 2 settimane per complessive 72 ore e saranno realizzabili rispettivamente nei mesi da settembre a novembre e da gennaio a luglio. Per ora il Comando individua la possibilità di accogliere 144 studenti in ambito provinciale.
Leggendo il protocollo di Intesa (http://www.bo.istruzioneer.it/si_pub/file.php?file=doc/20170703094324_Allegato1_PIANO_DELLE_ATTIVITA.pdf), tra le varie cose è indicativo vedere come “il Comando Militare Esercito “EMILIA ROMAGNA” si impegna a contribuire alla formazione in materia di sicurezza”, mentre “le istituzioni scolastiche assumeranno i seguenti impegni: valorizzare, all’interno del proprio piano di comunicazione, le attività svolte con il Comando Militare Esercito “EMILIA ROMAGNA”, segnalando i principi di valore su cui si fonda il protocollo; contribuire in termini professionali ed istituzionali alle eventuali attività di comunicazione dell’esperienza didattica svolta dal Comando Militare Esercito “EMILIA ROMAGNA” nell’ambito del protocollo”. Il primo punto, dunque, rende evidente come l’obiettivo di questo progetto, al di là dello sfruttamento gratuito della manodopera studentesca in perfetta linea con l’Alternanza scuola-lavoro, sia quello di veicolare i concetti securitari su cui lo Stato sta investendo per giustificare la sempre più pervasiva militarizzazione della società; dall’altra i punti inerenti le scuole sottolineano come queste debbano trasformarsi in promoter dell’esercito.
Il legame sempre più forte tra scuola e militarizzazione del sociale deve essere reciso. Crediamo sempre più nella necessità di opporci con ogni mezzo a tutte le manifestazioni del militarismo nella società. E’ fondamentale che ognuno, nei suoi territori e nei suoi ambienti, smascheri questi schifosi viscidi e lotti contro di essi.
NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA!!
VIA I MILITARI DA SCUOLE E UNIVERSITA’!!

Posted: Giugno 29th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »


Posted: Giugno 27th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »


Protesta delle donne palestinesi prigioniere nei carceri israeliani

Posted: Giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »
Le donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane lanciano una protesta contro i maltrattamenti da parte del servizio carcerario israeliano 
Almeno 30 donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane hanno lanciato un’azione di protesta lunedì, 5 giugno, cominciando a rimandare indietro i pasti e rifiutando di alzarsi alla chiamata. Ciò in risposta all’annuncio che un certo numero di donne darà spostato dal carcere di HaSharon al carcere di Ramla, dove sono rinchiusi criminali comuni israeliani, e dove sarebbero esposte ad ulteriori rischi sia sul piano fisico che sul piano psicologico.[1]
Le donne hanno inoltre denunciato l’aumento dei prezzi nel magazzino alimentare gestito da una compagnia israeliana come pure del materiale di artigianato tessile, che in passato era fornito dalle famiglie. Ora, lo devono invece comprare e pagare. 
La protesta riguarda anche le umilianti ispezioni corporali cui sono sottoposte prima di trasferimenti e visite, e gli insulti da parte di guardie e carcerieri. E’ stato inoltre riferito che alle detenute è stato vietato di partecipare insieme all’Iftar, il pasto che rompe il digiuno quotidiano.
La protesta delle donne avviene in contemporanea con l’inizio degli incontri tra l’amministrazione delle prigioni israeliane e i prigionieri palestinesi, che avevano intrapreso lo sciopero della fame di 40 giorni per l’attuazione dell’accordo che aveva posto fine allo sciopero nelle carceri Hadarim e Ashkelon. Tra le richieste anche alcune misure riguardanti le detenute – tra cui l’accesso a materiali di artigianato e la fine dei trasferimenti abusivi e dei maltrattamenti. Tuttavia, le madri di diverse detenute, tra cui Shatila Abu Ayyad e Nurhan Awad, hanno riferito che le loro figlie hanno visto solo peggioramenti della loro condizione, probabilmente come rappresaglia per lo sciopero.
Anche il responsabile della “Commissione per i prigionieri”, Issa Qaraque, ha confermato gli abusi nei confronti delle prigioniere, e la continuazione delle perquisizioni da parte di militari maschi anziché da donne come richiesto.
Circa gli incontri per l’implementazione degli accordi, Issa Qaraque ha detto che fin’ora si è tenuto un incontro, il cui esito al momento non è noto, aggiungendo che qualora non vi fossero risposte da parte della amministrazione israeliana, i prigionieri sono pronti a riprendere lo sciopero.
(Commissione per i prigionieri palestinesi e http://www.maannews.com/Content.aspx?id=777519

Sullo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi

Posted: Giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

I detenuti palestinesi nelle carceri israeliane hanno sospeso il lungo sciopero della fame dopo un accordo con le autorità. Ma il loro problema principale non è stato affrontato.

di Meghna Sridhar e Tripp Zanetis
01.06.2017, Jacobin (USA)

Traduzione di Internazionale

I prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane che hanno osservato uno sciopero della fame per quaranta giorni chiedevano miglioramenti delle loro condizioni di vita, come un accesso più facile alle visite e alle telefonate dei familiari. Ma alla base di tutto c’è un problema più insidioso: il sistema dei tribunali militari, che dal 1967 ha portato all’incarcerazione di un uomo palestinese su tre. I palestinesi detenuti in Israele sono condannati da un sistema giudiziario gestito dall’esercito, che non prevede le stesse tutele garantite nei tribunali civili. Queste corti si occupano solo di reati contro cittadini o proprietà israeliani, e non perseguono i reati commessi dai coloni in Cisgiordania né quelli in cui le vittime sono palestinesi. Come ha osservato il leader dell’ultima protesta dei detenuti, Marwan Barghouti, i tribunali militari sono “complici dei crimini dell’occupazione”.
Il portavoce del ministro degli esteri israeliano Emmanuel Nahshon ha dichiarato che i detenuti palestinesi non sono prigionieri politici, ma “terroristi e assassini condannati”. Tuttavia la realtà e le statistiche dicono altro. Ogni anno i tribunali militari processano tra i cinquecento e i settecento minorenni. Dal 2010 al 2015 il 79 per cento di loro è stato perseguito per aver lanciato pietre, che le regole dell’esercito israeliano considerano un reato “contro l’ordine pubblico”. A commetterlo sono spesso ragazzini che lanciano sassi verso obiettivi troppo distanti per essere colpiti. I tribunali militari perseguono anche altri reati di natura non violenta, come l’istigazione, un termine che può comprendere il fatto di aver pubblicato su Facebook un post contro l’occupazione. Altri palestinesi sono chiamati a rispondere dell’accusa d’iniltrazione, reato contestato a chi entra illegalmente in Israele per lavorare.
Sempre condannati
C’è una buona ragione se la pratica di processare civili, e soprattutto minori, in un tribunale militare per un periodo di tempo così lungo non ha precedenti in una democrazia. Il diritto internazionale consente procedimenti contro i civili da parte dei tribunali militari solo nel caso eccezionale di un’occupazione durante una guerra. E le leggi internazionali sull’occupazione non ne hanno mai contemplata una che dura cinquant’anni.
Il 99,74 per cento dei casi esaminati da un tribunale militare finisce con una condanna: una volta incriminato, un palestinese ha poche possibilità di difendersi con successo. Le prove, soprattutto nel caso di minori, sono spesso frutto di confessioni estorte con la forza, ma le istanze per chiedere l’esclusione di queste prove illegali non sono quasi mai accolte. Gli atti dei processi sono in ebraico, una lingua sconosciuta a quasi tutti gli accusati e alla maggior parte dei loro avvocati. Le traduzioni sono spesso inaccurate. Molti casi si risolvono con un’ammissione di colpevolezza perché, secondo alcuni avvocati, sia gli accusati sia i legali di solito sono puniti se cercano di arrivare al processo.
I prigionieri palestinesi subiscono condizioni di detenzione durissime, in strutture a cui i loro familiari hanno un accesso molto limitato. L’incarcerazione di massa è un pilastro del controllo che Israele esercita sulla Cisgiordania. Solo la fine del controllo militare sulla popolazione civile renderà giustizia ai prigionieri palestinesi e a milioni di persone che ogni giorno subiscono umiliazioni fuori dal carcere.
Meghna Sridhar e Tripp Zanetis hanno visitato i tribunali militari della Cisgiordania con una delegazione della Law school dell’università di Stanford.


Joint Star 2017

Posted: Giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

JOINT STARS 2017

 “Il maggior evento addestrativo dell’anno per la Difesa”: così viene definita la maxi esercitazione militare Joint Star 2017.

Come si legge dal sito della difesa, la JS17, che è organizzata dal Comando Operativo di vertice Interforze (COI), sarà costituita da una rete di esercitazioni che saranno condotte tra giugno e ottobre in varie parti del territorio dello Stato italiano e saranno basate su un’operazione interforze e multinazionale di risposta ad una situazione di crisi condotta sotto guida italiana.

La JS17 si articolerà in due parti principali: la prima sarà costituita dalla Virtual Flag 2017 (vf17), che si svolgerà dal 10 al 15 giugno e sarà un’esercitazione che, grazie all’utilizzo di sistemi di simulazione di alta tecnologia, consente di addestrare il personale alla pianificazione e alla conduzione di operazioni aeree senza l’impiego di velivoli; la seconda parte, in programma tra settembre e ottobre 2017, sarà costituita dalla combinazione di varie esercitazioni prevalentemente di tipo “LIVEX”, cioè con impiego di assetti reali.

La VF17 è organizzata dall’Aeronautica Militare e vede anche la partecipazione di personale e assetti del COI, dell’Esercito Italiano e della Marina Militare. Essa si svolgerà principalmente all’interno di una struttura campale esistente presso il Comando Operazioni Aeree di Poggio Renatico (Ferrara), alla quale saranno connessi diversi Reparti operativi delle Forze Armate partecipanti.

L’esercitazione rappresenta un’importante tappa del processo di consolidamento della capacità della Difesa italiana di gestire un Comando di componente aerea (Italian Joint Force Air Component – ITA JFAC) in grado di pianificare, coordinare e controllare tutti gli aspetti di una campagna aerea. In questa edizione, l’ITA JFAC si addestrerà a ricoprire il ruolo di Joint Task Force, cioè il Comando interforze che coordina tutte le forze militari nel caso di un’operazione a prevalente connotazione aerea.

Due le principali novità della VF17. In primo luogo, l’esercitazione includerà anche un addestramento sul Comando e Controllo nel campo della difesa missilistica (Theatre Ballistic Missile Defense – TBMD), con il rischieramento a livello tattico di comandi e unità operative delle tre Forze Armate: un sistema missilistico SAMP/T dell’Esercito Italiano, un’unità navale classe Orizzonte/FREMM della Marina Militare (o, in alternativa, il Centro Campione di MARICENPROG) e un sensore radar AN/TPS-77 dell’Aeronautica Militare. In secondo luogo, saranno anche previste minacce cyber, cioè attacchi rivolti alla rete informatica utilizzata per condurre le operazioni militari.

E IN SARDEGNA?

La Joint Star 2017 è stata spiegata da Pietro Lo Giudice, colonnello del Comando operativo interforze, alla commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, lo scorso marzo: “Le unità terrestri condurranno attività presso le aree addestrative della Sardegna, quindi mi riferisco a Capo Teulada. Invece, per quanto riguarda le forze aeronautiche, si schiereranno presso le Main Operating Base, che sono quelle di Trapani e di Decimomannu. Per quanto riguarda le unità navali, saranno impegnati il canale di Sicilia e il canale di Sardegna. Queste sono le aree che si stanno identificando per lo svolgimento di questa esercitazione”. Ancora tanti gli aspetti da organizzare, spiega l’ufficiale.

Dal calendario del Comipa, la Joint Star, si terrà da 14 al 29 ottobre. Nel frattempo, sempre a Teulada, andrà in scena anche Mare Aperto, prevista tra il 16 e il 27 dello stesso mese. A Teulada la brigata di manovra si eserciterà anche d’estate, ma solo con munizionamento a salve. Il resto dell’autunno-inverno 2017, fino a dicembre si eserciteranno anche l’Aeronautica e la Marina.

CAPO FRASCA E QUIRRA. Nel poligono del Sinis il calendario è tutto rosso per tre mesi: significa che si terranno esercitazioni a fuoco.

Perdas– poligono a terra – verrà coinvolto nella guerra elettronica Ramstein Guard 6 dal 16 al 30 ottobre.

A novembre e dicembre i piloti si eserciteranno sugli innovatiti aerei di Leonardo, gli M346 FA.

A mare a dicembre verrà testato il sistema missilistico Teseo Msk2 e ancora la società Leonardo testerà il sistema di lancio Mirach 100/5.

JENTI ATTRINZEDDIVVI!!

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA!!

Risultati immagini per antimilitarismo

 


Protesta delle detenute palestinesi nelle carceri israeliane

Posted: Giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »
Le donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane lanciano una protesta contro i maltrattamenti da parte del servizio carcerario israeliano 
Almeno 30 donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane hanno lanciato un’azione di protesta lunedì, 5 giugno, cominciando a rimandare indietro i pasti e rifiutando di alzarsi alla chiamata. Ciò in risposta all’annuncio che un certo numero di donne darà spostato dal carcere di HaSharon al carcere di Ramla, dove sono rinchiusi criminali comuni israeliani, e dove sarebbero esposte ad ulteriori rischi sia sul piano fisico che sul piano psicologico.[1]
Le donne hanno inoltre denunciato l’aumento dei prezzi nel magazzino alimentare gestito da una compagnia israeliana come pure del materiale di artigianato tessile, che in passato era fornito dalle famiglie. Ora, lo devono invece comprare e pagare. 
La protesta riguarda anche le umilianti ispezioni corporali cui sono sottoposte prima di trasferimenti e visite, e gli insulti da parte di guardie e carcerieri. E’ stato inoltre riferito che alle detenute è stato vietato di partecipare insieme all’Iftar, il pasto che rompe il digiuno quotidiano.
La protesta delle donne avviene in contemporanea con l’inizio degli incontri tra l’amministrazione delle prigioni israeliane e i prigionieri palestinesi, che avevano intrapreso lo sciopero della fame di 40 giorni per l’attuazione dell’accordo che aveva posto fine allo sciopero nelle carceri Hadarim e Ashkelon. Tra le richieste anche alcune misure riguardanti le detenute – tra cui l’accesso a materiali di artigianato e la fine dei trasferimenti abusivi e dei maltrattamenti. Tuttavia, le madri di diverse detenute, tra cui Shatila Abu Ayyad e Nurhan Awad, hanno riferito che le loro figlie hanno visto solo peggioramenti della loro condizione, probabilmente come rappresaglia per lo sciopero.
Anche il responsabile della “Commissione per i prigionieri”, Issa Qaraque, ha confermato gli abusi nei confronti delle prigioniere, e la continuazione delle perquisizioni da parte di militari maschi anziché da donne come richiesto.
Circa gli incontri per l’implementazione degli accordi, Issa Qaraque ha detto che fin’ora si è tenuto un incontro, il cui esito al momento non è noto, aggiungendo che qualora non vi fossero risposte da parte della amministrazione israeliana, i prigionieri sono pronti a riprendere lo sciopero.
(Commissione per i prigionieri palestinesi e http://www.maannews.com/Content.aspx?id=777519)

Interviste dai fronti del Donbass e della Siria

Posted: Giugno 10th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Segnaliamo due recenti interviste che arrivano dai fronti di guerra in Donbass e Siria.

La prima è un’intervista a Nemo, comandante di InterUnit, apparsa su “Tiscali notizie” Risponde ad alcune delle domande classiche sulla questione della lotta in Donbass, fra cui
rifornimenti di armamento, falso mito del sostegno di Putin, ruolo
dei fascisti.

http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/ex-brigatisti-italiani-in-trincea-contro-poroshenko/

 

La seconda è  intervista ad un gruppo anarchico rivoluzionario internazionalista in Rojava/Siria apparsa su Umanità Nuova.

Non per il martirio


La RWM si allarga ancora

Posted: Giugno 5th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

pubblichiamo da nobordersard

https://nobordersard.wordpress.com/2017/05/31/la-rwm-si-allarga-ancora/

 

Nuove cattive notizie arrivano da Iglesias. E confermano più che mai la “vocazione guerrafondaia del sulcis”, l’industria della guerra -pubblica e privata- sembra l’unica in grado di attecchire e espandersi.

La RWM sta provando a insediarsi anche oltre lo stabilimento di Domusnovas, gli industriali tedeschi hanno messo gli occhi su un capannone attualmente inutilizzato nella zona industriale si Iglesisas, Sa Stoia.

L’uso finale del capannone è poco chiaro, tra le varie voci presenti nel documento recapitato al comune di Iglesias, spicca quella di un deposito di materiali infiammabili. Il via libera per iniziare i lavori di messa in sicurezza potrebbe arrivare entro la fine di giugno. Cercheremo di tenervi aggiornati, benché la direzione della RWM si impegni sempre moltissimo a non far uscire notizie riguardati il suo funereo operato, nel frattempo consigliamo la lettura di questo link di Sardiniapost sito dal quale abbiamo appreso la notizia.

http://www.sardiniapost.it/cronaca/rwm-ci-prova-bombe-domusnovas-deposito-liquidi-infiammabili-iglesias/

 


L’RWM affonda i tentacoli

Posted: Giugno 1st, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Militarizatzione | No Comments »

Quello della RWM, terza azienda italiana nel settore degli armamenti, dopo Ge Avio srl e Leonardo è oramai un nome sempre più tristemente noto, come sempre più deleteria e inaccettabile, sta diventando la sua azione espansiva verso una crescita economica che non può rappresentare altro che un la fine per le comunità che sotto la sua ombra, muoiono e scompaiono.

Questa multinazionale delle armi tedesca è leader nel settore degli armamenti a livello mondiale. La sua nascita affonda le radici nella Germania del 1889, e passando attraverso le forniture al Raich, arriva oggi ad esportare carri armati, cannoni, munizioni e sistemi integrati in Iraq, Iran, Zaire, Sudafrica, Paraguay, Danimarca, Somalia, Indonesia, Algeria e altri paesi. Una compagnia con un fatturato che nel 2015 contava 2,6 miliardi di euro, fatturato che nel tempo è andato crescendo assieme al numero di morti, non solo nel conflitto in atto in Yemen.

E proprio nel 2016, il governo francese aveva commissionato alla Reinhmetall, un’importante partita di bombe MK, che non ha consentito solo di aumentare considerevolmente un fatturato annuo , ma ha conseguentemente anche aperto le porte dell’ampliamento allo stabilimento in questione, sancendo le sorti del paese e relegandolo al ruolo di produttore di morte che gli stessi lavoratori scelgono di supportare e coprire, nel silenzio e nel collaborazionismo.

Ed è proprio nell’Aprile del 2016 che emerge la notizia dell’ampliamento dello stabilimento della RWM di Domusnovas. Si firmano in questi giorni le ultime carte per consentire l’ampliamento in questione, che prevede la costruzione di un Campo prove, denominato 140, che verrà edificato nella località di San Marco ( Iglesias) comprendendo anche gli interventi stradali per mettere in connessione lo stabilimento di Domusnovas alla S.S. 130 e S.S. 131 per meglio trasportare e far viaggiare questi carichi di morte dai porti di Cagliari, Porto Canale e Olbia, come dall’aereoporto di Elmas.

Oltre al campo prove 140, la RWM ha recentemente depositato presso il comune di Iglesis la dichiarazione autocertificativa (e inviato allo stesso tempo una relazione secretata a carattere riservato all’ufficio prevenzione incendi del Comando Vigili del fuoco di Cagliari) di un capannone affittato un anno fa e fin’ora rimasto vuoto, in zona Sa Stoia (Area industriale di Iglesias) da una società di Gonnesa, con l’intento di cambiare l’uso dello stabile in “deposito di liquidi infiammabili”. Nello stesso stabile, si vorrebbe allestire inoltre un deposito per lo stoccaggio di “materiali di imballaggio vari, quali legno, carta e cartone, contenitori di plastica e componentistica metallica”, con l’intenzione di adibirlo ad archivio dello stabilimento. La fine dell’iter previsto per le autorizzazioni (avviato pochi giorni fa) è prevista per Giugno. I mercanti di morte, continuano inesorabili ad affondare le loro radici lorde di sangue, in un territorio che ne asseconda ogni intenzione, assecondandone gli sviluppi e gli ampliamenti.

E’ col nome di SEI Società Esplosivi Industriali, producendo materiale esplosivo per industrie minerarie, che Reinhmetall approda in Sardegna, aprendo sede così prima a Ghedi e nel 2001 a Domusnovas, ma espandendo presto le proprie competenze produttive verso settori del mercato delle armi in crescita e dandosi perciò alla produzione di mine anti uomo e mine marine e bombe per i caccia Tornado.

Dal 2014, la società è andata a crescere, tra le concessioni e i permessi, incoraggiando e incentivando investimenti che vanno a impoverire sempre più un territorio devastato dal ricatto occupazionale e dallo spopolamento. Amministrazioni spesso succubi della stessa politica imprenditoriale che ha portato nel corso di decenni a svendere al mercato della più spregiudicata imprenditoria, intere porzioni di territorio, sottraendole alla ricchezza reale della comunità.

Trattandosi di una zona storicamente asservita al disagio industriale, gli avvoltoi della guerra e dei capitali non potevano che trovare facile gioco nel riuscire ad accaparrarsi l’area di interesse

Una storia di inoccupazione e scarse prospettive economiche, quella di Domusnovas, vittima di un modello economico parassitario [*che affonda le sue radici sul modello fallimentare dell’industria sarda, fatto di promesse e disastri, di finanziamenti, politicanti e magnati che hanno aperto le porte della speculazione alle leggi di un mercato assassino e ad un modello economico parassitario].

Lo stesso modello che ha così prodotto oggi, circa 250 dipendenti (di cui solo un centinaio sono i residenti presso D.), per i quali una politica aziendale fatta di silenzio servilismo e premialismo volti a celare l’orrore assemblato in fabbrica e sganciato altrove, non può rappresentare l’unica risposta, sebbene sia quella che gli operai e le amministrazioni di Domusnovas hanno scelto e difendono a spada tratta, senza riguardo alcuno verso le conseguenze della loro ripresa economica.

La millantata riconversione e la mancata ricerca di alternative economiche su cui impiantare nuove prospettive per la comunità, ha lasciato la popolazione di seimila abitanti abbandonata all’assistenzialismo e all’inoccupazione, avviandola verso gli interessi bramosi di questi signori della guerra, che scelgono e investono sull’ampliamento al prezzo di tante vite, molte di più di quelle della comunità che hanno asservito.

Numerose sono state fin’ora le azioni intraprese contro questa società e i suoi stabilimenti, da parte di svariate realtà, le quali han sensibilizzato, bloccato e sabotato questa fabbrica di sterminio, attraverso molteplici azioni negli ultimi anni. La possibilità di creare loro malfunzionamenti nel sistema di produzione, o bloccare dei turni di lavoro nel tentativo di arrecare il maggior danno possibile ai loro profitti e ai loro consensi, è già di per se un obbiettivo che rende valido ogni tentativo, nel tentativo di arginare il percorso di sangue che la crescita dei loro bilanci e dei loro stabilimenti porta con sé.


OMICIDIO DI STATO NEL CARCERE DI BANCALI

Posted: Maggio 26th, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Ieri un prigioniero del carcere di Bancali si è tolto la vita. I sindacati della polizia penitenziaria definiscono “inaccettabile che fatti del genere possano accadere in strutture così nuove”.

Per noi è inaccettabile che chi di lavoro fa l’aguzzino si esprima su un fatto del genere; inaccettabile è scandalizzarsi che un uomo decida di togliersi la vita solo perché si tratta di una “struttura nuova”; inaccettabile è non denunciare che è il carcere a togliere la vita, dopo la libertà; inaccettabile sono i miliardi investiti nel costruire galere; inaccettabile sono i 45 suicidi avvenuti nel solo 2016; inaccettabile sono le angherie e i soprusi a cui ogni prigioniero è sottoposto; inaccettabile è la retorica della “sicurezza” che negli ultimi anni, come dimostra anche l’ultimo rapporto dell’AssociazioneAntigone, ha creato un effetto paradosso per cui diminuiscono i reati ma crescono le persone rinchiuse. Inaccettabile è continuare a pensare che è giusto che chi sbaglia paga..e chi finisce in carcere, si sa, qualcosa di sbagliato l’ha fatto, senza riconsiderare che “giusto” in questa società è chi sfrutta i lavoratori e li condanna a morire perché la sicurezza costa, “giusto” è chi usa i soldi dei risparmiatori per speculare in borsa, “giusto” è chi avvelena la terra e si prende pure gli incentivi per le rinnovabili. Questa giustizia non è la nostra. Questa morte, l’ennesima, non è “inaccettabile”. Si chiama omicidio. Omicidio di Stato.

Alleghiamo di seguito il XIII Rapporto sulle condizioni di detenzione  http://www.associazioneantigone.it/tredicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione.


Vengo anch’io, no tu no..vengo anch’io, no tu no.. Ma perché?? Perché NO…..BASI.. !

Posted: Maggio 24th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

 

Abbiamo appreso con felicità che le compagne e i compagni della Dynamo Dora Rugby, hanno rifiutato una richiesta di partecipazione al torneo da loro organizzato della Sigonella Hoplite Rugby Club, (squadra femminile di rugby della base Nato in Sicilia). Noi crediamo che la lotta alla guerra e all’imperialismo si debba servire di gesti del genere, ricordando che è molto importante bloccare un’esercitazione militare ma è altrettanto importante bloccare l’inserimento dei militari nel contesto civile e la loro partecipazione a eventi simili, perché come hanno detto le compagn*: “non basta togliersi la divisa e infilarsi una maglietta da rugby per far finta di essere “solo delle ragazze che giocano a rugby”. Quindi non possiamo che essere solidali con questo gesto e augurarcene tanti altri… NO alla guerra e lunga vita alla Dynamo Dora Rugby... in allegato il comunicato delle compagne e i compagni, buona lettura:

Negli ultimi giorni ci siamo trovati al centro di un’aspra polemica legata alla nostra Festa del Rugby Popolare. Pochi giorni fa abbiamo infatti ricevuto la richiesta di una squadra femminile, la Sigonella Hoplite Rugby Club, che ci chiedeva di poter partecipare al torneo da noi organizzato. Incuriositi dal nome insolito, è stato facile scoprire che si trattava di una rappresentanza sportiva della base militare Nato di Sigonella, in Sicilia. Non abbiamo avuto alcun dubbio nel rispondere e abbiamo ribadito con poche frasi, scanzonate ma decise, l’incompatibilità dell’evento con soldati, militari e guerrafondai di ogni genere.

Sigonella è una tra le più importanti basi aeronautiche Nato, in Italia e nel Mediterraneo, che militarizza da sessant’anni un territorio a discapito della popolazione locale ed è coinvolta con un ruolo di primo piano nello sviluppo del progetto MUOS. Quest’ultimo consiste nella costruzione di un sistema di telecomunicazioni satellitari e radar che serve ad orientare gli aerei militari, ha un gravissimo impatto ambientale ed è gestito dal dipartimento della difesa statunitense. Storicamente la popolazione siciliana si è sempre opposta a questa presenza coatta con mobilitazioni popolari, non ultimo il Comitato No Muos. Le più recenti notizie riguardano la concessione della base per l’utilizzo di droni e aerei spia che serviranno in missioni di guerra.

Come Dynamo Dora Rugby abbiamo sempre sostenuto le lotte popolari. Abbiamo deciso di farlo partecipando a tornei, iniziative ed eventi legati ai valori che ci rispecchiano: l’antifascismo, l’antirazzismo e l’antisessismo. Crediamo da sempre nei principi dell’autorganizzazione e della solidarietà, siamo al fianco delle lotte contro le ingiustizie sociali e appoggiamo fermamente il movimento contro l’alta velocità in Valsusa. Questi valori si concretizzano nella nostra idea di sport, che non vogliamo neutrale né indifferente, ma partigiano, radicato nella nostra idea di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Condividiamo questa prospettiva con una rete di realtà, squadre e palestre con cui tentiamo di dare corpo ogni giorno ad un’idea di sport differente.

Questo è il retroterra che ha motivato un rifiuto per noi ovvio, il quale ha suscitato sui social una canea che non ci aspettavamo. “Il rugby non divide, unisce sempre”, “lo sport è al di sopra delle questioni politiche”, questo è il tema ricorrente nei commenti di chi non ha condiviso la nostra scelta di escludere la partecipazione delle “sigonelle”: la squadra di rugby femminile della base Nato siciliana. Precisiamo: non abbiamo impedito a delle “ragazze come tutte le altre” di partecipare e rinnoviamo l’invito a chiunque, quale che sia la sua nazionalità. Abbiamo invece impedito la partecipazione di un gruppo militare, a cui rinnoviamo il nostro invito a lasciare il pianeta, in piena coerenza con l’antimilitarismo che ci definisce. Se le soldatesse volessero rinunciare al loro incarico e rinnegare il loro mandato, saremmo incondizionatamente disponibili ad accoglierle festanti, abbracciarle e condividere il nostro barbecue e un bel momento di sport. Dubitiamo tuttavia che possa accadere… e allora ci spiace, ma non basta togliersi la divisa e infilarsi una maglietta da rugby per far finta di essere “solo delle ragazze che giocano a rugby”. Perché lo sport unisce, ma non può essere indifferente. Indifferente per esempio rispetto alla funzione della base di Sigonella. Troppo spesso si sente parlare a vanvera di una presunta neutralità del rugby, ci viene imposta la narrazione di uno sport specchio di una società priva di conflitti, in cui bisogna includere tutto e tutti, ma non la politica. Il nostro criterio invece è quello di unire attraverso contenuti forti, di viverli giornalmente negli spogliatoi, in campo e in città, anteponendoli anche alla competizione e al successo agonistico. Per due interi giorni la nostra pagina facebook è stata sistematicamente bombardata da critiche, insulti e attacchi verbali.

Ci teniamo innanzitutto a precisare che le dichiarazioni fatte non provengono dalla bocca del nostro allenatore ma da una squadra tutta, che ha deciso di organizzarsi orizzontalmente senza scale gerarchiche

Soffermiamoci un istante ad analizzare il tenore e la provenienza di questi commenti. Se ci sono stati alcuni rilievi genuini alla forma del nostro rifiuto, siamo stati perlopiù sommersi da invettive di chiara provenienza: insulti omofobi scritti in inglese da soldati delle basi, post infuriati di poliziotti mossi da spirito corporativo, messaggi privati che inneggiano al duce e candidati locali della lega nord che si proclamano candidamente nazionalsocialisti. Dulcis in fundo ci siamo imbattuti in un articolo di “alto giornalismo” contro l’intolleranza nel rugby, che paragona l’accaduto a un precedente episodio accaduto a Roma qualche anno fa, quando a un militante neofascista è stato impedito l’ingresso nel campo dell’ex Cinodromo occupato per disputare una partita. L’aspetto divertente è che l’autore dell’articolo in questione sia lo stesso fascista coinvolto nella vicenda, ed è inutile dire che ci riconosciamo nel gesto esemplare dei fratelli e delle sorelle degli All Reds, perché di certi rifiuti e certe scelte facciamo una bandiera. Rivendichiamo insomma pienamente i motivi della nostra decisione e rilanciamo questo comunicato, con cui abbiamo voluto prendere parola e chiarire la nostra posizione, invitando tutte le realtà rugbistiche a noi affini, ma più in generale il mondo dello sport popolare, partigiano e solidale, a condividerlo e a sostenerci.

È in questo spirito che chi vorrà condividere con noi due giornate di rugby e di festa è il benvenuto, il 2 e 3 giugno al Motovelodromo di Corso Casale.

Vivo, sono partigiano. Per questo odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Le giocatrici e i giocatori della Dynamo Dora Rugby


Cena libertaria // Ricordi di una rivoluzione // 15 Giugno 2017

Posted: Maggio 24th, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Iniziative, Spazio Sociale | No Comments »


AL LUPO AL LUPO… E L’AGNELLO CI CASCA

Posted: Maggio 24th, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Mentre sempre più soldi vengono stanziati per esercito, armamenti e missioni, mentre tutte le spese nel sociale si abbassano e crescono solo quelle del business securitario, lo Stato continua la sua azione contro il grande problema che regna nella quotidianità di ognuno di noi, quello a cui pensi quando ti arriva la busta paga o la bolletta, o quando vai a fare una visita medica: il migrante! Eh, sì è lui, è ormai sicuro: la causa di ogni male. E così mentre la caccia alle streghe prosegue, tutto ciò che ci circonda viene piano piano, silenziosamente, smantellato. Non ce ne accorgiamo, abbiamo un problema più grande a cui pensare: il migrante.

E per rispondere a questo impellente problema, lo Stato aggiungere un nuovo tassello: sono i centri permanenti per il rimpatrio, da sostituirsi ai CIE. Già a gennaio 2017 il governo aveva confermato la costruzione di nuovi centri che fossero di dimensioni più piccole, preferibilmente fuori dalle città e vicino ad aeroporti.

Ecco dove sorgeranno i nuoci CPR. Tra questi, Iglesias e, guarda caso, sarà usata la vecchia struttura del carcere dismesso per rinchiudere i migranti. Non c’è di che stupirsi, ma soprattutto c’è poco da aggiungere dato che questo nuovo centro sorge proprio in un vecchio carcere, cosa possiamo aggiungere a ciò che già ci stanno esplicitamente dicendo?

L’apertura di questo nuovo lager per migranti si inserisce, quindi, dentro un piano ben più vasto che proprio nella nostra isola ha visto la sua realizzazione con la costruzione negli ultimi anni di 4 nuove galere con sezioni di massima sicurezza (costruite ben lontane dai centri abitati, con enorme speculazione0 del bussines penitenziario), l’apertura della fabbrica di bombe di Domusnovas e la sua annunciata espansione, e infine la diffusione della presenza militare.

Strutture di uno stesso cerchio: eserciti che si allenano e fabbriche che esportano bombe, tutte a ingrossare il business militare che provoca, lontana da noi, quelle stesse guerre e quelle stesse carestie da cui fuggono i migranti … e quando dopo gli interminabili viaggi arrivano qui, tutto è pronto per rinchiuderli nei CPR o se si riesce direttamente in galera. Quattro tasselli (basi, fabbriche d’armi, CPR e galere) di uno stesso piano in cui il Capitale, con l’avvallo delle leggi e della forza dello Stato, unisce il profitto allo sfruttamento.


Contro carcere, isolamento, differenziazione Solidali con il prigioniero Davide Delogu

Posted: Maggio 24th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Di seguito l’ultima lettera arrivata da Davide dopo la sua tentata evasione, avvenuta il primo maggio 2017 nel carcere di Augusta, Siracusa, ove si trova imprigionato. 

Isolamento di Brucoli, 5.5.2017

…mi trovo in una cella liscia tutta sigillata, senza niente, mangio per terra ma con la dignità di sempre di non essere mai soggiogato da ciò che impongono i miti di infallibilità che si costruiscono sulla perfezione del potere carcerario. Vi sono sempre degli spazi, delle falle che rilevano la sua debolezza.
Unica mia sfiga è stato il vento, che ha spezzato per ben due volte i bastoni legati di lungo che sorreggevano gancio e corda. Ho perso tempo per aggiustarli e alla fine sono riuscito ad agganciare il muro di cinta, ma vi erano già fuori le sentinelle armate pronte a sparare, considerando che ho iniziato l’azione arrampicandomi dal passeggio e avendo pochi minuti a disposizione.
Ho proposto una campagna di liberazione che dovrebbe già essere pubblicata su CNA (https://www.autistici.org/cna/2017/05/12/comunicato-del-compagno-anarchico-sardo-davide-delogu-e-aggiornamenti/)
Per avere questa penna, il bollo e i fogli ho dovuto battagliare per 5 giorni. Ora sono in attesa del consiglio di disciplina, del trasferimento e della conseguente applicazione del fottuto 14 bis.
Non so neanche se partirà questa, perché qui la tensione si taglia a lamette.
Lotta per la liberazione! Un abbraccio!
Davide
 

Qui sotto il volantino diffuso il 17 maggio durante il presidio al tribunale di Cagliari in solidarietà a Davide 

 

Contro carcere, isolamento, differenziazione

17 maggio: presidio al tribunale di cagliari

Ripercorriamo qui di seguito i fatti accaduti a partire dalle rivolte nel carcere del Buoncammino nella primavera del 2013. Oggi quel carcere è stato chiuso, i detenuti trasferiti altrove, alcuni sono stati perseguitati per non aver taciuto gli abusi e i trattamenti disumani ricevuti, propri di ogni carcere. Vogliamo che questa udienza diventi occasione per cogliere e ribadire l’importanza di quelle lotte e portare solidarietà a chi è processato per il coraggio e la determinazione nel lottare contro il carcere.

Il 17 maggio è il giorno di una nuova udienza, a Cagliari, del processo contro Davide Delogu per le mobilitazioni avvenute fra la primavera e l’estate del 2013 nel carcere cagliaritano del Buoncammino, ora chiuso. Quel periodo è stato caratterizzato da diverse proteste in tante carceri italiane anche per via del sovraffollamento (quasi 70 mila persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 40 mila posti) che aveva portato ad una condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), il cui pronunciamento finale era atteso per il 17 giugno 2013 (e poi prorogato al 24 maggio del 2014).

In quel contesto si inserisce la mobilitazione dei prigionieri del Buoncammino, cominciata il 25 maggio, con uno sciopero del carrello durato per quattro giorni, e accompagnata da un comunicato firmato da 301 detenuti. Le richieste riguardavano un’amnistia generalizzata, l’abrogazione dell’art. 41 bis o.p., dell’ergastolo ostativo, della recidiva, dell’art. 4 bis o.p. e, in generale, la fine dei ricatti e della differenziazione che sono propri del trattamento individualizzato e premiale, finalizzato a produrre “collaboratori di giustizia”. Non ultime, vengono denunciate le condizioni di sovraffollamento, la carenza di ore d’aria e di socialità, le condizioni fatiscenti dell’istituto di pena, che insieme provocano malattie derivate dalla detenzione, continui atti di autolesionismo e omicidi di stato, chiamati suicidi. Il comunicato precisa che la data del 25 maggio viene scelta come inizio della protesta perché in concomitanza si svolgeva una manifestazione a Parma “Contro carcere, differenziazione, 41 bis e isolamento, per la solidarietà di classe, a sostegno delle lotte di tutti i detenuti”.

Dopo il blocco totale della posta in uscita, messo in atto dalla direzione del carcere cagliaritano, il 17 giugno inizia uno sciopero dell’aria che si protrae per due giorni e che viene immediatamente attaccato dalle guardie con una perquisizione generale, durante la quale le celle vengono devastate senza alcun ritegno, con una chiara finalità intimidatoria e persecutoria. I prigionieri riescono a far uscire un secondo comunicato, che mette in luce la carenza delle ore d’aria giornaliere e le anguste condizioni dei passeggi, chiamati non a caso “quartini” – nonostante fosse presente un grande passeggio, mai utilizzato –, ed esprime la volontà di unirsi alle proteste e agli scioperi che avvengono in quei giorni in altre carceri. Questo secondo scritto è firmato da 134 prigionieri, che sarebbero potuti essere ben di più, se i detenuti dei due bracci del carcere, isolati tra loro, fossero riusciti a mettersi in contatto. All’esterno di queste carceri in lotta non mancano diverse iniziative solidali e un tentativo di coordinamento di una mobilitazione unitaria per l’amnistia generalizzata, contro la tortura, l’isolamento, le morti e l’ergastolo.

Il 9 luglio il Buoncammino è nuovamente in fermento: nell’ala sinistra del carcere alcuni prigionieri si barricano dentro le celle, bruciano delle suppellettili ed espongono tre striscioni, uno dei quali con scritto “NON SIAMO BESTIE”. Subito con un tam-tam vengono informati parenti, amici e alcuni compagni, che formano un presidio all’esterno. L’aria si surriscalda, è già tramontato il sole. All’interno del braccio si verificano diversi black-out, accompagnati dalle battiture rabbiose, dalle bombole del gas che gettate dalle finestre vengono fatte esplodere verso l’esterno del braccio, e dal bagliore del fuoco appiccato all’interno in diversi punti. Fuori, una calorosa risposta dei presidianti contribuiva ad alimentare il caos facendo scoppiare dei petardi. I barricati pretendono l’arrivo tempestivo dei giornalisti ai quali, dalle finestre, descrivono le condizioni detentive inaccettabili e tutto lo schifo del Buoncammino. Il giorno dopo il direttore passa in ogni cella e minaccia di trasferimento immediato chiunque apra bocca; quando fuori arrivano i compagni per portare nuovamente solidarietà non c’è quasi nessuna risposta: l’intimidazione ha sortito l’effetto cercato e i ribelli barricati vengono trasferiti, come spesso succede, al fine di spezzare la solidarietà tra i prigionieri. Uno di loro verrà pestato e trasferito a Lanusei. Il 9 luglio è anche la data d’inaugurazione del nuovo supercarcere di Bancali (SS), alla presenza dell’allora ministro della Giustizia Cancellieri.

Il 25 luglio Davide viene trasferito al Pagliarelli di Palermo e il 3 agosto gli viene applicato l’isolamento del 14 bis per 6 mesi. Il provvedimento del DAP cita tutta una serie di punti, tanto per mettere più legna possibile sul fuoco, che possano giustificare la sua “elevata pericolosità”: mette in primo piano la sua “intenzione di evadere” e lo indica come “promotore ed organizzatore di forme di protesta” (citando quella del 25 maggio) per i diversi presidi realizzati all’esterno; evidenzia i rapporti disciplinari presi negli ultimi 7 mesi, la sua “contiguità agli ambienti anarchici” e altre varie argomentazioni sostenute dal loro linguaggio tendenzioso. Come da dispositivo, Davide può avere in cella solo il tavolo, la branda, lo sgabello; ha diritto a due ore d’aria da solo, un colloquio al mese (disposto dal direttore) e dovrebbe avere almeno la radiolina, che non gli daranno se non dopo diverse proteste.

Da quella data fino a oggi Davide è quasi sempre stato in isolamento (il 14 bis può durare massimo 6 mesi ma può essere prorogato per soddisfare il sadico piacere del DAP) e non è più uscito dalla Sicilia, passando dalle carceri di Caltanissetta, Agrigento e infine Augusta, da cui ha tentato recentemente di evadere, senza purtroppo riuscirci. I pochi e soli momenti di socialità e comunicazione sono stati quelli per i processi che, nonostante le lunghe e faticose traduzioni, costituiscono occasione d’incontro, di solidarietà e di lotta comune contro il carcere, l’isolamento e la repressione. Non è un caso, infatti, che sull’onda inesauribile dell’emergenza mafia-terrorismo si stia progressivamente generalizzando una legislazione speciale che, tra l’altro, mira a estendere il processo in videoconferenza: se fino ad oggi molte delle richieste di processo a distanza sono state disattese – per i compagni No Tav, come pure per Davide in passate udienze –, il ddl Orlando di riforma della giustizia, attualmente in discussione in Parlamento, punta a rendere normale ciò che era nato come eccezionale, esclusivo per chi sottoposto al 41 bis.

La storia di Davide è una storia comune a tanti altri prigionieri che non sono disposti a barattare la propria integrità e dignità in cambio di qualche beneficio e che per questo vengono puniti anzitutto con l’isolamento totale e prolungato nel tempo, in luoghi lontani da familiari e amici, e privati della possibilità di comunicare. L’isolamento, con le vessazioni accessorie che favorisce, costituisce da sempre una leva efficace in mano agli aguzzini del DAP e ai suoi servi esecutori, per tentare di domare la determinazione a ribellarsi dei prigionieri più coscienti. Così è successo ai prigionieri in lotta a Ivrea, nel novembre dell’anno scorso, trasferiti ad altre carceri e messi in isolamento; così succede a Maurizio Alfieri, di recente trasferito dal carcere di Milano-Opera alla sezione di isolamento di Napoli-Poggioreale a causa della sua irriducibile sete di giustizia; così è successo a centinaia, migliaia di detenuti, che negli ultimi decenni hanno attraversato le carceri speciali, le sezioni di isolamento, l’Alta Sicurezza, il 41 bis, ovvero tutto l’armamentario che la controrivoluzione ha sviluppato e mantenuto, per arginare quel poderoso ciclo di lotte che ha attraversato il nostro paese per almeno un ventennio.

Contro il carcere, l’isolamento, la differenziazione e la violenza assassina dei padroni, del loro stato e dei loro cani da guardia: il 17 maggio davanti al tribunale di Cagliari.

Per sostenere le ragioni delle lotte portate avanti nel carcere di Buoncammino e nelle carceri di tutta Italia.

Per continuare la lotta, il 20 maggio saremo davanti al carcere di Livorno, per non dimenticare Stefano Crescenzi e tutti gli altri morti di stato.

15 maggio 2017, OLGa

Per leggere integralmente i comunicati e le lettere giunte dal Buoncammino nel 2013 si vedano gli opuscoli n.80 e 81 in www.autprol.org/olga


Venerdì 19 e Sabato 20 Maggio // Due giorni di dibattito sul medio oriente

Posted: Maggio 19th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »


Campo prove 140 // Sull’ampliamento della fabbrica di bombe di Domusnovas

Posted: Maggio 16th, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Militarizatzione | No Comments »

Qualche giorno fa i quotidiani locali hanno riportato la notizia che l’iter amministrativo per l’ampliamento della fabbrica di bombe di Domusnovas è giunto a un passo significativo, il 18 maggio a Iglesias si terrà la conferenza di servizi riguardante questa novità.
Una prima voce sulla necessità di ampliamento da parte della RWM era uscita un anno fa, precisamente ad aprile 2016, in concomitanza con la mega- commessa che il governo francese aveva affidato alla Rheinmetall per la produzione di bombe MK.
Da allora non si erano più avute notizie, come al solito la proprietà tedesca è stata molto abile a lavorare nell’ombra, ma ecco che a dieci giorni dalla conferenza di servizi esce la notizia, e sembra che, almeno da un punto di vista legale, ci sia ben poco da fare.
L’ampliamento richiesto prevede l’edificazione di un nuovo Campo prove, denominato 140, da costruire in Località San Marco (in territorio comunale di Iglesias) per scopi non ancora ben chiari. A questo si somma l’investimento che farà anche la regione Sardegna per adattare e mettere a norma la strada che collega lo stabilimento di Domusnovas alla S.S. 130.
Pare quindi che il SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) di Iglesias il 18 darà il formale
via ai lavori; quando inizieranno, la durata e la tipologia sono ancora tutte notizie non a nostra
disposizione, il campo prove di una fabbrica di bombe importante come la RWM probabilmente non sarà un’opera da due soldi e tre giorni di lavoro, ma siamo nel campo delle ipotesi.
La notizia di questo allargamento, proprio ora che da più di un anno si sono finalmente levate delle voci di contrasto per la chiusura della fabbrica, non è passata inosservata, i sindaci coinvolti hanno voluto dire la loro.
Gariazzo, sindaco di Iglesias, ha scelto la strada più facile, dicendosi contrario alla produzione di bombe ma conscio che una riconversione non sia cosa facile e dichiarando che per quanto riguarda l’ampliamento lui non può far altro che applicare la legge. Ventura, sindaco di Domusnovas, invece è stato più coerente con la sua storica posizione di difensore della fabbrica, dicendo che “questa amministrazione difenderà fino alla fine questa realtà economica”.
E’ chiaro che se chi è contrario alla presenza della fabbrica si affiderà ai politicanti di turno si ritroverà nel giro di qualche tempo con il campo prove 140 bell’e pronto a perfezionare una produzione di morte che già ora non scherza. Ma quindi cosa fare?
Non è facile dare una risposta a questa domanda, però ci si può provare.
Innanzitutto questa scelta di ampliamento spegne ulteriormente quegli illusori e assai poco credibili sogni di riconversione (a non si bene cosa tra l’altro) della fabbrica.
La Rheinmetall non ha alcuna intenzione di rivedere o ridimensionare la produzione, il mondo è in guerra, l’industria bellica è in questo momento uno dei pochi ambiti economici su cui gli Stati possono fare affidamento sicuro. Tra chi bombarda, chi si prepara a farlo e chi per essere incluso nei “giochi” di geopolitica invia truppe qua e là, tutte le nazioni si trovano in perenne stato di guerra.
Inoltre la crisi economica a livello mondiale si configura come il ricatto perfetto per far passare questo tipo di investimenti senza troppe opposizioni, gli stati europei sono tutti in cerca di un loro Vietnam, una guerra per risollevare l’economia interna e distrarre la popolazione da ciò che realmente accade, dalle politiche di austerità e controllo sempre più diffuse ed arroganti.
Ciò che accade a Domusnovas si può ritrovare in qualunque parte del pianeta: una produzione che non piace a nessuno o quasi, che viene però sostenuta in modo più o meno palese da tutte le istituzioni, da alcune perchè fornisce quel lavoro che loro stesse non possono più garantire, da altre perchè sanno bene che gli equilibri fra Stati sono basati su accapparamento di risorse e guerra e che su questi argomenti non si può discutere.
Gli interessi legati all’ambito bellico che risiedono nel territorio sardo sono enormi, ne abbiamo avuto una prova il 28 aprile a Quirra, quando militari e sbirri non avevano alcuna intenzione di permettere a un’opposizione organizzata anche solo di mostrarsi. La RWM di Domusnovas è in questo momento in piena espansione, all’avanguardia nella produzione e “tutelata” dalle contraddizioni che il sistema capitalista crea, fra cui la disoccupazione.
Non resta quindi che rimboccarsi le maniche e fare l’unica cosa che possa mettere seriamente in crisi questi colossi: rompere il silenzio complice nel quale lavorano.
Azioni di disturbo, sabotaggi, attacchi, blocchi, tutto ciò che non fa parte di una democratica e composta opposizione, recuperabile o comunque troppo facilmente gestibile da sbirri e istituzioni.
Chiedere al sindaco di Domusnovas la riconversione di una fabbrica privata, per giunta di proprietà tedesca, è come cercare di insegnare a un elefante a volare.
Le popolazioni dei dintorni sono sicuramente dei referenti delle lotte che si portano avanti, ma se non vogliamo ritrovarci con una fabbrica sempre più grande e sempre più radicata nel territorio il momento di agire è ora. Impedire questo ingrandimento significherebbe porre seri problemi alla realizzazione delle nuove commesse, significherebbe togliere quell’affidabilità nella produzione puntuale e precisa che la fabbrica si è guadagnata, significherebbe instillare dei dubbi negli investitori, significherebbe dimostrare che anche questi colossi hanno i piedi d’argilla e che quindi presto o tardi possono crollare.
Cenni storici e sulle recenti lotte contro la RWM: La RWM è un’importante fabbrica di bombe si tuata nel sud ovest della Sardegna, nei pressi del comune di Domusnovas (6000 abitanti circa), è di proprietà tedesca (Rheinmetall) da una decina d’anni circa. In tempi recenti ha subito una riconversione da civile a militare, dopo che per quasi un secolo la “polveriera” produceva esplosivi da cava e da miniera, molto utilizzati da tutta l’industria mineraria sarda. Con il crollo di quest’ultima è andata a picco anche la S.E.I. (Sarda Esplosivi Industriali) che è stata così rilevata da una multinazionale degli armamenti che ne ha trasformato la produzione.
Oggi la RWM possiede nel sud-ovest sardo più di 500.000 mq, di cui una parte è occupata dall’enorme stabilimento circondato da un muro in cemento armato alto circa tre metri e protetto da filo spinato. Vi lavorano con contratto a tempo indeterminato circa 150 operai, quasi tutti sardi. Nei periodi di grandi commesse il numero può arrivare a 200-250, e anche in questo caso gli ingaggi vengono fatti tutti sul territorio. L’ultima ondata di assunzioni temporanee di cui siamo a
conoscenza risale ai primi dello scorso dicembre.
Nella provincia più disperata d’Italia, un indotto come quello offerto dalla RWM ha un peso specifico enorme, sono pochi e silenziosi gli abitanti contrari alla presenza dello stabilimento. Ma c’è di peggio, i dipendenti e le loro famiglie sono i principali difensori della fabbrica.
La proprietà se li compra con buoni stipendi, condizioni di lavoro favorevoli (ad esempio ceste di frutta fresca nelle corsie) e trattamenti contrattuali vantaggiosi, assai rari di questi tempi. In questo modo la direzione può anche permettersi il lusso di chiedere/imporre ai propri dipendenti una certa riservatezza in merito a ciò che si svolge all’interno dello stabilimento. E’ così che un’enorme fabbrica che produce migliaia di bombe l’anno, e che fattura milioni di euro, è riuscita per anni a tenere completamente nascosta la sua attività, e anche ora con molti occhi a controllarla riesce a creare una coltre di fumo dalla quale non sfugge nulla o quasi.
I motivi di tanta segretezza non sono da cercare chissà dove, semplicemente per i proprietari meno si sa meglio è, i traffici d’armi spesso si avvalgono di libere interpretazioni di leggi e norme di sicurezza su trasporto (vedi l’articolo pubblicato dalla rivista SardiniaPost nell’estate 2016), inquinamento e vendita, e la RWM non fa eccezione. Per i dipendenti invece, non far sapere in giro che le loro mani sono sporche di sangue delle migliaia di vittime che le bombe mietono è probabilmente un modo per provare a dormire meglio la notte. Infine la complessità e la pericolosità del prodotto fanno sì che anche un disturbo minimo possa arrecare danni di grande portata alla produzione. Per questo i trasporti di materiali verso la fabbrica e di bombe verso porti e aeroporti sono da sempre top-secret.
In questi ultimi mesi la produzione dovrebbe essersi concentrata sulle bombe MK: ordigni a caduta libera, lunghi più di tre metri, del peso di circa 900 kg, con all’interno più di 400 kg di esplosivo. Le bombe vengono vendute, fra gli altri, anche all’Arabia Saudita, che le scarica sulle città dello Yemen.
I tentativi di opposizione portati avanti negli ultimi mesi hanno mostrato tutte le difficoltà che una lotta del genere comporta, non è quindi casuale l’attenzione che questo articolo rivolge ai movimenti in entrata e uscita dalla fabbrica, alle strade che i convogli percorrono, e ai porti dai quali partono, perchè forse proprio questi sono i punti dove si potrebbero ottenere quei risultati per adesso ancora lontani.
Con fortuna e insistenza, la segretezza nella quale è stata avvolta la fabbrica nell’ultimo anno ha
subito qualche crepa, ecco un elenco di avvenimenti legati ad essa.

Movimenti recenti intorno alla fabbrica di bombe di Domusnovas

16 Gennaio 2016, si registra il primo carico di bombe dell’anno: all’ aeroporto di Elmas atterra un Boeing 787 della compagnia azera Silk Ways. Le operazioni si svolgono di notte per evitare gli occhi curiosi dei passeggeri, ma l’ennesimo carico di bombe MK viene comunque scoperto.

10 Maggio, il Comitato NoBombe organizza un presidio nel piazzale della fabbrica di Domusnovas. Un centinaio di persone blocca l’accesso per tutto il pomeriggio impedendo l’ingresso di un turno di operai, i quali – probabilmente preavvisati – non si fanno nemmeno vedere.

12 Maggio, la nave ro-ro Jolly Cobalto, la più grande del Mediterraneo, parte dal porto di Genova in direzione Dubai con un carico di bombe prodotte a Domusnovas. Le informazioni parlano di sei container contenenti componenti delle bombe MK82 e MK84 prodotte da RWM Italia. Secondo il comunicato stampa quellitrasportati sono elementi per bombe, non ordigni veri e propri.

29 Luglio, il comitato NoBombe organizza il secondo presidio nel piazzale della fabbrica di Domusnovas. Questa volta l’appuntamento è prima dell’alba, per bloccare il primo turno. Una sessantina di manifestanti si ritrova di fronte un centinaio di sbirri con tanto di elicottero. Anche in questo caso gli operai non si vedono, i giornali nei giorni successivi riporteranno la notizia, di dubbia attendibilità, che la fabbrica avesse anticipato di un giorno la chiusura per ferie dello stabilimento, prevista per il 30 Luglio.

29 Settembre, la Jolly Cobalto getta l’ancora in rada al largo del porto di Sant’Antioco, probabilmente per un pescaggio insufficiente. Non viene accertato il trasporto di bombe, ma può essere che sia stata caricata con un lavoro di spola di qualche barca più piccola. Di sicuro la sua presenza nel golfo di Palmas è decisamente
insolita.

8 Ottobre, fallisce un tentativo di blocco della strada che porta alla fabbrica.

18 Novembre, alle 21 all’aeroporto di Cagliari-Elmas atterra un aereo proveniente dall’Azerbaigian, pronto a caricare le bombe della Rwm destinate all’Arabia Saudita. Il carico, anche se non ci sono conferme ufficiali, sarà utilizzato in Yemen, paese stravolto dalla guerra civile. Le armi arrivano alle 22.30: un trasporto massiccio nascosto da alcuni mezzi della società di gestione dello scalo (SOGAER?). La partenza è prevista nel cuore della notte.

21 Novembre, alle 14 parte un carico di bombe direttamente dalla fabbrica. Questa volta i Tir della DSV – Saima Avandero, tra i più grandi al mondo, attraversano da sud a nord l’intera isola, lungo la 131 e poi la diramazione nuorese (131 dcn) verso Olbia, forse nel tentativo di sfuggire ai riflettori dell’aeroporto di Cagliari.
Quattro Tir recanti i simboli dell’esplosivo, scortati da sicurezza privata, raggiungono alle 19 il porto Isola Bianca di Olbia. All’interno dei quattro mastodontici camion ci sono 1000 bombe, ennesima fornitura destinata all’Arabia Saudita. Alle 22 si imbarcano sul Cargo della Moby alla volta di Piombino, per svolgere le operazioni di scarico al coperto verso la destinazione finale.

10 Dicembre, la nave Bahri Tabuk lascia di notte il porto canale di Cagliari diretta a Port Said (Egitto) con un carico di 3000 ordigni prodotti dalla RWM. La Bahri Tabuk è una nave ro-ro cargo ship costruita nel 2013, lunga 220 metri e larga 32, che attualmente batte bandiera saudita. I 18 container vengono issati a bordo con la
supervisione di tecnici, vigilanza privata e vigili del fuoco. Sei giorni dopo la nave attracca al porto di Jeddah in Arabia Saudita.
21 Marzo 2017, la Bahri Tabuk attracca al porto canale di Cagliari e all’alba vengono caricati una ventina (pare) di contaneir provenienti dalla fabbrica di Domusnovas.

3 Aprile, il Comitato NoBombe organizza una giornata di mobilitazione contro la RWM: un presidio mattutino di fronte alla fabbrica con l’obiettivo di bloccarne la produzione, che verrà confinato dalle forze dell’ordine a qualche centinaio di metri dallo stabilimento, e un corteo pomeridiano in paese, per rompere il silenzio complice degli abitanti di Domusnovas. Da fonti locali pare che purtroppo la direzione dell’azienda, a conoscenza degli orari delle contestazioni, sia riuscita a riorganizzare i turni di modo che non vi fosse alcun contatto tra operai e manifestanti e che, di conseguenza, i ritmi di produzione non subissero intoppi. Da registrare inoltre l’ingente presenza di forze di polizia (una decina di camionette di celere insieme a volanti, digos e un elicottero).
Da questi dati si possono estrarre altre piccole informazioni sparse qua e là. La RWM, esattamente come il Ministero della Difesa*, si avvale di una serie di ditte private esperte dilogistica e movimentazione di materiali pericolosi. Per il trasporto su gomma si rivolge alla Saima Avandero, del gruppo danese DSV (come da foto), per il trasporto via mare, quando non può usufruire di navi private come la Jolly Cobalto, ricorre alle navi cargo di Moby e Tirrenia (ormai sotto un unico proprietario, Onorato). I convogli, durante gli spostamenti sulle statali
130 e 131, sono scortati da sorveglianza privata e carabinieri. I trasporti avvengono prevalentemente di notte.

Siamo venuti a conoscenza dell’utilizzo di tre porti: Cagliari, Cagliari Porto canale e Olbia; da segnalare inoltre l’attracco della Jolly Cobalto in rada a Sant’Antioco. Non è chiaro quale sia il criterio nella scelta di uno piuttosto che un altro, probabilmente il non dare certezze a chi prova ad opporsi a questi traffici è una delle ragioni, ma sembra eccessivo considerarla l’unica.

* Per un approfondimento sulle ditte civili impiegate nella logistica militare sul blog nobasi.noblogs.org è presente un pieghevole sulla logistica dell’Esercito Italiano.

Alcun* compagn* della Rete No basi


Contro carcere, isolamento, differenziazione 17 maggio: presidio al tribunale di cagliari

Posted: Maggio 14th, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Ripercorriamo qui di seguito i fatti accaduti a partire dalle rivolte nel carcere del Buoncammino nella primavera del 2013. Oggi quel carcere è stato chiuso, i detenuti trasferiti altrove, alcuni sono stati perseguitati per non aver taciuto gli abusi e i trattamenti disumani ricevuti, propri di ogni carcere. Vogliamo che questa udienza diventi occasione per cogliere e ribadire l’importanza di quelle lotte e portare solidarietà a chi è processato per il coraggio e la determinazione nel lottare contro il carcere.

Il 17 maggio è il giorno di una nuova udienza, a Cagliari, del processo contro Davide Delogu per le mobilitazioni avvenute fra la primavera e l’estate del 2013 nel carcere cagliaritano del Buoncammino, ora chiuso. Quel periodo è stato caratterizzato da diverse proteste in tante carceri italiane anche per via del sovraffollamento (quasi 70 mila persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 40 mila posti) che aveva portato ad una condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), il cui pronunciamento finale era atteso per il 17 giugno 2013 (e poi prorogato al 24 maggio del 2014).
In quel contesto si inserisce la mobilitazione dei prigionieri del Buoncammino, cominciata il 25 maggio, con uno sciopero del carrello durato per quattro giorni, e accompagnata da un comunicato firmato da 301 detenuti. Le richieste riguardavano un’amnistia generalizzata, l’abrogazione dell’art. 41 bis o.p., dell’ergastolo ostativo, della recidiva, dell’art. 4 bis o.p. e, in generale, la fine dei ricatti e della differenziazione che sono propri del trattamento individualizzato e premiale, finalizzato a produrre “collaboratori di giustizia”. Non ultime, vengono denunciate le condizioni di sovraffollamento, la carenza di ore d’aria e di socialità, le condizioni fatiscenti dell’istituto di pena, che insieme provocano malattie derivate dalla detenzione, continui atti di autolesionismo e omicidi di stato, chiamati suicidi. Il comunicato precisa che la data del 25 maggio viene scelta come inizio della protesta perché in concomitanza si svolgeva una manifestazione a Parma “Contro carcere, differenziazione, 41 bis e isolamento, per la solidarietà di classe, a sostegno delle lotte di tutti i detenuti”.
Dopo il blocco totale della posta in uscita, messo in atto dalla direzione del carcere cagliaritano, il 17 giugno inizia uno sciopero dell’aria che si protrae per due giorni e che viene immediatamente attaccato dalle guardie con una perquisizione generale, durante la quale le celle vengono devastate senza alcun ritegno, con una chiara finalità intimidatoria e persecutoria. I prigionieri riescono a far uscire un secondo comunicato, che mette in luce la carenza delle ore d’aria giornaliere e le anguste condizioni dei passeggi, chiamati non a caso “quartini” – nonostante fosse presente un grande passeggio, mai utilizzato –, ed esprime la volontà di unirsi alle proteste e agli scioperi che avvengono in quei giorni in altre carceri. Questo secondo scritto è firmato da 134 prigionieri, che sarebbero potuti essere ben di più, se i detenuti dei due bracci del carcere, isolati tra loro, fossero riusciti a mettersi in contatto. All’esterno di queste carceri in lotta non mancano diverse iniziative solidali e un tentativo di coordinamento di una mobilitazione unitaria per l’amnistia generalizzata, contro la tortura, l’isolamento, le morti e l’ergastolo.
Il 9 luglio il Buoncammino è nuovamente in fermento: nell’ala sinistra del carcere alcuni prigionieri si barricano dentro le celle, bruciano delle suppellettili ed espongono tre striscioni, uno dei quali con scritto “NON SIAMO BESTIE”. Subito con un tam-tam vengono informati parenti, amici e alcuni compagni, che formano un presidio all’esterno. L’aria si surriscalda, è già tramontato il sole. All’interno del braccio si verificano diversi black-out, accompagnati dalle battiture rabbiose, dalle bombole del gas che gettate dalle finestre vengono fatte esplodere verso l’esterno del braccio, e dal bagliore del fuoco appiccato all’interno in diversi punti. Fuori, una calorosa risposta dei presidianti contribuiva ad alimentare il caos facendo scoppiare dei petardi. I barricati pretendono l’arrivo tempestivo dei giornalisti ai quali, dalle finestre, descrivono le condizioni detentive inaccettabili e tutto lo schifo del Buoncammino. Il giorno dopo il direttore passa in ogni cella e minaccia di trasferimento immediato chiunque apra bocca; quando fuori arrivano i compagni per portare nuovamente solidarietà non c’è quasi nessuna risposta: l’intimidazione ha sortito l’effetto cercato e i ribelli barricati vengono trasferiti, come spesso succede, al fine di spezzare la solidarietà tra i prigionieri. Uno di loro verrà pestato e trasferito a Lanusei. Il 9 luglio è anche la data d’inaugurazione del nuovo supercarcere di Bancali (SS), alla presenza dell’allora ministro della Giustizia Cancellieri.
Il 25 luglio Davide viene trasferito al Pagliarelli di Palermo e il 3 agosto gli viene applicato l’isolamento del 14 bis per 6 mesi. Il provvedimento del DAP cita tutta una serie di punti, tanto per mettere più legna possibile sul fuoco, che possano giustificare la sua “elevata pericolosità”: mette in primo piano la sua “intenzione di evadere” e lo indica come “promotore ed organizzatore di forme di protesta” (citando quella del 25 maggio) per i diversi presidi realizzati all’esterno; evidenzia i rapporti disciplinari presi negli ultimi 7 mesi, la sua “contiguità agli ambienti anarchici” e altre varie argomentazioni sostenute dal loro linguaggio tendenzioso. Come da dispositivo, Davide può avere in cella solo il tavolo, la branda, lo sgabello; ha diritto a due ore d’aria da solo, un colloquio al mese (disposto dal direttore) e dovrebbe avere almeno la radiolina, che non gli daranno se non dopo diverse proteste.
Da quella data fino a oggi Davide è quasi sempre stato in isolamento (il 14 bis può durare massimo 6 mesi ma può essere prorogato per soddisfare il sadico piacere del DAP) e non è più uscito dalla Sicilia, passando dalle carceri di Caltanissetta, Agrigento e infine Augusta, da cui ha tentato recentemente di evadere, senza purtroppo riuscirci. I pochi e soli momenti di socialità e comunicazione sono stati quelli per i processi che, nonostante le lunghe e faticose traduzioni, costituiscono occasione d’incontro, di solidarietà e di lotta comune contro il carcere, l’isolamento e la repressione. Non è un caso, infatti, che sull’onda inesauribile dell’emergenza mafia-terrorismo si stia progressivamente generalizzando una legislazione speciale che, tra l’altro, mira a estendere il processo in videoconferenza: se fino ad oggi molte delle richieste di processo a distanza sono state disattese – per i compagni No Tav, come pure per Davide in passate udienze –, il ddl Orlando di riforma della giustizia, attualmente in discussione in Parlamento, punta a rendere normale ciò che era nato come eccezionale, esclusivo per chi sottoposto al 41 bis.
La storia di Davide è una storia comune a tanti altri prigionieri che non sono disposti a barattare la propria integrità e dignità in cambio di qualche beneficio e che per questo vengono puniti anzitutto con l’isolamento totale e prolungato nel tempo, in luoghi lontani da familiari e amici, e privati della possibilità di comunicare. L’isolamento, con le vessazioni accessorie che favorisce, costituisce da sempre una leva efficace in mano agli aguzzini del DAP e ai suoi servi esecutori, per tentare di domare la determinazione a ribellarsi dei prigionieri più coscienti. Così è successo ai prigionieri in lotta a Ivrea, nel novembre dell’anno scorso, trasferiti ad altre carceri e messi in isolamento; così succede a Maurizio Alfieri, di recente trasferito dal carcere di Milano-Opera alla sezione di isolamento di Napoli-Poggioreale a causa della sua irriducibile sete di giustizia; così è successo a centinaia, migliaia di detenuti, che negli ultimi decenni hanno attraversato le carceri speciali, le sezioni di isolamento, l’Alta Sicurezza, il 41 bis, ovvero tutto l’armamentario che la controrivoluzione ha sviluppato e mantenuto, per arginare quel poderoso ciclo di lotte che ha attraversato il nostro paese per almeno un ventennio.
Contro il carcere, l’isolamento, la differenziazione e la violenza assassina dei padroni, del loro stato e dei loro cani da guardia: il 17 maggio davanti al tribunale di Cagliari.

Per sostenere le ragioni delle lotte portate avanti nel carcere di Buoncammino e nelle carceri di tutta Italia.

Per continuare la lotta, il 20 maggio saremo davanti al carcere di Livorno, per non dimenticare Stefano Crescenzi e tutti gli altri morti di stato.

15 maggio 2017, OLGa

Per leggere integralmente i comunicati e le lettere giunte dal Buoncammino nel 2013 si vedano gli opuscoli n.80 e 81 in www.autprol.org/olga


17 Maggio ore 9 presidio al tribunale di Cagliari in solidarietà con Davide

Posted: Maggio 9th, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Mercoledì 17 si terrà al tribunale di Cagliari l’ennesima udienza della vicenda processuale-repressiva contro Davide Delogu.

Davide da tanti anni ormai è prigioniero, ma nonostante la lunga detenzione il suo spirito ribelle e la sua voglia di libertà non si sono mai spenti, anzi. Poco più di una settimana fa’, precisamente il primo Maggio, è stato fermato dagli agenti della polizia penitenziaria mentre tentava l’evasione dal carcere di Augusta nel quale è recluso ( https://nobordersard.wordpress.com/2017/05/03/tentativo-di-evasione-di-davide-delogu-dal-carcere-di-augusta/) . Il tentativo di evasione gli è costato lo spostamento in isolamento punitivo, questo potrebbe causare la richiesta al DAP della misura della videoconferenza per l’udienza del 17 (che però a quel punto forse verrebbe rinviata), cioè il prigioniero non viene più trasferito dal carcere al tribunale per assistere all’udienza, ma viene portato in una cella del carcere adibita a centro di comunicazione dove attraverso un monitor, un microfono e una telecamera segue e può interagire con il processo che si svolge a 1 o 1000 km da lui. Questa misura che aumenta notevolmente l’aspetto repressivo del carcere e della detenzione, si rivela anche un’ottima forma di ricatto nei confronti dei prigionieri (specialmente di quelli che scontano la pena lontano dai loro cari) che vedono nelle udienze uno dei pochi momenti di rottura della monotonia del carcere e la possibilità di intravedere volti amici e il mondo esterno alle mura. A oggi i processi in videoconferenza non sono ancora diffusissimi, non tutti i tribunali e tutte le carceri sono già sufficientemente attrezzate per soddisfare tutte le esigenze, ma sembra che l’intenzione sia proprio quella di diffonderli il più possibile, sia per risparmiare denari sui trasferimenti, ma specialmente per dare un ulteriore sterzata repressiva ai prigionieri.

Lottare contro la videoconferenza non è facile, alcuni prigionieri si rifiutano di utilizzarla non seguendo quindi neanche il processo dallo stanzino del carcere, in questo modo i processi vanno avanti senza di loro. In alcuni casi questa pratica ha portato a qualche piccolo risultato, non sappiamo se Davide verrà trasferito a Cagliari per il processo o se useranno la videoconferenza, e in questo caso non sappiamo se l’accetterà o meno.

Il nostro invito quindi è quello di partecipare numerosi al presidio del 17, per portare la massima solidarietà a Davide e alle lotte che nonostante anni di trasferimenti punitivi e regimi speciali continua a portare avanti; e anche per dimostrare a chi lo vuole isolare che Davide non è solo, che i suoi compagni e le sue compagne sono con lui.
MERCOLEDì 17 MAGGIO ORE 9 PRESIDIO AL TRIBUNALE DI PIAZZA REPUBBLICA A CAGLIARI.
DAVIDE LIBERO — NO ALLA VIDEOCONFERENZA — TUTTE LIBERI —

Cassa Antirepressione Sarda


Lettera di un detenuto // L’inferno di Poggioreale

Posted: Maggio 9th, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

10.4.2017

(Visto della censura)

Ciao,
spero che stiate tutte/i bene, non posso dirti lo stesso di me, perché da come vedi mi hanno trasferito “nell’inferno di Poggioreale” e qui gli abusi sono prassi consolidata.
Tutto questo dopo il secondo 14 bis “innocente”, grazie a quei signori di Opera e al tribunale di sorveglianza (di Milano, ndr.). Avrai saputo che mi hanno respinto il reclamo del 14 bis; ho intenzione di impugnarlo e andare alla corte europea dei diritti dell’uomo.

Mi hanno messo in una sezione isolato da tutti, in una cella dove all’esterno c’è un cancello chiuso a chiave e ci sono altre celle con gente malata psichica.
Da me non possono venire neanche i lavoranti, non mi consentono di mandare una sigaretta a nessuno, quando esco chiudono tutte le altre celle, a chi parla con me chiudono il blindato e lo spioncino.
Il passeggio è un letamaio, è tutto sporco e i muri cadono a pezzi, in alto c’è una gabbia arrugginita e ogni volta mi cade la ruggine in testa. Anche in cella c’è l’intonaco che cade: ieri ho dovuto buttare il mangiare perché era caduto un pezzo di muro.
Poi, non ti dico il vitto… neanche gli animali lo mangiano; meno male da oggi mi arriva il vitto in bianco, almeno mi posso mangiare la pasta. Pensa che la sera, il mangiare che avanza dal carrello rimane a sette-otto metri dalla mia cella: ti lascio immaginare la puzza, l’altra sera è rimasto il pesce e anche gli agenti si lamentavano.
Non mi fanno portare la radiolina al passeggio e ogni volta mi perquisiscono. Sono stato male tre notti e qui non ci sono gli infermieri, per via che la Asl ha tagliato i fondi, per cui la notte si può morire nel più assoluto silenzio e menefreghismo.
(…)
Sto aspettando di sapere se sono assegnato qui, di sicuro non ci voglio stare e farò di tutto per partire e in sezione troverò tanti che la pensano come me.
(…)

P.S.: pensa che nelle altre celle sono tutti in pigiama come i vecchi O.P.G…. pazzesco!

Bacioni, TVB
Maurizio
Per scrivere a Maurizio:

MAURIZIO ALFIERI
VIA NUOVA POGGIOREALE, 177
POGGIOREALE
80147 NAPOLI


3 giorni Rosa e 365 giorni Neri

Posted: Maggio 8th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

 
La Sardegna in questi giorni si tinge di rosa, coprendo tutto ciò che di più scuro e triste abbiamo. Tra i nostri vari primati (visto che si tratta di una gara agonistica) vantiamo una disoccupazione giovanile tra le più alte dello stato italiano, il 60% delle basi italiane e Nato sono in Sardegna, le terre che le ospitano risultano a causa delle esercitazioni e delle sperimentazioni di armi inquinate e con alti livelli di radiazioni, si contano centinaia di morti tra le persone che vi abitano nei pressi, per non contare animali e bimb* nat* con malformazioni. Se ci spostiamo di qualche chilometro, troviamo le terre che tempo fa dovevano essere il simbolo del progresso e dell’occupazione: oggi senza futuro perché troppo inquinate per poter essere coltivate e piene di disoccupati perché i padroni delle fabbriche, dopo essersi presi i soldi, se ne sono andati. Se il “giro d’Italia” passasse per Ottana, Furtei, Porto Torres, Macchiareddu, ecc..ecc. troverebbe ancora le scorie e i veleni lasciati da questo finto progresso.
In queste giornate macchiate di rosa si continua a produrre morte nella fabbrica di bombe RWM di Domusnovas e, tra un tornante e l’altro, si arriva dove quelle bombe vengono testate.
Non basta il colore rosa per coprire lo sfacelo che viviamo ogni giorno, siamo stufi e stufe di colorarci a seconda delle scelte del padrone.
Le esercitazioni non si sono fermate per il Giro d’Italia. Perché dovremmo fermarci noi?
NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA
NESSUNA ECONOMIA DI GUERRA E SFRUTTAMENTO NELLA NOSTRA TERRA

DOMENICA 23 APRILE GIORNATA ANTIMILITARISTA CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE “MENGIUS PANE CHE BOMBAS” Muros, Piazza della repubblica

Posted: Aprile 20th, 2017 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

 


LUNEDI’ 24 APRILE INCONTRO INFORMATIVO SULL’OCCUPAZIONE MILITARE IN SARDEGNA Sassari, Centro Giovani, Piazza santa Caterina 21

Posted: Aprile 20th, 2017 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »


Autobus da Sassari // Manifestazione al poligono di Quirra il 28 Aprile

Posted: Aprile 14th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

IN VISTA DEL 28 APRILE: PULMAN DA SASSARI
Si parte a manzaniri (H7:30) e si torna la sera. Chi è in trùscia pesante ce lo comunichi e provvederemo a buscare i soldi anche per lei/uui. prezzo e luogo di partenza verranno comunicati in privato.
info : fb – culletivu s’idealibera 3421760290 fb – respublica 3406714727


TURCHIA – DOSSIER URGENTE SULLO SCIOPERO DELLA FAME DEI PRIGIONIERI POLITICI

Posted: Aprile 6th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

dossier sciopero della fame turchia


Aggiornamenti dal fronte NO TAP

Posted: Aprile 6th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

LA GUERRA IN CASA

(Volantino diffuso a Lecce durante una manifestazione no Tap 2.04.2017)

“Noi dobbiamo sgomberare l’area in ogni modo”. Queste le parole di un dirigente di polizia soprannominato “sicario”, di fronte a dei manifestanti seduti per terra che tentano di impedire ai camion di una subappaltata di Tap di uscire dal cantiere e portare via degli alberi d’ulivo, preludio di un inizio dei lavori per la realizzazione del gasdotto sulla sponda italiana. In questi giorni il vero volto dello Stato lo stanno conoscendo in tanti: manifestanti, singoli, addirittura sindaci con le fasce tricolori. Lo Stato, il suo Governo e il suo Parlamento passano sopra tutti quanti, non risparmiano proprio nessuno: la terra, gli alberi, le persone, le idee, il cuore, i corpi. Ciò che importa è tutelare la multinazionale Tap, di cui anche lo Stato italiano è parte, tramite Saipem e Snam, e consentirle di eseguire i lavori utili a costruire un’opera che nel Salento nessuno vuole e per le più svariate ragioni. E così lo Stato e l’Economia fanno vedere che cosa vuol dire essere in guerra, agire contro le popolazioni e i territori, ed è ciò che accade in ogni parte del mondo laddove gli interessi economici, il denaro, il profitto, lo sfruttamento delle risorse, della natura e delle persone sono la quotidianità.

In questi giorni ci sentiamo più vicini all’Iraq, all’Afghanistan, all’Azerbaijan, alla Nigeria, al North Dakota dove le risorse vengono depredate e i luoghi colonizzati. Ed è questo che è diventato il Salento ormai da decenni. Le nocività ambientali si aggiungono una a una, dall’affare Xylella che vuole favorire la trasformazione dell’agricoltura tradizionale in industriale, alle cosiddette energie rinnovabili, passando per Ilva e Cerano fino ai rifiuti tossici interrati da decenni nelle campagne salentine. Ora si aggiunge il gasdotto Tap il cui responsabile per la sicurezza, presente nel cantiere, è un contractor, un ex parà al soldo delle multinazionali in giro per il mondo. Un altro pezzo di guerra che ci deve far aprire gli occhi. L’autodeterminazione e la rabbia dimostrata in questi giorni da tanti individui che tentano di bloccare i mezzi di Tap, accerchiati da centinaia di uomini di forze di polizia, per impedire di espiantare gli alberi è una delle risposte che si potevano mettere in campo. Insieme al forte vento di tramontana, anche aneliti di vita e di sogno continuano a soffiare e le scintille attizzano il fuoco.

No Tap no Stato no Capitalismo

Nemici di Tap


Stop RWM! // Presidio e corteo Domusnovas 03/04 2017

Posted: Marzo 30th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

STOP ALLA FABBRICA DI MORTE RWM

LUNEDÌ 3 APRILE 2017 A DOMUNOVAS

PRESIDIO AL PIAZZALE DELLA RWM DALLE 11.00 ALLE 16.00

CORTEO DAL PIAZZALE DELLA FABBRICA AL PAESE – PARTENZA ALLE 16.00

Ormai è un dato di fatto: la RWM Italia spa produce bombe, lo stabilimento di Domusnovas fabbrica ed esporta gli ordigni che devastano lo Yemen e tanti altri paesi, per alcune centinaia di posti di lavoro e decine di milioni di fatturato.

In nome del profitto si uccidono centinaia di migliaia di civili, si coprono le complicità delle istituzioni e in nome del ricatto occupazionale si giustifica chi lavora e contribuisce manualmente alla costruzione di strumenti di morte.

Fermiamo la filiera di questa produzione di morte, dal padrone all’operaio, dai trasporti dei materiali a chi li prende in carico.

La produzione di bombe deve cessare qui e ovunque, produrre e vendere morte non può essere un’attività da svolgere serenamente né ora né mai.

Per questi motivi ci ritroviamo il 3 aprile nel piazzale dello stabilimento RWM a Domusnovas per un presidio dalle 11:00 alle 16:00, cui seguirà un corteo verso il paese.

Vi invitiamo a partecipare per provare tutti insieme ad inceppare anche se per poche ore questo macchinario e rimarcare che chi contribuisce ai suoi ingranaggi “per quanto si creda assolto è lo stesso coinvolto”

Non lasciamo in pace chi vive di guerra!

DOSSIER RWM “DUE ANNI FA, NEL 2015, L’INIZIO UFFICIALE DELLA GUERRA NELLO YEMEN E LA FABBRICA DELLE BOMBE RWM A DOMUSNOVAS”


Assemblea e Dibattito su REPRESSIONE e RESISTENZA // 28 Marzo ore 18.30

Posted: Marzo 26th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »


SABATO 25 MARZO MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA A SASSARI

Posted: Marzo 19th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

SABATO 25 MARZO MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

 

Sabato 11 marzo, presso il Culletivu S’Idealibera di Sassari, durante una cena a sostegno dei popoli del Donbass, vittime di una guerra finanziata dall’Unione Europea, sono stati attaccati con spranghe e cinghie da componenti e simpatizzanti di CasaPound Sassari tre compagni del collettivo e amici intervenuti alla cena. I fascisti, approfittando del fatto che molta gente presente all’iniziativa era andata via, hanno attaccato i pochi rimasti, pensando di vincere facilmente. Per fortuna la risposta dei ragazzi del collettivo non si è fatta attendere, disperdendo i topi di CasaPound per i vicoli del centro storico. I compagni di S’Idealibera, nel difendersi, hanno riportato ferite alla testa e qualche livido in corpo.

Al giorno d’oggi capita spesso, quando ci si dichiara antifascisti, di essere etichettati come fanatici ancora a caccia di vecchi fantasmi. Per molti il fascismo è scomparso nel ’45, e non è altro che uno dei tanti argomenti del libro di storia da studiare a malavoglia. Forse ci si aspetta che i fascisti marcino per strada con la camicia nera, manganellando qua e là a casaccio; magari li si immagina in bianco e nero, come nei documentari alla tv.

Gli ultimi anni di crisi economica hanno portato i ricchi e i potenti di questo mondo ad applicare i metodi necessari per far pagare le loro perdite al popolo, privandoci del lavoro, facendo guerre che causano emigrazione ed eliminando i diritti di tutti. Così da garantirsi i vecchi privilegi.

Questo ovviamente ha portato ad una giusta rabbia popolare ed alla sfiducia verso le istituzioni.

Purtroppo i potenti conoscono bene il gioco e sanno benissimo che, senza diversivi per contenere questa rabbia, senza trovargli una valvola di sfogo, verrebbero attaccati in prima persona. Ed ecco che quelle camicie e stivali neri guadagnano colore e valore, le vecchie teste rasate ora diventano pettinature gelatinate, la barba cresce ed il corpo si ricopre di tatuaggi, si modifica l’aspetto ma non la sostanza, il fascismo ritorna al servizio del potere.

I nuovi fascisti, con la faccia lavata ed i vestiti nuovi, si presentano poi nei nostri quartieri con finti obiettivi sociali e di volontariato. Così sfruttando l’ignoranza (che tagli a scuole e università aumentano) e la povertà causata dalle banche e dalla grande finanza, aizzano l’odio verso altri uomini che scappano dalle guerre causate dai ricchi per i loro interessi, indicandoli come i veri colpevoli della nostra povertà e descrivendoli come selvaggi che vogliono inquinare la nostra cultura, stuprare le donne e derubarci del poco che abbiamo.

Così i fascisti iniziano a crearsi il consenso: QUESTO E’ CIO’ CHE FA CASAPOUND!

CasaPound racconta ai poveri che altri poveri con ancora meno diritti o potere di replica, stanno loro rubando il futuro e i pochi spiccioli che avanzano in tasca, distraendoli così dal vero nemico, i potenti di questa terra e di questa isola, proprietari dei grossi capitali, sanguisughe della ricchezza prodotta da chi lavora, reali manovratori dei governi e dei mezzi di informazione. Quando il gioco comincia a funzionare e la gente comincia a credergli, da “quattro coglioni” che erano, crescono di numero e cominciano a prendere fiducia, iniziando ad attaccare i militanti e gli spazi politici e sociali che realmente si battono per cambiare la realtà, perché sono i primi a metterci la faccia e combattere realmente chi ci affama. Eliminati quelli poi, cominciano ad accusare ed attaccare ogni stile di vita che vada contro le loro criminali “idee” fasciste, sessiste e razziste. Ed ecco che attaccano te che sei un lavoratore non servile che lotta per i suoi diritti, un omosessuale, un appartenente a un’etnia o a una nazionalità a loro sgradita, un passante che rifiuta un loro volantino. Ora cercano te che sei un punk, un rapper, un anticonformista. E così via fino a ristabilire l’ordine, necessario ai ricchi e potenti che li finanziano per mantenere il loro privilegio, per militarizzare le fabbriche e i posti di lavoro, per avere a disposizione schiere di servi obbedienti da sfruttare e gettar via quando non servono più.

Spesso, nella fase iniziale, quando sono pochi e ancora deboli ma riconoscibili, noi antifascisti lanciamo l’allarme, facciamo presente che vanno fermati subito, affinché la Storia non si ripeta. La risposta che spesso riceviamo è quella del “Lasciali perdere, sono quattro nostalgici fanatici” o “Si, ma se tu gli impedisci di parlare, allora sei fascista anche tu!” come se il razzismo e l’odio verso il diverso siano “idee” come altre, che hanno il diritto di essere propagandate, invece di essere combattute con ogni mezzo. Ed ecco che la Storia si ripete, ecco che il fascismo prende il potere, consolidando in realtà chi al potere c’è già e di cui è il braccio operante.

SABATO 25 MARZO ALLE  ORE 15:30 A SASSARI, IN PIAZZA S. ANTONIO, SI TERRÀ UN’IMPORTANTE MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA PER SMASCHERARE LA VERA NATURA DI CASAPOUND: VIOLENTI AL SERVIZIO DEI POTENTI.

Non vogliamo nè una parata né una passeggiata con le stesse istituzioni che prima gli autorizzano i banchetti e le manifestazioni e poi, quando risuonano le sirene delle ambulanze o ci “scappa il morto”, vanno a dare la loro ipocrita solidarietà alle vittime. Per questo chiediamo a tutte le singole persone e tutte le realtà sinceramente antifasciste, senza bandiere di partito, né di associazioni o sigle varie di unirsi sotto un’unica bandiera, quella dell’antifascismo per smascherare CasaPound e il suo vero volto. Chiediamo di scendere in piazza come uomini e donne autonomi e determinati, per far sì  che l’antifascismo sia pratica quotidiana, un valore essenziale e costante, irrinunciabile come il respirare.

E che non sia vissuta come una giornata un po’ diversa dalle altre, in cui fare foto o filmati per ricordo o da mettere su Internet. Lasciate a casa o nella borsa cellulari e macchine fotografiche e venite a gridare la vostra rabbia, a manifestarla tutti insieme.

Vorremmo che sabato 25 Marzo non fosse una semplice giornata di “espressione del dissenso”, una giornata che finisce e che non ha alcun seguito. Vorremmo che da qui rinasca una reale pratica antifascista sul territorio, reali collaborazioni tra individui e gruppi che desiderano opporsi con ogni mezzo necessario a ogni espressione fascista, razzista e sessista, contrastando i fascisti che vivono nei nostri quartieri (gli stessi che attraverseremo in corteo) e smascherando i complici che li sostengono e li finanziano, per rispedire questi schifosi nella fogna della Storia a cui sono destinati.

 

CHIUDIAMO COL FASCISMO!!

SMASCHERIAMO I LECCACULO DEI POTENTI

 

SABATO 25 MARZO

MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

H. 15.30  -PIAZZA SANT’ANTONIO-  SASSARI

 

Di seguito il pdf del comunicato e la locandina:

comunicato manifestazione (fronte-retro)


COMUNICATO DI SOLIDARIETÁ PER L’ATTACCO FASCISTA CONTRO UN ATTO IN SOLIDARIETÀ CON IL DONBASS A SASSARI (SARDIGNA)

Posted: Marzo 18th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

euskadi nota-sassari


L’IDS, CHI È COSA FA…

Posted: Marzo 16th, 2017 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

Questa compagnia multinazionale, al pari di tante altre più e meno note , si occupa dell’innovazione dei sistemi tecnologici di prototipi e prodotti elaborati appositamente per il controllo e la devastazione di popolazioni e dei loro ambienti. Le stesse compagnie che promuovono, incoraggiano e contribuiscono nel nome dello sviluppo e del progresso, al sistema guerra globale e alta finanza. Le stesse compagnie che sfruttano il territorio in Sardegna, relegandola ad un gigantesco laboratorio-deposito-stadio da guerra-prigione galera.


COMUNICATO DEL COLLETTIVO S’IDEA LIBERA SULL’AGGRESSIONE FASCISTA DI CASAPOUND

Posted: Marzo 15th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

I FATTI

Nella notte tra sabato 11 e domenica 12 Marzo, un gruppo di persone a volto coperto, armate di bastoni e cinture ha cercato di entrare nello spazio sociale del collettivo S’idea libera dove si era da poco conclusa una cena in sostegno alla lotta antifascista delle popolazioni del Donbass. Chi era ancora all’interno dello spazio è riuscito a respingere gli aggressori sulla porta, facendoli indietreggiare, e riuscendo, dopo uno scontro, a metterli in fuga. Questi i fatti. Risultato: tre teste rotte fra chi si è difeso dall’attacco. La lotta ha provocato la perdita della bardatura a tre dei cinque fascisti, che sono stati così identificati come appartenenti all’organizzazione fascista Casapound Italia, delle sezioni di Sassari e Cagliari.

 

PERCHE’ SAPPIAMO CHE E’ STATA CASAPOUND?

Non ci interessa se questi individui siano regolarmente iscritti all’associazione, ma risulta inequivocabilmente (da conoscenza diretta e dalle molte fotografie che loro stessi diffondono) la loro militanza in Casapound. Inoltre, siamo altrettanto sicuri che siano loro per altre “coincidenze”. La presenza di militanti di Casapound di tutta la Sardegna in occasione di una loro iniziativa ad Alghero proprio sabato e la comparsa, poche ore prima della nostra cena, di adesivi, di CP Sassari, “Difendi Cagliari” e “Cagliari fascist crew” sulla nostra bacheca esterna, sulla cassetta della posta e in tutto il vicinato. Durante lo scontro, uno dei fascisti ha parlato in cagliaritano, cosa che ha permesso di riconoscerlo e ha inoltre perduto un cappello con una runa, simbolo utilizzato da alcuni reparti delle SS naziste.

Questi fascisti sono gli stessi che durante il giorno mascherano la loro vera natura dietro raccolte alimentari, pulizia di spazi pubblici, palestre di boxe e finte mobilitazioni per il centro storico, per l’acqua pubblica e l’emergenza abitativa, studiate appositamente per apparire bravi ragazzi impegnati nel sociale. Ma la vera natura di Casapound è quella fascista, fatta di pestaggi, assassinii e violenza.

Chi sabato notte è venuto a cercarci armato è, non solo il braccio violento di un’area politica ben precisa, ma è anche l’espressione dell’impoverimento culturale a cui il nostro territorio è sottoposto. Le idee dell’estrema destra, che nulla hanno a che fare con la cultura sarda, si stanno radicando nei quartieri popolari grazie a risposte riduttive a problemi ben più complessi; queste risposte scaricano le responsabilità del disagio quotidiano degli strati più poveri della popolazione su chi ha ancora di meno. Si innesca così una guerra fra poveri che non permette l’identificazione dei veri responsabili di questa situazione: i padroni, italiani e stranieri, grandi e piccoli, che si arricchiscono sfruttando chiunque al dì là del colore della pelle, della provenienza e dell’identità sessuale. La proposta tipica dell’estrema destra, “prima gli Italiani”, nell’accesso ai servizi pubblici e al lavoro, maschera lo smantellamento di questi servizi e delle tutele sindacali, incanalando energie verso l’accaparramento delle briciole piuttosto che verso un opposizione a tali politiche imprenditoriali e di diffusa corruzione. La presenza in città di uno spazio in cui questa logica viene messa costantemente in discussione e in cui si pratica una socialità non mediata da soldi e appartenenza etnica, non può che essere riconosciuto come contrapposto al dilagare del pensiero destroide e della logica di sfruttamento.

 

PERCHE’ NON LI DENUNCIAMO?

Questa scelta, quando si subisce un’aggressione, sembra per molti la più scontata, l’unica in grado di mettere al riparo dal ripetersi di episodi di questo tipo. Il primo motivo è che siamo consapevoli della complicità dello stato e dei suoi organi, a partire dagli sbirri e dalla magistratura, con le organizzazioni fasciste, da sempre funzionali agli interessi del capitalismo. Il secondo motivo è che ci poniamo su un piano di critica e opposizione alle forze repressive dello stato, quindi non ci aspettiamo di essere difesi da loro né tantomeno vogliamo la loro giustizia o protezione, consapevoli che quella sancita dai tribunali è piegata agli interessi dei ricchi.

 

PERCHE’ NON VOGLIAMO LE ISTITUZIONI?

Non ci rapportiamo con le istituzioni perché diretta espressione del sistema capitalistico, responsabile dell’impoverimento, del massacro sociale che  le persone sfruttate vivono sulla loro pelle. Rigettiamo la falsa solidarietà di questi elementi perché mediatica, calcolata e interessata a prendere voti, in totale asservimento a questo sistema. Ecco perché abbiamo allontanato il sindaco Sanna (esponente PD), che a parole esprime solidarietà, ma che con la propria giunta porta avanti una politica di distruzione del tessuto sociale sassarese e nei fatti non si è mai opposto alla presenza dei fascisti nei quartieri della città.

 

PERCHE’ NON PARLIAMO CON I GIORNALI?

I giornalisti e le testate per cui lavorano sono gli stessi che danno risalto alle azioni di questi “bravi ragazzi” , coprendo la loro reale natura e facendo crescere consensi attorno a loro. Contemporaneamente alimentano la paura e l’odio, ingigantendo il malessere creato dalla piccola criminalità (specie se sono coinvolti stranieri) mentre fanno mille acrobazie filosofiche sulle malefatte dei potenti; aizzano i poveri l’uno contro l’altro, descrivono con toni catastrofici l’impatto dell’arrivo dei profughi che a migliaia affrontano il mare in cerca di una vita migliore, alimentano il mito, facilmente cavalcato dai fascisti, che prima della crisi il paese fosse una specie di paradiso, e condannano come violenti e pericolosi coloro che lottano contro il fascismo, il razzismo, lo sfruttamento. Del resto, cosa aspettarsi da un mezzo creato ad uso e consumo dei padroni, essenziale per condizionare le menti e per propagandare la volontà delle classi dominanti? Non ci interessa farci pubblicità sulle stesse pagine che ospitano foto, interviste e cronache delle attività portate avanti da chi ci ha attaccato.

 

LA NOSTRA RISPOSTA:

Per prima cosa vogliamo sottolineare che sabato notte non sono stati attaccati solo i militanti del collettivo, ma tutte le persone che sabato sera, come tante altre volte, frequentano le nostre iniziative; sabato notte sono state attaccate sia le attività politiche sia la socialità che quotidianamente si svolge all’interno dello spazio sociale, coinvolgendo bambini e persone del quartiere. Sabato notte è stato attaccato un modo di essere, di vivere, di pensare e di agire che va ben al dì là dello spazio sociale e delle attività del collettivo.  Questa volta è stato attaccato il collettivo, riconosciuto come gruppo sociale e politico da sempre antifascista, ma domani potrebbe essere colpito chiunque esprima un modo di essere o di vivere in contrasto con le idee destroidi, xenofobe e sessiste.

L’attacco di sabato notte è stato un atto intimidatorio, perché  vuole creare un clima di paura intorno allo spazio e per le vie della città, vuole infondere la paura di non essere più sicuri a girare da sole/i, di notte, che dietro a ogni angolo potrebbe aspettarti qualcuno pronto a malmenarti.

Quello che ci interessa ribadire è che una semplice presa di posizione contro una qualche organizzazione neo-fascista è fondamentale ma non basta. Accorgersi di loro solo nel momento in cui passano all’attacco fisico è un errore che non deve più ripetersi. Questo è possibile solo attraverso una pratica politica che metta queste persone e i loro gesti in un angolo, che le identifichi come generatori d’odio e speculatori politici di professione. Un movimento che sia in grado di proporre un altro modo di convivere, affrontando i problemi (che le istituzioni gestiscono con la paura e il ricatto economico) con la condivisione e l’accoglienza.

A ognuno i suoi mezzi: non vogliamo predeterminare nessuna strada, possiamo solo fare alcune proposte a chi crede che un percorso del genere sia da mettere in atto ora, senza aspettare momenti  peggiori. Crediamo che oggi l’antifascismo militante, per essere più efficace, abbia bisogno di venir compreso da una più ampia fetta della popolazione che in questo modo lo sostenga, per evitare che questa lotta venga liquidata come una questione di balordi o di opposti estremismi. Dobbiamo riportare alla memoria come l’esperienza della lotta contro il fascismo, dal tempo della sua comparsa fin dopo la fine della guerra, sia stata stroncata dai governi della “nuova” repubblica, come molti partigiani abbiano finito la loro vita in carcere e come la maggior parte dei fascisti siano stati graziati e addirittura riammessi all’interno del Parlamento Italiano e ad ogni livello amministrativo. Queste sono le radici che permettono oggi alle formazioni neo-fasciste di agire impunite.                                        E’ dall’esperienza della lotta partigiana che nasce l’antifascismo a cui ci vogliamo rifare, non quello delle commemorazioni, dei palchi e dell’opportunismo politico utile solo al consenso elettorale.

E’ per queste ragioni che, subito dopo l’attacco di sabato, abbiamo lanciato l’assemblea di domenica in piazza per raccontare in prima persona i fatti e nella quale più di un centinaio di persone, oltre ad esprimere la propria solidarietà, si sono mosse con un corteo-volantinaggio per tutto il centro storico, manifestando l’esigenza di dare una risposta forte e immediata alla violenza fascista.

Da qui la proposta di lanciare Sabato 25 marzo una giornata di manifestazione antifascista a Sassari, capace di raccogliere tutte le realtà e individualità antifasciste isolane, con l’obiettivo di riprendere una pratica di antifascismo radicata nel territorio e di reale contrasto, una pratica che si riconosca nell’azione diretta e non nella delega istituzionale.

Sassari, 14/3/2017

Culletivu S’Idealibera

https://sidealibera.noblogs.org/

evaliber2@inventati.org


CENA SOCIALE A SOSTEGNO DELLA TERZA CAROVANA ANTIFASCISTA IN DON BASS // SABATO 11 MARZO H 19.30 // NO PASARAN!

Posted: Marzo 10th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »


IL GENOMA DELLA LUNGA VITA

Posted: Febbraio 23rd, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Per approfondire: DNA e genetica: quando una risorsa è rara


SeRatA CaudA // Martedì 14 febbraio dalle 19 in poi reading poesie erotiche e bagna cauda (anche vegana!))

Posted: Gennaio 27th, 2017 | Author: | Filed under: General, Iniziative | No Comments »

per non prendersi sul serio

nel giorno della festa dell’ammore

una serata a base di letture erotiche,

per cena il piatto forte

dell’inverno contadino piemontese!

benefit spazio sociale


Giovedì 26 gennaio ore 18.30 Chiaccherata con alcun* compagn* della ZAD di Notre Dame de Landes

Posted: Gennaio 24th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Giovedì 26 gennaio alla sede del collettivu s’Idea Libera saranno presenti alcun* compagni* della Zone a Defendre (Zona da Difendere) di Notre Dame de Landes in Bretagna, una zona agricola, boschiva e umida dove da più di qurant’anni lo stato francese vorrebbe costruire un aeroporto. Nel 2011 la resistenza all’ennesimo tentativo di far partire i lavori, su una zona naturalisticamente protetta, ha portato all’occupazione di 21 km quadrati dove la resistenza della popolazione locale si è intrecciata con la determinazione di attivisti e squatter provenienti da tutta Europa.

per maggiori info: http://zad.nadir.org/?lang=it


Frittellata di solidarietà alla resistenza del Donbass // Venerdì 20 gennaio ore 17.30

Posted: Gennaio 16th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »


Presentazione del libro “Indios senza re” con l’autrice Orsetta Bellani // Sabato 14 gennaio ore 18

Posted: Dicembre 31st, 2016 | Author: | Filed under: General | No Comments »


PRESIDIO ANTIMILITARISTA a Capo Comino Venerdì 16 Dicembre 20016 – ore 11

Posted: Dicembre 13th, 2016 | Author: | Filed under: General | No Comments »

15327228_10211777984386276_4590651852644138467_n


Presentazione del libro “I TATUAGGI DELLA DEA” con l’autrice Michela Zucca e di “Modific/Azione” periodico di culture e contro-culture

Posted: Dicembre 7th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative | No Comments »

locandina-sassari


Resistere al nanomondo // Domenica 11 Dicembre s’idea libera // analisi e critica di nanotecnologie , biotecnologie, nocività e dominio dell’esistente

Posted: Novembre 29th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Spazio Sociale | No Comments »

INCONTRO E DIBATTITO CON I COMPAGNI SILVIA GUERINI E
COSTANTINO RAGUSA DEL GIORNALE “L’URLO DELLA TERRA” .
ANALISI E CRITICA DI NANOTECNOLOGIE,BIOTECNOLOGIE E
E DI COME LA CONVERGENZA DELLE SCIENZE,TRA NOCIVITA’ E
DOMINIO DELL’ESISTENTE,STIA EDIFICANDO UNA SOCIETA’
ARTIFICIALE E TECNO-TOTALITARIA.

PROIEZIONE DL VIDEO DOCUMENTARIO
“UN MONDO SENZA UMANI”

CENA VEGAN A PREZZI POPOLARI

SABATO 10 DICEMBRE (NUORO)
CIRCOLO MARX
VICOLO GIUSTI 15\A
ORE 19 INIZIO DIBATTITI

DOMENICA 11 DICEMBRE (SASSARI)
SEDE DEL COLLETIVO S’IDEA LIBERA
VIA CASAGGIA 12
ORE 17 INIZIO DIBATTITI

fai girare il più possibile e partecipa!!!

resistere-al-nanomondo


SUL 23 NOVEMBRE A CAPO FRASCA

Posted: Novembre 29th, 2016 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

Di seguito pubblichiamo i due comunicati sul ritorno del 23 Novembre a Capo Frasca  della rete “No Basi nè qui nè altrove” e di “A Foras movimento sardo contro l’occupazione militare della Sardegna”.

#Comunicato della rete “No Basi nè qui nè altrove”

Al bivio tra il ponte di Marceddì e la provinciale 65 verso le 10 si sono ritrovate circa 500 persone (stima ottenuta facendo la media tra le cifre dei partecipanti entusiasti e i soliti presi male della questura). Tanti i gruppi e i partiti presenti, tante anche le persone autorganizzate. Alle 11.30 con l’arrivo dell’ultimo dei sei pullman, provenienti da tutta l’isola, il corteo è partito. Poco prima c’era stato un momento di tensione quando una trentina di persone aveva provato ad avvicinarsi ai cancelli, mettendo in allarme al celere.

A differenza di un anno fa a Teulada nessuno o quasi è stato fermato e perquisito per strada, e nessuno dei portatori di foglio di via, ammesso che si siano recati al corteo, è stato sequestrato come avvenne un anno fa con i ragazzi di Giba.

Un violento scirocco sferzava le teste dei manifestanti che, in pochi minuti, sono arrivati ai cancelli del poligono, gli stessi del 13 settembre 2014. La polizia era già schierata sulla strada che porta a Sant’Antonio di Santadi, su una stradina parallela alle reti e all’interno del poligono. In poco tempo buona parte delle persone si sono distribuite nei campi e lungo le reti, iniziando le prime battiture sui pali che, col passare dei minuti, sono state affiancate dai primi tagli. Il corteo verso mezzogiorno ha definitivamente rotto gli indugi, superando gli ultimi timori. Sono stati invasi altri campi e i tagli si sono moltiplicati. L’affannosa rincorsa dei celerini e dei digossini sempre pronti a filmare non è bastata a fermare tutti i tentativi che continuavano a susseguirsi. Verso l’una il lato a sinistra del cancello presentava almeno quattro grandi squarci chiusi dagli scudi della celere, più una serie di buchi più piccoli.

La Nuova Sardegna scriverà “varchi aperti nella recinzione da un commando di ragazzi col volto coperto e armati di tronchesine hi tech”.

Giunge la notizia che delle ragazze sono entrate dal lato destro, fermate dai militari e mandate fuori. Poco dopo il tentativo avviene anche a sinistra, dove un’affezionata alle violazioni dei poligoni tenta l’ingresso, beccandosi subito le manganellate del vicequestore Rossi e dovendo ritornare all’esterno della base. La reazione violenta della polizia suscita rabbia, volano le prime pietre. La celere prova ad uscire dai varchi nella rete, ma deve rinunciare a suon di sassi sugli scudi. A questo punto entra in gioco il capo della DIGOS Moretta, che sistema con cura tre reparti sulla sinistra dei manifestanti, e poi li fa avanzare. La reazione è violenta, una sassaiola rallenta l’avanzata della celere. Un calcio raggiunge il delicato fondo schiena del vicequestore, che mentre scappa dietro i suoi schiavetti si becca anche una pietra in testa. KO tecnico: deve lasciare il campo, tutti i quotidiani riportano la notizia delle visite all’ospedale e di 10 giorni di prognosi. La DIGOS prende in mano la situazione: comanda alla celere di occupare tutto il campo, durante questa manovra un celerino inciampa cadendo faccia e pancia in terra, provocando le risate anche nei suoi infami colleghi. La sassaiola continua, quella che la Nuova Sardegna definisce “guerriglia a Capo Frasca”. Arriva il momento dei carabinieri che, fermi ed annoiati da ore, caricano improvvisamente lo striscione rinforzato. Ne esce una bagarre, botte da orbi, sassi, massi, teste aperte. Un ragazzo viene preso, i digossini esultano pensando all’arresto, ma gli va male, dopo dieci minuti siamo di nuovo tutti insieme. Il corteo si ricompone. La polizia spara lacrimogeni, completamente inutili vista la forza dello scirocco.

La carica ha fatto male, ma tutti sono abbastanza in forma per proseguire. Non così gli sbirri. L’Unione Sarda “sassi e manganelli: 10 agenti feriti”.

Il corteo torna sulla provinciale e riprende la strada per Pistis. Non accadrà più nulla. E’ finita “la battaglia di Capo Frasca” (cit. L’unione Sarda).

Per oggi si può essere soddisfatti, la passeggiata finale ci ha fatto vedere da vicino quanti campi ci sono da invadere tutti insieme e quanti chilometri di rete da abbattere. Torneremo.

Nota di cronaca. In contemporanea al corteo ci sono state altre due iniziative antimilitariste, una a Pisa, solidale e complice con la giornata di lotta in Sardegna: un sit-in davanti all’IDS (ingegneria dei sistemi) dove si producono droni che vengono testati in Sardegna. L’altra a Dro, in Trentino, dove si è svolta una protesta contro “l’azienda meccanica del Sarca” facente parte del gruppo Beretta: slogan, fumogeni, blocco della statale e imbrattamento della facciata. Sono stati anche appesi due striscioni, uno recitava “Dal Trentino alla Sardegna blocchiamo la guerra”.

LA GUERRA E’ OVUNQUE, OVUNQUE POSSIAMO BLOCCARLA.

NON LASCIAMO IN PACE CHI VIVE DI GUERRA.

#Comunicato di “A FORAS” movimento sardo contro l’occupazione militare

Oggi, come per la stragrande maggioranza dell’anno, la violenza si abbatte sulla nostra terra oltre che in Palestina, Kurdistan, Siria, Donbass e decine di altri territori. Una violenza che ha un nome, NATO, ed un marchio di fabbrica a noi ormai fin troppo chiaro. Il “made in Sardigna” ha una filiera cortissima, qui la disoccupazione porta i sardi ad arruolarsi, lo spopolamento a regalare sempre più terra all’occupazione militare con i suoi poligoni e le sue caserme, le fabbriche producono bombe che possono essere testate a pochi chilometri di distanza dal luogo di produzione.

La giornata del 23 Novembre a Capo Frasca, invece, è stata una giornata di resistenza a quella violenza che subiamo ogni giorno della nostra esistenza. Numerosi autobus provenienti dai quattro angoli della Sardegna, macchinate partite da ogni paesino, emigrati che tornano non per le vacanze ma per lottare, 800 persone che si sono date appuntamento in un giorno feriale, sottraendo denaro al già magro stipendio per poter essere artefici del proprio destino.

Un protagonismo di massa che ha avuto un nuovo impulso dopo il 13 Settembre del 2014 quando, dopo l’incendio dell’esercito tedesco ai danni della macchia mediterranea di Capo Frasca, migliaia di persone si sono riversate in quel lembo di terra aprendo varchi ed entrando nel poligono. Una continuità ideale con quella giornata che si è andata però scontrando con la violenza della polizia messa a guardia di un sistema militare di oppressione che non possiamo più tollerare.

Dopo essere state tagliate decine di metri di reti e filo spinato, alcuni manifestanti, divisi dall’età ma uniti da un’ideale, hanno provato ad entrare all’interno del poligono venendo violentemente caricati dalla polizia con a capo il vice-questore Rossi evidentemente scottato dallo smacco subito solo un anno prima a Teulada quando bloccammo la più grande esercitazione militare della NATO dal dopo guerra ad oggi.

La reazione è stata compatta e determinata permettendo così di salvare alcuni manifestanti che erano stati pestati dalle forze di polizia, perché lo abbiamo appreso dal movimento NOTAV in anni di lotta: si parte e si torna assieme.

Si sbracceranno i difensori della cultura della guerra al grido “abbiamo bisogno dei militari per difenderci” (da cosa ci chiediamo noi? Dai popoli che opprimiamo?), ancora di più si sbraccerà il centro sinistra che ha da tempo abdicato qualsivoglia possibilità di riscatto della Sardegna asservendola alle logiche e agli interessi del ministero della difesa. Un centro sinistra che vediamo distante anni luce nel momento in cui dalle chiacchiere elettorali si è passati alla pratica: l’ampliamento del molo di Santo Stefano che ha permesso il ritorno dei militari.

L’assedio è reciproco, le migliaia di kilometri di filo spinato che recintano le vostre basi non sono muri impenetrabili e nella storia si sa, ogni muro prima o poi è stato scavalcato o abbattuto. Arriverà quindi anche il giorno in cui ci libereremo anche noi dell’occupazione militare e costruiremo una società più giusta.

Torneremo ai gruppi di studio, torneremo nelle scuole e nelle università, andremo in giro di paese in paese nonostante le intimidazioni della DIGOS a chi ci concede le aule per le assemblee pubbliche, torneremo a sfilare in città ma soprattutto torneremo a violare quel cartello che recita: zona militare limite invalicabile.

A foras – movimento sardo contro l’occupazione


3 giorni Sassari Antimilitarista // 17 -18 – 19 NOVEMBRE

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Spazio Sociale | No Comments »

locandina-3-giorni-antimilitaristi-page-001


Manifestazione contro l’occupazione militare 23 – 11- 2016 // Autobus da Sassari a Capo Frasca per il 23 – 11

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

prova-bis-1-page-001

Contro l’occupazione militare in Sardegna
Corteo a Capo Frasca 23 Novembre 2016

L’occupazione militare è un problema che risale agli anni ’50, quando la Sardegna fu messa a disposizione dallo Stato Italiano per diventare uno dei centri nevralgici del sistema “difensivo” della NATO nel Mediterraneo nel contesto della guerra fredda. Questa operazione è conseguente alla posizione presa dall’Italia all’interno del blocco occidentale, che prevedeva una sottomissione alla politica estera Statunitense e un’adesione al sistema economico liberista.

La Sardegna ha svolto la funzione di moneta di scambio per due ragioni fondamentali: da un lato la sua posizione geografica al centro del Mediterraneo, dall’altro la sua situazione economica arretrata (se messa a confronto con lo sviluppo tecnologico-industriale dei paesi occidentali) e priva di grandi riserve di materie prime sfruttabili a livello industriale. Lo Stato Italiano ha poi cominciato a colonizzare anche militarmente la Sardegna, per riuscire nell’impresa di mettere a profitto il suo territorio.

Ad oggi, queste sono le conseguenze catastrofiche: il 62% della superficie militare italiana si trova in Sardegna, ovvero 37.000 ettari di terra, di cui 24.000 di demanio militare e 13.000 di terre sottratte all’uso delle comunità perché gravate da una servitù militare, e di mare, con un’area persino più ampia della superficie totale della Sardegna stessa.

Numerose sono le caserme che costellano il territorio sardo, e numerosi sono anche i poligoni (4 permanenti e 6 occasionali) dove oltre che all’addestramento dei militari di molti paesi della NATO (ma anche quelli di Israele e della Turchia) con aerei, navi, cannoni, carri armati, mezzi anfibi, vengono testati ordigni esplosivi e sistemi d’arma (anche da industrie private come Alenia e Piaggio) che inquinano in maniera devastante e persistente anche a distanza di centinaia di anni tutte le terre circostanti. Dal 1972 al 2010 l’isola della Maddalena è servita da porto per i sottomarini nucleari USA.

Documentati da ormai parecchio tempo sono gli altissimi tassi di incidenza tumorale all’interno delle comunità che risiedono in prossimità delle basi. I dati vengono sistematicamente insabbiati e screditati dalle autorità militari e dai medici delle commissioni d’inchiesta dello Stato a fronte di altri dati, raccolti da università e ricercatori indipendenti, che attestano la presenza di particelle radioattive (torio 232 e uranio, ad esempio) decine di volte più alti dei livelli massimi consentiti dalla legge.
Negli ultimi sessant’anni lo Stato ha imposto un’economia di dipendenza diretta alle comunità sarde vicine alle basi e indiretta a quelle più lontane. Il territorio è stato depredato delle sue risorse storiche, giacché vaste aree sono state rese inutilizzabili per l’agricoltura, la pastorizia e la pesca ma anche per la loro fruizione ricreativa e naturalistica.

Le briciole derivanti dalle compensazioni e dall’indotto lavorativo delle basi sono state presentate come ricchezza, il sottosviluppo forzato come progresso, l’esercito come un valido sbocco occupazionale. Il controllo non è solo territoriale ma soprattutto sociale, basato sulla profonda penetrazione di un’economia militare che si è progressivamente imposta quale unico e possibile modello di “sviluppo”, rendendo persino impossibile pensare, in alcune aree, a un’economia slegata dalla presenza delle basi.

La figura delle forze armate viene presentata, oltre che come fattore di sviluppo economico, anche come motivo di orgoglio per la popolazione sarda in quanto ospitante e collaboratrice di un’istituzione come quella militare volta a preservare la pace e i diritti umani nelle aree del mondo colpite dalla guerra. Questa funzione non può che apparire come un’enorme menzogna: quale orgoglio ci può suscitare la macchina bellica italiana e degli eserciti della NATO nel momento in cui guardiamo oltre la propaganda e ci accorgiamo di come le operazioni militari in Africa e Medio-Oriente non sono altro che guerre volte a preservare gli interessi strategici per l’egemonia economica sulle risorse energetiche in queste aree del mondo? Quale orgoglio, se le conseguenze sono pagate in vite umane, devastazione di interi paesi e migrazione forzata dei popoli colpiti?

Negli ultimi due anni si è riacceso un movimento di lotta in tutta l’isola contro la presenza militare, a partire dalla questione delle servitù e dell’occupazione dei territori, volta a impedire lo svolgimento delle esercitazioni come efficace strumento sia di protesta ma anche come mezzo pratico per inceppare, anche solo per una giornata, la macchina bellica. Unisciti alla lotta! Libera la tua terra!

*Di seguito la versione scaricabile del calendario delle esercitazioni in Sardegna, chi, cosa e dove si spara:

calendariosecondosemestre2016_glossario

calendariosecondosemestre2016_schema_rev

 

 

 


PRESENTAZIONE DEL LIBRO Per amore La rivoluzione del Rojava vista dalle donne // 25 Venerdì, Novembre h. 18.30

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Spazio Sociale | No Comments »

per-amore“Ho sempre pesato che fosse necessario anche confrontarsi e trarre ispirazione anche da esperienze molto lontane da noi, per poter trovare soluzioni alle contraddizioni che viviamo quotidianamente. Secondo me è necessario comprendere e combinare tra loro diversi punti di vista per ottenere una comprensione generale e profonda, che a sua volta porti ad una pratica finalizzata ad un miglioramento reale della situazione in cui viviamo. È proprio per questo che penso che le vite e le esperienze di donne non molto lontane possano contribuire al dibattito riguardo come costruire il nostro futuro, ed è appunto per questo che le ho raccontate in un libro.
Viaggiando, quindi, si impara. E credo di avere imparato alcune cose (poche, ma pur sempre qualcosa), trascorrendo più di un anno e mezzo in Rojava.
Ho respirato una lotta contro il sistema che ci vuole schiave1, e che usa come primo strumento per farci schiave quello di metterci una contro l’altra, di farci l’una all’altra nemiche. Ho compreso come la migliore difesa contro di questo sia l’amore: è per questo che ho intitolato il libro che ho scritto “per Amore – la rivoluzione del Rojava vista dalle donne”. Uno degli scopi principali di questa lotta è ricomporre la società che il capitalismo vuole distruggere, fare in modo che gli esseri umani si incontrino, ed apprendere assieme come fare a risolvere problemi comuni in maniera collettiva: è per questo che esistono le komine, cellula di base del confederalismo democratico, e tutte le altre assemblee e luoghi di incontro.
Il contrario di capitalismo è società, perché il capitalismo distrugge la società e perché una rete sociale più forte degli interessi personali è antidoto al capitalismo. Nel momento in cui contribuiamo a costruire muri, a mettere distanze tra persone e gruppi, non siamo quindi altro che schiave del sistema.
Ho visto quanto sia importante non chiudere il proprio pensiero e le proprie azioni dentro a dogmi limitanti, come sia importante liberarsene per sperimentare strade nuove. Ho visto come i dogmi con cui cresciamo possono impedirci di comprendere tutto quello che non riusciamo ad incasellare nelle nostre griglie preconcette. Ho anche compreso quanto difficile sia liberarsi di queste letture cariche di pregiudizi che ci impediscono di librarci in aria, ho visto quanto dolore e rabbia possa portare questa lotta interiore per imparare a volare, e quanto splendido e grandioso sia poi il volo. Ho osservato le rotture che può portare rinnegare sé stesse, e in questo senso deve essere chiaro che rompere con i dogmi non significa rinnegare la propria storia: chi rinnega sé stessa e la propria identità non è in grado di volare.
Soprattutto, in Rojava, ho visto che è possibile creare qualche cosa di diverso. Che raccontano bugie quando vogliono farci credere che il mondo capitalista sia l’unica possibile soluzione ai bisogni della gente, o che lo Stato sia l’unica possibile forma di organizzazione. Ho visto che realmente la società può organizzarsi senza uno Stato, che si può dare a ciascuna secondo i suoi bisogni senza necessità dell’accumulazione di capitale. Ho capito che è una strada difficile da percorrere, che in ogni momento è necessario fare autocritica, e non pensare che tutto sia chiaro limpido e incontrovertibile: perché i tranelli sono moltissimi, e dobbiamo essere vigili per non cadere o forti per rialzarci. Ho visto però che una forma di organizzazione sociale diversa e più umana è possibile, è necessaria: sono convinta che sarà il nostro futuro.
Ho poi osservato l’importanza della bellezza. Parafrasando una vecchia frase, “se non c’è bellezza, non è la nostra rivoluzione”. La bellezza è necessaria quanto l’aria che respiriamo, perché la bellezza non è solo la meta, ma soprattutto la strada.
Ho quindi riportato un pezzo di quello che ho imparato in Rojava in questo libro, trascrivendo i racconti delle donne che descrivevano la propria vita. Verrà data voce alle donne del Rojava, sarano loro a raccontare, non io. Ho messo nero su bianco poi alcune delle domande che secondo me questo pezzo di mondo ci pone, senza pensare di aver trovato qui la Verità, ma una realtà da cui è necessario prendere spunti, perché ci pone domande critiche su quello che stiamo costruendo, ci obbliga a riflettere su cosa ci spinge in una certa direzione. Perché non siamo guardiane di braci, che cercano di fare in modo che non si spengano del tutto: siamo invece fuoco ardente, in grado di diffondersi e scaldare ed illuminare il presente ed il futuro.
Nel libro ci sono alcune donne che raccontano la loro storia, come vivevano prima della rivoluzione, come partecipano alla realizzazione di una società democratica, e quali cambiamenti ci sono stati nella loro vita. Queste storie sono intervallate da alcune brevi riflessioni, non volte a portare soluzioni quanto a porre quesiti: che domande pone a noi la rivoluzione del Rojava? Quasi certamente questo testo è incompleto, molto probabilmente si potrebbe fare di più, ma sicuramente è un inizio, un sasso nel lago. Senza pretese, un contributo al dibattito.
Non troverete questo libro nelle librerie, solo nelle presentazioni che verranno organizzate, o al massimo in qualche “banchetto” di compagne. Perché? Perché questo libro è uno strumento, un canale per poterci conoscere, un laccio per avvicinarci. Non serve leggerlo da sole chiuse nella corazza proprio isolamento. Incontriamoci, discutiamone, critichiamoci a vicenda. E facciamo fiorire nuove idee, senza dimenticare le vecchie o rinnegare la storia che ci ha portate ad essere. quello che siamo”.


APPELLO contro la REPRESSIONE del movimento NO MUOS

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

APPELLO ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI, AI GRUPPI, ALLE FEDERAZIONI, A TUTTE LE REALTA’ ANARCHICHE PER UNA SOTTOSCRIZIONE CONTRO LA REPRESSIONE DEL MOVIMENTO NO MUOS

repressione-bastaNegli ultimi 5 anni il Movimento NO MUOS ha rappresentato un’autentica spina nel fianco ai progetti militaristi e imperialisti del governo degli Stati Uniti e dei loro alleati e/o complici.
Uno dei primi risultati è stato l’essere riusciti a bloccare e a ritardare l’attivazione dell’impianto di comunicazione militare satellitare di Niscemi, impedendo l’entrata in funzione di tutto il sistema planetario MUOS. Questo risultato è stato ottenuto grazie ad una incalzante mobilitazione popolare dal forte carattere antimilitarista, che ha avuto il suo culmine nel 2013 e nel 2014, quando in più occasioni la base militare della Marina USA è stata invasa da migliaia di manifestanti e oggetto di varie incursioni e azioni.
C’è voluta una forzatura sfacciata e arrogante del governo, dietro forte pressione americana, a provocare, la scorsa primavera, una sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativo siciliano che dichiarava la non esistenza di rischi per la salute e per l’ambiente a Niscemi, come invece provato da precedenti sentenze del TAR di Palermo; e lo scorso mese di agosto il dissequestro dell’impianto MUOS deliberato dal Tribunale del Riesame di Catania, che cancellava le precedenti sentenze, confermate dalla Cassazione, secondo le quali la costruzione del MUOS aveva violato i vincoli paesaggistici e si trattava, pertanto, di opera abusiva.
In seguito a queste “vittorie” si è scatenata sugli attivisti una pesante campagna repressiva, per adesso limitata a episodi di lotta svoltisi tra la primavera del 2013 e la primavera del 2014. 129 attivisti rinviati a giudizio per invasione della base e per altri reati collegati (danneggiamento, violenza, istigazione, ecc.); altri 50 verranno processati il 26 gennaio per avere partecipato ad un picnic dentro la base USA, violandone le reti; altre decine sono inquisiti per avere dato vita a momenti di resistenza, presidi, barricate, sit-in, blocchi stradali, scalate e occupazioni delle antenne. Contemporaneamente si vanno colpendo singoli compagni per “reati” assurdi: Marino di Niscemi, per avere organizzato un rave al presidio NO MUOS, quando proprio lo stesso, come altri compagni, ne aveva preso le distanze; Massimo di Ragusa, perché trovato in possesso, mentre si trovava nei pressi della base USA, di CD masterizzati in auto (multa da 2888 euro); Pippo di Ragusa per avere mostrato il sedere a un poliziotto della scientifica che riprendeva con telecamera i partecipanti ad un trekking (multa da 5 a 10.000 euro più denuncia per oltraggio aggravato a pubblico ufficiale) e tanti altri casi che ormai quotidianamente si aggiungono al già lunghissimo elenco.
Anni e anni di carcere, decine di migliaia di euro di multe minacciano di colpire la resistenza al MUOS; e fra poco cominceranno i maxi processi; una volta in Sicilia erano i mafiosi a subirli, adesso la lotta alla mafia va meno di moda (specie in quel di Gela), e alla sbarra si portano attivisti e cittadini che difendono la loro terra dalla militarizzazione, dalla guerra e dalle loro nefaste conseguenze.
Per questi motivi facciamo appello a tutto il movimento anarchico perché contribuisca ad una sottoscrizione per far fronte alle spese legali e alla campagna contro la repressione che si sta mettendo in atto. Il denaro raccolto dalla FAS verrà riversato nelle casse del Coordinamento dei Comitati NO MUOS.
I versamenti vanno effettuati tramite cc postale sul conto n. 1025557768 intestato ad Associazione Culturale Sicilia Punto L – Ragusa, oppure facendo un bonifico sul conto: IT 90 O 07601 17000 001025557768 Intestato ad Associazione Culturale Sicilia Punto L – Ragusa.
In entrambi i casi indicare come causale: per spese legali.
Federazione Anarchica Siciliana
27 ottobre 2016


Intervista detenuto in regime 41 bis // Bancali

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Pubblichiamo la lettera di Federico Chessa, che riporta la sua testimonianza sull’esperienza vissuta in regime 41 bis presso il carcere di Bancali nel 2015, da cui emerge chiaramente come tale regime di tortura punti ad annientare fisicamente e psicologicamente i detenuti che vi vengono sottoposti.

000100020003

 

41-bis-bancali


Adesione della Rete No Basi nè Qui nè Altrove al 23/11/2016 // Manifestazone presso poligono di Capo Frasca

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

La Rete No Basi né Qui né Altrove aderisce e partecipa alla manifestazione del 23 novembre 2016 al poligono di capo Frasca

antimilitarismoNel mese di ottobre come da prassi sono ricominciate le attività di esercitazione militare in Sardegna. La Rete No Basi né qui né altrove ha inaugurato questo secondo semestre con il campeggio antimilitarista tenutosi a San Sperate dal 6 ottobre e conclusosi con il corteo del 10 ottobre all’aeroporto di Decimomannu. Si è voluto con ciò sottolineare l’importanza di concentrarsi sull’asse Base Aerea di Decimomannu – Poligono di Capo Frasca, nella speranza di renderlo l’anello debole della presenza militare in Sardegna, e si vuole ora nuovamente volgere l’attenzione su Capo Frasca, per ritornare davanti a quei cancelli dove il 13 settembre 2014 si riaccese la fiamma dell’antimilitarismo sardo.

Il mese di novembre vedrà impegnati tutti i poligoni e la base aerea di Decimomannu in attività addestrative di tipo aereo piuttosto intense, in particolare il poligono di Capo Frasca accoglierà le attività degli Stormi 4°, 36°, 37° e 6° dell’Aeronautica Militare Italiana.

Tutti e quattro i reparti dell’AMI saranno impegnati in attività di sparo aria/suolo con l’utilizzo di armamenti come il cannone BK-27, un sistema antiaereoantimissile di produzione tedesca realizzato dalla Mauser, industria del gruppo Rheinmetall.

In occasione di questa specifica esercitazione tutti i munizionamenti utilizzati saranno allo stato inerte: armarli sarebbe stata un’inutile spesa a carico del contribuente, tenendo conto che la loro efficacia distruttiva è ormai ben nota.

Il 4°, il 36° e il 37° Stormo sono reparti dedicati principalmente alla sorveglianza e la difesa dello spazio aereo nazionale, attività integrata con quella degli altri paesi NATO. Tutti e tre i reparti sono dotati di velivoli Eurofighter, per esattezza EF 2000 Typhoon, caccia multiruolo prodotto da un consorzio di tre società tra cui l’Alenia Aermacchi, oggi Leonardo Finmeccanica, la stessa ditta che produce l’A-200A Tornado, il velivolo da combattimento in dotazione al 6° Stormo. La stessa ditta da decenni sperimenta e collauda quegli stessi apparecchi nel PISQ, Poligono Interforze Sperimentale del Salto di Quirra, e anche in questo 2016 non ha mancato e non mancherà di farlo.

La missione del 6° Stormo è: in tempo di pace mantenere la Combat Readiness (Prontezza di Combattimento) degli equipaggi di volo, predisporre i rischieramenti in ambito IRF (Immediate Reaction Force); in tempo di guerra condurre operazioni di attacco e ricognizione per difendere l’area di interesse assegnata. L’addestramento del 6° Stormo a Capo Frasca nell’attività di tiro e sparo aria/suolo utilizzerà, tra gli altri munizionamenti, le bombe MK82, MK83 e MK84, quelle stesse usate per devastare lo Yemen e annientare un’intera generazione di yemeniti. Quelle stesse bombe, made in Sardinia, prodotte nello stabilimento di Domusnovas dalla RWM Italia spa, anch’essa del gruppo Rheinmetall, a settanta chilometri da Capo Frasca. La sede centrale della RWM Italia spa invece è a Ghedi a soli 15 minuti di auto dall’aeroporto sede permanente del 6° Stormo dal 1951.

Sarebbe fazioso parlare di politica economica a chilometro zero, dal momento che gran parte del prodotto finale va a finire nei cieli, nei mari e sui suoli di paesi terzi, ma certamente il modello si avvicina molto a ciò che si intende per filiera corta. Si potrà definitivamente parlare di chilometro zero quando quello stesso orrore che produciamo sarà consumato nei nostri territori.

La struttura socio economica della Sardegna è sempre più legata mani e piedi all’industria bellica, al militarismo e alle sue diramazioni. Quest’isola prende sempre più la forma di un mega comparto industriale dove ogni aspetto della vita e ogni luogo è subordinato alla produzione: il fine non è né vivere né abitare, il fine è il prodotto, e il prodotto è la guerra.

Ne è un’ulteriore conferma il recente accordo tra Ministero della Difesa e marinerie dell’oristanese, a cui sono stati concessi indennizzi per le diseconomie causate dalle attività nel Poligono di Capo Frasca, come già a suo tempo erano stati concessi per i poligoni di Teulada e Capo San Lorenzo (PISQ).

Le marinerie dell’oristanese, il fiore all’occhiello delle marinerie sarde, diventeranno dipendenti stipendiati del Ministero della Difesa e, in quanto tali, potrebbero percepire l’idea di un’eventuale liberazione di Capo Frasca come il precipitare in un baratro. Non più pescatori di Marceddì o Cabras, non più marineria di Oristano o Terralba, ormai pescatori di Capo Frasca.

Non si ha mai la forza di affondare la boa a cui ci si aggrappa. Il militarismo è parte integrante del capitale e come tale recupera e si fa forte delle sue stesse contraddizioni. In Sardegna non è più un mero retaggio storico di cui non riusciamo a liberarci, e su cui dovremmo riflettere tra l’altro, ma è un vero e proprio treno in corsa da cui dovremmo avere il coraggio di scendere.

Per questi motivi la Rete No Basi né qui né altrove aderisce e partecipa alla manifestazione del 23 novembre a Capo Frasca con l’obiettivo di bloccare le esercitazioni e minare le “condizioni per operare con la necessaria serenità” tanto auspicate dai vertici militari.

Nessuna pace per chi vive di guerra!

Rete no Basi né Qui né Altrove

nobasinoblogs.org


Sullo scipero dei detenuti a Massama (OR) //

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

Di seguito pubblichiamo due lettere  riguardanti lo sciopero avvenuto ai primi di marzo di quest’anno, nelle quali vengono illustrate ragioni e rivendicazioni che hanno portato i detenuti del carcere oristanese a protestare contro la tirannica amministrazione penitenziaria e le sue logiche servili. Segue la lettera di un detenuto nel penitenziario in questione che risponde ad un questionario di alcune domande inerenti lo sciopero.

In conclusione, le versioni scaricabili dei documenti.

 

intervista-sciopero-massama-page-001 intervista-sciopero-massama-page-002

 

sciopero-massama-page-001 sciopero-massama-page-002 sciopero-massama-page-003sciopero-massama-page-002

sciopero-massama-page-003

 

sciopero-massama pdf versione scaricabile

 

 


23 Novembre 2016 // Corteo al poligono di Capo Frasca

Posted: Ottobre 19th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

nobasistud

Contro l’occupazione militare RISPOSTA POPOLARE!
23 NOVEMBRE 2016 TUTTI A CAPO FRASCA!
BLOCCHIAMO LE ESERCITAZIONI!

All’assemblea di Bauladu del 16 Ottobre si è presa la decisione di tornare a Capo Frasca a riconquistare la terra sottratta dai militari al popolo sardo. Sarà una grande giornata, inclusiva, unitaria, popolare e determinata. A breve partirà la campagna in vista della giornata… rimanete sintonizzati.

#Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna


FUORI LA GUERRA DALL’UNIVERSITA’

Posted: Ottobre 19th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

sassari-720x300

“I contestatori, a seminario appena iniziato, hanno esposto uno striscione recante la scritta “Fuori la guerra dall’università” interrompendo i militari e impadronendosi del microfono così da spiegare ai partecipanti i motivi dell’azione, denunciando la subdola funzione del corso di laurea pensato con l’obiettivo di formare figure professionali che si posizionino a metà strada tra l’ambito civile e quello militare. Durante l’intervento altri militanti hanno distribuito il volantino sottoriportato per poi scandire cori contro la militarizzazione dell’università.”

Estratto dall’articolo di “Contropiano”

Il volantino distribuito:

AL SERVIZIO DELLA GUERRA
Il seminario che stai per seguire è organizzato dal Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale. Di cosa si tratta? Dietro le belle parole dell’Ateneo che assicura che si tratta di “un progetto
culturale altamente innovativo che si discosta dai corsi incentrato unicamente sulle Scienze della Difesa e della Sicurezza a indirizzo militare” si nasconde in realtà un progetto ben più ampio.
A partire dagli ultimi anni, infatti, sono nati anche nel panorama universitario italiano diversi corsi di laurea finalizzati a creare nuove figure professionali che operino nell’ambito dei conflitti, delle calamità naturali e dei problemi di sicurezza.
Come mai? Dieci anni fa i paesi della NATO scrissero un documento: “Nato 2020 Urban operation” con l’obiettivo di individuare le linee guida di una politica internazionale per prevenire e gestire situazioni di conflittualità, tanto nei lontani scenari di guerra quanto nei vicini confini dei paesi europei. Tra le linee guida spiccava quella denominata “Impegno”, ossia “gestire una situazione di conflittualità, non solo con l’attacco diretto alle forze nemiche, ma anche con la gestione degli effetti del conflitto sulla popolazione non combattente”.
E poiché, secondo Nato 2020, il campo d’azione va “dal conflitto su larga scala all’assistenza umanitaria”, diventa necessario lavorare su un aspetto: stringere il piano militare a quello civile.
A tale scopo non basta solamente rafforzare l’immaginario del militare come “operatore di pace”, ma è necessaria la creazione di nuove figure professionali a carattere civile, capaci di affiancare il lavoro del militare sul campo. Una figura fondamentale non solo per la gestione del conflitto in sé, ma anche per rendere più “umanitario” il volto di una guerra, in grado di gestire la fase di transizione del paese in un nuovo regime.
Ecco che da lì a qualche anno, prima nei paesi anglosassoni poi in quelli vicini, iniziano a fioccare nuovi corsi di laurea in “gestione del conflitto”, “sicurezza e cooperazione” e via dicendo… e così, anche se in ritardo, arriva a Sassari il corso in “sicurezza e cooperazione internazionale”.
Questo corso (finanziato per il 50% dal ministero della difesa e del tesoro) si rivolge a due categorie di studenti: quelli standard, ovvero civili, e quelli militari (per la cronaca questi ultimi secondo il regolamento di ateneo pagheranno solamente 500 euro di tasse all’anno). Le figure professionali che ne usciranno saranno dei tecnici al servizio tanto del ministero della difesa, quanto di aziende che operano e investono in zone di guerra, del ministero dell’interno nella gestione dei flussi migratori e dei campi della protezione civile dopo le
calamità naturali. Tutti questi contesti sono accomunati dal concetto di “emergenza” che si traduce praticamente nella militarizzazione delle dinamiche civili, resa possibile dall’infiltrazione dei militari nella società.
Sta a te ora decidere se essere complice della macchina da guerra oppure farne a meno.
Se essere un granello che inceppa la macchina bellica o un suo ingranaggio.

FUORI L’ESERCITO DALL’UNIVERSITÀ!
NO ALL’UNIVERSITÀ DELLA GUERRA!

 


10 OTTOBRE 2016 – ORE 10.00 // CORTEO AEREOPORTO MILITARE DECIMOMANNU

Posted: Ottobre 1st, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

14369872_1322874101086786_5789860826351726712_n


Smilit’arti // 2 OTTOBRE // Giardino Megalitico di San Sperate

Posted: Settembre 28th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

14449966_1713845615607372_2045878201116404905_n

Giornata antimilitarista
– dalle 10:00

. creazione di alcuni murales con gli artisti : Pastorello, Pattusi e Kikki Skipi, Sergio Fronteddu. In collaborazione con ‘NOARTE’

. per tutta la mattina esposizione / degustazione di prodotti locali e di stagione con Genuino Clandestino Sardegna – esposizioni artigianali e artistiche;

– alle 13:30
. pranzo sociale

musica “autogestita” (porta uno strumento e suonalo se vuoi)

– alle 17:30
. IL TEATRINO DI CARTA DI MONIA con lo spettaccolo dal titolo: “Sa cancioffa no cumbenidi mancu a da segai”

– alle 18:00
. ASSEMBLEA APERTA / incontro ANTIMILITARISTA e presentazione CAMPEGGIO 6/10 OTTOBRE, moderato da Pietro Rigosi.

Sempre alle 18:00
. ESIBIZIONE E LABORATORIO DI CLOWN E GIOCOLERIA PER BIMBI CON SILVIA

– alle 20:00
. cena di autofinanziamento con menù a base dei prodotti della rete Genuino Clandestino Sardegna.

A seguire musica dal vivo con :

i MAGIC CARPET e gli ELECTRIC VODOO LAB

Con meno plastica vivremo in un mondo migliore, porta bicchiere, piatto e posate da casa, la natura ti ringrazia


BOMBARD’ARTI \\ Sabato 24 settembre

Posted: Settembre 19th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione, Spazio Sociale | No Comments »

1216266_n

BOMBARD’ARTI
La giornata si svolgerà nel campetto abbandonato di Carbonazzi,occupato temporaneamente per lo svolgimento della manifestazione.
La scelta di non chiedere permessi o autorizzazioni nasce dall’intento di voler comunicare in maniera decisa il rifiuto di dialogo burocratico con le istituzioni,la riappropriazione collettiva degli spazi e delle piazze,la voglia di riportare per le strade le tematiche a noi care e la passione per la lotta che da troppi anni è assente.
Tutto questo lo comunicheremo con i mezzi della cultura,dell’arte nelle sue varie forme,del consumo critico,della controinformazione e della cionfra.
Chiediamo ai Turritani e non di partecipare numerosi;la giornata non ha ne padri ne padrini e non è legata a nessun partito politico o a membri delle istituzioni,ma creata dalla collaborazione e dallo sforzo comune in maniera orizzontale ed assembleare con pratiche di autogestione.
Sabato 24 settembre,campetto di Carbonazzi (fianco skatepark)
Durante la giornata :
Bombe coloriche con Sardomuto,Pastorello,Elena Muresu,Blasco,Bk Crew,Dp&Tiak ed altri..
H18:00 Assemblea :
-Resoconto su AForasCamp2016
-Presentazione campeggio No Basi (06-10 ottobre)
https://nobasi.noblogs.org/
H20:30 Barraca & Dj set
Cena preparata dal Collettivo Antispecista Gaia
2 allegati

CAMPEGGIO ANTIMILITARISTA – SUD SARDEGNA 6 – 10 OTTOBRE 2016

Posted: Settembre 7th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

manifesto-giallo-ocra

 

La Rete No Basi né Qui né Altrove propone anche quest’anno cinque giorni di mobilitazione e campeggio, in concomitanza con l’inizio del secondo semestre di esercitazioni militari, per rafforzare i percorsi di lotta contro il militarismo e la militarizzazione dei territori della Sardegna e non solo. In questo momento l’asse Base Aerea di Decimomannu – Poligono di Capo Frasca può diventare, se già non è così, l’anello più debole della presenza militare in Sardegna. La crisi innescata dall’annunciata dipartita dell’aeronautica tedesca al termine del 2016 potrebbe mettere in forte dubbio l’esistenza stessa dell’aeroporto militare e, conseguentemente, del poligono di Capo Frasca. Per questi motivi vogliamo creare un clima sempre più ostile contro i militari, affinché possibili nuovi affittuari (in sostituzione dei tedeschi) rivedano i loro propositi e gli italiani stessi vadano sempre più in crisi. Seguendo quello che per la Rete è stato un tratto distintivo inamovibile, il campeggio non vuole essere una mera iniziativa d’opinione: in quei giorni vorremmo che si alternassero momenti di lotta, socialità, analisi, dibattito, approfondimento, presenza sul territorio e tanto altro. Ci preme avere dei momenti di confronto, in cui si possa ragionare di prospettive ed esperienze e fare un bilancio di come le lotte si sono sviluppate, modificate e allargate. Vorremmo discutere delle ramificazioni dell’apparato bellico e di come colpirle. La nostra attività degli ultimi tempi si è soffermata in particolare: sulle complicità tra civile e militare nel campo della logistica e della ricerca universitaria, sull’opposizione alla RWM Italia spa, fabbrica di bombe a Domusnovas, e in generale sul trovare delle soluzioni efficaci nel creare un territorio inospitale alla macchina bellica. Quest’anno, a differenza del campeggio tenutosi a Cagliari lo scorso anno, abbiamo deciso di spostare l’attenzione nei pressi dei territori dove si svolgono maggiormente le esercitazioni militari, per approfondire la conoscenza di quei luoghi e rafforzare i rapporti e le relazioni tra le persone. Il campeggio sarà autofinanziato e autogestito. Come al solito non saranno presenti istituzioni e partiti, chi facesse parte di queste componenti potrà partecipare al campeggio e alle iniziative a titolo individuale, come tra l’altro faranno tutti coloro che vi vorranno contribuire.


Secondo campeggio antimilitarista della Rete No Basi né Qui né Altrove – 6/10 ottobre 2016 – Sud Sardegna [Aggiornato]

Posted: Agosto 31st, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

Afficher l'image d'origine

Per motivi logistici abbiamo deciso di far slittare di un giorno le date del campeggio, che sarà quindi dal 6 al 10 ottobre.

La Rete No Basi né Qui né Altrove propone anche quest’anno cinque giorni di mobilitazione e campeggio, in concomitanza con l’inizio del secondo semestre di esercitazioni militari, per rafforzare i percorsi di lotta contro il militarismo e la militarizzazione dei territori della Sardegna e non solo.

In questo momento l’asse Base Aerea di Decimomannu – Poligono di Capo Frasca può diventare, se già non è così, l’anello più debole della presenza militare in Sardegna. La crisi innescata dall’annunciata dipartita dell’aeronautica tedesca al termine del 2016 potrebbe mettere in forte dubbio l’esistenza stessa dell’aeroporto militare e, conseguentemente, del poligono di Capo Frasca.

Per questi motivi vogliamo creare un clima sempre più ostile contro i militari, affinché possibili nuovi affittuari (in sostituzione dei tedeschi) rivedano i loro propositi e gli italiani stessi vadano sempre più in crisi. L’anno scorso e quest’anno si sono tenute diverse manifestazioni e iniziative nei territori intorno all’aeroporto di Decimomannu, con l’obiettivo di bloccarne le attività, come quella dell’11 giugno contro la STAREX. Queste pressioni hanno dato dei risultati, minando le “condizioni per operare con la serenità necessaria”, come hanno dichiarato i vertici militari a pochi giorni dal corteo.

Annunciamo l’iniziativa del campeggio con largo anticipo, al fine di poter creare un percorso legato al territorio che ci permetta di arrivare ai primi giorni di Ottobre con idee, progetti e partecipazione più ampia e consapevole possibile.

Seguendo quello che per la Rete è stato un tratto distintivo inamovibile, il campeggio non vuole essere una mera iniziativa d’opinione: in quei giorni vorremmo che si alternassero momenti di lotta, socialità, analisi, dibattito, approfondimento, presenza sul territorio e tanto altro. Ci preme avere dei momenti di confronto, in cui si possa ragionare di prospettive ed esperienze e fare un bilancio di come le lotte si sono sviluppate, modificate e allargate.

Il campeggio sarà autofinanziato e autogestito. Come al solito non saranno presenti istituzioni e partiti, chi facesse parte di queste componenti potrà partecipare al campeggio e alle iniziative a titolo individuale, come tra l’altro faranno tutti coloro che vi vorranno contribuire.

Il programma in questo momento è in definizione.

Vorremmo discutere delle ramificazioni dell’apparato bellico e di come colpirle. La nostra attività degli ultimi tempi si è soffermata in particolare: sulle complicità tra civile e militare nel campo della logistica e della ricerca universitaria, sull’opposizione alla RWM Italia spa, fabbrica di bombe di Domusnovas, e in generale sul trovare delle soluzioni efficaci nel creare un territorio inospitale alla macchina bellica.

Quest’anno, a differenza del campeggio tenutosi a Cagliari lo scorso anno, abbiamo deciso di spostare l’attenzione nei pressi dei territori dove si svolgono maggiormente le esercitazioni militari, per approfondire la conoscenza di quei luoghi e rafforzare i rapporti e le relazioni tra le persone.

In questo momento pensiamo che sia importante ritornare a Capo Frasca, davanti a quei cancelli dove il 13 settembre 2014 si riaccese la fiamma dell’antimilitarismo sardo.

Le assemblee della Rete no basi né qui né altrove sono pubbliche, a cadenza settimanale e distribuite in varie zone della Sardegna.

Sul blog della Rete No Basi né Qui né Altrove, nobasi.noblogs.org, verranno pubblicati il programma, gli approfondimenti del campeggio, i prossimi appuntamenti e trovate i nostri contatti.

La Rete No Basi né Qui né Altrove

INFO:

https://nobordersard.wordpress.com/


A foras camp 2016 – Sardegna 7-11 settembre

Posted: Agosto 31st, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

banner9 01

Dal 7-11 settembre a Lanusei, presso il bosco Selene a 1000 mt di altitudine, si terrà il campeggio di lotta contro l’occupazione militare della Sardegna. Tavoli di discussione, approfondimento, concerti, assemblee, momenti comunicativi nel cuore dell’Ogliastra, una delle regioni maggiormente funestata dalla presenza militare in Sardegna, costretta alla convivenza forzata con il poligono più grande d’Europa, quello di Quirra.

Si tratta di un momento importante di incontro, sviluppo e approfondimento di relazioni. Dopo un tour che ha visto coinvolti decine e decine di paesi di tutta l’isola, con tre assemblee generali, il campeggio rappresenta una tappa di costruzione di sintesi verso l’autunno, quando verrà riaperto il calendario delle esercitazioni nei poligoni sardi. L’importanza di arrivare a questa scadenza con una proposta di lotta all’altezza è confermata dalla ristrutturazione che si profila all’orizzonte, spinta anche dalla crescita del movimento contro le basi degli ultimi due anni: da un lato il lavoro di inchiesta della commissione parlamentare prosegue portando alla luce veleni e orrori sotterrati a Teulada, il presidente Pigliaru prova ad accodarsi al Premier Renzi che meno di un mese fa a Sassari ha annunciato una parziale dismissione e riconversione del Poligono Interforze di Quirra verso un futuro di maggiore e piena compenetrazione tra militare e civile. Quali dunque i progetti? Quele il modello che ancora una volta sarà imposto al territorio sardo devastato e mai risarcito dall’industria bellica?

Si tratta, insomma, di una situazione in evoluzione rispetto alle quale giovani forze militanti e sociali di tutta l’isola rivolgono la propria attenzione a partire dal protagonismo di un movimento che ha saputo bloccare la NATO invadendo le basi sarde e ponendo il problema inaggirabile della decisione sulla sorte dei territori al livello di un anello fondamentale della filiera bellica occidentale.

http://www.infoaut.org/index.php/blog/seminari/item/17476-a-foras-camp-2016-sardegna-7-11-settembre

A questo link il programma completo del campeggio, i documenti e i materiali utili:

https://aforascamp2016.noblogs.org/


BENEFIT CAMPEGGI CONTRO LE BASI \\ 20 AGOSTO 2015

Posted: Agosto 31st, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione, Spazio Sociale | No Comments »

Visualizzazione di image3366.png


VIVERE LIBERI DALLA NECESSITA’ DI FABBRICARE ARMI STOP RWM

Posted: Luglio 24th, 2016 | Author: | Filed under: General, Manifesti, Militarizatzione | No Comments »

Lo stabilimento di Domusnovas, di proprietà della RWM s.p.a, settore della Rheinmetal Defense, ha un ruolo centrale nella produzione e vendita di armamenti e ordigni a paesi coinvolti in conflitti bellici in tutto il mondo.

–         40 milioni di euro il giro d’affari dell’export di armi e munizioni, bombe comprese, dalla Sardegna verso il resto del mondo nel 2015 (10 milioni in più rispetto al 2014)

–         4,6 milioni di euro in spedizioni di armi e munizioni partite dal sud Sardegna e dirette all’Arabia Saudita nel solo mese di marzo 2016 (dati Istat)

–         Oltre 6mila morti, di cui circa la metà tra la popolazione civile, oltre 20mila feriti e 685mila rifugiati dall’inizio del conflitto in Yemen (dati UNHC

CHI ASSISTE PASSIVAMENTE ALL’OFFESA DELLA NATURA UMANA NE È RESPONSABILE QUANTO IL DIRETTO ESECUTORE.
VENERDÌ 29 LUGLIO 2016 – ORE 5,30
SIT IN NEL PIAZZALE DI FRONTE ALLA FABBRICA RWM A DOMUSNOVAS

SALUTIAMO L’ALBA – FERMIAMO LE BOMBE
Campagna Stop Bombe RWM

 

rwm_29-luglio_1