Posted: Giugno 29th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »


Posted: Giugno 27th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »


Protesta delle donne palestinesi prigioniere nei carceri israeliani

Posted: Giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »
Le donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane lanciano una protesta contro i maltrattamenti da parte del servizio carcerario israeliano 
Almeno 30 donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane hanno lanciato un’azione di protesta lunedì, 5 giugno, cominciando a rimandare indietro i pasti e rifiutando di alzarsi alla chiamata. Ciò in risposta all’annuncio che un certo numero di donne darà spostato dal carcere di HaSharon al carcere di Ramla, dove sono rinchiusi criminali comuni israeliani, e dove sarebbero esposte ad ulteriori rischi sia sul piano fisico che sul piano psicologico.[1]
Le donne hanno inoltre denunciato l’aumento dei prezzi nel magazzino alimentare gestito da una compagnia israeliana come pure del materiale di artigianato tessile, che in passato era fornito dalle famiglie. Ora, lo devono invece comprare e pagare. 
La protesta riguarda anche le umilianti ispezioni corporali cui sono sottoposte prima di trasferimenti e visite, e gli insulti da parte di guardie e carcerieri. E’ stato inoltre riferito che alle detenute è stato vietato di partecipare insieme all’Iftar, il pasto che rompe il digiuno quotidiano.
La protesta delle donne avviene in contemporanea con l’inizio degli incontri tra l’amministrazione delle prigioni israeliane e i prigionieri palestinesi, che avevano intrapreso lo sciopero della fame di 40 giorni per l’attuazione dell’accordo che aveva posto fine allo sciopero nelle carceri Hadarim e Ashkelon. Tra le richieste anche alcune misure riguardanti le detenute – tra cui l’accesso a materiali di artigianato e la fine dei trasferimenti abusivi e dei maltrattamenti. Tuttavia, le madri di diverse detenute, tra cui Shatila Abu Ayyad e Nurhan Awad, hanno riferito che le loro figlie hanno visto solo peggioramenti della loro condizione, probabilmente come rappresaglia per lo sciopero.
Anche il responsabile della “Commissione per i prigionieri”, Issa Qaraque, ha confermato gli abusi nei confronti delle prigioniere, e la continuazione delle perquisizioni da parte di militari maschi anziché da donne come richiesto.
Circa gli incontri per l’implementazione degli accordi, Issa Qaraque ha detto che fin’ora si è tenuto un incontro, il cui esito al momento non è noto, aggiungendo che qualora non vi fossero risposte da parte della amministrazione israeliana, i prigionieri sono pronti a riprendere lo sciopero.
(Commissione per i prigionieri palestinesi e http://www.maannews.com/Content.aspx?id=777519

Sullo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi

Posted: Giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »

I detenuti palestinesi nelle carceri israeliane hanno sospeso il lungo sciopero della fame dopo un accordo con le autorità. Ma il loro problema principale non è stato affrontato.

di Meghna Sridhar e Tripp Zanetis
01.06.2017, Jacobin (USA)

Traduzione di Internazionale

I prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane che hanno osservato uno sciopero della fame per quaranta giorni chiedevano miglioramenti delle loro condizioni di vita, come un accesso più facile alle visite e alle telefonate dei familiari. Ma alla base di tutto c’è un problema più insidioso: il sistema dei tribunali militari, che dal 1967 ha portato all’incarcerazione di un uomo palestinese su tre. I palestinesi detenuti in Israele sono condannati da un sistema giudiziario gestito dall’esercito, che non prevede le stesse tutele garantite nei tribunali civili. Queste corti si occupano solo di reati contro cittadini o proprietà israeliani, e non perseguono i reati commessi dai coloni in Cisgiordania né quelli in cui le vittime sono palestinesi. Come ha osservato il leader dell’ultima protesta dei detenuti, Marwan Barghouti, i tribunali militari sono “complici dei crimini dell’occupazione”.
Il portavoce del ministro degli esteri israeliano Emmanuel Nahshon ha dichiarato che i detenuti palestinesi non sono prigionieri politici, ma “terroristi e assassini condannati”. Tuttavia la realtà e le statistiche dicono altro. Ogni anno i tribunali militari processano tra i cinquecento e i settecento minorenni. Dal 2010 al 2015 il 79 per cento di loro è stato perseguito per aver lanciato pietre, che le regole dell’esercito israeliano considerano un reato “contro l’ordine pubblico”. A commetterlo sono spesso ragazzini che lanciano sassi verso obiettivi troppo distanti per essere colpiti. I tribunali militari perseguono anche altri reati di natura non violenta, come l’istigazione, un termine che può comprendere il fatto di aver pubblicato su Facebook un post contro l’occupazione. Altri palestinesi sono chiamati a rispondere dell’accusa d’iniltrazione, reato contestato a chi entra illegalmente in Israele per lavorare.
Sempre condannati
C’è una buona ragione se la pratica di processare civili, e soprattutto minori, in un tribunale militare per un periodo di tempo così lungo non ha precedenti in una democrazia. Il diritto internazionale consente procedimenti contro i civili da parte dei tribunali militari solo nel caso eccezionale di un’occupazione durante una guerra. E le leggi internazionali sull’occupazione non ne hanno mai contemplata una che dura cinquant’anni.
Il 99,74 per cento dei casi esaminati da un tribunale militare finisce con una condanna: una volta incriminato, un palestinese ha poche possibilità di difendersi con successo. Le prove, soprattutto nel caso di minori, sono spesso frutto di confessioni estorte con la forza, ma le istanze per chiedere l’esclusione di queste prove illegali non sono quasi mai accolte. Gli atti dei processi sono in ebraico, una lingua sconosciuta a quasi tutti gli accusati e alla maggior parte dei loro avvocati. Le traduzioni sono spesso inaccurate. Molti casi si risolvono con un’ammissione di colpevolezza perché, secondo alcuni avvocati, sia gli accusati sia i legali di solito sono puniti se cercano di arrivare al processo.
I prigionieri palestinesi subiscono condizioni di detenzione durissime, in strutture a cui i loro familiari hanno un accesso molto limitato. L’incarcerazione di massa è un pilastro del controllo che Israele esercita sulla Cisgiordania. Solo la fine del controllo militare sulla popolazione civile renderà giustizia ai prigionieri palestinesi e a milioni di persone che ogni giorno subiscono umiliazioni fuori dal carcere.
Meghna Sridhar e Tripp Zanetis hanno visitato i tribunali militari della Cisgiordania con una delegazione della Law school dell’università di Stanford.


Joint Star 2017

Posted: Giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General, Militarizatzione | No Comments »

JOINT STARS 2017

 “Il maggior evento addestrativo dell’anno per la Difesa”: così viene definita la maxi esercitazione militare Joint Star 2017.

Come si legge dal sito della difesa, la JS17, che è organizzata dal Comando Operativo di vertice Interforze (COI), sarà costituita da una rete di esercitazioni che saranno condotte tra giugno e ottobre in varie parti del territorio dello Stato italiano e saranno basate su un’operazione interforze e multinazionale di risposta ad una situazione di crisi condotta sotto guida italiana.

La JS17 si articolerà in due parti principali: la prima sarà costituita dalla Virtual Flag 2017 (vf17), che si svolgerà dal 10 al 15 giugno e sarà un’esercitazione che, grazie all’utilizzo di sistemi di simulazione di alta tecnologia, consente di addestrare il personale alla pianificazione e alla conduzione di operazioni aeree senza l’impiego di velivoli; la seconda parte, in programma tra settembre e ottobre 2017, sarà costituita dalla combinazione di varie esercitazioni prevalentemente di tipo “LIVEX”, cioè con impiego di assetti reali.

La VF17 è organizzata dall’Aeronautica Militare e vede anche la partecipazione di personale e assetti del COI, dell’Esercito Italiano e della Marina Militare. Essa si svolgerà principalmente all’interno di una struttura campale esistente presso il Comando Operazioni Aeree di Poggio Renatico (Ferrara), alla quale saranno connessi diversi Reparti operativi delle Forze Armate partecipanti.

L’esercitazione rappresenta un’importante tappa del processo di consolidamento della capacità della Difesa italiana di gestire un Comando di componente aerea (Italian Joint Force Air Component – ITA JFAC) in grado di pianificare, coordinare e controllare tutti gli aspetti di una campagna aerea. In questa edizione, l’ITA JFAC si addestrerà a ricoprire il ruolo di Joint Task Force, cioè il Comando interforze che coordina tutte le forze militari nel caso di un’operazione a prevalente connotazione aerea.

Due le principali novità della VF17. In primo luogo, l’esercitazione includerà anche un addestramento sul Comando e Controllo nel campo della difesa missilistica (Theatre Ballistic Missile Defense – TBMD), con il rischieramento a livello tattico di comandi e unità operative delle tre Forze Armate: un sistema missilistico SAMP/T dell’Esercito Italiano, un’unità navale classe Orizzonte/FREMM della Marina Militare (o, in alternativa, il Centro Campione di MARICENPROG) e un sensore radar AN/TPS-77 dell’Aeronautica Militare. In secondo luogo, saranno anche previste minacce cyber, cioè attacchi rivolti alla rete informatica utilizzata per condurre le operazioni militari.

E IN SARDEGNA?

La Joint Star 2017 è stata spiegata da Pietro Lo Giudice, colonnello del Comando operativo interforze, alla commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, lo scorso marzo: “Le unità terrestri condurranno attività presso le aree addestrative della Sardegna, quindi mi riferisco a Capo Teulada. Invece, per quanto riguarda le forze aeronautiche, si schiereranno presso le Main Operating Base, che sono quelle di Trapani e di Decimomannu. Per quanto riguarda le unità navali, saranno impegnati il canale di Sicilia e il canale di Sardegna. Queste sono le aree che si stanno identificando per lo svolgimento di questa esercitazione”. Ancora tanti gli aspetti da organizzare, spiega l’ufficiale.

Dal calendario del Comipa, la Joint Star, si terrà da 14 al 29 ottobre. Nel frattempo, sempre a Teulada, andrà in scena anche Mare Aperto, prevista tra il 16 e il 27 dello stesso mese. A Teulada la brigata di manovra si eserciterà anche d’estate, ma solo con munizionamento a salve. Il resto dell’autunno-inverno 2017, fino a dicembre si eserciteranno anche l’Aeronautica e la Marina.

CAPO FRASCA E QUIRRA. Nel poligono del Sinis il calendario è tutto rosso per tre mesi: significa che si terranno esercitazioni a fuoco.

Perdas– poligono a terra – verrà coinvolto nella guerra elettronica Ramstein Guard 6 dal 16 al 30 ottobre.

A novembre e dicembre i piloti si eserciteranno sugli innovatiti aerei di Leonardo, gli M346 FA.

A mare a dicembre verrà testato il sistema missilistico Teseo Msk2 e ancora la società Leonardo testerà il sistema di lancio Mirach 100/5.

JENTI ATTRINZEDDIVVI!!

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA!!

Risultati immagini per antimilitarismo

 


Protesta delle detenute palestinesi nelle carceri israeliane

Posted: Giugno 22nd, 2017 | Author: | Filed under: General, Prigioni e dintorni | No Comments »
Le donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane lanciano una protesta contro i maltrattamenti da parte del servizio carcerario israeliano 
Almeno 30 donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane hanno lanciato un’azione di protesta lunedì, 5 giugno, cominciando a rimandare indietro i pasti e rifiutando di alzarsi alla chiamata. Ciò in risposta all’annuncio che un certo numero di donne darà spostato dal carcere di HaSharon al carcere di Ramla, dove sono rinchiusi criminali comuni israeliani, e dove sarebbero esposte ad ulteriori rischi sia sul piano fisico che sul piano psicologico.[1]
Le donne hanno inoltre denunciato l’aumento dei prezzi nel magazzino alimentare gestito da una compagnia israeliana come pure del materiale di artigianato tessile, che in passato era fornito dalle famiglie. Ora, lo devono invece comprare e pagare. 
La protesta riguarda anche le umilianti ispezioni corporali cui sono sottoposte prima di trasferimenti e visite, e gli insulti da parte di guardie e carcerieri. E’ stato inoltre riferito che alle detenute è stato vietato di partecipare insieme all’Iftar, il pasto che rompe il digiuno quotidiano.
La protesta delle donne avviene in contemporanea con l’inizio degli incontri tra l’amministrazione delle prigioni israeliane e i prigionieri palestinesi, che avevano intrapreso lo sciopero della fame di 40 giorni per l’attuazione dell’accordo che aveva posto fine allo sciopero nelle carceri Hadarim e Ashkelon. Tra le richieste anche alcune misure riguardanti le detenute – tra cui l’accesso a materiali di artigianato e la fine dei trasferimenti abusivi e dei maltrattamenti. Tuttavia, le madri di diverse detenute, tra cui Shatila Abu Ayyad e Nurhan Awad, hanno riferito che le loro figlie hanno visto solo peggioramenti della loro condizione, probabilmente come rappresaglia per lo sciopero.
Anche il responsabile della “Commissione per i prigionieri”, Issa Qaraque, ha confermato gli abusi nei confronti delle prigioniere, e la continuazione delle perquisizioni da parte di militari maschi anziché da donne come richiesto.
Circa gli incontri per l’implementazione degli accordi, Issa Qaraque ha detto che fin’ora si è tenuto un incontro, il cui esito al momento non è noto, aggiungendo che qualora non vi fossero risposte da parte della amministrazione israeliana, i prigionieri sono pronti a riprendere lo sciopero.
(Commissione per i prigionieri palestinesi e http://www.maannews.com/Content.aspx?id=777519)

Interviste dai fronti del Donbass e della Siria

Posted: Giugno 10th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

Segnaliamo due recenti interviste che arrivano dai fronti di guerra in Donbass e Siria.

La prima è un’intervista a Nemo, comandante di InterUnit, apparsa su “Tiscali notizie” Risponde ad alcune delle domande classiche sulla questione della lotta in Donbass, fra cui
rifornimenti di armamento, falso mito del sostegno di Putin, ruolo
dei fascisti.

http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/ex-brigatisti-italiani-in-trincea-contro-poroshenko/

 

La seconda è  intervista ad un gruppo anarchico rivoluzionario internazionalista in Rojava/Siria apparsa su Umanità Nuova.

Non per il martirio


La RWM si allarga ancora

Posted: Giugno 5th, 2017 | Author: | Filed under: General | No Comments »

pubblichiamo da nobordersard

https://nobordersard.wordpress.com/2017/05/31/la-rwm-si-allarga-ancora/

 

Nuove cattive notizie arrivano da Iglesias. E confermano più che mai la “vocazione guerrafondaia del sulcis”, l’industria della guerra -pubblica e privata- sembra l’unica in grado di attecchire e espandersi.

La RWM sta provando a insediarsi anche oltre lo stabilimento di Domusnovas, gli industriali tedeschi hanno messo gli occhi su un capannone attualmente inutilizzato nella zona industriale si Iglesisas, Sa Stoia.

L’uso finale del capannone è poco chiaro, tra le varie voci presenti nel documento recapitato al comune di Iglesias, spicca quella di un deposito di materiali infiammabili. Il via libera per iniziare i lavori di messa in sicurezza potrebbe arrivare entro la fine di giugno. Cercheremo di tenervi aggiornati, benché la direzione della RWM si impegni sempre moltissimo a non far uscire notizie riguardati il suo funereo operato, nel frattempo consigliamo la lettura di questo link di Sardiniapost sito dal quale abbiamo appreso la notizia.

http://www.sardiniapost.it/cronaca/rwm-ci-prova-bombe-domusnovas-deposito-liquidi-infiammabili-iglesias/

 


L’RWM affonda i tentacoli

Posted: Giugno 1st, 2017 | Author: | Filed under: Dossier, General, Militarizatzione | No Comments »

Quello della RWM, terza azienda italiana nel settore degli armamenti, dopo Ge Avio srl e Leonardo è oramai un nome sempre più tristemente noto, come sempre più deleteria e inaccettabile, sta diventando la sua azione espansiva verso una crescita economica che non può rappresentare altro che un la fine per le comunità che sotto la sua ombra, muoiono e scompaiono.

Questa multinazionale delle armi tedesca è leader nel settore degli armamenti a livello mondiale. La sua nascita affonda le radici nella Germania del 1889, e passando attraverso le forniture al Raich, arriva oggi ad esportare carri armati, cannoni, munizioni e sistemi integrati in Iraq, Iran, Zaire, Sudafrica, Paraguay, Danimarca, Somalia, Indonesia, Algeria e altri paesi. Una compagnia con un fatturato che nel 2015 contava 2,6 miliardi di euro, fatturato che nel tempo è andato crescendo assieme al numero di morti, non solo nel conflitto in atto in Yemen.

E proprio nel 2016, il governo francese aveva commissionato alla Reinhmetall, un’importante partita di bombe MK, che non ha consentito solo di aumentare considerevolmente un fatturato annuo , ma ha conseguentemente anche aperto le porte dell’ampliamento allo stabilimento in questione, sancendo le sorti del paese e relegandolo al ruolo di produttore di morte che gli stessi lavoratori scelgono di supportare e coprire, nel silenzio e nel collaborazionismo.

Ed è proprio nell’Aprile del 2016 che emerge la notizia dell’ampliamento dello stabilimento della RWM di Domusnovas. Si firmano in questi giorni le ultime carte per consentire l’ampliamento in questione, che prevede la costruzione di un Campo prove, denominato 140, che verrà edificato nella località di San Marco ( Iglesias) comprendendo anche gli interventi stradali per mettere in connessione lo stabilimento di Domusnovas alla S.S. 130 e S.S. 131 per meglio trasportare e far viaggiare questi carichi di morte dai porti di Cagliari, Porto Canale e Olbia, come dall’aereoporto di Elmas.

Oltre al campo prove 140, la RWM ha recentemente depositato presso il comune di Iglesis la dichiarazione autocertificativa (e inviato allo stesso tempo una relazione secretata a carattere riservato all’ufficio prevenzione incendi del Comando Vigili del fuoco di Cagliari) di un capannone affittato un anno fa e fin’ora rimasto vuoto, in zona Sa Stoia (Area industriale di Iglesias) da una società di Gonnesa, con l’intento di cambiare l’uso dello stabile in “deposito di liquidi infiammabili”. Nello stesso stabile, si vorrebbe allestire inoltre un deposito per lo stoccaggio di “materiali di imballaggio vari, quali legno, carta e cartone, contenitori di plastica e componentistica metallica”, con l’intenzione di adibirlo ad archivio dello stabilimento. La fine dell’iter previsto per le autorizzazioni (avviato pochi giorni fa) è prevista per Giugno. I mercanti di morte, continuano inesorabili ad affondare le loro radici lorde di sangue, in un territorio che ne asseconda ogni intenzione, assecondandone gli sviluppi e gli ampliamenti.

E’ col nome di SEI Società Esplosivi Industriali, producendo materiale esplosivo per industrie minerarie, che Reinhmetall approda in Sardegna, aprendo sede così prima a Ghedi e nel 2001 a Domusnovas, ma espandendo presto le proprie competenze produttive verso settori del mercato delle armi in crescita e dandosi perciò alla produzione di mine anti uomo e mine marine e bombe per i caccia Tornado.

Dal 2014, la società è andata a crescere, tra le concessioni e i permessi, incoraggiando e incentivando investimenti che vanno a impoverire sempre più un territorio devastato dal ricatto occupazionale e dallo spopolamento. Amministrazioni spesso succubi della stessa politica imprenditoriale che ha portato nel corso di decenni a svendere al mercato della più spregiudicata imprenditoria, intere porzioni di territorio, sottraendole alla ricchezza reale della comunità.

Trattandosi di una zona storicamente asservita al disagio industriale, gli avvoltoi della guerra e dei capitali non potevano che trovare facile gioco nel riuscire ad accaparrarsi l’area di interesse

Una storia di inoccupazione e scarse prospettive economiche, quella di Domusnovas, vittima di un modello economico parassitario [*che affonda le sue radici sul modello fallimentare dell’industria sarda, fatto di promesse e disastri, di finanziamenti, politicanti e magnati che hanno aperto le porte della speculazione alle leggi di un mercato assassino e ad un modello economico parassitario].

Lo stesso modello che ha così prodotto oggi, circa 250 dipendenti (di cui solo un centinaio sono i residenti presso D.), per i quali una politica aziendale fatta di silenzio servilismo e premialismo volti a celare l’orrore assemblato in fabbrica e sganciato altrove, non può rappresentare l’unica risposta, sebbene sia quella che gli operai e le amministrazioni di Domusnovas hanno scelto e difendono a spada tratta, senza riguardo alcuno verso le conseguenze della loro ripresa economica.

La millantata riconversione e la mancata ricerca di alternative economiche su cui impiantare nuove prospettive per la comunità, ha lasciato la popolazione di seimila abitanti abbandonata all’assistenzialismo e all’inoccupazione, avviandola verso gli interessi bramosi di questi signori della guerra, che scelgono e investono sull’ampliamento al prezzo di tante vite, molte di più di quelle della comunità che hanno asservito.

Numerose sono state fin’ora le azioni intraprese contro questa società e i suoi stabilimenti, da parte di svariate realtà, le quali han sensibilizzato, bloccato e sabotato questa fabbrica di sterminio, attraverso molteplici azioni negli ultimi anni. La possibilità di creare loro malfunzionamenti nel sistema di produzione, o bloccare dei turni di lavoro nel tentativo di arrecare il maggior danno possibile ai loro profitti e ai loro consensi, è già di per se un obbiettivo che rende valido ogni tentativo, nel tentativo di arginare il percorso di sangue che la crescita dei loro bilanci e dei loro stabilimenti porta con sé.