VENERDì 3 GIUGNO – h 18.00 Presentazione del libro “NOI FUMMO I RIBELLI, NOI FUMMO I PREDONI” (schegge autobiografiche di uomini contro) di Belgrado Pedrini con Luca Dolce

Posted: Giugno 2nd, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Spazio Sociale | No Comments »

 

Approfitteremo della presenza di Luca per parlare anche della mobilitazione al Brennero contro la costruzione della nuova frontiera “antimigranti” e delle nuove prospettive di lotta.

presso spazio sociale S’idealibera, Via Casaggia 12, Sassari

Belgrado Pedrini nasce a Carrara il 5 maggio 1913, figlio di Guglielmo. Si avvicinò giovanissimo all’anarchismo attraverso la lettura delle opere di Nietzsche, Stirner, Bakunin, Kropotkin, Malatesta e Cafiero e, assieme ai compagni di Carrara, svolse svariate azioni contro il regime fascista che gli procurarono denuncie e condanne per propaganda clandestina. Nel 1937-38 venne rinchiuso nel penitenziario di Pianosa ove conobbe e strinse amicizia con numerosi detenuti antifascisti, tra i quali il socialista Sandro Pertini. Rimesso in libertà, rientrò nel carrarese impegnandosi nuovamente in un’intensa attività sovversiva. Una sera del 1942, in un’osteria, Pedrini, assieme ai compagni Giovanni Zava e Gino Giorgi, disarmò e schiaffeggiò cinque fascisti. Ricercati dalla milizia, i tre ripararono a Milano dove, nel novembre 1942, vennero sorpresi da una pattuglia di polizia ad attaccare dei manifesti invitanti gli italiani a sollevarsi contro la guerra. Dopo un lungo conflitto a fuoco, i tre riuscirono a dileguarsi e, su un treno merci, raggiunsero Genova prima e La Spezia poi.

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Attivamente ricercati dall’OVRA, e definiti dal giornale Il Popolo d’Italia come pericolosi «malfattori e sabotatori della resistenza morale delle forze armate», Pedrini, Zava e Giorgi vennero intercettati da alcuni agenti di PS in una pensione della città ligure. Ne scaturì un conflitto a fuoco che si protrasse per diverse ore e si concluse con l’arresto dei tre anarchici, gravemente feriti, e la morte di un poliziotto. Tradotti al carcere di La Spezia, nel 1943 vennero trasferiti in quello di Massa, in attesa del processo e della certa fucilazione. Nel giugno del 1944, alcuni partigiani della formazione “Elio” con una fulminea azione riuscirono a liberare i detenuti del carcere massese, sicché Pedrini decise di unirsi a loro nella lotta contro i fascisti e i tedeschi. Prese parte a numerosi combattimenti e a svariate azioni di sabotaggio svolte da detta formazione partigiana nel comprensorio apuano. All’indomani della liberazione, nel maggio 1945, Pedrini venne nuovamente arrestato per i fatti accaduti nel 1942 a La Spezia. Misconoscendo la valenza politica di tali avvenimenti, la magistratura repubblicana condannò Pedrini, nel maggio 1949, all’ergastolo, pena che venne poi commutata in trent’anni di reclusione. Continuamente trasferito da un carcere all’altro, a causa dei suoi tentativi di evasione e delle numerose rivolte fomentate, Pedrini si dedicò allo studio dei classici della letteratura e della filosofia. Brillante autodidatta, compose, tra un letto di contenzione e una cella d’isolamento, numerose poesie, tra cui Schiavi – scritta nel 1967 a Fossombrone – che, musicata, diventerà celebre all’interno del movimento anarchico col titolo de Il Galeone. Riacquistata la libertà il 17 aprile 1975, grazie anche ad un’intensa campagna internazionale per la sua scarcerazione portata avanti dagli anarchici, Pedrini riprese immediatamente la sua attività sovversiva e, assieme ai propri compagni di fede – tra cui Giovanni Mariga, Zava e Goliardo Fiaschi –, aprì a Carrara il Circolo Culturale Anarchico prima e il Circolo Anarchico “Bruno Filippi” poi. Redasse numerosissimi manifesti e volantini, s’impegnò nella ristampa dello scritto di Bruno Filippi L’iconoclasta (1978) e nella realizzazione di un giornale, L’Amico del Popolo, che vedrà la luce qualche mese dopo la sua scomparsa. Belgrado Pedrini morì a Carrara l’11 febbraio 1979.



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