Manifestazione contro l’occupazione militare 23 – 11- 2016 // Autobus da Sassari a Capo Frasca per il 23 – 11

Posted: Novembre 16th, 2016 | Author: | Filed under: General, Iniziative, Militarizatzione | No Comments »

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Contro l’occupazione militare in Sardegna
Corteo a Capo Frasca 23 Novembre 2016

L’occupazione militare è un problema che risale agli anni ’50, quando la Sardegna fu messa a disposizione dallo Stato Italiano per diventare uno dei centri nevralgici del sistema “difensivo” della NATO nel Mediterraneo nel contesto della guerra fredda. Questa operazione è conseguente alla posizione presa dall’Italia all’interno del blocco occidentale, che prevedeva una sottomissione alla politica estera Statunitense e un’adesione al sistema economico liberista.

La Sardegna ha svolto la funzione di moneta di scambio per due ragioni fondamentali: da un lato la sua posizione geografica al centro del Mediterraneo, dall’altro la sua situazione economica arretrata (se messa a confronto con lo sviluppo tecnologico-industriale dei paesi occidentali) e priva di grandi riserve di materie prime sfruttabili a livello industriale. Lo Stato Italiano ha poi cominciato a colonizzare anche militarmente la Sardegna, per riuscire nell’impresa di mettere a profitto il suo territorio.

Ad oggi, queste sono le conseguenze catastrofiche: il 62% della superficie militare italiana si trova in Sardegna, ovvero 37.000 ettari di terra, di cui 24.000 di demanio militare e 13.000 di terre sottratte all’uso delle comunità perché gravate da una servitù militare, e di mare, con un’area persino più ampia della superficie totale della Sardegna stessa.

Numerose sono le caserme che costellano il territorio sardo, e numerosi sono anche i poligoni (4 permanenti e 6 occasionali) dove oltre che all’addestramento dei militari di molti paesi della NATO (ma anche quelli di Israele e della Turchia) con aerei, navi, cannoni, carri armati, mezzi anfibi, vengono testati ordigni esplosivi e sistemi d’arma (anche da industrie private come Alenia e Piaggio) che inquinano in maniera devastante e persistente anche a distanza di centinaia di anni tutte le terre circostanti. Dal 1972 al 2010 l’isola della Maddalena è servita da porto per i sottomarini nucleari USA.

Documentati da ormai parecchio tempo sono gli altissimi tassi di incidenza tumorale all’interno delle comunità che risiedono in prossimità delle basi. I dati vengono sistematicamente insabbiati e screditati dalle autorità militari e dai medici delle commissioni d’inchiesta dello Stato a fronte di altri dati, raccolti da università e ricercatori indipendenti, che attestano la presenza di particelle radioattive (torio 232 e uranio, ad esempio) decine di volte più alti dei livelli massimi consentiti dalla legge.
Negli ultimi sessant’anni lo Stato ha imposto un’economia di dipendenza diretta alle comunità sarde vicine alle basi e indiretta a quelle più lontane. Il territorio è stato depredato delle sue risorse storiche, giacché vaste aree sono state rese inutilizzabili per l’agricoltura, la pastorizia e la pesca ma anche per la loro fruizione ricreativa e naturalistica.

Le briciole derivanti dalle compensazioni e dall’indotto lavorativo delle basi sono state presentate come ricchezza, il sottosviluppo forzato come progresso, l’esercito come un valido sbocco occupazionale. Il controllo non è solo territoriale ma soprattutto sociale, basato sulla profonda penetrazione di un’economia militare che si è progressivamente imposta quale unico e possibile modello di “sviluppo”, rendendo persino impossibile pensare, in alcune aree, a un’economia slegata dalla presenza delle basi.

La figura delle forze armate viene presentata, oltre che come fattore di sviluppo economico, anche come motivo di orgoglio per la popolazione sarda in quanto ospitante e collaboratrice di un’istituzione come quella militare volta a preservare la pace e i diritti umani nelle aree del mondo colpite dalla guerra. Questa funzione non può che apparire come un’enorme menzogna: quale orgoglio ci può suscitare la macchina bellica italiana e degli eserciti della NATO nel momento in cui guardiamo oltre la propaganda e ci accorgiamo di come le operazioni militari in Africa e Medio-Oriente non sono altro che guerre volte a preservare gli interessi strategici per l’egemonia economica sulle risorse energetiche in queste aree del mondo? Quale orgoglio, se le conseguenze sono pagate in vite umane, devastazione di interi paesi e migrazione forzata dei popoli colpiti?

Negli ultimi due anni si è riacceso un movimento di lotta in tutta l’isola contro la presenza militare, a partire dalla questione delle servitù e dell’occupazione dei territori, volta a impedire lo svolgimento delle esercitazioni come efficace strumento sia di protesta ma anche come mezzo pratico per inceppare, anche solo per una giornata, la macchina bellica. Unisciti alla lotta! Libera la tua terra!

*Di seguito la versione scaricabile del calendario delle esercitazioni in Sardegna, chi, cosa e dove si spara:

calendariosecondosemestre2016_glossario

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